Brindisi Montagna e la Grancìa, l’ospitalità e la storia

Brindisi Montagna, 900 abitanti
Brindisi Montagna, 900 abitanti

Più che un paese è un grande condominio. A Brindisi Montagna ci si saluta tutti. Ci si deve salutare. Proprio per le dimensioni davvero micro del centro urbano. E anche perché le novecento anime – che d’autunno e d’inverno si dimezzano – di Brindisi Montagna si conoscono tutti, ma proprio tutti. E quindi pure il visitatore occasionale o il turista è “costretto” a dare il buongiorno a tutti coloro che s’incontrano.

Certo, l’anagrafe conta molto in questi casi. E quella brindisina è piuttosto datata. Ma da un lato il senso di appartenenza alla comunità, dall’altra l’innata cortesia della gente di montagna, fanno sì che il concerto dei buongiorno e buonasera sia melodioso. E componga la colonna sonora di un modo di esistere che ancora si riesce a trovare nelle pieghe della nostra Terra.

Fiori dappertutto nel borgo lucano
Fiori dappertutto nel borgo lucano

Fa caldo anche sulle Dolomiti lucane. Il termometro segna 39° e la notte della storia bandita ti avvolge con il suo calore: la potenza della rievocazione e il tepore di un clima inimmaginabile a queste altitudini. Il paesello è a 865 sul livello del mare, la valle del Parco della Grancìa qualche decina di metri più in basso.

Ecco, la Grancìa è diventato il cordone ombelicale della piccola comunità. Che nel ’99 ha scoperto il tesoro della storia. Di quella “bandita” (nella doppia accezione di messa al bando e nel dimenticatoio, e di strambo aggettivo che accenna ai briganti, ai banditi) che diventa volano di un’economia che dà lavoro e speranza.

La Montagna vista dal Parco
La Montagna vista dal Parco

La Grancìa era per i camaldolesi, i certosini e per altri ordini monastici il nome dato alle fattorie di quei religiosi. Senza l’accento è voce utilizzato nel senese e probabilmente ha derivazione dal tardo latino “granica”, appunto deposito di grano. Nel 1503 una badìa abbandonata dai monaci basiliani venne donata dai principi Sanseverino ai monaci della Certosa di Padula. Quindi, venne eretta a Grancìa di San Demetrio nel 1503 e divenne una grande azienda rurale condotta proprio dai laici. Il massimo splendore fu toccato nel corso del Settecento. Dopo la soppressione degli ordini monastici per mano di Napoleone nel 1806, la Grancìa fu acquistata da privati e poi rivenduta allo Stato negli anni Venti.

La danza tipica, su un carro agricolo
La danza tipica, su un carro agricolo

Il Parco brindisino è il più esteso tra le strutture italiane cui è possibile attribuire la definizione di Parco storico rurale e ambientale. Nel pomeriggio di ogni fine settimana da luglio a settembre, questo versante della Grancìa si trasforma in una grande macchina del divertimento. Quello intelligente, che lascia il segno in tutti i visitatori, di tutte le età, per famiglie e gente in cerca di emozioni particolari ma mai banali. C’è l’antica arte della falconeria, ci sono gli animali, con asini e buoi grandi protagonisti, ci sono i laboratori del gusto, c’è il borgo dei sapori e la riproposizione della cucina storia dell’Ottocento, ci sono gli antichi giochi della ruralità e la possibilità di volare con la mongolfiera, magari per vedere un po’ più da vicino i rapaci, c’è il rural fitness e poi c’è l’attrazione principale, il Cinespettacolo.

La Guerra Civile

Divise dell'esercito di Francesco II di Borbone, ultimo re delle Due Sicilie
Divise dell’esercito di Francesco II di Borbone, ultimo re delle Due Sicilie

Dopo averlo sentito introdurre l’argomento, la domanda sorge spontanea: mi scusi, ma lei è un nostalgico?, insomma, un neo-borbonico? No, risponde con fermezza e consapevolezza Massimo Orsi, intabarrato nella divisa di scena, quella di un soldato dell’esercito di Francesco II. Il figlio di Ferdinando II, il re bomba, regnò per poco meno di due anni: salito al trono a maggio del 1859, dovette abbandonarlo a marzo del 1861, dopo l’assedio di Gaeta.

Al Parco della Grancìa la storia diventa controstoria. Uno dei gli ospiti più importanti passati da queste parti, spiega Nicola Manfredelli, direttore della struttura di Brindisi Montagna, è stato Lorenzo Del Boca. Già, l’autore di “Maledetti Savoia” e di “Indietro, Savoia”. E fra qualche giorno verrà Lino Patruno, autore de Il meglio Sud. Che dello Stato borbonico elenca le grandi realizzazioni, l’organizzazione delle istituzioni, la disponibilità a costituire un grande Stato federato con la benedizione di Pio IX.

Uno scorcio del campo militare delle truppe borboniche, nel 1860
Uno scorcio del campo militare delle truppe borboniche, nel 1860

Torniamo al “soldato”: i vincitori scrivono la storia secondo i loro interessi. Accade spesso. Ecco, forse non è accaduto in America, a proposito della guerra civile tra confederati e unionisti. Invece, i piemontesi hanno piegato la storia alle loro ragioni e l’hanno spiegata secondo le loro convenienze. Un manipolo di uomini sbarcati a Marsala – guarda caso un porto controllato dagli inglesi, che avevano interessi per il famoso liquore – non poteva battere un esercito ben organizzato e formato da soldati professionisti, forte nel complesso di 120mila uomini. Eppure è quel che accadde a Calatafimi il 15 maggio del 1860, giornata chiave di tutta la spedizione dei Mille: poco più di una scaramuccia, ma dalle conseguenze strategiche disastrose per le Due Sicilie, il cui esercito andò sfaldandosi.

Sulle conquiste di Giuseppe Garibaldi e sul precipitoso arrivo di Vittorio Emanuele II si sono spese non fiumi ma oceani di parole. Un po’ meno su quel che accadde dopo. Anche in Basilicata. Il sovrano sabaudo era considerato un invasore, le truppe sabaude praticamente degli occupanti. Cambiava il padrone, ma non cambiava la condizione dei cafoni. Un po’ la storia straordinariamente descritta da Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel suo capolavoro, Il Gattopardo. Grazie a quell’humus sorse il fenomeno del brigantaggio, troppo in fretta liquidato come la reazione di gruppi di criminali più o meno organizzati in bande che gonfiarono le loro fila grazie agli sbandati dell’esercito di Napoli e Palermo, le due capitali del Regno delle Due Sicilie. La gente si chiedeva – ci ricorda il “soldato”-narratore – perché il re non si fosse fatto chiamare Vittorio Emanuele I, visto che era diventato a marzo del 1861 il primo re d’Italia, e avesse invece scelto di continuare ad essere il “secondo” della dinastia dei Savoia. E non dimentichiamo che i soldati borbonici non potevano essere considerati disertori: loro erano legittimisti perché avevano giurato in un solo Dio e in un solo Re. E moltissimi di loro furono deportati in veri e propri campi di concentramento, tra le gelide montagne del Piemonte, sradicati dalla loro terra e dai loro affetti e certo non trattati non come prigionieri di guerra.

I buoi per i Riti del Maggio
I buoi per i Riti del Maggio

Negli ultimi decenni il brigantaggio è stato studiato in modo diverso. Fu una vera e propria guerra civile, non un semplice fenomeno di banditismo locale. Una guerra che fece migliaia di morti, soprattutto a causa della feroce repressione seguita alla legge Pica del 1863 che aveva come principale intendimento la bonifica delle “Provincie infette”.

E proprio in questi giorni, dopo una mozione portata al Consiglio regionale dal Movimento 5 stelle, la “Storia bandita” è tornata di stretta attualità.

Con il rischio – questo sì – di trasformare i briganti e i borbonici in eroi, in Robin Hood che non furono e non vollero essere.

Il generalissimo

La Storia bandita, il gran finale
La Storia bandita, il gran finale

Carmine Crocco ha indossato un po’ tutte le divise. L’attore-volontario (Angelo Pessolano) che interpreta il personaggio a cui ha prestato la voce Michele Placido, a un certo punto, al centro del “proscenio”, si toglie la divisa dell’esercito borbonico, poi la camicia rossa dei Mille. E infine, resta in camicia bianca, su cui indosserà una lisa giubba verde. Sarà generale dei briganti. Così i francesi, durante la repressione seguita alla “rivoluzione” del cardinale Ruffo (Liberà, uguaglianza, fratellanza, lanciate verso il mondo dalla Bastiglia, erano diventate parole vuote, prive di significato concreto, a vedere quel che le truppe francesi combinavano in Basilicata) avevano definito chi si dava alla macchia per combattere i traditori dei principi scritti nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1793.

Crocco, dunque. Figlio di un pastore di Rionero, nel 1836 vede uccidere a bastonate dal fratello Donato il cane del padrone – don Nicola Santangelo – perché aveva sbranato un prezioso coniglio. Le coppole lunghe guidate da don Vincenzo si vendicano e finiscono per far abortire la mamma, che diverrà pazza. Poi, qualcuno spara a don Vincenzo e lo ferisce. La forza pubblica, per non saper né leggere né scrivere, arresta il padre. La famiglia Crocco non c’è più, racconterà ai cinque figli lo zio Martino.

La gente parte, emigra in cerca di lavoro. Va in cerca di fortuna anche Carmine, che diverrà soldato. Intanto, sulla terra di Lucania le piccole e povere storie dei cafoni si intrecciano con la grande storia. Dopo le speranze tradite dai francesi, non cessano le rappresaglie. E la miseria.

Armi e divise borboniche
Armi e divise borboniche

Carmine, dopo aver combattuto al Volturno con Garibaldi, finirà per “farsi” generale dei briganti, capo indiscusso delle bande del Vulture, in grado di controllare anche forze operanti in Irpinia e in Capitanata. Le sue capacità di guerrigliero lo portano a vere e proprie conquiste, da Lagopesole a Ripacandida, da Lavello a Venosa. E diventa una sorta di Robin Hood. Il governo borbonico in esilio punta tutto su Crocco e invia il catalano José Borjes (Gianmaria Petrone) per provare a trasformare le bande in vere truppe abili nelle azioni di colpisci e fuggi. I successi si moltiplicano, ma dopo la fine della collaborazione con Borjes, la deriva è fatale: il brigante rionerese, generale o meno, torna ad azioni di mero banditismo.

Secondo il racconto proposto ne La storia bandita, a tradire Crocco fu uno dei suoi uomini più fidati, Caruso (Marco Busciolano), innamoratosi della donna del generale. Ad arrestarlo sono i soldati del papa. Crocco, infatti, tenta di incontrare Pio IX ma il 25 agosto del 1864 finisce in catene.

 

La briganta

Filomena Pennacchio
Filomena Pennacchio

Uno dei momenti più accattivanti tra quelli che si trascorrono al Parco della Grancìa è senza dubbio il monologo su e di Filomena Pennacchio. Interpretata da Ludovica Fiorentino sbuca all’improvviso come dalle pagine della “storia bandita” è sbucato un personaggio di un’altra epoca ma al tempo stesso così contemporanea per la forza dei suoi gesti, per la passione che mette nelle sue scelte, per la miseria che è il brodo primordiale da cui scaturisce una vita violenta.

Forse Foggiana, forse della Baronìa, dapprima sguattera, poi moglie di un impiegato del tribunale di Foggia. Geloso da asfissiare. E magari anche per questo, Filomeno lo uccide infilandogli uno spillone in gola.

A vent’anni si dà alla macchia. L’incontro con i briganti è fatale. Inevitabile. Dapprima Giuseppe Caruso, poi Carmine Crocco, quindi Peppino Schiavone, forse l’unico vero, grande amore della sua vita. Le sue gesta diventano ben presto epiche, specie dopo l’agguato di Sferracavallo (4 luglio del ’63: uno degli episodi più cruenti e feroci del Far West all’italiana, con l’uccisione di dieci soldati italiani).

Storie di gelosie contaminarono la sua esistenza. Come quella che la portò al carcere e all’inabissamento (morirà a Torino nel 1815) dovuto anche al “pentimento” dopo la fucilazione di “Peppiniello suo”, il 28 novembre 1964: fu tradita da Rosa Giuliani, la donna di Schiavone. Dopo aver scontato 7 dei 20 anni di carcere cui era stata condannata dal tribunale di Avellino, sposò un ricco torinese.

La Storia bandita

Un po’ musical, un po’ teatro, molto cinema. Vissuto in modo molto particolare: un cinema senza pellicola, senza registrazioni. È il cinespettacolo “La storia bandita”. Un evento che, dal 1999, ha portato nel Parco della Grancìa quasi mezzo milione di visitatori. Abbiamo voluto rappresentare in chiave contemporanea e attraverso le ragioni dei vinti la dimensione sociale, culturale e storica della civiltà contadina – ci ha spiegato Giampiero Perri, incontrato subito dopo i “titoli di coda”, vera e propria anima della messinscena, di cui è stato ideatore e sceneggiatore. Che s’è giovato della collaborazione del premio Oscar Carlo Rambaldi. Lo spettacolo prevede la partecipazione di oltre duecento figuranti, tutti volontari, che in novanta minuti raccontano la storia della famiglia Crocco e del brigante lucano più famoso, Carmine Crocco. La voce del protagonista – straordinaria per intensità – è stata prestata da Michele Placido. Altre voci appartengono ad attori del calibro di Paolo Ferrari, Orso Maria Guerrini e Lina Sastri. Il palcoscenico è vasto 25mila metri quadrati, con un impianto audio e luci all’avanguardia, diretto da una cabina di regia che assomiglia all’interno di un’astronave. L’anfiteatro che ospita la rappresentazione può ospitare poco meno di quattromila spettatori.

Un’offerta completa

La ricostruzione di duelli medievali
La ricostruzione di duelli medievali

Allestimenti e rappresentazioni a carattere storico-spettacolare caratterizzano la giornata alla Grancìa. È possibile, come accennato, visitare la ricostruzione di un accampamento militare borbonico, una realistica riproduzione della vita della milizia borbonica curata dai Rievocatori milites luci, che permettono al visitatore di entrare nel contesto storico. Quindi il villaggio medievale, curato da Historia, che coinvolge il pubblico nella ricostruzione delle arti, dei mestieri e soprattutto della guerra e dei tornei dei cosiddetti “secoli bui”. Il villaggio offre anche la ricostruzione di laboratori di ceramica e di armi.

Il gufo reale, uno dei protagonisti dello spettacolo della falconeria
Il gufo reale, uno dei protagonisti dello spettacolo della falconeria

Imperdibile l’appuntamento con i maestri della Bitmovies: l’aquila delle Dolomiti lucane, il gufo reale, il barbagianni, le poiane di Harris e quella con la coda rossa, il falco, due cicogne e un corvo. Uno spettacolo fascinoso della falconeria contemporanea, direttamente derivata dall’arte inventata da Federico di Svevia. La mattina è possibile seguire anche una scuola pratica di falconeria. Lo spettacolo serale è condotto sul filo dell’ironia e della comicità.

Piacevole l’impatto con la Sfida del Risiko e con gli artisti di strada, oltre alla riproposizione dei riti ancestrali del maggio, con il matrimonio tra gli alberi.

Il gran finale della favola del Monacello
Il gran finale della favola del Monacello

La fattoria degli animali e le attività di play-pet sono un altro momento di grande interesse, soprattutto per i più piccoli.

Non mancano i Laboratori del gusto, per imparare a produrre r riconoscere alimenti nobili della tradizione lucana come latte, miele, pane, olio e vino.

La zuppa nel pane, piatto dedicato a Federico il Grande
La zuppa nel pane, piatto dedicato a Federico il Grande

Fondamentali il Borgo dei Sapori e l’offerta eno-gastronomica della Taverna di Posta, che riproduce un locale del 1859. Il menù offerto da Celestino è da leccarsi i baffi: pane e pomodoro e pane e cipolla, la zuppa di Ferico il Grande (mix di legumi serviti direttamente in un quartino di pane), l’arrosto di luganega e la “coppa ca ierva”, il mustaceum (frittelle dolci) con formaggio e miele.

 

 

Il mare, il pallone e Massaua. La storia di Fiorello Folino Gallo

Giovinazzo – A Massaua c’è una tomba che aspetta una preghiera. La preghiera di un figlio. Fiorello Folino Gallo, avuto da un calabrese morto tanti anni fa nell’ex colonia italiana e da una eritrea, vuole due cose prima di … Non ci pensi, presidente, dica: <So che non è facile andare in Eritrea, la situazione politica è molto complicata, c’è praticamente uno stato di guerra non dichiarata. Ma ci voglio proprio tornare>. Dopo quasi sessant’anni, Fiorello vuol andare nel Corno d’Africa per andare a pregare su quella tomba.

Fiorello Folino Gallo, 69 anni, bancario in pensione, è presidente del Giovinazzo, di cui è stato anche calciatore e direttore sportivo
Fiorello Folino Gallo, 69 anni, bancario in pensione, è presidente del Giovinazzo, di cui è stato anche calciatore e direttore sportivo

Dal sacro della famiglia perduta al profano del calcio. E qui, il n°1 dell’Usd Giovinazzo ha un’altra volontà: <Avere un campo sportivo all’altezza della situazione. E mi piacerebbe rivedere la grande squadra biancoverde che nel ‘94 stravinse la Prima Categoria. Avremmo vinto anche la Promozione se non fosse stato per un Noicattaro fortissimo (la squadra rossonera conquistò il primo posto con 47 punti, contro i 40 dei ragazzi di Antonio Caiati) e per un errore di segreteria con il Don Uva Bisceglie: sbagliammo, se non ricordo male, l’indicazione del portiere di riserva. Peccato, perché vincemmo sulla terra battuta del vecchio campo “Di Liddo”, di fronte al manicomio>. Era il Giovinazzo del presidente Casucci e, appunto, di coach Caiati. Una squadra e un club che si sciolsero subito dopo.

Oggi, Folino Gallo è quasi costretto a fare il presidente. Sempre pronto a lasciare una carica che gli pesa. E certo non per fattori economici. O, quantomeno, non solo. Lui non si adonta affatto se fa l’autista per accompagnare i ragazzini, o il magazziniere se si tratta di piegare le magliette o lavarle, o ancora se deve tracciare il campo.

Il "Raffaele De Pergola": gli interventi recenti non sono stati sufficienti a renderlo all'altezza delle necessità
Il “Raffaele De Pergola”: gli interventi recenti non sono stati sufficienti a renderlo all’altezza delle necessità

Più recente la storia della rinascenza del pallone bianco e verde. L’ostacolo resta il “Raffaele De Pergola”, chiuso dalla precedente amministrazione guidata da Antonello Natalicchio, riaperto per qualche tempo dal sindaco Tommaso De Palma, richiuso perché il terreno di gioco è davvero improponibile, “uno schifo”.  Ora si attende la concretizzazione di un grosso contributo messo a disposizione dalla Città Metropolitana: il campo della “167” avrà finalmente il terreno di gioco in erba sintetica. <Il presidente Corrado Azzollini (imprenditore molfettese della comunicazione, oggi al Molfetta Calcio, in Eccellenza, ndr) ce l’ha messa tutta, lui è una brava persona, molto seria e prosfessionale. È stato bravo a portare il Melphicta e la Promozione a Giovinazzo, ma due anni fa siamo retrocessi in modo incredibile. La scorsa stagione, fino a dicembre è andata benissimo: la squadra di Nicola Biancofiore (tornato al Giovinazzo dopo avervi giocato, ndr) era forte, vincemmo 4-1 a Barletta (l’Audace avrebbe poi vinto il Girone A di Prima, davanti a Terlizzi e Borgorosso Molfetta, ndr), poi sono finiti i soldi>. E quest’anno? <Squadra giovane, che possa salvarsi senza grossi problemi. Stiamo scegliendo l’allenatore, non è facilissimo. Per quel che mi riguarda, non posso fare di più. Teniamo conto che devo anche pensare al settore giovanile, che è la cosa che mi sta più a cuore>. Senza dire che Giovinazzo, più che la terra battuta e la sfera di cuoio, ama parquet e mazze dell’hockey.

La Gazzetta del Mezzogiorno di giovedì 10 agosto 2017: l'intervista a Folino Gallo
La Gazzetta del Mezzogiorno di giovedì 10 agosto 2017: l’intervista a Folino Gallo

Di ricordi, in quasi trent’anni di attività calcistica al “fronte”, ce ne sono tanti. Legati ai tanti atleti che sono passati dalle parti del “De Pergola”, dal citato Bavaro al portiere Vitangelo Spadavecchia. Ma due sono pregni di rimpianti. Vediamo il primo. <Io giocavo così così, infatti non sono andato oltre la Promozione. La carriera che poteva fare mio fratello Lorenzo, invece, era straordinaria. Lui era bravo. Una volta i personalmente Tommaso Maestrelli, che persona straordinaria, fare i complimenti a Lorenzo>. E l’altro? Mi piace ricordare soprattutto la storia di Giulio Dell’Olio. Un giorno, ero al lavoro in banca, mi chiama un amico da Venezia, dove seguiva la squadra giovanile. Dice: ti passo Franco Baresi. Penso a uno scherzo, sto per mandarlo a quel paese. E invece una vocina mi diceva, aspetta, rispondi, ci faremo una risata. E invece era proprio lui, il grande libero del Milan e della Nazionale>. Che voleva? <Il cartellino del ragazzo, di Giulio, dico: l’aveva visto in un paio di partite a un torneo a Venezia>. Che accadde? <La famiglia non volle mandarlo al Milan, a Milano. Finì per giocare nella Primavera del Bari, dove incrociò Antonio Cassano. Poi s’infortunò. È arrivato solo in C. Peccato, perché sapeva davvero giocare>.

Il porto di Massaua, seconda città dell'Eritrea, che oggi conta circa 40mila abitanti
Il porto di Massaua, seconda città dell’Eritrea, che oggi conta circa 40mila abitanti

Fiorello guarda il porticciolo di Giovinazzo. Se mi piace il mare? Certo. Vengo da Massaua, come potrebbe essere il contrario? L’Adriatico è bellissimo, ma nei suoi occhi passa un lampo: il Mar Rosso che bagna la seconda città dell’Eritrea dopo la capitale Asmara, echi di storia del misero colonialismo italiano che cercava la Quarta Sponda. Massaua, la mamma che avrebbe rivisto anni dopo, a Giovinazzo. E i tuffi di un bambino felice nell’acqua limpida delle isole Dahlac.

TRA INTERREGIONALE ED ECCELLENZA, IMPAZZA IL MERCATO

Sport+, supplemento de La Gazzetta del Mezzogiorno di lunedì 24 luglio
Sport+, supplemento de La Gazzetta del Mezzogiorno di lunedì 24 luglio

Domenica prossima comincia ufficialmente la stagione di Serie D. Un inizio parziale, con nove squadre impegnate nel preliminare della Tim Cup. Una soddisfazione, certo. Ma anche per certi versi u la consapevolezza di essere vittime sacrificali. In ogni caso, nessuna lucana e nessuna pugliese nel torneo parallelo di LegaPro.

Vito Di Bari
Vito Di Bari, ai tempi della Reggina

Intanto, imperversano le notizie di mercato. Cerignola fornisce un esperto difensore a Francesco Farina, il 34enne Vito Di Bari, una carriera lunghissima soprattutto tra i professionisti.

Restiamo in Capitanata. Il tecnico del Manfredonia sarà Walter Chiarella. Attacco tutto nuovo per San Severo: Loris Formuso, ex Grottaglie, Fabrizio Guarracino, visto anche dalle parti del Frosinone e il 19enne Damiano Ruggieri, attaccante di scuola Foggia.

Emanuele Santaniello, uno dei nuovi acquisti dell'Altamura, di cui si parlerà domani giovedì 27 luglio sulla Gazzetta del Mezzogiorno
Emanuele Santaniello, uno dei nuovi acquisti dell’Altamura, di cui si parlerà domani giovedì 27 luglio sulla Gazzetta del Mezzogiorno

Sulla Murgia. Altamura per il momento propone solo conferme: capitan Nicola Dibenedetto, Giampiero Montemurro, Sebastian Di Senso, Sasà Cannito, Paolo Petruzzelli e gli juniores Martin Morea, Sante Ostuni e Vito Colaianni. Piace l’attaccante campano ex Ostuni e Andria Emilio Volpicelli, conteso da Gravina e Potenza. A Gravina, con il consenso di Totò Nobile, Tony Deleonardis ha promosso alcuni dei suoi juniores Floro, Cardinale, Ceglie e Diomande che s’aggiungono al 19enne Vincenzo Ferraioli (Gelbison), a Nicola Panebianco, dalla Primavera del Bari e a Francesco Dragone, tra i migliori difensori della Juniores nazionale.

Nicola Ragno tra due dei dirigenti del Potenza
Nicola Ragno tra due dei dirigenti del Potenza

A Potenza Nicola Ragno potrà disporre del difensore Pietro Sicignano, del portiere Riccardo Mazzoleni (19, Monterosi) e del terzino sinistro Ciro Panico (18). Al club rossoblù piace il bomber Giuseppe Sicari.

Roberto Palumbo, con la maglia del Potenza
Roberto Palumbo, con la maglia del Potenza

Roberto Palumbo (34, Potenza) è il nuovo attaccante per Ciccio Cozza. Era inseguito anche da Team Altamura, San Severo e Nardò: il ds del Taranto Luigi Volume è stato il più abile. Tesserato anche Lucio Di Lollo (24, Agnonese). A Nardò, sirene romane per il presidente Maurizio Fanuli.

ECCELLENZA – Il colpo di teatro lo fanno Vito Tursi e Giuseppe Màaldera, rispettivamente direttore sportivo e presidente del Corato: ha firmato l’attaccante argentino Nicolas Di Rito. L’ex Cerignola, Bisceglie, Francavilla, Nardò e tanta altra Puglia, s’aggiunge a Pierino Zotti, Gaetano Zingrillo e Angelo Colella (Vieste).

I nuovi vertici del Barletta (Pino Pollidori, Mario Di Miccoli, Walter Di Leo) hanno chiamato Franco Ciuffreda come ds e Franco Cinque come trainer. Stasera la presentazione ai Bagni Teti. Si fanno i nomi dei fratelli del Vieste Rocco e Paolo Aguelli.

La firma di Cosimo Patierno. In piedi, il presidnete dell'Omnia Bitonto, Francesco Rossiello
La firma di Cosimo Patierno. In piedi, il presidente dell’Omnia Bitonto, Francesco Rossiello

L’allenatore del Bitonto è Gino Zinfollino. Francesco Morgese, tornato alla direzione sportiva, ha tesserato Fabio Moscelli e confermato Vincenzo Modesto e Oronzo Bonasia. Sull’altra sponda bitontina, in casa Omnia, Arcangelo Barone, ex Noicattaro, arricchisce il parco juniores dopo gli arrivi di Fabio Campanella, Gianni Montrone, Onni Turitto, Nicola Loiodice, Cosimo Patierno e Antonio Caprioli (UC Bisceglie), forse il miglior metronomo della scorsa Eccellenza. A proposito dell’Unione Calcio, confermati il portiere Musacco e la punta Ventura.

Salento. Diego De Giorgi è il nuovo attaccante del Galatina. Gallipoli: dopo la conferma di Lorenzo Legari, 25 anni, ingaggiati il portiere Giovanni Barbetta (23, Aradeo) e Gabriele Montinaro (18), esterno scuola Virtus Francavilla. Aradeo, in attesa dell’ufficializzazione del ripescaggio, il presidente Andrea Bruno ha confermato per il tecnico Gianluca Politi, le punte Gianluca Migali e Lorenzo De Vito. Presidente di un Casarano che si preannuncia ambizioso sarà Fernando Totaro.

Il patron dell’Avetrana Daniele Saracino e il suo ds Antonio Bruno hanno confermato Emanuele Cappellini (30), richiamato il portiere Antonio Petranca (32) e soprattutto assunto il bomber siciliano Pietro Gatto. Fasano. Mister Giuseppe Laterza allenerà anche Vincenzo Corvino, Eugenio Palma e Vincenzo Richella, novità in casa biancazzurra governata dal presidente Franco D’Amico.

Torniamo sull’Adriatico. Molfetta. Pino Giusto avrà anche Bruno Sallustio e Sebastian Amoruso, oltre a Christian Albrizio, Bartolo Lorusso e Davide Fabiano. Inseguito il bomber Gennaro Manzari, conteso anche da Bitonto e Trani. Alla Vigor, nel frattempo, dopo l’ufficializzazione di Massimo Pizzulli per la panchina, sono stati confermati Daniele Bruno e Pietro Camporeale. Tesserati anche Alessandro Sansonna, Vincenzo Ladogana, Francesco Cantatore, Vito Lavopa e Benito Valido.

PROMOZIONE – Un flash. Il tecnico calabrese Danilo Rufini sarà il nuovo tecnico del Brindisi affidatosi al ds Mino Manta.

Sindaci, ai fornelli!

Fornelli con la fascia tricolore, a Capurso, dal 2013 capitale di un singolare consesso, fatto di sindaci e cuochi.

manifesto sindaciSi torna all’aria aperta quest’anno dopo l’edizione forzatamente indoor della scorsa edizione. Fervono i preparativi a Capurso (Ba) per lunedì 24 luglio, il grande giorno di “Sindaci, ai fornelli!” anno quinto.

La ricetta della formula è semplice: 10 primi cittadini supportati da 10 chef che si sfidano a colpi di ricette. Con il gustoso condimento di buonumore, ironia e solidarietà.

Sindaci, ai fornelli! ogni anno si afferma maggiormente come uno dei momenti più interessanti dell’estate in Puglia. Da un’idea del gastronomo e presidente dell’associazione La Compagnia della lunga tavola Sandro Romano, nominato dalla Giunta comunale direttore artistico della manifestazione, i sindaci dismetteranno per una sera la fascia tricolore per indossare parannanza e cappello da chef.

Antonio Decaro, sindaco di Baru, e Michele Emiliano,  presidente della Giunta della Regione Puglia
Antonio Decaro, sindaco di Baru, e Michele Emiliano, presidente della Giunta della Regione Puglia

I primi cittadini che si sfideranno, in rigoroso ordine alfabetico delle città che rappresentano, sono: Antonio Decaro (Bari), Francesco Crudele (Capurso), Giovanni Gugliotti (Castellaneta), Francesco Zaccaria (Fasano), Ivan Stomeo (Melpignano), Maria Laura Mancini (Minervino Murge), Domenico Nisi (Noci), Domenico Vitto (Polignano a Mare), Michele Merla (San Marco in Lamis), Massimo Lecci (Ugento). Dal Gargano al Salento, passando per la Terra di Bari, una equilibrata rappresentanza di sindaci della nostra straordinaria regione, con la rappresentanza di tutt’e sei le province. E poi c’è lui, l’ospite d’onore, il sindaco di Puglia, il Governatore Michele Emiliano, alle prese con una performance culinaria a sorpresa. Lo aiuterà Palma D’Onofrio, maestra di cucina e volto noto della televisione.

Antonio Stornaiolo
Antonio Stornaiolo

Condurrà la serata Antonio Stornaiolo, con le sue indiscusse doti di one-man-show.

La formula della singolar tenzone che si svolge a Capurso, nei Giardini pubblici di piazza Matteotti (la “Villa”), è immutata rispetto alla scorsa edizione: un manipolo di sindaci che, in coppia tra loro (gli accoppiamenti saranno sorteggiati in conferenza stampa), con dieci chef a fungere da tutor, si cimenta ai fornelli (in realtà, piastre a induzione) per preparare un primo piatto a base di pasta con ingredienti selezionati dallo stesso Romano e poi “offerti” ai protagonisti in una “mistery box”. A questo punto, ciascuna coppia di chef deve ingegnarsi a trovare la via d’uscita per aiutare, solo con accorti suggerimenti, le fasce tricolori a cucinare una pietanza commestibile e presentabile. Due soli aiuti previsti: i due jolly che consentiranno agli chef di “mettere le mani” nei “capolavori” dei sindaci.

Domenico Nisi, sindaco di Noci
Domenico Nisi, sindaco di Noci

Le giurie che decreteranno la coppia vincitrice dei primi cittadini in grembiule: una tecnica, composta dal giornalista e gastronomo Sandro Romano, dal prof. Antonio Moschetta, docente dell’Università di Bari, impegnato con l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, da Vincenzo Rizzi, critico gastronomico del Corriere del Mezzogiorno, dagli chef Daniele Caldarulo del Black & White di Bari e Nazario Biscotti delle Antiche sere di Lesina, Mino Maggi, direttore dell’Area Sud Europa della WACS, World Association of Cooks Societies, Giacomo Giancaspro, project manager delle Federazione italiana cuochi. L’altra giuria sarà composta da alcuni sindaci che hanno partecipato alle scorse edizioni. La novità di quest’anno? Il gruppo di fuoco di noti giornalisti di testate e tv, una sorta di “simpatico plotone di esecuzione” che si divertirà a punzecchiare i sindaci-cuochi.

Ivan Stomeo, sindaco di Melpignano e presidente di Borghi autentici d'Italia
Ivan Stomeo, sindaco di Melpignano e presidente di Borghi autentici d’Italia

Alcune novità dunque ma anche piacevoli riconferme per l’anno quinto della kermesse. Lo stilista dei reali d’Inghilterra e di Donald Trump, il ginosino Angelo Inglese, che confezionerà 4 toques per i vincitori.

Sindaci ai fornelli! non tralascia lo spirito solidale e lo scopo benefico: dopo il concreto aiuto ai terremotati di Amatrice, quest’anno i proventi della raccolta fondi saranno devoluti a Centro Casa CE.D.I.S. onlus, centro diurno socio-educativo riabilitativo rivolto a persone diversamente abili, che ha sede in Bari ed è gestito dalla Diocesi di Bari Bitonto.

 

Maria Laura "Lalla" Mancini, sindaco di Minervino Murge
Maria Laura “Lalla” Mancini, sindaco di Minervino Murge

L’evento, uno dei momenti centrali del cartellone dell’ Estate della Cultura, è organizzato dall’Assessorato comunale alle Politiche culturali di Capurso, diretto dal vicesindaco Michele Laricchia, e dall’Associazione culturale La Compagnia della lunga tavola. Si svolge sotto l’egida del network Mordi la Puglia e della Accademia Italiana Gastronomia e Gastrosofia. Sindaci, ai fornelli! gode dei patrocini di Regione Puglia, Città Metropolitana di Bari, ANCI, Associazione Borghi Autentici d’Italia.

Sostengono come media partner l’iniziativa “Sindaci, ai fornelli!” La Gazzetta del Mezzogiorno, Italia a Tavola, Puglia Mon Amour, LSD magazine, Oraviaggiando, Sinestesie Mediterranee.

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Massimo Lecci, sindaco di Ugento
Massimo Lecci, sindaco di Ugento

Per questa V edizione, il sorteggio degli accoppiamenti “sindaci-chef” si svolgerà presso la Saletta conferenze del secondo piano del Palazzo della Presidenza della Regione Puglia, Lungomare Nazario Sauro, 33, venerdì 21 luglio alle ore 12,00, nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’evento, coordinata da Annamaria Natalicchio. All’incontro con i giornalisti, prenderanno parte il sindaco di Capurso, Francesco Crudele e il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano, oltre ad alcuni sindaci.

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Sandro Romano
Sandro Romano

Sandro Romano, giornalista, gastronomo e Console per il sud Italia dell’Accademia Italiana Gastronomia e Gastrosofia ha inteso per quest’anno istituire un premio speciale, assegnato durante la kermesse, intitolato proprio al fondatore e governatore dell’A.I.G.S., Mario Giorgio Lombardi, scomparso di recente.

Giovanni Gugliotti, sindaco di Castellaneta
Giovanni Gugliotti, sindaco di Castellaneta

L’allestimento e il supporto tecnico delle postazioni di lavoro dei sindaci sarà a cura dell’Azienda Matarrese srl di Alberobello, il supporto organizzativo verrà curato da Eccelsa- Istituto di Alta Formazione del Gusto di Alberobello. Il servizio di sala per la giuria sarà a cura degli alunni del I.I.S.S. Consoli – Pinto, Castellana Grotte.

Francesco Zaccaria, sindaco di Fasano
Francesco Zaccaria, sindaco di Fasano

All’interno di “Sindaci, ai fornelli!”, poi, l’evento I Tipici, la strada del gusto, organizzato dall’associazione culturale ‘U Panaridde, presieduta dal promoter Stefano Pentassuglia. Un mercatino del gusto a cui aderiscono numerose aziende del settore eno-gastronomico, provenienti da ogni parte della Puglia, per citarne qualcuna: Birrificio Bari -Bari, Tuorlo Biancofiore – San Giovanni Rotondo, Azienda Agricola VeeTaste Urban Agriculture – Modugno, Miss Freschezza – Puglia Made in Italy – Monopoli, Birrificio Svevo – Modugno, Azienda Agricola Racemus – Rutigliano, Azienda Ognissole – Tenuta di Manduria e Tenuta Cefalicchio, Piccolo Pastificio artigianale Marella – Gioia del Colle, Antica Panetteria Fùlgaro dal 1890 – San Marco in Lamis, Pasticceria artigianale Casoli – Troia, Salumificio Santoro –Marinelli di Cisternino, Masseria La Lunghiera azienda agricola biologica – Turi.

Le stesse aziende saranno sorteggiate durante la conferenza stampa e associate alle squadre dei primi cittadini. Ogni squadra avrà due aziende-partner sponsor. Main sponsor pastificio Cardone di Fasano e Spirito Contadino di Cerignola.

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Un po’ di storia di “Sindaci, ai fornelli!”

Mimmo Vitto, sindaco di Polignano a Mare
Mimmo Vitto, sindaco di Polignano a Mare

La prima edizione vide affermarsi il sindaco di Casamassima Mimmo Birardi (chef tutor Danilo Vita) che ebbe ragione del padrone di casa (Crudele), di Vito Ottombrini (Ruvo di Puglia) e di un travolgente Michele Emiliano, allora sindaco di Bari. Due anni fa, con la disfida passata da quattro a otto sfidanti, a battersi furono De Santis, Lovascio (vincitori in coppia e in squadra con gli chef Daniele Caldarulo e Michelangelo Sparapano) e, oltre a Crudele, i primi cittadini di Andria (Nicola Giorgino), Bitonto (Michele Abbaticchio), Monopoli (Emilio Romani), Casamassima (Birardi) e Triggiano (De Nicolò). L’anno passato la vittoria arrise al padrone di casa in coppia con la Pascazio, sindaco di Bitetto. I tutor in quella circostanza furono Daniele Caldarulo (lo chef barese figlio d’arte è abbonato al successo capursese) e Giuseppe Panebianco. Il capolavoro preparato dai quattro dell’Ave Maria (la gara si svolge all’ombra della splendida “basilica bianca”, il santuario dedicato alla Madonna del Pozzo, che si fa sentire spesso con le sue campane a distesa) fu un tortino di orecchiette e zucchina con bisque bianca di canocchie e scorfano, su vellutata di yogurt e zucchine, che incantò i “primi giurati”, gente del calibro di Nazario Biscotti e Pino De Luca. Gli altri primi cittadini partecipanti all’edizione 2015 furono Michele De Santis (Cellamare), Domenico Conte (Palo del Colle), Tonino Lomoro (Valenzano), Tommaso De Palma (Giovinazzo), Giuseppe Lovascio (Conversano) e Vincenzo De Nicolò (Triggiano).

Michele Merla, sindaco di San Marco in Lamis
Michele Merla, sindaco di San Marco in Lamis

Francesco Spina (sindaco di Bisceglie) e Giuseppe Lovascio (sindaco di Conversano) hanno vinto l’anno scorso la quarta edizione di “Sindaci, ai fornelli! ediz. 2016” tra l’entusiasmo del numeroso pubblico. Il loro piatto la giusta composizione tra mare e terra nel nome della Puglia. Con i loro “laganari con spigola, crema di melanzane e mozzarella affumicata, capocollo di Martina Franca croccante e scorza di limone grattugiata” hanno convinto le giurie. I due sindaci, affiancati dai validissimi chef Andrea Cannalire, chef stellato Michelin, del ristorante “Cielo” di Ostuni (BR) e da Gianni Viceconte, dell’Accademia Italiana Gastronomia e Gastrosofia, si sono contesi l’incoronazione con altre quattro squadre agguerrite.

 

REGOLAMENTO DI “SINDACI, AI FORNELLI!” 2017

 

Francesco Crudele, sindaco di Capurso, alla edizione 2016 di Sindaci ai fornelli
Francesco Crudele, sindaco di Capurso, alla edizione 2016 di Sindaci ai fornelli

Postazioni di lavoro

Le postazioni di lavoro saranno attrezzate con:

2 piastre a induzione – 1 padella in acciaio – 1 pentola in acciaio – 1 tagliere in resina – 1 bottiglia di olio extravergine – sale – acqua

Tutte le altre attrezzature che i cuochi ritengono necessarie, devono essere portate dai cuochi stessi, che avranno cura di riportarsele a fine manifestazione.

È ammessa qualsiasi attrezzatura senza limitazione alcuna (esempio: sifoni, mixer a immersione, sbattitori, cutter, bimby, planetaria ecc.), purché gestibile negli spazi messi a disposizione e a favore di pubblico e telecamere.

I piatti o i supporti da usare saranno portati dai cuochi e potranno essere di qualsiasi stile o foggia, purché adatti al contatto con gli alimenti.

A fine manifestazione la postazione deve essere lasciata il più possibile in ordine e le attrezzature riconsegnate agli addetti che si occuperanno dello smantellamento delle postazioni stesse.

Squadre

Le squadre saranno sorteggiate in sede di conferenza stampa e saranno formate, ognuna, da 2 sindaci e due cuochi, che si alterneranno con un sistema a staffetta.

Novità di quest’anno è l’abbinamento con due aziende che forniranno due prodotti da utilizzare nella preparazione.

Ogni sindaco avrà il suo chef tutor e a lui dovrà fare riferimento per ogni consiglio operativo.

I cuochi non possono toccare le preparazioni se non quando sono chiamati a intervenire nel momento in cui il sindaco di riferimento gioca il cosiddetto “Jolly”.

Possono, però, ideare il piatto, fornire consigli ai sindaci e toccare esclusivamente le piastre a induzione per accenderle, spegnerle e regolarne la potenza.

In buona sostanza potranno cucinare utilizzando esclusivamente le mani dei sindaci della loro squadra.

Svolgimento del gioco

All’inizio della manifestazione i sindaci, “facendo il tocco”, si contenderanno, a turno, 5 mistery box formate ognuna da ingredienti vari, messi a disposizione dagli sponsor della manifestazione e da un pacco di pasta da 500 grammi.

Tali ingredienti, dosandone sapientemente le quantità e utilizzando qualsiasi tecnica di cottura, dovranno formare il piatto che, alla fine, sarà sottoposto alle giurie che esprimeranno i loro voti, ognuno per il loro ambito di competenza.

Come già specificato, il piatto potrà essere concordato tra tutti i componenti della squadra.

Quando sarà dato il via, ogni squadra metterà in campo, per 15 minuti, un sindaco e un cuoco, che inizieranno la preparazione.

Allo scadere dei 15 minuti, entreranno in campo l’altro sindaco e l’altro cuoco della squadra che continueranno, ognuno per quanto gli è consentito, a preparare il piatto.

Anche loro avranno 15 minuti, poi saranno nuovamente sostituiti e così via fino alla fine della preparazione.

Ogni squadra avrà la possibilità di giocare il Jolly per due volte nel corso della gara.

Il Jolly consiste nel consentire al cuoco di lavorare materialmente alla preparazione del piatto per 5 minuti, che verranno sottratti al tempo del sindaco in gara nel momento in cui verrà utilizzato. In ogni caso, allo scadere dei 15 minuti complessivi di quel turno e quando i giudici chiameranno il cambio, il cuoco dovrà abbandonare la postazione, lasciando spazio al sindaco del turno successivo.

Si consiglia di tenersi uno dei due jolly per la fase di impiattamento, prima della presentazione del piatto ai giudici, in modo da ottenere il migliore risultato estetico.

Nel momento in cui i piatti saranno pronti per essere presentati alle giurie, uno dei componenti della squadra dovrà avvisare un arbitro o un controllore, in modo da poterlo sottoporre, appena preparato, all’assaggio dei giudici.

Giurie

Le giurie saranno 2, così denominate:

La giuria più bella del Mondo, formata da varie figure che ruotano nel mondo della gastronomia, con differenti bagagli di competenze. Molte sono le donne e tutti i numerosi componenti di questa giuria saranno chiamati ad esprimere un voto da 1 a 10 per quanto riguarda l’aspetto estetico del piatto e da 1 a 5 per quanto riguarda quello gustativo;

La commissione d’esame, formata per lo più da presidi di Istituti alberghieri, da direttori e capi redattori di testate giornalistiche e da personalità di vario tipo. Si occuperà di valutare le capacità dialettiche e di esposizione dei sindaci e dei cuochi, che, a questa giuria presenteranno il loro piatto cercando di spiegarne nel miglior modo i motivi che hanno portato a quella scelta e le tecniche utilizzate. Piena libertà hanno i sindaci nella forma e nel linguaggio da usare. Potranno essere sottoposti al fuoco di fila dei giurati. La valutazione sarà da 1 a 10.

La giuria tecnica, formata da esperti del settore, cuochi e gastronomi, valuterà da 1 a 25 il lato estetico del piatto, considerandone anche gli aspetti tecnici dell’impiattamento. Valuterà, inoltre, da 1 a 40 la bontà della preparazione.

La somma dei punteggi di tutte le giurie determinerà la squadra vincitrice della 4^ edizione di “Sindaci, ai fornelli!”.

I controller

I controller saranno 5 cuochi vestiti di nero che si occuperanno di controllare che tutto nelle postazioni avvenga regolarmente. Ognuno sarà abbinato ad una postazione.

Controlleranno che siano rispettati i tempi di gara, potranno intervenire per bloccare i cuochi che si faranno prendere dalla voglia di toccare i piatti, ammonendoli e arrivando, nei casi più gravi, a decretarne l’espulsione per 5 minuti, utilizzando un cartellino rosso e facendoli accomodare in “panchina”. Con il comportamento non a norma di regolamento, quindi, costringeranno il sindaco a operare da solo senza i consigli del suo chef di riferimento. In pratica una specie di espulsione da pallanuoto.

Gli arbitri

L’arbitro si occuperà di tenere sotto controllo i tempi e di segnalare al conduttore la chiamata dei Jolly da parte delle squadre. Potranno anche loro decretare espulsioni o elargire ammonizioni.

 

e-SUAP, CITTADINI PIÙ VICINI ALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

A settembre il varo della nuova piattaforma telematica di Murgia Sviluppo

In un contesto ancora troppo complesso di norme in continuo aggiornamento, un punto di riferimento per 16 comuni quanto a sicurezza, rapidità, efficienza

 

Claudio Amato
Claudio Amato

Presidente Amato, da Suap a e-Suap. Sotto la coltre dei soliti acronimi, magari con una spruzzata d’inglese, c’è tutto un mondo da scoprire

<Lo snellimento dei procedimenti che passano attraverso lo Sportello unico per le attività produttive, il Suap, appunto, costituisce uno degli obiettivi gestionali che fin dal mio insediamento mi sono prefisso. Un obiettivo alquanto ambizioso considerata la molteplicità di soggetti/enti coinvolti ma soprattutto tenuto conto della complessità delle norme nazionali e regionali in continuo aggiornamento>.

La “e” di e-Suap sta per “elettronico”, ma forse anche per “elementare”.

<La nuova piattaforma rappresenta sicuramente un’importante tappa nel percorso che ha come obiettivo finale l’avvicinamento dei cittadini alle amministrazioni coinvolte nei procedimenti, a cominciare dai comuni consorziati, ma soprattutto l’erogazione di un servizio sicuro, rapido, efficiente, in grado di soddisfare i bisogni degli utenti/imprenditori che investono nell’area murgiana>.

Che a dire il vero è una sorta di “area vasta”.

<È vero: l’ingresso nella società consortile di alcuni comuni un po’ distanti dall’epicentro murgiano ha comportato questo allargamento geografico. Che, va detto subito, rappresenta un indubbio successo per la società consortile>.

Michele Martinelli
Michele Martinelli

Vediamoli, dunque, questi municipi che nel tempo hanno aderito alla Scarl: Altamura (soggetto capofila), Acquaviva delle Fonti, Binetto, Bitritto, Cassano delle Murge, Casamassima, Capurso, Conversano, Grumo Appula, Minervino, Noci, Palo del Colle, Poggiorsini, Sammichele di Bari, Spinazzola, Toritto. Claudio Amato li elenca con malcelata soddisfazione. Trentatre anni, una laurea in Legge all’Università degli Studi di Bari, un master in Human resources, conseguito alla Lum Jean Monnet, oggi collabora con la Business school and consulting della stessa LUM, dopo aver maturato esperienza manageriale in una delle aziende storiche del distretto produttivo appulo-lucano, la Valdadige spa, messa in piedi dal padre

I sindaci-soci della scarl intravedono in Amato le notevoli competenze imprenditoriali e manageriali e a ottobre 2015 incassa il gradimento dei sindaci-soci. Opera sin da subito per modernizzare e rendere più competitivi i servizi locali della più importante impresa a “capitale pubblico” del territorio.

La scarl Murgia Sviluppo offre ai comuni soci l’assistenza tecnica delle pratiche di nuova creazione d’impresa per quanto attiene l’insediamento, il trasferimento e l’ampliamento delle attività produttive e ovviamente al rilascio dei titoli necessari, oltre che per la costruzione, per svolgervi l’attività imprenditoriale. Che si tratti di un negozio, di una bottega artigiana, così come di un grande ipermercato o di una enorme fabbrica. Un servizio che nasce come una sperimentazione proseguita nel tempo e costituisce il frutto maturo di una cooperazione interistituzionale avviata fin dal 1999.

murgia gazzetta
La Gazzetta del Mezzogiorno

Amato, torniamo alla piattaforma: quando sarà operativa?

<e-Suap è un nuovo sistema di gestione del lavoro di back-office, una piattaforma disponibile su cloud (la “nuvola” digitale, ndr) direttamente fruibile da pc, tablet o smartphone, erogata in modalità “Software – as – a – service” . La fase di test è partita a luglio, ma il sistema entrerà a regime nel corso del mese di settembre>.

Quali enti vi potranno accedere? E come?

<I cittadini e le imprese interessate al servizio e inoltre tutti gli enti coinvolti nei procedimenti Suap: Vigili del fuoco, Asl, Regione, Città metropolitana, gli uffici di tutti i comuni convenzionati. Gli utenti dovranno solo accreditarsi. Non è più necessario utilizzare la pec come fatto finora e che spesso aveva creato alcuni disguidi. Ora basterà inserire i dati e allegare i documenti nella piattaforma telematica>.

Le principali funzionalità?

<La piattaforma è accessibile in tutta sicurezza attraverso una applicazione web fruibile con i più comuni browser in uso, da Chrome a Explorer. Il cittadino dotato di firma digitale dovrà registrarsi al portale, prima di poter inserire on-line la pratica e caricare gli allegati senza limiti di dimensioni (un elemento, quest’ultimo, da non sottovalutare). Al termine della procedura l’utente potrà scaricare la ricevuta dell’inoltro della richiesta. Contribuiremo a fare delle nostre realtà città più efficienti, comode, per usare una parola alla moda a farne delle smart-city>.

Gli utenti, che siano tecnici, commercialisti, imprenditori o semplici cittadini dovranno essere formati.

<Direi che non è necessario: il software è talmente semplice e intuitivo che non servono particolari istruzioni. Basterà seguire passo passo la compilazione dei modelli. Nella fase di test, gli utenti potranno testare la piattaforma ed inviare suggerimenti affinché la stessa possa essere migliorata. Il cittadino/utente è al centro delle nostre attenzioni. Egli è il primo destinatario delle attività svolte dalla squadra di Murgia Sviluppo>.

Presidente, una sintesi delle attività di Murgia Sviluppo.

<Certo. La piattaforma mira a snellire le procedure, obiettivo tangibile e concreto. E soprattutto conseguibile. Ma serve pure a ridurre (noi speriamo ad eliminare) al minimo gli errori nella compilazione della modulistica visto che il sistema non consentirà l’inoltro al Suap dei modelli non compilati correttamente. I soggetti pubblici e privati coinvolti nel procedimento potranno accedere immediatamente alle informazioni contenute nel fascicolo della singola pratica, compresi quelli di competenza dei soggetti interessati (definiti “enti terzi”) ed essere aggiornati in tempo reale sullo stato degli endo-procedimenti e potranno altresì conoscere il tempo di evasione degli stessi>.

Si va verso la dematerializzazione dei procedimenti?

<A cominciare dall’utilizzo della firma digitale. La piattaforma, in definitiva, mira a realizzare uno degli obiettivi previsti dalla riforma che porta il nome del ministro Madia ovvero a concretizzare una pubblica amministrazione digitale, interconnessa con processi ripensati e standardizzati>.

Il futuro prossimo?

<Con il tempo la piattaforma sarà implementata e consentirà anche il pagamento elettronico dei diritti Suap. Stiamo già lavorando. Ed è pronto il nuovo tariffario con delle riduzioni dei diritti previsti per alcuni procedimenti>.

E poi?

<E poi, allargare i confini. Aspettiamo da un giorno all’altro la definizione dei procedimenti per l’ingresso di Alberobello nella società consortile. Posso concludere con uno slogan?>

Prego.

<Cambiare la PA si può. Anzi, si deve>.

 

Martedì convegno nella sala consiliare di Altamura

SPORTELLO UNICO 3.0

 

Depliant_MurgiaSviluppoHRLa piattaforma che mette tutti in comune. È uno slogan ma pure il titolo del convegno-seminario che si terrà martedì prossimo (inizio alle 17) nella sala consiliare del Comune di Altamura. Nel corso dell’evento sarà presentata la piattaforma virtuale sostitutiva del classico sportello fisico per l’avvio delle attività economiche: il Suap si trasforma in e-Suap.

Previsti gli interventi del vicesindaco della città ospite, Enzo Rifino, Claudio Amato, presidente della scarl Murgia Sviluppo, Giovanni Buonamassa, l’architetto che dirige il Settore Tecnico del comune murgiano, Sabino Labarile, delivery manager della Code architects, la softwarehouse che ha progettato la piattaforma e Michele Martinelli, l’ingegnere responsabile unico del procedimento dello Sportello unico.

 

La società è operativa dal 2001. A dicembre 2013 la trasformazione in Scarl

UNA RISPOSTA UNICA E TEMPESTIVA

Depliant_MurgiaSviluppo2Nata alla fine degli anni Novanta in attuazione del Patto territoriale Sistema Murgiano, operativa dal 2001, Murgia Sviluppo ha sede ad Altamura. È passata attraverso diverse fasi. Non pochi i momenti di difficoltà, tutti però superati brillantemente. Negli ultimi anni c’è stata una sorta di cambiamento di pelle: da una parte la trasformazione in società consortile, dall’altra il fatto che ai vari comuni di Gravina, Santeramo, Bitetto, Laterza sono subentrati Capurso, Casamassima, Conversano ed è prossimo l’ingresso di Alberobello.

Murgia Sviluppo gestisce lo Sportello unico per le attività produttive che si appresta ad avere un nuovo modello organizzativo, frutto della convenzione sottoscritta il 12 dicembre 2013. Essa rappresenta “l’unico soggetto pubblico di riferimento territoriale per il richiedente in relazione a tutte le vicende amministrative riguardanti la sua attività produttiva”, in grado di fornire “una risposta telematica unica e tempestiva in luogo di tutte le pubbliche amministrazioni comunque coinvolte nel procedimento”. Dunque, esso è un organismo di diritto pubblico che opera da supporto tecnico-amministrativo a carattere non discrezionale, mediante apposito contratto di servizio sottoscritto dal municipio di Altamura e la società consortile.

Nel corso del 2016, attraverso i canali che fanno capo alla sede di Murgia Sviluppo in via 2 giugno, sono transitate oltre tremilacinquecento pratiche. Negli ultimi mesi, i tempi di lavorazione si sono alquanto ridotti. L’ultimo Consiglio dei sindaci ha fra l’altro deliberato il nuovo tariffario, con sostanziali riduzioni.

IL PANE. DI IERI, DI OGGI, DI DOMANI

GRANI FUTURI PANCOTTO (8)“Grani Futuri” si è svolto a San Marco in Lamis, sul Gargano, dal 17 al 19 giugno scorsi.

Ha tenuto a battesimo la nascita della “Associazione futurista del pane” e del ‘Manifesto del Pane’. Protagonista è stato “il pane buono e sano della produzione artigianale italiana e che fa bene alla cultura, all’ambiente e al territorio”. A “inventarlo” è stato Antonio Cera.

Una grande emozione. Il pane. Grandi numeri inattesi per il lungo weekend di Grani Futuri, alla sua prima edizione, che ha portato nella Via del Gusto di San Marco in Lamis oltre 15.000 persone. Panettieri da tutta la Puglia il sabato, e da molte parti d’Italia la domenica, abbinati a chef anche stellati hanno animato uno street food dai sapori unici.

GRANI FUTURI PANCOTTO (6)Un viaggio nella memoria e nella innovazione, sempre a base di pane, fresco o raffermo. In sfoglia croccante o soffice, che ha spaziato dal pancotto al sugo di mare fino al pane abbinato al gelato artigianale a km zero made in Peschici.

 

antonio-ceraPersonaggio singolare, Antonio Cera. Più d’uno, a motivo della laurea conseguita alla Bocconi di Milano, lo chiamata il “fornaio economista’.
Dopo gli studi, Cera ha fatto il percorso inverso: è tornato nella sua San Marco. E lo ha fatto per dare valore al forno di famiglia, il “Sammarco”, un locale che ha “bruciato” un secolo di storia. Non solo. Cera ha redatto il Manifesto del Pane, ove si specifica che la cura, il rispetto e la tutela delle caratteristiche vitali dei terreni agricoli rappresentano il primo indispensabile fondamento della panificazione ideale. Il Manifesto suggerisce anche il ricorso alla pietra naturale come tecnica di molitura e definisce indispensabile il ricorso a farine con caratteristiche integrali o semintegrali. Bandito l’utilizzo di miglioratori da parte di chi impasta: quindi nessun uso di prodotti per rendere l’impasto lavorabile più facilmente oppure che diano durabilità al pane e digeribilità. Il Manifesto raccomanda la lavorazione manuale dell’impasto, oppure il ricorso a mezzi meccanici che limitino al minimo la cessione di calore dell’impasto. Un altro consiglio: la sosta delle forme su tessuti naturali di stoffa grezza o teli di canapa, affinché il pane possa respirare. Insomma, per dirla con Bertoli, un piede nel passato e lo sguardo fisso e aperto sul futuro.

GRANI FUTURI PANCOTTO (5)<Grani futuri – ha detto Cera – è anche l’occasione per valorizzare il contesto territoriale in chiave turistica e culturale attraverso opere di recupero urbano e lo svolgimento di attività sportive nel Gargano. Si svolge in Puglia, il principale produttore di semola di grano duro in Italia, e in giugno – il mese della mietitura – ed è culminato con la firma del Manifesto>.

GRANI FUTURI PANCOTTO (3)Ma non finisce qui, perché nel convento di San Matteo, uno dei poli religiosi  della Puglia, è stato sottoscritto il Manifesto Futurista del Pane, ideato da Cera e da Giampiero Di Tullio. È il primo seme di quella rivoluzione del pane che Cera ha voluto piantare insieme all’agricoltore Alfredo De Lillo, all’agricoltore e macellaio Michele Sabatino, all’agricoltore e allevatore Giuseppe Bramante, allo chef Luigi Nardella, all’agricoltore Filippo Schiavone, all’imprenditore agricolo e ingegnere Giacinto Lombardi, all’agricoltore e agronomo Raffaele Schiena. Un mondo variegato, che racchiude la catena alimentare del mangiare sano. Hanno apposto la firma in calce al Manifesto anche l’on. Colomba Mongiello e i sindaci di San Marco, Michele Merla, e di San Giovanni Rotondo, Costanzo Francavilla, confermando la volontà di proseguire uniti in questo percorso di valorizzazione di Grani Futuri e dell’artigianato autentico.

GRANI FUTURI PANCOTTO (2)Per aderire al Manifesto futurista occorre essere, come dire, un po’ visionari. Occorre credere che il pane sia espressione della cultura dei popoli. Pensare che sia giusto provare ad utilizzare i grani del proprio territorio. Non utilizzare miglioratori, anche se la legge non non prevede che siano esplicitati in etichetta.

Ovviamente l’iscrizione è sempre aperta: ad agricoltori, fornai, pizzaioli, pasticcieri, ristoratori, mugnai.

Per informazioni ed iscrizioni all’Associazione Futurista del Pane, esclusivamente in modalità telematica, scrivere a: info@granifuturi.com.

 

antonella-millarteLa Puglia – spiega Antonella Millarte, che ha creato la comunicazione di Grani Futuri -, nel panorama produttivo italiano del grano duro, è al primo posto con una media del 22%. Confrontando Puglia e Sicilia, emerge che il Tacco d’Italia con oltre 20 mulini, pur collocandosi subito dopo la Sicilia, possiede una capacità di trasformazione pari al doppio di quella presente nell’Isola.

Fra i più antichi ritrovamenti al mondo riguardanti il grano ci sono quelli nella grotta di Paglicci risalenti a 32.000 anni fa. La farina antichissima è di avena, è stata macinata dall’homo sapiens a Rignano Garganico, poco distante da San Marco. Le due principali specie di frumento coltivate al mondo sono: il grano duro e il grano tenero. L’evoluzione dei frumenti è avvenuta in una vasta area fra Siria, Libano, Giordania, Palestina e parte dell’Iran, Turchia, Iraq, Kazakistan ed Afganistan. Resti di grano, risalenti a 23.000 anni fa, sono stati ritrovati a sud del lago Tiberiade. La “rivoluzione” arriva nel 1900 con la sperimentazione del biologo ceco Gregor Johann Mendel (1822-1884). E’ da questi studi che si inizia a prendere in considerazione l’inizio della genetica e del miglioramento genetico di molte specie vegetali e animali. Un contributo straordinario viene dato dall’italiano Nazareno Strampelli (1866-1942), scienziato e genetista. E’ il pioniere dell’agronomia genetica: realizza decine di varietà differenti di frumento. L’ibridismo, il suo metodo di incrociare varietà differenti per ottenere nuove cultivar, si rivela migliore rispetto alla selezione di sementi solo all’interno di una singola varietà (selezionismo).

GRANI FUTURI PANCOTTO (1)Nel 2010 gli scienziati dell’Università di Liverpool, di Bristol e del John Innes Centre hanno scoperto il “genoma” del grano. Hanno sequenziato il complesso DNA del grano, cinque volte più grande del genoma umano e composto da 17 miliardi di “lettere”, con uno studio che ha mappato il 95% dei geni. L’utilità? Selezionare le varietà naturali di grano più resistenti agli attacchi dei parassiti, alla siccità, che diano raccolti più abbondanti.

 

E torniamo a Cera.

GRANI FUTURI DOMENICA (1)Antonio, nato nel ’79, trascorre l’infanzia tra campi di grano e sacchi di farina. Immerso in un’azienda familiare dove ognuno ha un compito preciso: zia Tanella è la sarta, zia Maria la fornaia e l’imprenditrice, mamma Lina la biologa, papà Angelo il maestro scrittore. Poi c’è il nonno: Michele ed il suo orto giardino, dedito anche alla produzione casearia. Nonna Caterina, infine, ha trasmesso la cultura delle erbe spontanee.

Antonio emigra a a Milano, dove si laurea in Economia alla Bocconi. Come detto, dieci anni fa decide di tornare.

E lo fa con uno scopo preciso: dare valore al forno di famiglia, che vanta un secolo di storia e diventa il suo impegno quotidiano. Il Sammarco diventa un centro gravitazionale per la valorizzazione del territorio.

Il Panterrone, pane e olive, nasce fra il 2011 e il 2013 dopo un ampio studio sui lievitati. Il primo panettone d’Italia di grano arso lo produce nel 2014. Cera, dall’anno scorso, inizia a “disegnare” pane per la ristorazione, un pane diverso per ogni chef. Accompagnato da versi.

Il resto è una valanga di sapori, provocazioni, studi approfonditi su materia prima e tecnica con prodotti d’autore come le Dita (taralli distesi), il Piccione (è il racconto di un viaggio) che affianca il Panterrone (il Panettone che parla delle terre del Sud) e F’Orma (il pane). Il progetto diventa tre anni fa caso di studio al Master in Business administration sul food & wine alla Business School di Bologna.

 

I vincitori, in rappresentanza di Cagnano Varano
I vincitori, in rappresentanza di Cagnano Varano

Nelle immagini di Rocco Lamparelli, il “pancotto”, una delle espressioni più tipiche della cucina “povera” della Daunia, in tutte le elaborazioni dei territori. Sul podio, dopo la gara, è salita la “panizza” di Cagnano Varano, ovvero il “Pancotto del pastore”, preparata dallo chef Mario Falco, con la “discreta” collaborazione del sindaco Claudio Paolo Costanzucci. Hanno giudicato i piatti, Vittoria Cisonno
, giornalista, direttore de La Puglia è Servita e presidente della giuria che ha avuto come ospite d’onore il noto
gastronomo Paolo Marchi (ideatore di Identità Golose). Gli altri componenti: i foggiani Antonio Gelormini, Domenico
 Cirsone, Michele Sabatino e la 99enne Luigina Sabatino; Sandro Romano, 
ideatore di Sindaci ai fornelli, manifestazione che si tiene da cinque anni a Capurso, il sindaco di questa cittadina, Francesco Crudele e  Antonio Cera.

Hanno premiato gli 
chef Matteo Sanzone e Nicola De Simone, presidente dell’Associazione italiana
 cuochi di Foggia.

NON SPRECATE, GENTE, NON SPRECATE

sprechi-alimentari_480In Puglia il cibo buttato sfiora le 310mila tonnellate all’anno. Gli sprechi alimentari si rivelano per il 54% al consumo, per il 21% nella ristorazione, per il 15% nella distribuzione commerciale, per l’8 per cento nell’agricoltura e per il 2% nella trasformazione.

“Per questo è urgente l’approvazione della legge regionale – incalza il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – contro gli sprechi alimentari. La situazione è grave, basti pensare che ogni pugliese butta nella spazzatura durante l’anno fino a 76 chili di prodotti agroalimentari. E’ necessario far crescere la consapevolezza di tutti rispetto al consumo corretto e consapevole in termini di qualità e quantità, semplificare i percorsi per assicurare le donazioni e per la prima volta riconoscere all’agricoltura un ruolo da protagonista, attraverso le donazioni dirette agli indigenti”.

Il 14 settembre scorso è entrata in vigore la Legge nazionale che prevede appositi strumenti per favorire il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari, di prodotti farmaceutici e di altri prodotti a fini di solidarietà sociale, contribuendo, contestualmente, in una logica di prevenzione, alla limitazione degli impatti negativi sull’ambiente e sulle risorse naturali. Rilevante è l’inserimento nel testo della possibilità, per le imprese agricole, di cedere gratuitamente eventuali eccedenze di prodotti agricoli o di allevamento in campo o in azienda, che possono essere raccolti o prelevati direttamente dagli incaricati degli enti che svolgono attività solidaristiche.

sprechi-alimentari-cibo“Il mondo agricolo potrebbe svolgere uno straordinario ruolo di sussidierà e utilità sociale – aggiunge il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – recuperando e donando alle persone bisognose  prodotti  agricoli  e agro-alimentari ritirati dalla vendita per assenza di domanda, per eventuali danni provocati da eventi meteorologici o invenduti a causa di errori nella programmazione della produzione aziendale. La nostra grande rete delle fattorie e dei mercati a chilometro zero di Campagna Amica è già impegnata da anni nel contenimento degli sprechi perché la vendita diretta contribuisce a ridurre le distanze ed i tempi di trasporto e garantisce maggiore freschezza e tempi più lunghi di conservazione degli alimenti”.

Per Coldiretti Puglia si riuscirebbe così anche a limitare gli impatti negativi sull’ambiente grazie alla riduzione della produzione di rifiuti, informando e sensibilizzando i consumatori sul consumo consapevole di cibo, con  particolare  attenzione  alle giovani generazioni.

Dal ritorno in cucina degli avanzi ad una maggiore attenzione alla data di scadenza, ma anche la richiesta della ‘agribag’ negli agriturismi di Terranostra e della doggy bag al ristorante e la spesa a chilometro zero che, tagliando le intermediazioni, consente di acquistare prodotti più freschi che durano di più, sono i consigli di Coldiretti Puglia per tagliare il quantitativo di cibo buttato.

Calcio a cinque, Serie A2 e Serie B. La terza giornata

sammichele-bisceglieLungo la litoranea adriatica, da Bisceglie a Margherita di Savoia, corrono brividi e ambizioni di Sammichele e Noicattaro, alle prese con la 3^ del Girone B della Serie A2 di calcio a cinque. La Polisportiva ha vinto sabato con Montesilvano ed ora punta al primo successo esterno. Il PalaDolmen ha già visto cadere rovinosamente una delle lucane, il Borussia Policoro. Guarino non potrà disporre di Grasso, squalificato, ma recupera Gonzalo Pires e, forse, Lucho Gonzales. La scorsa stagione i nerazzurri s’imposero 7-3.

Paolo Rotondo, capitano e bomber della Virtus, a segno anche al PalaPertini di Noicattaro dopo la doppietta a Rossano Calabro
Paolo Rotondo, capitano e bomber della Virtus Noicattaro, domenica col Cuisternino a segno solo su rigore

Chiaffarato pretende che lo choc della sconfitta interna col Cisternino sia utilizzato in chiave positiva. E infatti, c’è aria di riscatto in casa Virtus. Il coach conversanese ritiene la squadra della Bat “di categoria, con giocatori esperti. Ripetere la prestazione di Matera, commettendo molti meno errori di quelli con il Cisternino, sarebbe già sufficiente a tenere testa alla Salinis. Poi ci vuole la partita perfetta per vincere ad Andria> (dove si giocherà il match). Non ci sarà De Tommaso, scontato il recupero di Garofalo e Lopez.

Gianluigi Mazzilli: 2 gol per il bomber della Futsal Capurso: e sono 14.
Gianluigi Mazzilli (Futsal Capurso), capocannoniere del Girone F di Serie B

SERIE B – Giovinazzo, a punteggio pieno, tra le grandi per definizione Isernia e Barletta, è alle prese con la trasferta di Ruvo, avversario insidioso e imbattuto. Come Capurso, alla seconda trasferta di fila, stavolta a Potenza, provando a essere più cinici che a Ostuni. Altro derby. All’“Angelillo” il Cassano ha impattato con  all’esordio in B con il Grassano per poi stravincere a Campobasso. L’Atletico ospita la Azzurri Conversano, ancora senza vittorie.

Ivan Zerbini (foto Mimmo Pellicola)
Ivan Zerbini (foto Mimmo Pellicola)

 

ZERBINI – Interpellato al termine di una manifestazione nella biblioteca di Capurso, l’italo-brasiliano Ivan Zerbini ha parlato della Serie A2 che lui ha frequentato giocando la scorsa stagione con il Sammichele: <Il Noicattaro ha conservato più o meno l’ossatura della scorsa stagione, non ha voluto fare ricorso agli stranieri e sicuramente incontrerà qualche difficoltà, come abbiamo visto con il Cisternino, squadra molto ben attrezzata. Il livello della A è molto superiore a quello della B, non ci sono dubbi. Ma il problema vero della Virtus è che ha pochi ricambi: sei-sette titolari. Sabato ho letto che Ferdinelli, per esempio, è rimasto sempre in campo e un calciatore finisce per perdere la necessaria lucidità. Sammichele? Dalle sofferenze dell’anno scorso hanno imparato molto. Secondo me faranno molto bene>.

La trasferta di Ostuni è costata 2 punti al Capurso: <Non bisogna mollare mai, nel calcio a cinque ma in tutti gli sport è così. Cercheremo di correggerci a Potenza>.

IL PROGRAMMA

SERIA A2, GIRONE B, 3^ GIORNATA, ORE 16 – Catania-San Giovanni La Punta, Catanzaro-Augusta, Eboli-Borussia Policoro, Bisceglie-Sammichele (arbitri Micciulla e Ribaudo di Roma, crono Villanova di Bari), Montesilvano-Barletta, Matera-Cisternino, Salinis Margherita dS-Virtus Noicattaro (a Andria; Marino di Agropoli e Di Guilmi di  Vasto; Dimundo di Molfetta).

CLASSIFICA: Cisternino, S.Giovanni LP, Sammichele, Barletta, Eboli 4; Noicattaro, Bisceglie, Augusta, Policoro, Montesilvano 3; Matera, Catanzaro, Salinis 1, Catania 0.

SERIE B, GIRONE F, 3^ GIORNATA, ORE 16 – A.Cassano-Azzurri Conversano (arbitri Vallone di Crotone e Mancuso di Vibo V., crono Nitti di Barletta), Cus Molise Campobasso-Manfredonia, Barletta-Canosa, Ruvo-Giovinazzo (Nisi di Taranto e De Lorenzo di Brindisi; Maglietta di Bari), O.Ostuni-Grassano, Shaolin Potenza-Capurso (Cozza di Cosenza, Alessi di Taurianova; Coviello di Potenza), Isernia-Chaminade Campobasso.

: Isernia, Barletta, Giovinazzo 6; Cassano, Ruvo, Capurso 4; Manfredonia, Canosa, Molise, Grassano, Conversano, Shaolin, Ostuni 1; Chaminade 0.

LA STORIA INFINITA DI GENNARINO

Quando diede il primo calcio a un pallone, nello spazio volava per la prima volta un uomo, Juriy Gagarin. Gennarino, invece, soffriva un po’ di vertigini. Voleva tenere i piedi ben piantati per terra. Era smilzo anche allora. Lo sarebbe stato anche negli anni a venire. Anni durante i quali la passione per il calcio non l’avrebbe mai abbandonato. Ha giocato nel Castellana, nel Monopoli. E nel Noci. Il mitico Noci a cavallo tra gli ultimi anni Ottanta e i primi Novanta.

Con la maglia del Noci
Con la maglia del Noci

<Vincevamo e perdevamo – ricorda Gennaro Lomelo, sessantun anni compiuti qualche giorno fa -, ma eravamo una banda di fratelli, con uno spirito che oggi ce lo sogniamo>. Una squadra che, nella stagione 1991/92, entrò nella storia – la piccola storia del pallone di Puglia – vincendo la prima edizione dell’Eccellenza. Era il Noci di Gioacchino Prisciandaro, di Renzo Maggipinto, di Martino Satalino e Vincenzo Epomeo. <E Vito Totaro e Mincuzzi dove li mettiamo? Una squadra eccezionale: mi pare che demmo oltre dieci punti (12, per l’esattezza, al Novoli, ndr) alla seconda. E Gioacchino segnò una ventina di gol (21, per l’esattezza, oltre ai 16 di Epomeo e ai 9 di Lomelo, ndr)>. In panchina c’era Vincenzo Bellantuono, professore di ginnastica monopolitano con la passione delle cravatte a dir poco estrose.

Due anni fa con il barese Pino Giusto, alla destra di Lomelo, e il molfettese Angelo Terracenere, ex calciatori del Bari, oggi entrambi allenatori
Tra Pino Giusto e Angelo Terracenere

Che Gennarino abbia compiuto 61 anni non è una notizia. Ovviamente. Ma se un uomo, a 61 anni, gioca in un campionato federale (la C1 di calcio a cinque) e segna due reti, beh allora la notizia c’è tutta.

E allora, dove lo mettiamo questo vecchietto? Manco la bocca devi aprire, replicherebbe il buon Gennarino: in campo. E quando il terreno di gioco per il calcio diventa troppo grande, lo restringiamo: e passiamo al “calcetto”. Ma non si sente un po’ fuori luogo, anzi direi “fuori tempo”, signor Lomelo? <Per niente. Insieme ai giovani ci sto bene, benissimo. Perché dovrei vergognarmene? Al limite gli altri…>. Nel caso, quelli del Neapolis Football Club. Che, sabato scorso, per la terza giornata del massimo campionato regionale, ha pareggiato al palazzetto Gino D’Aprile 2-2 con la Trulli e Grotte. Insomma, ha giocato un bello scherzetto alla squadra della sua Polignano.

Gennaro Lomelo, classe 1955, gioca con la Trulli e Grotte di calcio a 5, in C1
Classe ’55, gioca con la Trulli&Grotte , in C1

<Giocare a calcio a cinque comporta un enorme dispendio di energie, perché bisogna stare sempre in movimento, guai a fermarsi>. Vito Cisternino, l’allenatore della Trulli e Grotte, non consente a Gennarino alcun risparmio. <Sto bene, mi alleno, faccio una vita sana, anche se non mi faccio mancare nulla (“Sa, alla mia età…”) e poi ho, come si dice, una specie di fuoco dentro, una passione che non finisce mai. Ecco perché non mi stanco. Anzi, mi correggo: mi stanco, ma non fa nulla. Ci sarà tempo per riposare>.

Calcio Illustrato di gennaio 2016
Calcio Illustrato di gennaio 2016

A gennaio scorso, Calcio illustrato”, l’organ-house della Lega nazionale dilettanti, nell’ambito della rubrica “Gli intramontabili” ha raccontato in breve le storie di tre senior. Uno era Lomelo. Sul profilo di facebook del magazine della Lnd raccolse oltre un migliaio di like e molte centinaia di commenti. “Gennaro ha scoperto da poco l’amore per il futsal (…). La sua è una storia di amore con il calcio sbocciata relativamente tardi”. E infatti cominciò a giocare seriamente a 23 anni, <perché mio padre non voleva: dovevo lavorare, altro che il pallone>.

La Gazzetta del Mezzogiorno di stamattina
La Gazzetta del Mezzogiorno di stamattina

Inutile chiedere a Gennarino di smettere: <Fin quando ce la farò con il fisico, metterò la mia esperienza al servizio della squadra>.

NeverEnding story.

SERIE B DI CALCIO A 5, CAPURSO INIZIA COL BOTTO

CAMPIONATO DI SERIE B DI CALCIO A CINQUE, GIRONE F

VALENZANO, PALASPORT, SABATO 1° OTTOBRE 2016

FUTSAL CAPURSO-MANFREDONIA CALCIO A  9-8

CAPURSO: 1Ritorno, 2Marco Squeo, 3Biacino, 4Zerbini, 5De Mola, 6Lorusso, 7Massimo Squeo, 8Colaianni, 9Dammacco, 10Mazzilli, 14Pavone, 16Frisone. All. Squillace.

MANFREDONIA: 1Ciuffreda, 2Falcone, 3Bruno, 4Specchio, 5Rizzo Lestingi, 6Colucci, 7Spano, 8Fortuna, 9La Torre, 10Arrepiù, 11Puertas, 12Tatulli. All. Grassi.

ARBITRI: Zanfino di Agropoli e Zuzolo di Caserta; cronometrista Impedovo di Bari.

RETI: 5’ Mazzilli, 8’ Arrepiù, 11’ Puertas, 12’ De Mola, 15’ Mazzilli, 17’ De Mola, 17’ e 18’ Arrepiù, 19 Mazzilli; st 5’ e 6’ Zerbini, 9’ Spano, 12’ Fortuna, 17’ Mazzilli, 19’ Spano, 19’ Biacino, 20’ La Torre.

NOTE: ammoniti Biacino, Marco Squeo, Fortuna, Colaianni, De Mola, Mazzilli.

 

Giammarco De Mola, Capurso
Giammarco De Mola, Capurso

Se dovessimo dire che Nino Frisone e Gianluigi Mazzilli sono stati gli straordinari protagonisti dell’esordio vincente del Capurso nel suo secondo campionato nella Serie B di calcio a cinque, rischieremmo di essere ingenerosi nei confronti degli altri (tutti gli altri) ragazzi di cui dispone Savio Squillace. Che hanno disputato una grande partita. Perché solo con una super prestazione si poteva battere un Manfredonia di cui si dice un gran bene. Una multinazionale latina quella di Miki Grassi che tuttavia sconta una certa allergia alla fase difensiva di alto livello. È vero tuttavia che sabato per tener testa a un Mazzilli scatenato ci sarebbero volute le catene. E Rizzo Lestingi e compagni disponevano al Palazzetto di via Carducci solo di un paio di esili manette.

Valenzano è troppo lontana (centro-centro 3,2 km di una strada senza neppure un accenno di curva) da Capurso: i capursesi non sono più migranti, almeno per lo sport. All’interno della struttura gli spettatori sono pochi, di tifo organizzato neppure l’ombra. Peccato, gli sforzi del club  meriterebbero ben altro.

Puertas, spagnolo del Manfredonia
Puertas, spagnolo del Manfredonia

Miki Grassi allena una squadra ricca di stranieri. Il quintetto iniziale vede in campo, oltre al portiere pugliese Ciuffreda, lo spagnolo Mario Puertas Lopez, arrivato il 6 settembre, e i brasiliani Rizzo Lestingi, Fortuna e Arrepiù. Il primo straniero della storia del fusa capursese porta il nome di Ivan Zerbini, ormai trasferitosi nel Paese delle sue chiare origini. Attorno all’ex Sammichele, il portiere Frisone, Biacino, Mazzilli e l’altra novità, l’ex Bisceglie Colaianni. Rosa ristretta per il manager, con i giovanissimi Dammacco e Pavone promossi in prima squadra, i due Squeo e il portiere Marco Ritorno, proveniente dal calcio a undici.

Un attimo prima del via alla seconda stagione in Serie B per la squadra di coach Squillace
Un attimo prima del via alla seconda stagione in Serie B per la squadra di coach Squillace

È Frisone a tenere lo 0-0 con due parate al 2’. Gli arbitri negano un evidente rigore ai sipontini (4’) e Mazzilli prima calcia alto su respinta di Ciuffreda e poi lo infila con un diagonale rasoterra a conclusione di un bel movimento. Al 6’ Frisone si ripete su Puertas e un tracciante di Mazzilli si schianta sulla traversa. Ancora Frisone all’8’: Arthur Fortuna capisce che sarà dura. E tuttavia i biancocelesti scavalcano l’avversario prima con Arrepiù e poi con una bomba di Puertas dalla linea dei 3 punti del basket. Non passano che pochi secondi che uno scatenato De Mola (primo cambio dopo 8’ per Colaianni) pareggia con un forte e preciso diagonale all’incrocio. Frisone è ancora bravo su Spano, poi arriva il 5° fallo per un Capurso che, nonostante sia troppo nervoso, rimette il muso avanti ancora con Mazzilli (15’) che sfrutta un assist di Biacino. Poco dopo Frisone è letteralmente mostruoso opponendosi prima ma Fortuna, poi a Arrepiù. La risposta dei locali è efficace: a segno va di nuovo De Mola, percussione e botta micidiale. Arriva, inevitabile, il tiro libero che Arrepiù segno, riportando sotto gli ospiti che pareggiano con lo stesso brasiliano su assist di Puertas. Ma il Capurso non ci sta e in pochi secondi con Mazzilli chiama alla superparata Ciuffreda, colpisce una traversa con Lestingi e si porta nuovamente in vantaggio con Mazzilli in contropiede dopo l’ennesima paratona di Frisone.

Gianluigi Mazzilli in azione (foto Mimmo Pellicola)
Gianluigi Mazzilli in azione (foto Mimmo Pellicola)

La ripresa è altrettanto emozionante. Il Manfredonia torna allo start-five, Colaianni e Zerbini (splendido contropiede Biacino-Mazzilli) sfiorano l’allungo che i bulldog ottengono con l’italo-brasiliano al 5’ su azione d’angolo. Il Capurso domina e sembra chiudere il match: prima sfiora il punto con Biacino, poi lo trova fortunosamente con una conclusione di Zerbini toccata da La Torre.

Il saluto finale dei ragazzi della Futsal Capurso al pubblico
Il saluto finale dei ragazzi della Futsal Capurso al pubblico

Ma il vantaggio non è gestito a dovere: Zerbini perde un rimpallo e Spano accorcia. I ragazzi di Squillace fanno troppi falli, gli arbitri commettono troppi errori. De Mola si mangia un gol al 10’ e al 12’ Fortuna chiude una bella azione riportando sotto i foggiani. Respinti nuovamente da un maiuscolo Mazzilli che realizza su contropiede pressoché perfetto. A 2’15” dal termine Grassi opta per il “portiere volante” e la cosa sembra funzionare: segna La Torre e il pari per l’albisceleste è a portata di mano: 8-7 grazie a Spano. Sono, gli ultimi, secondi interminabili. La pressione del Manfredonia è costante, ma Biacino trova il pertugio per infilare la porta incustodita. È fatta. O almeno così pare. A 16” dal termine, infatti, La Torre realizza per il 9-8 che sarà il punteggio conclusivo di un bel pomeriggio di sport.

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