Il nero muove

Brescia, mattina del 28 maggio 1974: la bomba, appena esplosa, ha seminato morte e dolore
Brescia, mattina del 28 maggio 1974: la bomba, appena esplosa, ha seminato morte e dolore

Il 28 maggio 1974, 41 anni fa, la strage di Piazza della Loggia, a Brescia.

Ho letto su Avvenire un’intervista di Ilario Bertoletti al filosofo Emanuele Severino che ho scoperto essere un esperto proprio di quel tragico attentato in cui persero la vita otto persone che stavano partecipando ad una manifestazione sindacale.

È una delle tante pagine oscure della storia d’Italia: da piazza Fontana all’Italicus, dal rapimento e assassinio di Moro fino alla bomba alla stazione di Bologna e all’abbattimento dell’aereo su Ustica. Vado a memoria e ne cito solo alcune. (http://it.wikipedia.org/wiki/Terrorismo_nero)

 

La prima pagina di Bresciaoggi del 29 maggio '74
La prima pagina di Bresciaoggi del 29 maggio ’74

Severino, lei inquadra quell’atto terroristico nel conflitto nazionale e internazionale tra comunismo e democrazia capitalistica che segnò i decenni della Guerra fredda.
«Il giorno dopo Piazza della Loggia, Alberto Moravia aveva scritto sul Corriere della Sera che “i terroristi, privi di idee (anche fasciste), erano soltanto dei razionalizzatori, per lo più inconsci e quasi sempre imbecilli, delle proprie tare private”. Era comune, in quei giorni, parlare di “squallide minoranze”. In tal modo, si faceva involontariamente un grosso favore a quanti seminavano morte, perché si alterava e mascherava la loro fisionomia e quindi si contribuiva a renderli inafferrabili. Solo a poco alla volta ci si è resi conto – e oggi è una tesi accettata, e vedo che è fatta propria dai recenti studi sulla strage – che il terrorismo era guidato da interessi politici ed economici di grande consistenza. Penso di essere stato tra i primi o addirittura il primo a parlare del carattere stabilizzante del terrorismo. Dopo aver rilevato che la tensione tra Usa e Urss era il fattore stabilizzante planetario, scrivevo: “Il terrorismo di destra è espressione del fattore stabilizzante: destabilizza l’ordinamento democratico in Italia per mantenere il fondamentale tipo di stabilità promosso dalle superpotenze”; il terrorismo nero destabilizzava la democrazia per fermare l’avanzata del partito comunista, che in quegli anni sembrava inarrestabile, e che poteva alterare l’equilibrio internazionale. Questa è stata la radice politico-culturale in cui è maturato l’attentato di Piazza della Loggia».

La prima pagina de La Stampa  di Torino il giorno dopo della strage
La prima pagina de La Stampa di Torino il giorno dopo della strage

La sua interpretazione del terrorismo fin da subito toccava il nodo della collocazione internazionale dell’Italia e del ruolo e del peso del partito comunista nella democrazia italiana.
«Il problema fondamentale non era quello di scoprire le basi del terrorismo, ma di comprendere la situazione reale che rendeva possibile il fenomeno del terrorismo. In Italia l’elemento realmente destabilizzante non era il terrorismo, ma l’avanzata nei primi anni Settanta del Pci. Estremamente complessa, perché se il Pci guadagnava terreno sul piano del consenso elettorale, dall’altro lato andava evolvendo verso una radicale eliminazione della propria ideologia marxista. Si trattava di due processi che moltiplicavano l’ambiguità oggettiva in cui il Pci allora si trovava. In effetti, la destabilizzazione operata dall’avanzata del Pci era di natura tale da dover essere ostacolata sia dal capitalismo occidentale, sia dal socialismo sovietico. Per motivi opposti, gli interessi degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica, anche in Italia, finivano col coincidere. Per il mondo capitalistico l’avanzata elettorale del Pci era troppo veloce rispetto al processo di eliminazione dell’ideologia marxista-leninista e di allentamento dei legami con l’Unione Sovietica; per quest’ultima la deideologizzazione e la socialdemocratizzazione del Pci era troppo veloce rispetto alle posizioni effettivamente guadagnate dal Pci nella guida del Paese. Per entrambi, all’imprevedibilità dell’evoluzione del Pci era da preferire il mantenimento della situazione esistente. Con quanto si è detto non s’intende sostenere che il terrorismo in Italia sia stato concordemente organizzato dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica, ma che la convergenza oggettiva dei loro interessi ha fatto da sfondo al fenomeno del terrorismo in modo ben più decisivo che non il movimento di protesta con il quale in Italia gli emarginati reagirono alla crisi economica e al tradimento del Pci».

Lei – quasi parallelamente a quanto andava scrivendo Bobbio sul potere illegale come contraddizione interna alla democrazia – ha insistito sulla dimensione segreta della lotta per fermare il pericolo comunista in Italia.
«Una delle prime conferenze di Norberto Bobbio sul potere invisibile fu pronunciata a Venezia su mio invito all’università. Un’amicizia e una discussione con lui, sui fondamenti della democrazia, durata per più di trent’anni. In Italia la difesa contro il pericolo interno comunista non poteva ridursi alle forme della lotta politica contro il Pci consentite dalla legislazione democratica. Infatti per essere efficace, tale difesa doveva essere segreta: non poteva rendere pubblico quali sarebbero stati i mezzi e le mosse. Il terrorismo, producendo terrore, faceva aumentare il desiderio di sicurezza, e inibiva il desiderio di cambiamento incarnato nei primi anni Settanta dal Pci. Quando c’è il terrore ci si barrica in casa, nella vecchia casa. Chi ha paura anche e soprattutto delle novità, non vede quindi di buon occhio i cambiamenti sociali».
Per comprendere il terrorismo italiano lei ha usato la categoria di «terrorismo dosato».
«Da Piazza Fontana a Piazza della Loggia, il terrorismo in Italia non ha sviluppato una distruttività tale da scardinare il sistema sociale, ma ha mantenuto quest’ultimo sotto una pressione costante che ha espresso in forma graduale, dosata, le capacità distruttive di chi esercitava questa pressione. In breve: il terrorismo distoglieva dai progetti di rinnovamento della nostra società – elaborati soprattutto dalle sinistre –, ma essendo dosato ha rallentato l’emancipazione delle masse popolari guidate dal Pci. Il dosaggio del terrorismo è stato infatti uno strumento efficace all’interno di un moderno progetto di destra, la cui logica essenziale e oggettiva non era necessario che coincidesse con le intenzioni consapevoli di certi gruppi e di certi individui. Poiché in Italia per l’assetto capitalistico era molto più conveniente spingere il Pci sulla strada della reale e sincera adesione alla democrazia parlamentare, piuttosto che adottare una soluzione screditata come quella di instaurare un regime di militari che si trovasse tra l’altro alle prese con il problema dell’eliminazione di uno dei maggiori partiti di sinistra del mondo occidentale. A riprova di una tesi di Max Weber, che agli interessi del capitalismo evoluto è più consentanea una vera democrazia che non un regime autoritario di destra. Ma a conferma anche della tesi che una “vera” democrazia non può essere ormai che una democrazia “indotta”, vale a dire fabbricata all’interno della gestione reale del potere. Questa è stata la dialettica del terrorismo in Italia, che ha portato, paradossalmente, all’identificarsi del Pci con le istituzioni democratiche, fino a trasformarlo in un partito democratico a tutti gli effetti».

Un amaro messaggio su un cartello scritto a mano e incollato su una bacheca
Un amaro messaggio su un cartello scritto a mano e incollato su una bacheca

Resta il problema del carattere impunito della strage di Piazza della Loggia e della mancata individuazione dei mandanti.
«È vero, ma chi ha avuto la voglia di capire fin dal 1974 ha subito individuato la verità politica dell’inferno scatenato la mattina del 28 maggio».

Quella brutta razza dei razzisti

Ieri pomeriggio sono stato allo Showville di Bari Mungivacca in occasione della tappa barese del talk-show itinerante contro il razzismo nel calcio (e non solo). Le interviste a Protti e Khossi andranno in onda in una puntata speciale di Calcioclubmania su Antenna Sud. Il testo è ripreso dal sito Figc, le foto sono mie.

“Prima di essere campioni in campo bisogna essere campioni del rispetto”. Con questo invito rivolto dal conduttore Antonello Piroso ai circa 600 ragazzi delle scuole calcio della Puglia, si è conclusa a Bari in un tripudio di entusiasmo e partecipazione la quarta tappa del progetto “Razzisti? Una brutta razza!”, il talk show educativo inquadrato nel progetto ideato e promosso dalla Commissione antirazzismo della Federcalcio istituita dal presidente della Figc Carlo Tavecchio (sì, proprio quello di Optì Pobà, mangiatore di banane, su cui francamente è stata messa in moto una macchina del fango di inusitate proporzioni).

Da sinistra, May, Protti, Boateng e Komla-Ebri
Da sinistra, May, Protti, Boateng e Komla-Ebri

Ospiti d‘eccezione della tappa pugliese l’indimenticabile bomber Igor Protti, 122 presenze e 46 gol con la maglia biancorossa, il calciatore del Bari Kingsley Boateng, il prof. Kossi Komla-Ebri, chirurgo e componente della Commissione antirazzismo, e naturalmente Fiona May, coordinatrice del progetto federale, che in apertura ha tracciato un primo bilancio di questa esperienza: “Volevo ringraziare tutte le scuole calcio per il sostegno offerto in ciascuna delle tappe – ha tenuto a sottolineare – sono contenta della risposta che ogni volta riscontriamo nelle diverse realtà visitate, i ragazzi accettano cosa stiamo proponendo loro e mi auguro che ciò possa continuare, che siano i ragazzi stessi a portare avanti il messaggio contro razzismo e ignoranza. Sono fiduciosa”.

Foto di gruppo con i ragazza di MamaAfrica
Foto di gruppo con i ragazza di MamaAfrica

Accolto con grande calore dal pubblico, Igor Protti ha segnalato come sia sconcertante “dover parlare di razzismo nel 2015 in un paese normale”, e ha indicato come esempio l’attaccante della Sampdoria Samuel Eto’o, che non smette mai di segnalare come il calcio gli abbia offerto l’opportunità di conoscere e apprezzare la diversità delle culture: “Sono messaggi importanti che basterebbe semplicemente ascoltare per trovare delle risposte positive, ad esempio negli stadi, dove l’emulazione di modelli negativi va combattuta con decisione facendo comprendere  l’importanza del fair play, del rispetto di tutte le diversità di razza o di genere”.
“Spesso sono proprio quelli che ti fanno buu dalle tribune che poi fuori dallo stadio ti chiedono la maglia. Non vi sembra un controsenso?” chiede rivolgendosi alla platea Kingsley Boateng, Italiano di origini ghanesi cresciuto a Pordenone. Paradossi segnalati anche dal prof. Kossi, da 40 anni in Italia, nel suo divertente saggio “Imbarazzismi”: “Ho studiato medicina a Bologna, volevo studiare ginecologia, ma il professore mi ha dissuaso dal prendere questa specializzazione perché secondo lui spaventavo le donne. Alla fine ho scelto chirurgia. Io come medico, con il mio camice, incuto un rispetto diverso rispetto al venditore ai semafori. Ma la paura dell’altro si manifesta nelle piccole cose, quello che abbiamo in comune gli altri non lo vedono, notano solo le differenze, e dobbiamo imparare ad andare oltre queste”.

La premiazione dei vincitori del concorso sul miglior messaggio; il primo da destra è Piroso, il giornalista conduttore del talk show; il primo da sinistra è il cabarettista-rumorista Alberto Caiazza: molto apprezzata la sua performance
La premiazione dei vincitori del concorso sul miglior messaggio; il primo da destra è Piroso, il giornalista conduttore del talk show; il primo da sinistra è il cabarettista-rumorista Alberto Caiazza: molto apprezzata la sua performance

Notevole la partecipazione interattiva dei ragazzi alla chat dal tema “Essere razzisti è da imbecilli, perché non li vogliamo allo stadio?”, che ha visto premiati Maria De Santis e Nicola Toritto, quest’ultimo autore di uno dei due messaggi più significativi: “Fino a quando il colore della pelle non sarà considerato come il colore degli occhi, noi continueremo a lottare”.

Il progetto “Razzisti? Una brutta razza!”, che si compone di 20 tappe in 20 mesi in 20 regioni diverse, proseguirà a giugno in Emilia-Romagna.

***

La platea nella sala grande dello Showville
La platea nella sala grande dello Showville

La manifestazione era stata presentata a Bari, presso Palazzo di Città. Si tratta di un percorso educativo promosso dalla FIGC al fine di favorire l’integrazione e combattere ogni forma di discriminazione nei settori giovanili calcistici. Testimonial d’eccezione Fiona May, l’atleta italiana che presiede la commissione FIGC per la lotta al razzismo e che ha ideato l’iniziativa al fine di coinvolgere i giovani sportivi nel processo di sensibilizzazione contro le discriminazioni.
Ad illustrare il progetto alla stampa, assieme alla campionessa mondiale di salto in lungo, c’erano il sindaco Antonio Decaro, l’assessore allo Sport Pietro Petruzzelli e il presidente del Comitato regionale Puglia della Lega dilettanti Vito Tisci, che è anche presidente nazionale del Settore giovanile e scolastico.
Dopo le tappe di Firenze, Torino e Catanzaro, è toccato dunque alla Puglia il progetto della FIGC che parla direttamente ai ragazzi delle scuole calcio per favorire una crescita valoriale nei principali attori della disciplina sportiva più seguita del Paese. Martedì si è svolto l’evento clou del progetto, di cui abbiamo parlato, con la sala dello Showville, con Fiona May protagonista del talk show moderato dal giornalista Antonello Piroso.
“Do il benvenuto a Fiona May – aveva dichiarato il sindaco di Bari – un’icona dello sport che oggi ha deciso di mettere al servizio della crescita dei nostri ragazzi, la sua carriera, la sua persona e la sua esperienza di italiana dalla pelle scura. Presentiamo un progetto importante che fa tappa a Bari per approfondire nelle scuole calcio il tema del razzismo che, senza ipocrisia alcuna, dobbiamo dirci che è ancora presente nel nostro Paese. Fiona May è una cittadina italiana che ha reso grande il nome del nostro Paese sui podi più importanti facendosi spazio in un mondo, quale è quello dello sport, che a volte, soprattutto nella fase adolescenziale dei ragazzi, può essere spietato. Invece noi proprio dello sport e del gioco abbiamo bisogno per far sentire le persone tutte uguali. I bambini sono la nostra speranza e la risorsa su cui possiamo e dobbiamo investire per cambiare questo Paese. Perché noi vogliamo essere il Paese delle Fiona May e del calcio che promuove integrazione, e non il paese dei Belloli e dello sport che discrimina”.
“Ringrazio tutti per la collaborazione – aveva detto Fiona May – soprattutto perché da una mia idea molto ambiziosa, subito accolta dalla Figc, è nata una sfida per combattere tutte le forme di discriminazione, non solo razziale. È un mio dovere fare qualcosa e credo si tratti di una responsabilità di tutti, genitori e dirigenti delle società, ribaltare un modo di fare inaccettabile. Ci credo molto perché, come diceva Nelson Mandela, lo sport è più forte della politica in queste battaglie. Siamo tutti uguali, non ci sono differenze tranne il colore della maglia”.

(fonte FIGC)

Satira, libertà o gioco perverso?

Da sinistra, Pillinini, Mazza e Pagano
Da sinistra, Pillinini, Mazza e Pagano

Ho partecipato ad un incontro-seminario sul tema satira e diffamazione, organizzato dall’Ordine dei giornalisti. Al tavolo dei relatori, il prof. Riccardo Pagano, tarantino, docente di Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo, il vignettista della Gazzetta dell Mezzogiorno Nico Pillinini (http://nicopillinini.blogspot.it/), anch’egli tarantino, al pari di Mimmo Mazza, vice capo della redazione della Gazzetta a Taranto.

La satira è una forma d’arte. Anzi, la satira è moralista. Sa essere impietosa, e più è dissacrante, più è efficace. Il potere è vittima preferita della satira sin dai tempi di Orazio, ma diventa essa stessa vittima della reazione sconsiderata e tragica, non solo del potere che dal canto suo prova sempre a emarginare che prova a prendersene gioco. Charlie Hebdo con i suoi morti ammazzati dai terroristi arabi ne è la prova.

La satira ha ragione di esistere?, si chiede Pagano. E fin dove essa si può spingere. Tra libertà di deridere e la libertà di non sentirsi deriso lo scontro è sempre stato epico ed epocale. Infatti, ricorda il docente jonico, Claudio Magris sostiene che offendere non è libertà, mentre Pierluigi Battista si è chiesto; e se al posto di Maometto ci fosse stato Gesù, noi, i cristiani, come avremmo reagito. In ogni caso, ha concluso Pagano, l’intangibilità del bene non può mai essere assoluta.

Pillinini mostra una delle sue vignette: il cronista può essere la vittima, il vignettista ha licenza di...
Pillinini mostra una delle sue vignette: il cronista può essere la vittima, il vignettista ha licenza di…

Scoppiettante il finale dell’incontro. Pillinini ha mostrato alcune delle sue vignette più urticanti, molte delle quali non pubblicate dalla Gazzetta. Un collega, dopo aver visto un disegno su Virna Lisi, ha definito “operazioni di sciacallaggio” quelle del vignettista. Collega che, stranamente, non s’è adontato per le immagini che ritraevano Gesù e persino il Padreterno, quanto per quella che paragonava l’attrice a un tubetto di dentifricio.

Le grandi orecchie della coppa più bella – Breve storia delle finali giocate dalla Juve dal 1973 al 2003

Vincere la “coppa dalle grandi orecchie”, dice Nedved, non è mai stata una questione semplice. Anche se il massimo trofeo continentale per club è stato vinto da squadre come Steaua Bucarest, Crvena Zvezda Belgrado, Feyenoord Rotterdam, Aston Villa Birmingham, Amburgo e Nottingham Forest (addirittura due volte), non proprio squadroni, ma che hanno saputo trovare la stagione giusta e sfruttare le debolezze delle formazioni più blasonate, la Juventus ci ha messo quasi trent’anni per farla sua. La squadra più vincente di sempre in Italia ha dovuto attendere il 29 maggio 1985, giusto trent’anni fa, per alzare la Coppa dei Campioni. Ma quella fu una serata in cui però il successo bianconero fu sovrastato dall’immane tragedia avvenuta sugli spalti dell’Heysel in cui persero la vita 39 persone.

1973

La prima finale dei bianconeri si giocò il 30 maggio 1973 a Belgrado. In campo con i bianconeri il leggendario Ajax di Cruijff, Krol e Neeskens. Era la Juve di Zoff e Capello, di Altafini e Anastasi e di un giovane Bettega. Fu decisivo un gol di Johnny Rep dopo 4 minuti. I bianconeri non riuscirono più a recuperare.

Johnny REP
Johnny REP

Finale, 30/5/1973, stadio Crvena Zvezda, Belgrado – Ajax Amsterdam-Juventus 1-0 (4’ Rep)

AJAX – Stuy, Suurbier, Hulshoff, Blankenburg, Krol, Neeskens, G.Muhren, Haan, Rep, Cruijff, Keizer. All. Stefan Kovacs.

JUVENTUS – Zoff, Marchetti, Longobucco, Furino, Morini, Salvadore, Altafini, Causio (28’ st Cuccureddu), Anastasi, Capello, Bettega (18’ st Haller). All. Cestmir Vycpalek.

1983

La seconda finale di Coppa dei Campioni giocata dai bianconeri si disputò dieci anni dopo, ad Atene il 25 maggio dell’83. È stata ricordata a lungo dai tifosi bianconeri e non come una delle più grandi occasioni perse dal calcio italiano, più in generale come una delle più grandi sorprese del calcio mondiale.

La Juventus di allora era infatti uno squadrone. Aveva 6 campioni del mondo tra le sue fila, un giocatore come Bettega che, senza l’infortunio patito sarebbe stato il settimo, oltre ad uno dei più forti calciatori di ogni tempo, Michel Platini, e a un campione come il polacco Zbignew Boniek. Come nella ex Jugoslavia dieci anni prima si decide tutto ad inizio partita. Tiro un po’ provato, un po’ trovato al 9’ di Felix Magath da fuori area con la palla che s’insacca all’incrocio dei pali e beffa Zoff. Inutile assalto bianconero per il resto della partita. I 30mila tifosi giunti ad Atene per festeggiare torneranno mestamente a casa. Le scritte «Grazie Amburgo» sui muri di Roma rimarranno per anni.

Felix MAGATH
Felix MAGATH

Finale, 25/5/1983 – Atene, Olympiako stadio Spyros Louis – Juventus-Amburgo 1-0 (9’ Magath)

J: Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi (11’ st Marocchino), Platini, Boniek. All. Giovanni Trapattoni.

A: Stein, Kaltz, Wehmeyer, Jakobs, Hieronymus, Rolff, Milewski, Groh, Hrubesch, Magath, Bastrup (11’ st Von Heesen). All. Ernst Happel.

1985

La prima volta. La Campioni vinta dalla Juventus il 29 maggio del 1985 fu un pezzo di storia. In ogni senso. Quella sera di maggio lo stadio Heysel di Bruxelles fu infatti teatro di una delle più grandi tragedie della storia del calcio. A seguito di assalti alla curca Z di tifosi del Liverpool (gli hooligans, ma c’erano anche gli headhunters del Chelsea) morirono 39 persone, di cui 32 italiani, 600 i feriti. La responsabilità fu dei tifosi del Liverpool (che venne poi escluso per 5 anni dalle coppe europee) e della cattiva organizzazione da parte delle autorità belghe e l’impreparazione delle forze dell’ordine.

La partita cominciò con un’ora e mezza di ritardo. Le autorità temevano che se non si fosse giocato le tifoserie avrebbero cercato sommaria vendetta all’uscita dallo stadio. La Juventus non voleva giocare ma fu poi convinta dalla polizia belga. La gara venne vinta dai bianconeri per 1-0 con un gol di Platini su un rigore (fallo su Boniek lanciato in contropiede commesso fuori area). Era, come nella finale persa con l’Amburgo nel 1983, la formidabile Juventus che poteva contare sull’ossatura dell’Italia campione del mondo nell’82, oltre a Platini e Boniek. Questa volta i bianconeri non fallirono, anche se furono molto criticati per i festeggiamenti dopo la vittoria. I giocatori però si difesero spiegando che non erano stati informati pienamente della gravità degli eventi accaduti.

Michel PLATINI
Michel PLATINI

Finale, 29/5/1985 – Heysel stadion, Brussels – Juventus-Liverpool 1-0 (st 11’ rigore Platini)

J: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Briaschi (41’ st Prandelli), Tardelli, Rossi (45’ st Vignola), Platini, Boniek. All. Giovanni Trapattoni.

L: Grobbelaar, Neal, Beglin, Lawrenson (3’ pt Gillespie), Hansen, Nicol, Dalglish, Whelan, Rush, Walsh (1’ st Johnston), Wark. All. Joe Fagan.

1996

Ci vollero 11 anni per giocare un’altra finale. E vincerla. La «coppa dalle grandi orecchie» non era più la Coppa dei Campioni, ma la Uefa Champions League. Il 22 maggio 1996, allo stadio Olimpico di Roma, i bianconeri s’imposero (4-2) dopo i calci di rigore sull’Ajax. I tempi regolamentari e supplementari erano terminati sull’1-1.

Era la Juventus del grande ciclo di Marcello Lippi, che porterà per tre volte consecutive la formazione bianconera in finale. La gara di Roma sembrava essere destinata rapidamente a finire nelle mani dei bianconeri, dopo il gol di Ravanelli al 13’. Il pareggio di Litmanen al 41’ rimise la gara in parità. Per piegare la resistenza degli olandesi ci vollero i rigori.

Fabrizio RAVANELLI
Fabrizio RAVANELLI

Finale, 22/5/1996 – Roma, Stadio Olimpico – Juventus-Ayax 1-1 (13’ Ravanelli, 41’ Litmanen) 4-2 d. i r.: Davids p, Ferrara +, Litmanen +, Pessotto +, Scholten +, Padovano +, Silooy p, Jugovic +.

J: Peruzzi, Ferrara, Pessotto, Torricelli, Vierchowod, Paulo Sousa (12’ st Di Livio), Deschamps, Conte (44’ pt Jugovic), Vialli, Del Piero, Ravanelli (32’ st Padovano), All. Marcello Lippi.

A: Van der Sar, Silooy, Blind, F. De Boer (23’ st Scholten), Bogarde, R. De Boer (1’ pts Wooter), Finidi, Davids, Kanu, Litmanen, Musampa (1’ st Kluivert). All. Luis Van Gaal.

1997

Sembra che possa compirsi uno dei grandi cicli della storia del calcio. Infatti, la quinta finale arriva l’anno dopo. Come contro l’Amburgo, la pratica Borussia Dortmund sembra solo una formalità. E invece, anche in questo caso, all’Olimpyastadion di Monaco di Baviera, accade l’impensabile.

Tra i tedeschi militano calciatori forse troppo presto scartati dai bianconeri: Reuter, Kohler, Moller e Paulo Sosa. Sarà proprio la rabbia degli ex a spingere la formazione guidata da Hitzfeld. Nel primo tempo Riedle andrà a segno due volte. Del Piero proverà a riaprire la gara con uno splendido gol di tacco, ma il giovane Ricken fisserà la partita sul 3-1 per i tedeschi.

Alessandro DEL PIERO
Alessandro DEL PIERO

Finale, 28/5/1997 – Olympiastadion, Munich – Juventus-Borussia Dortmund 1-3 (29’ e 34’ Riedle; st 19’ Del Piero, 26’ Ricken)

J: Peruzzi, Porrini (1’ st Del Piero), Ferrara, Montero, Iuliano, Di Livio, Deschamps, Zidane, Jugovic, Boksic (42’ st Tacchinardi), Vieri (27’ st Amoruso). All. Marcello Lippi.

B: Klos, Kree, Sammer, Reuter, Lambert, Paulo Sousa, Moeller (44’ st Zorc), Heinrich, Riedle (22’ st Herrlich), Chapuisat (25’ st Ricken), All. Ottmar Hitzfeld.

1998

La Juve di Lippi è per il terzo anno di fila in finale. Questa volta l’avversario è di grande prestigio. Il Real Madrid che il 20 maggio del 1998 si presenta sul terreno dell’Amsterdam Arena, non è però una delle formazioni migliori della storia dei galacticos. Però è una squadra che, se sulla carta è inferiore alla formazione bianconera che vede nelle sue fila Del Piero e Zidane, non presenta particolari punti deboli. Difesa forte con Illgner, Panucci, Hierro e Roberto Carlos e il solo Sanchis lievemente inferiore, centrocampo tosto con Redondo affiancato da Karembeu e Seedorf, attacco discreto con Mijatovic e Morientes e un Raul che gioca dietro di loro. Partita non particolarmente bella decisa da un gol al 22’ della ripresa di Mijatovic, palesemente in posizione di fuorigioco. Le merengues centrano la settima coppa, tagliando per primi il traguardo dopo 31 anni.

Pedrag MIJATOVIC
Pedrag MIJATOVIC

Finale, 20/5/1998 – Amsterdam, Arena – Juventus-Real Madrid 0-1 (st 22’ Mijatovic)

J: Peruzzi, Torricelli, Juliano, Montero, Di Livio (1’ st Tacchinardi), Descahmps (33’ st Conte), Davids, Pessotto (28’ st Fonseca), Zidane, Inzaghi, Del Piero. All. Marcello Lippi.

R: Illgner, Panucci, Sanchis, Hierro, Roberto carlos, Seedorf, Karembeu, Redondo, Raul, (47’ st Amavisca), Mijatovic (44’ st Suker), Morientes (37’ st Jaime). All. Jupp Heynckes.

2003

La finale di Manchester fu è stata l’unica giocata tra due squadre italiane. Nel mitico Old Trafford i bianconeri affrontano il Milan. La partita è una delle più brutte nella storia delle finali tra Coppa dei Campioni e Champions. Troppa paura di perdere su entrambi i fronti. I tempi regolamentari finiranno sullo 0-0. Come pure i supplementari. Si va ai rigori. Qui il protagonista è Dida che riesce a ipnotizzare i tiratori bianconeri. Finisce 3-2 per i rossoneri di Ancelotti.

Andriy SHEVCHENKO
Andriy SHEVCHENKO

Finale, 28/5/2003 – Manchester, Old Trafford – Juventus-Milan 0-0 (2-3 d. i r.: Trezeguet p, Serginho +, Birindelli +, Seedorf p, Zalayeta p, Kaladze p, Montero p, Nesta +, Del Piero +, Shevchenko+)

J: Buffon, Thuram, Tudor (42’ pt Birindelli), Ferrarta, Montero, Camoranesi (1’ st Conte), Tacchinardi, Davids (20’ st Zalayeta), Zambrotta, Trezeguet, Del Piero. All. Marcello Lippi.

M: Dida, Costacurta (20’ st Roque Junior), Nesta, Maldini, Kaladze, Rui Costa (42’ st Ambrosini), Gattuso, Pirlo (26’ st Serginho), Seedorf, Shevchenko, Inzaghi. All. Carlo Ancelotti.

(i testi sono stati rielaborati da corriere.it; i tabellini ripresi da juworld.net)

La curva Z

corriere heysel

Andammo a Basilea in macchina. La partita, il 16 maggio 1984, era tra Juventus e Porto. Valevole per la Coppa delle Coppe. La Juve era reduce dal flop di Atene con l’Amburgo. In Grecia Trapattoni perse una finale di Coppa dei Campioni che secondo molti doveva già aver vinto. Era la squadra di Boniek, Tardelli e Rossi. Era la squadra di Paltini. Avrebbe dovuto dominare l’Europa. Fu così solo in parte.

Dicevo che ho una cugina a Pratteln, periferia di Basel. Un po’ come Capurso e Bari. La Svizzera tedesca, anche allora, era un po’ un altro mondo. A Pratteln trovammo da Maria e Ferdinando un’ospitalità straordinaria. La cittadina è abitata da tedeschi, da turchi (molti, a migliaia) e da una nutrita colonia di adelfiesi.

La Juve vinse (Vignola e Boniek, in mezzo il portoghese Sousa), faticando come sempre quando si trattava di tornei internazionali.

L’ho presa alla larga per raccontare di come arrivammo alla vigilia della finale di Coppa dei Campioni, con il cuore a pompa e la voglia di ripetere l’esperienza. L’ostacolo tra la Juventus e la sua prima Coppa dei Campioni (persa prima a Belgrado con il grande Ajax di Cruijff, poi a Atene con il gollonzo di Magath) era il Liverpool. Chiamai l’amico che mi aveva dato la dritta per i biglietti a Basilea. Mi disse: sono disponibili quelli della curva “Z”, va bene?Se non c’è di meglio, va bene. Mentre discutevamo sul mezzo con cui andare in Belgio, un paio di amici-compagni di viaggio ebbero problemi di famiglia uno, di lavoro l’altro. Non si può più andare, a meno di non spendere due volte la cifra preventivata. Ma io avrei dovuto sposarmi l’agosto successivo. Mancavano dieci giorni. La mia rinuncia ai cinque tagliandi della curva Z fece cosa gradita: c’erano migliaia di prenotazioni in attesa.

Giovedì sono trent’anni da quel 29 maggio 1985. Visto che non andammo più a Bruxelles, contribuimmo ad organizzare la visione pubblica della partita all’interno del cinema, che allora mi pare si chiamasse Jolly. L’ex Enal era pieno di tifosi capursesi e non.

Quella serata si rivelò l’incubo perfetto. Forse Stephen King non avrebbe potuto immaginare una tragedia simile. Ancora oggi molti di noi provano vergogna per aver festeggiato dopo la vittoria sul Liverpool. Un incubo anche la partita, con quel rigore che vide solo l’arbitro.

during the Heysel commemorative ceremony on May 29, 2010 in Turin, Italy.Morire per una partita di calcio è quanto di più assurdo l’uomo possa pensare. Quando poi la morte diventa eccidio, l’assurdità si trasforma, appunto, in incubo.

Domenica scorsa, nella sua rubrica “Sette giorni di cattivi pensieri”, il maestro Gianni Mura, ha parlato della tragedia dell’Heysel ricordando tre libri. Mi piace riportare l’intero brano della sua splendida rubrica domenicale. Nel mese dedicato al libro, non serve essere tifoso per rileggere, a distanza di tanti anni, quel che accadde in quel buco nero in cui il calcio fece inghiottire tante persone assiepate nel vecchio e inadeguato stadio della capitale belga. Assiepate nella curva Z. (http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_dell’Heysel)

“Trent’anni fa, l’Heysel. Dove ai cretini si sommarono i violenti, gli ubriachi, i disorganizzati. E fu una strage di innocenti, di persone che erano andate a Bruxelles per vedere una partita e si ritrovarono in una trincea di metallo e cemento, schiacciate dalla furia degli hooligans. Su quella notte sono freschi di stampa tre libri, che meritano tutti uno spazio nello scaffale del dolore. Il primo l’ha scritto Francesco Caremani: “Heysel”, le verità di una strage annunciata” (ed. Bradipolibri, 227 pagine, 15 euro). Si basa in gran parte sulla testimonianza di Otello Lorentini, padre di Roberto, il medico morto mentre cercava di soccorrere gli altri. E sulla lunga battaglia legale che seguì quella tragica notte, il cui orrore è testimoniato dalle foto di Salvatore Giglio. Anche Otello era all’Heysel, e di un lutto privato seppe fare una battaglia civile. Se oggi gli stadi sono più sicuri è anche merito suo. È morto un anno fa. E nel libro denuncia insensibilità che s’aggiungono alle violenze: «I nostri familiari al momento dell’autopsia erano stati sezionati come maiali e neanche ricuciti. Questa storia è venuta fuori al processo. I medici belgi hanno dichiarato che non gli pagavano gli straordinari e che il governo italiano aveva fretta di riavere i corpi».

Il secondo l’ha scritto Emilio Targia, giornalista romano: ” Quella notte all’Heysel” (ed. Sperling&Kupfer, 175 pagine, 14,90 euro). Anche lui c’era, quella notte. Il suo è un racconto “da dentro”, come quelli che ha raccolto da altri sopravvissuti. Il dolore, la rabbia, la paura, l’angoscia delle voci che rimbalzano: i morti sono sette, i morti sono venti. È un libro per non dimenticare. Perché senza memoria, per usare parole sue, saremmo luci spente.

Il terzo libro è scritto a quattro mani: “Il giorno perduto” (ed. 66thand2nd, 329 pagine, 18 euro). Le mani sono di Gian Luca Favetto ed Anthony Cartwright, un italiano e un inglese. È un romanzo, è la storia di un viaggio a Bruxelles di Mich, juventino della Valchiusella, e di Christy, disoccupato di Liverpool. Un viaggio verso la felicità e la gloria che l’Heysel sembra promettere, una storia di destini incrociati scritta a montaggio alternato.”

LA STRADA DELLA REDENZIONE DI ANTONELLO

La pagina dello sport provinciale della Gazzetta del 6 febbraio 2015
La pagina dello sport provinciale della Gazzetta del 6 febbraio 2015

Il calcio, soprattutto il “mio” calcio, sa narrare mille storie. Storie di campioni grandi e piccoli. Ne ho raccolta una e raccontata sulla pagina dello Sport Barese della Gazzetta. Grazie al collega e maestro Mimmo De Gregorio per aver segnalato il caso. E ad Antonello (che fra qualche mese diventerà papà) e alla sua famiglia vada il mio più grande “buona fortuna”. La dignità con cui ha ripercorso la sua personalissima “strada del peccato” è degna di una bella persona.

La storia di Antonello l’abbiamo anche raccontata nella trasmissione Calcioclubmania che va in onda su Antenna Sud il venerdì, in seconda serata. I servizi possono essere visti e rivisti sul sito Nicholaus.tv. 

http://nicholaus.tv/?p=204

A me mi piace Maradona. E ti fissa negli occhi, da dietro gli occhiali di tendenza, come per dire: e come non potrebbe essere lui, il Pibe de oro, il mio idolo. Anche se il Mano de dios ha più o meno l’età di papà. L’altro idolo: Salvatore. <Quello che più mi dispiace – sussurra, infatti, – è aver tradito lui, avergli dato un grande dolore. A lui e a mamma. Che però mi sono rimasti vicini. Hanno capito che ho sbagliato. E hanno capito che ho capito di avere sbagliato. Loro sono dei grandi>. Antonello Lovreglio ha 24 anni, è barese di Japigia, fa il calciatore. Nel Rutigliano, il club di Promozione che ha accolto il progetto di reinserimento dopo che s’è fatto un anno e mezzo di carcere per roba di marijuana e cocaina. L’hanno beccato, Antonello. Gli hanno dato sette anni, poi ridotti a quattro in appello. <In carcere a Bari è stata dura, ma mi sono reso conto che era una specie di albergo quando mi hanno mandato a Lucera>.

Ha detto al giudice che non lo faceva più. Nel nome del padre e nel nome del pallone. Inseguendo il sogno di Dieguito, spezzatosi qualche anno fa in un’amichevole tra la Gelbison e il Casarano. <Dopo la trafila alle giovanili del Bari e alla Virtus, sono andato a Vallo della Lucania. Mi sentivo felice, orgoglioso. L’allenatore voleva vedermi. Dico: è fatta, farò una bella carriera>. E invece? <In uno scontro di gioco, in amichevole, si lesionano due vertebre. E stavolta dico: è finita, chissà se riuscirò più a muovere le gambe>. Per sua fortuna Antonello è costretto a perdere solo tre anni di calcio.
Ma lui ci mette il carico da undici e rischia di perdere molto di più. Anni di vita. <Mi sentivo vuoto, ho ceduto. Mi hanno preso, ho pagato, sto pagando. Non sono un bandito, non voglio esserlo. Voglio essere un calciatore>.
Antonello non può andare in trasferta. Ora è un calciatore dimezzato. <A vederlo, fa certe cose che ti lasciano a bocca aperta – dice Mimmo De Gregorio, dirigente della Rutiglianese, giornalista in pensione, una sorta di secondo padre -. Con i compagni l’integrazione è perfetta, il suo comportamento è sempre ottimo. Il presidente Giovanni Saffi è soddisfatto per aver firmato la convenzione che ci autorizza (e responsabilizza) a tenere il ragazzo con noi per alcune ore>. La conferma viene da Michele Valentini, il tecnico dei grifoni: <Non ho avuto nessun problema ad accogliere il ragazzo. L’ho mandato in campo in alcuni spezzoni di partita. Al momento non posso far di più: s’è infortunato di nuovo e posso utilizzarlo solo qui a Rutigliano. Ora che ha recuperato, è uno della rosa>. Saverio Di Bari, il vecchio signore della mediana granata, lo sferza: <Ricordati che devi perdere almeno altri cinque-sei chili…>.
Il calcio come strada della redenzione. Senza dimenticare che il mondo là fuori è fatto anche di lavoro che non c’è: <Ho fatto tre mesi nel negozio dove lavora mio padre. Io sono pronto, aspetto il 13 febbraio. Ormai ci vuole poco>. Un altro giudice, l’ultimo, la Cassazione.
Antonello aspetta anche il primo gol della sua nuova esistenza. E lì la corsa sarà verso papà. Allora potrà dedicare a mamma “La fine”, la canzone di Tiziano Ferro (https://www.youtube.com/watch?v=UZkUWRqACfs) che s’è fatta tatuare sul fianco: un libro di quello che Antonello vuol essere oggi, alla ricerca di un nuovo inizio.

EDUCARE CON LO SPORT

 

Capurso, sala eventi della D'Addosio: da sinistra, Rossano (in piedi), Crudele, Paparesta e Legrottaglie
Da sinistra, Rossano (in piedi), Crudele, Paparesta, Legrottaglie e Armenise

Si è svolto, nella sala convegni della Biblioteca G. D’Addosio a Capurso, il convegno sul tema “Educare attraverso lo sport: missione ancora possibile?”. Sono intervenuti Nicola Armenise, psicologo del lavoro, Nicola Legrottaglie, ex calciatore, della Nazionale, di Bari, Juventus, Milani e Catania, oggi allenatore degli Allievi nazionali del Bari, Romeo Paparesta, direttore generale del settore giovanile del Bari e il sindaco di Capurso Francesco Crudele. Ha coordinato i lavori Francesco Rossano, dirigente della squadra Primavera dell’FC Bari 1908.

Incontro breve ma intenso.  Armenise ha parlato del diritto a non essere campioni, sancito da una delle principali norme dello sport federale. Lo sport aiuta al recupero, mentre i protagonisti devono aiutare ad arginare il cosiddetto “dropout”, l’abbandono.

Romeo Paparesta, dg dell'FC Bari 1908
Romeo Paparesta, dg dell’FC Bari 1908

Paparesta ha raccontato un anno di FC Bari 1908. “Il nostro obiettivo primario – ha detto l’ex arbitro, padre di Gianluca, presidente del club biancorosso – è il settore giovanile. Abbiamo dirigenti che hanno tra i loro compiti quello di contattare i presidi per conoscere come vanno i calciatori del settore giovanile. E devo dire che i risultati sono soddisfacenti, tanto da chiedermi come facciano questi ragazzi a reggere i ritmi imposti dalla scuola e dall’agonismo calcistico”. Quindi, l’ex dirigente dell’Enel ha invitato gli appassionati a tifare per la squadra della propria città: “Consentiremo il tifo per la Juventus o l’Inter solo per quest’altr’anno. Dopodiché quando saremo in Serie A, non lo ammetteremo più”. Dopo questa battuta, che tuttavia nasconde il desiderio e il progetto di costruire una squadra ad altissimi livelli per la Serie B prossima ventura, è intervenuto Legrottaglie.

Crudele, Paparesta, Legrottaglie e Armenise durante il convegno tenutosi in biblioteca
Crudele, Paparesta e Legrottaglie durante il convegno tenutosi in biblioteca

Che, anche stimolato dal sindaco, ha parlato della sua esperienza di vita, dell’incontro con la Bibbia (“un libro che tutti dovrebbero leggere, esso contiene i principi basilari dell’umanità”), coincisa con la sua resurrezione anche come calciatore. “Quando scelsi di andare in B con la Juve – ha detto l’ex difensore centrale di Mottola – ero talmente cambiato che anche le mie prestazioni si ribaltarono: passai dalle critiche feroci del pubblico juventino al diventare un loro idolo, aiutato in tal senso anche da un certo Deschamps”. Il tecnico di allora, undici anni prima aveva vinto la Coppa dei Campioni con i bianconeri e poi allenerà la nazionale transalpina.

LA JUVENTUS E LA COPPA DEI CAMPIONI – UNA STORIA CONTROVERSA (1958/1978)

Una formazione del 1958/1959
Una formazione del 1958/1959

STAGIONE 1958/59, PRIMA PARTECIPAZIONE

24/9/1958Juventus- Wiener Sportklub 3-1 (2’ Sivori, 8’ Horak, st 11’ e 17’ Sivori)

J: Mattrel, Corradi, Garzena, Emoli, Ferrario, Colombo, Muccinelli, Boniperti, Charles, Sivori, Stacchini. All. Brocic.

W: Szanwald, Hasenkopt, Jaros, Oslansky, Buellwatsch, Barschandt, Horak, Knoll, Hof, Hammler, Skerlan. All. Pesser.

24/9/1958 – Wiener Sportklub -Juventus 7-0 (24’ Skerlan, 30’, 35’ Hammler, st 17’, 35’ Hammler, 38’ rig. E 40’ Hof)

W: Szanwald, Hasenkopt, Jaros, Oslansky, Buellwatsch, Barschandt, Horak, Knoll, Hof, Hammler, Skerlan. All. Pesser.

J: Mattrel, Corradi, Garzena, Emoli, Ferrario, Colombo, Boniperti, Palmer, Charles, Sivori, Stacchini. All. Brocic.

Finale, 3/6/1959, Neckarstadion, Stuttgart – Real Madrid-Stade Reims 2-0 (2′ Mateos; st 2′ Di Stefano)

R: Dominguez, Marquitos, Santamaria, Zàrraga, Santisteban, Ruiz, Kopa, Mateos, Di Stefano, Rial, Gento. All. Carniglia.

S: Colonna, Rodzyk, Jonquet, Giraudo, Perverne, Leblond, Lamartine, Bliard, Fontaine, Piantoni, Vincent. All. Batteux.

 

STAGIONE 1960/61, SECONDA PARTECIPAZIONE

Una formazione del 1960/1961
Una formazione del 1960/1961

21/9/1960Juventus-Cdna Sofia 2-0 (5’ Lojodice, 25’ Sivori)

J: Vavassori, Burelli, Cervato, B.Sarti, U.Colombo, Emoli, Nicolè, Lojodice, Charles, Sivori, Stivanello. All. Parola. C: Naidenov, Rakerov, Kovacev, Alexiev, Manolov, Dmitrov, Romanov, Zanev, Panayotov, Kolev, Jakimonov. All. Milev.

12/10/1960, Stadion Vasil Levski – Cdna-Juventus 4-1 (19’ Kovacev; st 10’ Kovacev, 20’ Panayotov, 30’ Zanev, 43’Nicolè)

C: Naidenov, Rakerov, Koscev, Dimitrov, Manolov, Kovacev, Rankov, Zanev, Panayotov, Kolev, Jakimonov. All. Milev.

J: Romano, Burelli, B.Sarti, U.Colombo, Cervato, Leoncini, Nicolè, Boniperti, Charles, Lojodice, Stivanello. All. Parola.

Finale, 31/5/1961, stadio Wankdorf, Berna – Benfica-Barcellona 3-2 (21’ Kocsis, 31’ Aguas, 32’ aut. Ramallets; st 10’ Coluna, 30’ Czibor).

Be: Costa Pereira, Mario Joao, Angelo Martins, Jose Neto, Germano, Cruz, Josè Augusto, Goaquim Santana, Josè Aguas, Coluna, Cavèm. All. Béla Guttmann.

Ba: Ramallets, Foncho, Enric Gensana, Sigfrid Gracia, Martì Verges, Jesùs Garay, Kubala, Sandor Kocsis, Evaristo, L.Suarez, Czibor. All. Enrique Orizaola.

 

STAGIONE 1961/62, TERZA PARTECIPAZIONE

Una formazione del 1961/1962
Una formazione del 1961/1962

20/9/1961, stadio Apostolos Nikolaidis – Panathinaikos Atene-Juventus 1-1 (45’ Mora; st 21’ Papaemmaouel).

P: Vutsaras, Kamaras, Andreu, Nempidis, Linoxilakis, Pitchutis, Theofanis, Papaemmanouel, Domasos, Filikuris, Panakis. All. Game.

J: Anzolin, Caroli, Bozzao, Bercellino I, Charles, Leoncini, Mora, Rosa, Nicolè, Mazzia, Stacchini. All. Parola.

27/9/1961 – Juventus-Panathinaikos Atene 2-1 (20’ Nicolè, 23’ Rossano; st 17’ Kolevas, rig.)

J: Anzolin, Leoncini, Bozzao, Bercellino I, Charles, Emoli, Mora, Rosa, Nicolè, Sivori, Rossano. All. Parola.

P: Vutsaras, Kamaras, Andreu, Nempidis, Linoxilakis, Pitchutis, Kolevas, Papaemmanouel, Domasos, Filikuris, Panakis. All. Game.

8/11/1961, stadio Jugoslavenska Narodna Amija – Partizan Belgrado -Juventus 1-2 (34’ Nicolè; st 28’ Rosa, 42’ Vasovic)

P: Soksic, Jusufi, Sombolac, Radovic, Milutinovic, Vasovic, Cebinac, Kovacevic, Vislavski, Galic, Mihailovic. All. Bobek.

J: Anzolin, Garzena, Bozzao, Emoli, Bercellino, Leoncini, Stacchini, Rosa, Nicolè, Sivori, Rossano. All. Parola.

15/11/1961 – Juventus-Partizan Belgrado 5-0 (1’ Nicolè, 36’ Mora; st 10’ Rosa, 16’ Mora, 22’ Stacchini).

J: Anzolin, Garzena, Bozzao, Emoli, Charles, Leoncini, Mora, Rosa, Nicolè, Mazzia, Stacchini. All. Parola.

P: Soksic, Jusufi, Mihailovic, Sombolac, Radovic, Milutinovic, Vasovic, Cebinac, Vislavski, Vukelic, Galic, Hasanagic. All. Bobek.

14/2/1962 – Juventus – Real Madrid 0-1 (st 24’ Di Stefano)

J: Anzolin, Castano, Sarti, Mazzia, Charles, Leoncini, Mora, Rosa, Nicolè, Sivori, Stacchini. All. Parola.

R: Araquistain, Casado, Miera, Felo, Santamaria, Pachin, Canario, Del Sol, Di Stefano,Puskas, Gento. All. Munoz.

21/2/1962, stadio Santiago Bernabeu – Real Madrid -Juventus 0-1 (38’ Sivori)

R: Araquistain, Casado, Miera, Del Sol, Santamaria, A.Ruiz, Tejada, F.Ruiz, Di Stefano,Puskas, Gento. All. Munoz.

J: Anzolin, Sarti, Garzena, Charles, Bercellino, Leoncini, Mora, Mazzia, Nicolè, Sivori, Stacchini. All. Parola.

28/2/1962, stadio Parc des princes – Real Madrid -Juventus 3-1 (1’ Felo, 36’ Sivori; st 20’ Del Sol, 27’ Tejada).

R: Araquistain, Casado, Miera, Felo, Santamaria, Pachin, Tejada, Del Sol, Di Stefano,Puskas, Gento. All. Munoz.

J: Anzolin, Sarti, Garzena, Charles, Bercellino, Leoncini, Mora, Mazzia, Nicolè, Sivori, Stacchini. All. Parola.

Finale, 2/5/1962, stadio Olympisch, Amsterdam – Benfica-Real Madrid 5-3 (17’ e 23’ Puskas, 25’ Aguas, 34’ Cavém, 38’ Puskas; st 6’ Coluna, 20’ e 23’ Eusebio).

B: Pereira, Mario Joao, Germano, Martins, Cavém, Cruz, José Augusto, Eusebio, Aguas, Coluna, Simoes. All. Bela Guttmann.

R: Aarquistain, Casado, Miera, Felo, Santamaria, Pachin, Tejada, Del Sol, Di Stefano, Puskas, Gento. All. Miguel Munoz.

 

STAGIONE 1967/68, QUARTA PARTECIPAZIONE

Una formazione del 1967/1968
Una formazione del 1967/1968

20/9/1967, stadio Georgios Karaiskakis – Olympiacos Pireo -Juventus 0-0

O: Valianos, Gaitatsis, Pavlidis, Polychroniu, Zanderoglu, Aganian, Vassiliu, G.Sideris, N.Sideris, Youtsos, Botino (esp. 37’ st). All. Bukovi.

J: Anzolin, Gori, Leoncini, Bercellino, Castano, Salvadore, Simoni, Del Sol, De Paoli, Cinesinho, Menichelli. All. Herrera.

11/10/1967 – Juventus–Olympiacos Pireo 2-0 (12’ Zigoni; st 4’ Menichelli)

J: Colombo, Gori, Leoncini, Bercellino, Sarti, Salvadore, Simoni, Del Sol, Zigoni, Cinesinho, Menichelli. All. Herrera.

O: Valianos (5’ st Xaechacos), Gaitatsis, Pavlidis, Polychroniu, Zanderoglu, N.Siders, Vassiliu, G.Sideris, Aganian, Youtsos, Barbalias. All. Bukovi.

29/11/1967 – Juventus–Rapid Bucuresti 1-0 (st 13’ Magnusson)

J: Anzolin, Salvadore, Leoncini, Bercellino, Castano, Sacco, Magnusson, Del Sol, Zigoni, Cinesinho, Menichelli. All. Herrera.

R: Raducanu, Lupescu, Greavu, Dinu, Motroc, Dan, Nasturescu, Dumitru, Jonescu, Jamaischi, Codreanu, All. Stanculescu.

13/12/1967 – stadio 23 agosto – Rapid Bucuresti-Juventus 0-0

R: Raducanu, Lupescu, Greavu, Dinu, Motroc, Dan, Nasturescu (esp. 15’ st), Dumitru, Jonescu, Jamaischi, Codreanu, All. Stannculescu.

J: Anzolin, Salvadore (15’ st esp.), Leoncini, Bercellino, Castano, Sacco, Magnusson, Del Sol (40’ pt infort.), Zigoni, Cinesinho, Coramini. All. Herrera.

31/1/1968, stadio Stadtische – Eintracht Braunschweig-Juventus 3-2 (12’ Favalli, 28’ Knack, 38’ aut. Cinesinho, 39’ Berg; st 36’ Sacco).

E: Wolter, Grzyb, Moll, Schmidt, Knack, Baese, Gerwien, Ulsass, Dulz, Berg, Maas. All. Johanssen.

J: Anzolin, Gori, Leoncini, Sarti, Castano, Coramini, Favalli, Del Sol, Zigoni, Cinesinho, Sacco. All. Herrera.

28/2/1968 – Juventus–Eintracht Braunschweig 1-0 (st 43’ rig. Bercellino).

J: Anzolin, Salavdore, Leoncini, Bercellino, Castano, Sacco, Magnusson, Del Sol, De Paoli, Cinesinho, Zigoni. All. Herrera.

E: Wolter, Grzyb, Moll, Schmidt, Knack, Baese, Gerwien, Elfert, Sabrowski, Dulz, Maas. All. Johanssen.

20/3/1968, stadio Wankdorf, Berna – Juventus–Eintracht Braunschweig 1-0 (st 10’ Magnusson).

J: Anzolin, Salavdore, Leoncini, Bercellino, Castano, Sacco, Magnusson, Del Sol, De Paoli, Cinesinho, Zigoni. All. Herrera.

E: Wolter, Grzyb, Moll, Schmidt, Knack, Baese, Gerwien, Ulsass, Dulz, Berg, Maas. All. Johanssen.

9/5/1968, stadio Estadio do Benfica – Benfica Lisbona-Juventus 2-0 (st 18’ Torres, 24’ Eusebio).

B: José Enrique, Adolfo, Humberto, Jacinto Santos, Cruz, Graca, Coluna, José Augusto, Torres, Eusebio, Simoes. All. Gloria.

J: Anzolin, Roveta, Leoncini, Bercellino, Castano, Salvadore, Magnusson, Del Sol, Zigoni, Cinesinho, Menichelli. All. Herrera.

15/5/1968 – Juventus–Benfica Lisbona 0-1 (st 24’ Eusebio).

J: Anzolin, Roveta, Leoncini, Bercellino, Coramini, Salvadore, Magnusson, Del Sol, De Paoli, Sacco, Zigoni. All. Herrera.

B: José Enrique, Adolfo, Humberto, Jacinto Santos, Graca, Cruz, Coluna, José Augusto, Torres, Eusebio, Simoes. All. Gloria.

Finale, 29/5/1968, stadio Wembley, Londra – Manchester United-Benfica 4-1 (st 10’ Charlton, 35’ Graca; pts 7’ Best, 8’ Kidd, 10’ Charlton).

M: Steoney, Brennan, Stiles, Foulkes, Dunne, Crerand, Best, Sadler, Charlton, Kidd, Aston. All. Matt Busby.

B: José Enrique, Adolfo, Humberto, Jacinto Santos, Cruz, Graca, Coluna, José Augusto, Torres, Eusebio, Simoes. All. Otto Gloria.

 

STAGIONE 1972/73, QUINTA PARTECIPAZIONE

Una formazione del 1972/1973
Una formazione del 1972/1973

13/9/1972 – Stade de Gerland, Lion (cn) – Olympique Marsiglia-Juventus 1-0 (8’ st aut. Salvadore)

O: Carnus, Lopez, Kula, Bosquier, Zwunka, Buigues, Magnusson, Gress, Franceschetti, Bonnel, Leclerq. All. Linder.

J: Zoff, Spinosi, Marchetti, Furino, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello, Haller (43’ st Bettega). All. Vycpalek.

27/9/1972 – Juventus-Olympique Marsiglia 3-0 (4’ e 37’ Bettega, 44’ Haller)

J: Zoff, Spinosi, Marchetti (41’ pt Cuccureddu), Furino, Morini, Salvadore, Haller (35’ st Altafini), Causio, Anastasi, Capello, Bettega. All. Vycpalek.

O: Carnus, Lopez, Bosquier, Zwunka, Kula, Bonnel, Franceschetti, Di Caro (1’ st Magnusson), Gress, , Skoblar, Leclerq. All. Linder.

25/10/1972 – Juventus-Magdeburg 1-0 (st 21’ Anastasi)

J: Zoff, Spinosi, Cuccureddu, Furino, Morini, Salvadore, Haller, Causio, Anastasi, Capello, Bettega. All. Vycpalek.

M: Schulze, Enge, Achtel, Zapf, Abraham, Seguin, Decker, Pommerenke, Sparwasser, Tyll, Hermann. All. Krugel.

8/11/1972, Ernst Grube Stadion – Magdeburg-Juventus 0-1 (st 5’ Cuccureddu)

M: Schulze, Enge, Zapf, Abraham, Achtel, Pommerenke, Seguin, Decker, Tyll (12’ st Raugust), Sparwasser, Hermann (st 12’ Pysall). All. Krugel.

J: Zoff, Spinosi, Marchetti, Furino, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello, Bettega (st 28’ Haller). All. Vycpalek.

7/3/1973 – Juventus-Ujpesti Dozsa 0-0

J: Zoff, Spinosi, Marchetti, Furino (20’ st Cuccureddu), Longobucco, Salvadore, Haller, Causio (29’ st Altafini), Anastasi, Capello, Bettega, All. Vycpalek.

U: Szemtmihalyi, Golar, Harsanyi, Toth, Dunai III, Horwath, Fazekas, Juhasz, Bene, Dunai II (16’ pt Nagy), Zambo. All. Kovacs.

21/3/1973 – Ujpesti Dozsa-Juventus 2-2 (1’ Bene, 13’ Toth, 30’ Altafini; st 11’ Anastasi).

U: Szemtmihalyi, Golar, Harsanyi, Toth, Dunai III, Horwath, Fazekas, Juhasz, Bene, Nagy , Zambo (34’ st Kellner). All. Kovacs.

J: Zoff, Spinosi, Longobucco, Furino, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello, Altafini (31’ st Bettega). All. Vycpalek.

11/4/1973 – Juventus-Derby County 3-1 (27’ Altafini, 29’ Hector; st 20’ Causio, 39’ Altafini)

J: Zoff, Spinosi, Marchetti, Furino, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu (19’ st Haller), Anastasi, Capello, Altafini. All. Vycpalek.

D: Boulton, Webster, Nish, Durban, Mc Farland, Todd, Mc Govern, Hector, O’Hare, Gemmill, Powell. All. Clough.

25/4/1973 – Derby County-Juventus 0-0

D: Boulton, Webster, Nish, Powell (1’ st Durban), Daniel (24’ st Sims), Todd, Mc Govern, O’Hare, Davies, Hector, Hinton. All. Clough.

J: Zoff, Spinosi, Marchetti, Furino, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu (22’ st Longobucco), Anastasi, Capello, Altafini. All. Vycpalek.

Finale, 30/5/1973, stadio Crvena Zvezda, Belgrado – Ajax Amsterdam-Juventus 1-0 (4’ Rep)

AJAX – Stuy, Suurbier, Hulshoff, Blankenburg, Krol, Neeskens, G.Muhren, Haan, Rep, Cruijff, Keizer. All. Stefan Kovacs.

JUVENTUS – Zoff, Marchetti, Longobucco, Furino, Morini, Salvadore, Altafini, Causio (28’ st Cuccureddu), Anastasi, Capello, Bettega (18’ st Haller). All. Cestmir Vycpalek.

 

STAGIONE 1973/74, SESTA PARTECIPAZIONE

L'organico ad inizio della stagione 1973/1974
L’organico ad inizio della stagione 1973/1974

19/9/1973 – stadio Rudolf Harbig – Dynamo Dresda-Juventus 2-0 (28’ Kreische, 39’ Schade)

D: Boden, Helm, Waetzlich, Haefner, Ganzera, Geyer, Heidler, Schade, Rau, Kreische, Sachse (33’ st Sammer). All. Fritsch.

J: Zoff, Spinosi, Longobucco, Marchetti, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello, Bettega (33’ st Altafini). All. Vycpalek.

3/10/1973Juventus -Dynamo Dresda 3-1 (9’ Furino, 24’ aut. Capello, 25’ Altafini, 30’ Cuccureddu; st 30’ Sachse)

J: Zoff, Spinosi, Marchetti, Furino, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello, Altafini (16’ st Bettega). All. Vycpalek.

D: Boden, Helm, Ganzera, Sammer, Waetzlich, (28’ st Schmuchs), Geyer, Haefner, Schade, Heidler, Rau, Sachse. All. Fritsch.

 

STAGIONE 1975/76, SETTIMA PARTECIPAZIONE

La rosa della stagione 1975/1976
La rosa della stagione 1975/1976

17/9/1975 – Stadion Vasil Levski – Cska-Juventus 2-1 (40’ Anastasi; st 35’ Denev, 46’Marashliev)

C: Filipov, Zafirov, Ranghelov, Vassilev, Kolev, Penev, Stretkov (1’ st Marashliev), Markov, Pritargov, Denev, Joncev. All. Manolov.

J: Zoff, Tardelli, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Cuccureddu, Causio, Anastasi (36’ st Altafini), Gori, Bettega. All. Parola.

1/10/1975Juventus-Cska 4-1 (39’ Furino; st 13’ Anastasi)

J: Zoff, Gentile, Cuccureddu, Furino, Morini, Scirea, Damiani, Causio, Anastasi, Gori, Bettega. All. Parola.

C: Filipov, Zafirov, Stankov, Vassilev, Kolev, Penev, Metediev (10’ st Joncev), Ranghelov, Pritargov, Denev (1’ st Predkov), Marashliev. All. Manolov.

22/10/1975 – Rheinstadion Dusseldorf – Borussia Moenchengladbach-Juventus 2-0 (28’ Heynckes, 36’ Simonssen)

B: Kleff, Vogts, Schaeffer, Wittkamp, Bonhof, Danner, Simonssen, Wimmer, Jensen, Stielicke, Heynckes. All. Lattek.

J: Zoff, Spinosi, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Cuccureddu, Tardelli, Anastasi, Gori (7’ st Altafini), Bettega. All. Parola.

5/11/1975 – Juventus -Borussia Moenchengladbach 2-2 (35’ Gori; st 17’ Bettega, 25’ Dannera, 43’ Simonssen)

J: Zoff, Spinosi, Gentile, Tardelli (30’ st Altafini), Furino, Morini, Scirea, Causio, Gori, Anastasi, Capello, Bettega (26’ st Damiani). All. Parola.

B: Kleff, Vogts, Schaeffer, Wittkamp, Bonhof, Danner, Simonssen, Wimmer, Jensen, Stielicke, Heynckes. All. Lattek.

Finale, 12/5/1976 – Hampden Park, Glasgow – Bayern Monaco-Saint Etienne 1-0 (st 12’ Roth)

B: Maier, Hansen, Schwarzenbeck, Beckenbauer, Horsmann, Durnberger, Roth, Kapellmann, Rummenigge, Muller, Hoeness. All. Dettmar Cramer.

S: Curkovic, Repellini, Piazza, Lopez, Janvion, Bathenay, Santini, Larqué, P.Revelli, H.Revelli, Sarramagna (37’ st Rocheteau). All. Robert Herbin.

 

STAGIONE 1977/78, OTTAVA PARTECIPAZIONE

Una formazione del 1977/1978
Una formazione del 1977/1978

14/9/1977 – stadio Makario – Omonia Nicosia-Juventus 0-3 (34’ Bettega, 42’ Fanna; st 14’ Virdis)

O: Lukas, Patikis, Antonis, Takis, Klitos, Gregory, Tsikos, Pogiatsis (15’ st Tsiakis), Kaiafas, Charalambous, Kanaris. All. Argirov.

J: Zoff, Spinosi, Cabrini, Cuccureddu, Morini, Scirea, Fanna, Causio, Boninsegna, Bettega (10’ st Verza), Virdis. All. Trapattoni.

14/9/1977 – Juventus-Omonia Nicosia 2-0 (11’ Boninsegna; st 30’ Virdis)

J: Alessandrelli, Gentile, Cabrini, Furino (1’ st Verza), Spinosi, Scirea, Fanna, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Virdis. All. Trapattoni.

O: Lukas (1’ st Eleftheriades), Patikis, Antonis, Miamiliotis, Pogiatsis, Gregory, Mavris (22’ pt Tsikos), Klitos, Kaiafas, Charalambous, Kanaris. All. Argirov.

19/10/1977 – Oval stadium, Belfast – Glentoran-Juventus 0-1 (38’ Causio)

G: Matthews, Mc Creery, R.Mc Fall, Walsh, Robson, Moreland, Dougan (20’ st Stewart), Jamison, Caskey, Q.Mc Fall, Feeney. All. Stewart.

J: Zoff, Cuccureddu, Gentile (1’ st Cabrini), Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega (39’ pt Virdis). All. Trapattoni.

2/11/1977 – Juventus -Glentoran 5-0 (10’, 20’ Virdi; st 8’ Boninsegna, 25’ Fanna, 32’ Benetti)

J: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Spinosi, Scirea, Fanna, Causio (18’ st Cuccureddu), Virdis, Benetti, Bettega (1’st Boninsegna). All. Trapattoni.

G: Matthews, Mc Creery, R.Mc Fall, Walsh, Robson, Moreland, Stewart (39’ st O’Neill), Jamison, Caskey, Q.Mc Fall, Feeney. All. Stewart.

1/3/1978 – stadio De Meer, Amsterdam – Ajax-Juventus 1-1 (st 41’ Van Dord, 45’ Causio)

A: Schrijvers, Zuidema, Everse, Erkens, Van Dord, Krol, La Ling (14’ st Bouma), Arnesen (32’ st Mayer), Geels, Schoenaker, Tahamata. All. Ivic.

J: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino (15’ st Cabrini), Morini, Scirea, Causiom Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega. All. Trapattoni.

15/3/1978 – Juventus-Ajax- 1-1 (st 41’ Van Dord, 45’ Causio); 3-0 rigori (Gentile-, Geels-, Benetti+, Van Dord-, Cabrini+,La Ling-, Causio+)

J: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Gentile, Morini, Scirea, Causiom,Tardelli (29’ st Spinosi), Fanna (1’ sts Boninsegna), Benetti, Bettega. All. Trapattoni.

A: Schrijvers, Zuidema, Everse, Erkens, Van Dord, Krol, Arnesen, Schoenaker, Geels, , Tahamata, Mayer (27’ st La Ling). All. Ivic.

29/3/1978 – Juventus-Club Brugge 1-0 (st 42’ Bettega)

J: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino (3’ st Cabrini), Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega. All. Trapattoni.

B: Jensen, Bastijns, Volders, Cools, Leekens, Krieger, Van der Eycken, De Cubber, Verheecke, Corant, Soerensen. All. Happel.

12/4/1978 – Jan Breydel Stadion – Club Brugge-Juventus 2-0 dts (4’ Basijns; sts 12’ Van der Eycken).

B: Jensen, Bastijns, Volders, Cools, Leekens (28’ st Sanders), Krieger, Van der Eycken, Simoen, Lambert (1’ st Maes), Verheecke, Soerensen. All. Happel.

J: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Gentile, Spinosi, Scirea, Causio, Tardelli (1’ pts Furino), Fanna (1’ sts Boninsegna), Benetti, Bettega. All. Trapattoni.

Finale, 10/5/1978 – Wembley Stadium, London – Liverpool-Club Brugge 1-0 (19’ st Dalglish)

L: Clemence, Neal, Thompson, Hansen, Kennedy, Hugues, Dalglish, Case (18’ st Heyghway), Fairclough, McDermott, Souness. All. Bob Paisley.

C: Jensen, Bastijns, Maes (13’ st Sanders), Krieger, Leekens, Cools, De Cubber, Vanderycken, Simoen, Ku (25’ st Volders), Sorensen. All. Ernst Happel.

 

Tutto il carcere minuto per minuto

La terza pagina della Gazzetta
La terza pagina della Gazzetta

Splendida la vignetta in prima pagina del Corriere: Giannelli disegna una serie di ometti che giocano a calcio con tanto di tute a righe. Tutto il carcere minuto per minuto. E il bello (anzi: il brutto) è che la trasmissione si ripete da tempo. Ricordate il 1980 e Paolo Rossi e le giulie della polizia sulle piste degli stadi? E Calciopoli? E Signori e Masiello? Ora la magistratura ha scavato nella melma del calcio minore, Lega Pro e Serie D.

Pagina 5 della Gazzetta di oggi
Pagina 5 della Gazzetta di oggi

Per il giornale su cui scrivo, La Gazzetta del Mezzogiorno, avevo intervistato, proprio lunedì pomeriggio, Antonio Flora. Qualche ora dopo sarebbe stato arrestato, insieme al figlio e a Vito Morisco. Ecco l’intervista che avevo preparato e che non è mai stata pubblicata. Ed ecco invece le pagine della Gazzetta dedicate al nuovo scandalo. Purtroppo il giornale, per un improvviso sciopero, è stato pubblicato solo nella versione online, non uscendo nelle edicole.

Pagina due della Gazzetta
Pagina due della Gazzetta

L’INTERVISTA MAI PUBBLICATA

Ha una certezza, Antono Flora: <Con il calcio ho chiuso. Mi divertirò davanti alla mia cinquanta pollici. Vede, credo che Messi abbia lanciato un ponte tra l’Olanda e l’Argentina>. In che senso? <Credo che reincarni calcisticamente Cruijff e Maradona>.

Come inizio non c’è male per

Pagina 4 della Gazzetta
Pagina 4 della Gazzetta

Flora – stessa classe di Masssimo Moratti, per gli amici Ninì -, imprenditore barese in pensione. Ma dal Barça e da Barcellona dobbiamo tornare sulla terra. A Brindisi. Ha lasciato al suo braccio destro Vito Morisco la squadra di calcio dopo Pasqua solo perché ha litigato con il sindaco Mimmo Consales? <Non mi piace essere preso per i fondelli, l’ho detto e lo ripeto molto chiaramente. E lui mi ha preso in giro. Non credo di averlo meritato>. Ma i sindaci, dottor Flora, hanno altro a cui pensare: le buche nelle strade, i servizi sociali, le opere pubbliche, la tassazione locale… Il pallone è un gioco pericoloso per un primo cittadino. <Ha fatto promesse che non ha mantenuto. Io invece una promessa l’ho mantenuta: sono andato via>. Anche per colpa della giustizia sportiva. <L’Andria avrebbe vinto anche con la penalizzazione (per il caso D’Agostino, ndr). Il campionato sarebbe stato molto più bello, oltre che più giusto. Una multa da tremila euro l’hanno data a noi per lo sparo di tric e trac>.

20_05_p1Lei passa per uno che litiga spesso: con gli allenatori, con Vito Tisci, con i colleghi che al Barletta componevano il “consiglio degli otto”. <Intendo la conduzione di una società di calcio come un’azienda. E in un’azienda si litiga con un obiettivo: migliorare le prestazioni. Sono state liti che hanno lasciato pochi segni, nessuno indelebile>. Tranne, a quanto pare, l’ultima, che ha scavato una ferita profonda.

La Gazzetta, pagina 6
La Gazzetta, pagina 6

Andiamo alle origini. Flora ha cominciato a fare calcio per colpa di Giorgio. Il rampollo aveva un futuro da calciatore. Ma, al momento della svolta, a Milanello, fu proprio il papà a dire “no, grazie”. <Giorgio doveva studiare, mia moglie trovò la soluzione: costruisci una squadra su misura>. Nel ’96 nacque l’Angi Bari, in Terza Categoria. E poi? <Abito a pochi passi dalla vecchia sede della Federcalcio barese, in centro a Bari. Incontrai Tisci che mi propose di rilevare l’Acquaviva, la squadra della sua città>. Flora si lasciò convincere facilmente. Vinse la Promozione, ottenne una salvezza emozionante in Eccellenza. Il dado era tratto. Arrivarono le sirene del Barletta, sprofondato in Promozione, portando i biancorossi dalla Promozione alla C2.

Pagina 7 della Gazzetta di oggi
Pagina 7 della Gazzetta di oggi

Dopo aver rigonfiato il pallone all’ombra del Colosso, comincia a peregrinare: Liberty Bari, pochi mesi a Fasano, Trani e, da ultimo, Brindisi. Sei club amministrati, qualcuno dice con una punta di sarcasmo, a “chilometro zero”. Insomma, facendo spendere i soldi agli altri. <È vero solo in parte. L’imprenditore che si mette alla guida di una società di calcio e spende molte centinaia di migliaia di euro dura uno, due anni. La soluzione è quella adottata a Martina qualche anno fa. O quella attuale di Gravina. Noi l’avevamo sperimentata a Barletta>. E proprio qui, in C2, Flora lascia per una <stupida lite>. Che fa presto a diventare un rimpianto. Ne ha altri, sicuramente. <Aver accettato l’invito a rilevare il Fasano dei fratelli Carbone. Il sindaco Lello Di Bari mise dei soldi di tasca sua. Rimasi quattro mesi>.

Andiamo avanti con i rimpianti. <Non tutti sono tali, intendiamoci. Comunque: per esempio, mi sarebbe piaciuto andare al Taranto, e non avrei voluto lasciare Trani al secondo posto in D>.

La scaramanzia. <Chiamare ogni benedetta domenica l’allenatore per farmi dire la formazione>. E magari per un “suggerimento”. <E perché no? Ho la pretesa di capire di calcio. E in ogni caso, sono o non sono il presidente?>.

E il Liberty? <A Bari è impossibile fare calcio oltre al Bari. Però con quel progetto trovai un Michele Emiliano estremamente disponibile>. Un calciatore? <Facciamo due. Saverio Di Bari. Un leader. Le sue punizioni mi mettevano i brividi. E un ragazzo del Ghana, arrivato in barcone. Diceva di avere 19 anni. Da una radiografia ci accorgemmo che aveva delle artrosi tipiche di chi di anni ne ha minimo 29>. L’allenatore? <Giacomo Pettinicchio, un granduomo. Anche se con lui, come con Ciullo, Chiricallo, Columbo, con lo stesso Castellucci, ho litigato spesso>.

E se chiamasse Paparesta? <Ci abbiamo provato con Izzo e Canonico l’anno scorso: era al di là delle nostre possibilità. E poi ho detto o no di aver chiuso con il calcio?>.

Un’ultima cosa, dottor Flora. La Serie D è stata inserite nel circuito lecito delle scommesse. <Gravissimo errore. Il calcio è pieno di ferite, molte delle quali sono aperte. Le scommesse sono l’infezione, il sale sparso su quelle piaghe. Spero che ci ripensino>.

Promozione, ultima giornata. Prima Categoria, Polignano a un passo dal trionfo

Sul fascicolo Sport+ in edicola questa mattina con La Gazzetta del Mezzogiorno

PROMOZIONE

18_05_sport+bareseUna sconfitta indolore. Clamorosa, per quanto lo possa essere una battuta d’arresto all’ultima di campionato, ma senza effetti collaterali. Tranne qualche punturina dalla gradinata del “Sante Diomede”, lo stadio del San Paolo di Bari dove la Quartieri Uniti ha battuto 4-3 la dominatrice del Girone A di Promozione. <Mi dispiace per i tifosi che ci hanno seguito anche oggi – dice Valeriano Loseto, allenatore del Gravina -, ma le motivazioni nel calcio e nello sport in generale sono fondamentali. Mettiamoci anche che faceva caldo e che ho dato spazio a calciatori che hanno giocato meno>. La Quartieri Uniti Bari, dal canto suo, per dormire sonni tranquilli (i problemi, nella parte bassa della classifica, potevano arrivare in caso di sconfitta con la capolista e di concomitante vittoria del Celle a Bisceglie: evento alquanto improbabile e infatti non verificatosi) doveva vincere. E così è stato. La giovanissima formazione barese del patron Michele Calaprice ha raggiunto l’obiettivo prefissato: la salvezza. Arrivata con qualche problema di troppo, anche se Gianni De Bellis (oggi assente giustificato) ha dovuto fare i conti con un organico dall’anagrafe ben marcato.

Dietro il Gravina, Corato ha retto il passo del Bisceglie regolando il Nuova Molfetta con un classico 2-0 (protagonista ancora Sabino Terrone). <Sono state avversarie straordinarie – ammette Loseto -. Alla fine resterà il dato che hanno concluso a 4 punti dalla vincitrice e questo è un dato che la sua importanza. Per il resto, vedo favorito il Corato nello spareggio, e non solo perché giocherà in casa e perché è una squadra che mi è rimasta nel cuore, ma perché ha espresso un livello di gioco di tutto rispetto>. E alla fine Mimmo Leonino s’è tolto un piccolo sfizio: la sua squadra ha segnato un gol in più (83-82) del Gravina.

Vito Baldassare, altro ex Corato, uno dei pochi rappresentanti del consiglio degli anziani in campo per i gialloblù, ha giocato in mediana, nella prima fazione di gioco come playmaker, quindi come incontrista. Il difensore di Terlizzi ha trovato utile l’esperimento: <Può essere stato un valido test per il futuro, chissà. La partita non è commentabile. Pensiamo all’Otranto>.

Con gli idruntini sarà spareggio per il titolo regionale, ma prima Loseto ha voluto regalare due esperienze di lusso ai suoi: il Gravina farà da sparring-partner prima al Bari poi al Monopoli.

PLAYOUT – Con un perentorio 6-1 la Barium ha liquidato il già retrocesso Real Barletta e s’è guadagnato lo spareggio salvezza in casa dell’Apricena. Con un Davide Pastore in gran spolvero, la squadra barese può fare il colpaccio in casa del Madre Pietra, vittorioso di misura sul campo della Fortis Altamura.

Se la Barium dovesse acciuffare la salvezza, resterebbe l’amarezza per la caduta dell’Alberobello. Non è servita infatti la bella affermazione gialloverde ai danni della Salento Leverano. Il Real dovrà ripartire dalla Prima Categoria.

PRIMA & SECONDA CATEGORIA

Un passo. Solo un passo divide Polignano dal ritorno in Promozione. La squadra adriatica aveva dovuto rinunciare all’Eccellenza per ragioni economiche, chiedendo, dopo la salvezza nella stagione di esordio nel massimo campionato regionale di calcio, la collocazione in Prima. Ora, dopo la terzultima tappa del Girone B di Prima Categoria, basta un punto ai rossoverdi per ritrovarsi nel calcio che conta. Il Pezze resta avversario fiero: alla botta della Polimnia (0-2 a Crispiano, gol di Cesareo e Pascalicchio), la risposta brindisina con l’1-0 ai danni del Talsano. Il vantaggio degli adriatici resta +3. Mancano due partite al termine della stagione regolare. Il Pezze deve riposare (il campionato è “zoppo”, vale a dire a diciassette) proprio all’ultima, il 31 maggio. Domenica prossima, Polignano ospita al “Madonna d’Altomare” il Norba Conversano, Pezze deve affrontare la trasferta di Palagiano. Quest’ultima è in forte odore di retrocessione, mentre la pesante sconfitta al “Peppino Lorusso” del Conversano (1-3 dal San Marzano) ha fatto sprofondare il Norba sotto il livello dell’acqua, pur restando a pari merito con il Talsano, a 33 punti. Un pareggio già scritto? Difficile dirlo. Certo, il Conversano deve battere ad ogni costo all’ultimo turno il Tuturano per restare a distanza di sicurezza proprio dal Palagiano (ora a -12: sarebbe necessario salire a -6 per arrivare ai playout). Insomma, tutto fa pensare che domenica lo stadio sul mare sarà teatro di un’altra festa per la Polimnia. Merito di gente con Antonio Zupo – dirigente da sempre, con il sole e la tempesta – o come lo stesso Tommaso Narraccio, tecnico di poche parole ma grande efficacia.

SALVEZZA – Straordinario finale per il Carbonara. Permanenza con due giornate d’anticipo dopo il 3-0 d’ufficio ai danni di un Real Paradiso che ha perso la strada da Brindisi a Bari. La compagine di Nicola Biancofiore sale dunque a quota 34 e diventa irraggiungibile. E il finale di stagione, con le gare a Talsano e con il Palagiano, potrebbe riservare anche altre soddisfazioni. Qualcuno comincia a pensare che l’obiettivo dei 40 punti non sia poi un miraggio.

SECONDA CATEGORIA – Sarà il San Pietro Vernotico l’avversario dell’Atletico Acquaviva nella finale dei playoff del Girone B. Ha battuto 4-2 l’Atletico Pezze, affermandosi in trasferta sul terreno del “Sergio Ancona”. I tempi regolamentari s’erano conclusi sul 2-2. Nell’extra-time gli ospiti hanno realizzato i due gol che li porteranno al “Giammaria” per affrontare i rossoblù classificatisi alle spalle del Città dei Fiori Terlizzi.

TITOLO REGIONALE – La formazione terlizzese, domenica prossima, ospiterà il triangolare che assegnerà il titolo regionale di Seconda. Tre partite a tempo unico che vedranno protagonisti, oltre ai rossoblù di De Leo, i foggiani del Sauri di Castelluccio e i salentini del Soleto.