AIAC, PREMIATA AGENZIA COLLOCAMENTO

Canà-Banfi
Canà-Banfi

Presidenti e direttori sportivi trasformer: da quieti dirigenti di provincia a spietati tagliatori di teste. Vittima sacrificale l’allenatore. Novello Mourinho a luglio, incapace Oronzo Canà a dicembre o giù di lì.

Mourinho
Mourinho

Quelli dell’Aiac, un po’ per amor di bandiera, un po’ per patto sindacale, hanno sempre avversato l’esonero come principio rigeneratore di una squadra di calcio. Principio che continua ad essere informatore della condotta delle dirigenze anche dei club più piccoli. A parte lcuni rari esempi (Ranko Lazic al Francavilla in Sinni, Roberto D’Ermilio alla Sudest accasatasi a Lorotondo, è difficilissimo trovare allenatori che diventano parte integrante di un progetto. Ammesso che un progetto esista alla base della vita di un club dilettantistico pugliese in particolare.

L'articolo apparso sulla pagina dello Sport della Gazzetta in edicola stamattina
L’articolo apparso sulla pagina dello Sport della Gazzetta in edicola stamattina

E poiché bisogna essere più realisti del re, ecco che l’Assoallenatori Puglia sperimenta un progetto che potrebbe essere definito “Allenatore in vetrina” o, meglio, “Bacheca trainer”. “Nella stagione sportiva 2015/16 appena avviata – spiegano all’associazione che ha come presidente nazionale Renzo Ulivieri -risultano inattivi numerosi allenatori abilitati dal Settore Tecnico”. D’altro canto, e soprattutto nel settore giovanile, “molte società non hanno ancora provveduto al tesseramento del tecnico in possesso dei requisiti, come previsto dalle vigenti norme federali”.

L’Aiac Puglia, dunque, intende “offrire un utile servizio ai propri associati”. Un servizio semplice che – spiegano in via Paolo Lembo, a Bari – consiste in una bacheca con l’elenco degli allenatori disponibili ad assumere la guida tecnica di squadre dilettanti o di settore giovanile nell’ambito territoriale di residenza”, come si conviene ad un coach non professionista. La bacheca, aggiunge Mimmo Ranieri, presidente dell’Aiac Puglia, <sarà pubblicata sul nostro sito aiacpuglia.com e sul profilo facebook. Accanto ad ogni nominativo ci sarà la foto e il curriculum, con le esperienze vissute in panchina. Metteremo dunque a disposizione delle società che volessero attingere a tale elenco uno strumento che consentirà di avere sempre un tecnico federale nei propri ranghi, per tutte le squadre allestite da ciascuna società dilettantistica>.

Gli associati interessati ad essere inclusi nell’elenco devono semplicemente inviare una mail di richiesta (domenicoranieri55@gmail.com e matteomartuccizecca@libero.it). Insomma, un pronto-soccorso esonero? <Assolutamente no – replica Ranieri -, tanto è vero che l’elenco resterà in pubblicazione sino al 30 ottobre 2015. Noi facciamo il tifo per quelle squadre i cui dirigenti si affidano ad un tecnico perché ci credono a luglio, continuano a crederci a dicembre e tracciano i bilanci ad aprile maggio. E ovviamente tifiamo per quelle società che dispongono di un allenatore con patentino per ogni squadra>.

Madonna, che festa

2007

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Il lavoro del grafico Michele Lorusso (devilartdesign) sulla foto di Giuseppe Tangorra, apparso sulla Gazzetta di oggi

I camion dei pomodori per <fare la salsa> sono in agguato dietro ogni angolo. Una tradizione, quella del confezionamento del pomodoro, che resiste nonostante globalizzazione e confusione e mercificazione e velocizzazione. Il <glocal>, il globale-locale, si prende una rivincita.

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La processione del mattino (2009)
La processione del mattino (2009)

Globale-locale è anche la festa grande di Capurso. Da secoli i festeggiamenti per la Madonna del Pozzo segnano la fine dell’estate. Si chiude la stagione delle vacanze per coloro che hanno un lavoro in zona; si chiude la stagione del lavoro per quanti (non più tanti, ormai) inseguono turisti stranieri sulle spiagge veneto-romagnole.

“Ribattezzato” Santa Maria del Pozzo, il polo religioso rappresenta per Capurso l’unica fonte di rinomanza, l’unica cassa di risonanza rispetto ad un anonimato che trasforma troppo spesso il centro alle porte di Bari in una <espressione geografica>.

madonna venditore giocattoliIl profumo della salsa, dunque, si mescola con quello dei fichi d’india, del ragù nelle case del centro storico, dei ceri, del sudore, del formaggio “punto” (quello fermentato, che autoproduce gli unici vermiciattoli commestibili, tanto per intenderci), dei detersivi per preparare la casa al parente che arriva dalla Germania.

La Festa Grande è la domenica. Tutto il resto è contorno, qualche volta surrettizio. È attesa da sabato del villaggio. Sin dalle prime luci del giorno i pellegrini giungono in basilica e alla cappella del pozzo (il prossimo sono centocinquant’anni dalla posa della prima pietra della chiesetta in contrada Piscine). Il paese si popola di fedeli, di commercianti, di

La processione del mattino (2009)
La processione del mattino (2009)
La processione del mattino (2009)
La processione del mattino (2009)

sacerdoti. Le forme di devozione, anche quelle arcaiche, sono di grande suggestione. Sono il segno che la religiosità popolare è viva e fa ancora bene allo spirito delle genti. Hai voglia i benpensanti a gridare al folklore che inquina la religiosità. Basti osservare i volti dei “forestieri” che – spesso riuniti in “compagnie” – partecipano alle funzioni religiose e, ancor di più, alle processioni. A quella del mattino, una estenuante passeggiata sotto il sole cocente, con i pellegrini affardellati spesso di enormi ceri votivi. A quella della sera, allorché con possenti funi marinare (qui il privilegio è dei devoti biscegliesi), trainano il carro trionfale.

Una giornata densa di umori, di sapori, di afrori. Un giorno di gioia forse troppo esposto alla mercificazione. Ma la Festa Grande resta (il problema è: per quanto ancora?) un evento da vivere, da gustare, da ricordare per un anno intero. Nell’attesa della prossima.

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2014

madonna carrubeSe per le vie del borgo andava l’aspro odore dei tini, per le strade di questo paese alle porte di Bari va il profumo dolciastro dei pomodori cotti. “Fare la salsa”: usanza antica che ostinatamente resiste alle produzioni industriali. E segnale chiaro e forte: arriva la Madonna. La “festa grande”, che quest’anno cade l’ultimo giorno di agosto.

Ieri mattina, alle otto in punto, il boato pirotecnico, come un colpo di cannone, ha annunciato che la festa poteva cominciare. Quattro giorni. Anzi, cinque, se si considera l’appendice della Fiera dell’Ottava. Ieri sera, la processione del “Quadro”. Gli spettacoli organizzati dall’assessorato all’Effervescenza (diretto da Michele Laricchia) proseguono a ritmo incalzante. E andranno avanti ben oltre l’Ottava, con una coda settembrina a quanto pare molto interessante.

HPIM0151Oggi è la vigilia. Forse il giorno più bello per i capursesi, soprattutto per quelli che orgogliosamente mostrano il B716 nel codice fiscale. L’attesa, si diceva. Il primo struscio sotto le arcate delle luminarie di Paulicelli, il panino con la mortadella e il provolone (mai del tutto sostituito da hot-dog, porchetta e kebab), i primi giri sulle giostre al luna park.

La processione del mattino (2009)
La processione del mattino (2009)

La notte è breve. Alle quattro la chiesa apre i battenti bronzei. La reale basilica, che con la sua elegante mole bianca si staglia nel buio, comincia a inghiottire le migliaia di pellegrini. Arrivano da Massafra, da Gioia del Colle, da Corato, da Laterza, da Trani, ovviamente dai paesi vicini e dalla città. E da Bisceglie. Qualcuno giura di essersela fatta a piedi dalla città dei tre santi, gemellata nel culto mariano per la Vergine del Pozzo. L’ingresso dei fedeli è un dramma antico, ossessivo: in ginocchio, strisciando con il viso il pavimento, per implorare una grazia.

La processione del mattino (2009)
La processione del mattino (2009)

La processione dei ceri (oltre sei ore, dalle 9,30) è una lettera aperta agli studiosi di antropologia: la lunga teoria di grandi candele, la fatica dei portatori, il sudore malcelato degli amministratori guidati dal sindaco Francesco Crudele, il compiacimento del rettore del santuario padre Francesco Piciocco.

La processione del mattino (2009)
La processione del mattino (2009)

E poi viene la sera. Il centro del paese, da piazza Gramsci a piazza Umberto, da via Madonna del Pozzo al Piscino, esplode di varia umanità vociante, tra bancarelle multicolori. Protagonista diviene il carro trionfale. Rimesso a nuovo nella parte superiore, è uno spettacolo breve ma intenso, intrigante, suggestivo. Trainato dai biscegliesi (guai a contestare il privilegio) con pesanti funi marinare, in un’ora compie un rapido tour luminoso, col suo carico di belle fanciulle in veste di angeli e di bassa musica.

La festa è finita quando i fuochi illuminano il cielo nero sopra Capurso. L’appuntamento è per l’anno prossimo. Anzi, no. È per domani. C’è ancora il lunedì da gustare.

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1982

19820829bari madonna intestazione paginaMiracoli della tecnologia, sono riuscito a ritrovare un articolo in cui narro alcune storie sul carro trionfale. E’ del 1982, trentatrè anni fa. Oltre a citare Michele Mariella, il maggiore

L'articolo apparso sulla Gazzetta nel 1982
L’articolo apparso sulla Gazzetta nel 1982

studioso del santuario della Madonna del Pozzo, sentii la buonanima di Carletto Macci. Anche all’epoca si parlava dei biscegliesi. Forse la grandezza di questo evento sta proprio nella sua sostanziale immutabilità. E, in fondo, nella presenza delle immutabili polemiche di cui è imbevuta.

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Padre Francesco Piciocco. Oggi ha 40 anni. Da alcune settimane circolano, insistenti, voci circa un suo trasferimento.
Padre Francesco Piciocco. Oggi ha 40 anni. Da alcune settimane circolano, insistenti, voci circa un suo trasferimento.

VERSO IL DECENNALE

Francesco Piciocco è nato a Trani il 17 gennaio 1973. Ha conseguito il titolo di baccelliere in Sacra teologia. E’ stato ordinato presbitero il 5 giugno 1999.

Francescano dell’Ordine dei frati minori (OFM), è stato nominato Rettore della Basilica di Santa Maria del Pozzo (come egli stesso vuole che venga definita, sostituendo “Santa Maria” a “Madonna”) e padre guardiano della fraternità francescana il 21 novembre 2005.

Eccellenza, un quarto di secolo di storia del calcio pugliese

La Gazzetta del 24 agosto
La Gazzetta del 24 agosto

Istituita nel 1991, l’Eccellenza compie venticinque anni, un quarto di secolo di vita avventurosa, sempre spettacolare. Ebbe immediatamente successo, sin dalla sua fondazione, sorta di cuscinetto, di limbo, tra la Promozione e l’Interregionale. In Puglia, poi, molto spesso, s’è trasformata in una vera e propria “Serie D/2”: per la qualità del gioco espresso, per la caratura di calciatori che vi hanno preso parte, non tutti transitati per svernare, per la tradizione delle piazze che vi sono passate. E che vi passano. Pensiamo al campionato di quest’anno con Brindisi, Barletta, Trani, Molfetta, Altamura, per non dire di Gravina, Casarano.

Diamo un’occhiata ai 24 tornei che si sono svolti finora nel Girone Unico pugliese.

Claudio De Luca
Claudio De Luca

Le ultime undici edizioni hanno vista una sola barese imporsi su tutte, il Monopoli. Per due volte. Il club biancoverde trionfa nel 2005 davanti a Brindisi e Ostuni tra le polemiche per l’esito del ricorso (favorevole al club adriatico) a seguito dell’aggressione (o presunta tale) nello spogliatoio all’ostunese Luigi Incitti prima del big-match del “Veneziani” tra biancoverdi e gialloblù. Ma la squadra di Nicola Ragno, con i fratelli Vito e

Alessandro Saracino
Alessandro Saracino

Sebastiano Ladisa nella stanza dei bottoni, macina oltre cento punti. Poi, come Liberty (Enrico Tatò presidente e Claudio De Luca allenatore), nel 2012 batte la concorrenza di Cerignola e Bisceglie. Per trovare un’altra barese bisogna risalire al 2003, al Bitonto ancora allenato dal molfettese Ragno e guidato da Alessandro Saracino (che quell’anno ha seri guai giudiziari), che ha ragione di un mai dopo Ruvo (Saverio Columella patron e Mimmo Di Corato in panca).

Antonio Toma
Antonio Toma

L’ultima Eccellenza è vinta dalla Virtus Francavilla. Antonio Magrì e Antonio Calabro (unico allenatore a vincere due volte di fila il torneo, con due squadre diverse). Il Francavilla (Mino Distante e Mino Francioso) conclude al primo posto anche nel 2008. Due stagioni fa, un altro bis, quello del Gallipoli: Marcello Barone e Calabro emulano le gesta di una coppia che avrebbe portato i giallorossi in B, il petroliere Vincenzo Barba, che sarebbe divenuto senatore, e Antonio Toma (2004), l’ex amico e secondo di Antonio Conte. Una curiosità: nelle ultime cinque annate è stata sempre “la seconda volta”: il San Severo di Dino Marino e Danilo Rufini, infatti, nel 2013 sopravanza di un soffio il Molfetta di Mauro Lanza e

Mino Francioso
Mino Francioso

Angelo Sisto: ha già vinto nel ’94 (Amedeo Bozzo e Tonino Venezia), la terza edizione, precedendo Galatina e Tricase. Prima del Monopoli griffato Liberty tocca, dopo lo spareggio di Bitonto, unico finora nella breve storia della “Premiere League di Puglia, col Cerignola, al Martina (Donato Muschio Schiavone e Mino Francioso), portando alla città franca la seconda vittoria dopo quella del ’96 (Giustino Càroli e Mimmo Presicci, uno dei quattro tecnici che segnarono la travagliata stagione biancazzurra), allorché i tarantini tagliano per primi il traguardo davanti a Barletta di Pippo Amici e al miglior Castellana di sempre, allenato da Mario D’Elia.

Giacomo Pettinicchio
Giacomo Pettinicchio

È una barese ad inaugurare a stagione dell’esordio: il mitico Noci di Raffaele Putignano, con Vincenzo Bellantuono alla guida tecnica: Prisciandaro, Lomelo e Camposeo sono tra quelli che spingono la squadra della città dell’enogastronomia a precedere Novoli e Squinzano. L’anno dopo tocca al Maglie (Salvatore Ruggeri e Enzo Carbonella), che ha ragione del solito Squinzano e del Torremaggiore. Nel ’95 ecco il Massafra di un giovanissimo Giacomo Pettinicchio, con Ostuni e Tricase sul podio. Dopo l’indimenticabile

Sergio Notariale
Sergio Notariale

anno delle città dell’uva (1° il Noicattaro di Agostino Divella e Sergio Notariale, che vince anche la Coppa Italia a Ivrea, 2° il Rutigliano di Tonino Giuliano e Vito Sgobba, che sale in D ai playoff), la sorpresa viene dall’Aradeo (una presenza, una vittoria: una botta e via): la straordinaria squadra di Antonio Toma stravince davanti a Barletta e Squinzano e poi scompare. Tocca al Locorotondo di Pietro Scatigna e Vito Sgobba, quindi all’Ostuni di Luca Marzio, con il primo dei successi di Ragno, aprire il terzo millennio. Nel 2001 vince il Grottaglie, quindi il Trani: in sei stagioni altrettante pugliesi s’impongono ai playoff nazionali, confermando la eccezionalità della “via pugliese all’Eccellenza”: come detto il Rutigliano, quindi Barletta, Manfredonia, Brindisi, Manduria e Noicattaro, con Ragno in panchina, dopo la battaglia di Alcamo.

Ivan De Masi
Ivan De Masi

Nel 2006 vince il Barletta, quindi il Fasano. Biennio salentino con il Casarano di Paride  e Ivan De Masi e Salvatore Bianchetti che nel 2009 fa il triplete come la Virtus Francavilla. Del 2010 è il trionfo del Nardò. Che poche settimane fa ha continuato nella felice tradizione degli spareggi per la D, emulando l’Andria (2014), il Manfredonia (2013), il Cerignola (2012), il Bisceglie (2011), la Fortis Trani (2010) e l’Ostuni (2009).

MANICOMIO CALCIO

La Gazzetta in edicola lunedì 24 agosto: il commento sul  momento del calcio dilettantistico
La Gazzetta in edicola lunedì 24 agosto: il commento sul momento del calcio dilettantistico

Ieri sarebbe dovuto cominciare la stagione dei dilettanti. Con il turno preliminare della Coppa Italia di Serie D si sarebbe alzato il sipario sul palcoscenico per le prove generali al #campionatoditalia. E invece su quel proscenio stanno ancora recitando i protagonisti di quel “manicomio calcio” che è il pallone italico. Offeso, ferito, umiliato da quello che Carlo Tavecchio, da buon vecchio amico di Antonio Matarrese, definisce (a San Giovanni Rotondo, l’altro giorno: i “mariuoli” che stanno in un Paese di sessanta milioni di abitanti, stanno anche in un movimento che di tesserati ne conta più di due milioni) una sorta di malattia fisiologica. Una febbre che aiuta a crescere, insomma, come si dice per i bambini quando si ammalano, all’improvviso, per uno o due giorni.

Dunque, l’attesa delle sette sorelle di Puglia (Bisceglie, Francavilla, Gallipoli, Manfredonia, Nardò, San Severo e Taranto: escludiamo il Monopoli, fiduciosi nel ripescaggio in LegaPro dei bianco verdi, scongiuri compresi) e delle vessillifere del calcio lucano (insieme a Matera e Melfi, tra i professionisti, Potenza, Picerno e Francavilla in Sinni sono le espressioni più alte del football di Basilicata) è destinata a continuare a lungo.

Michele Cazzarò, all’indomani della scoppola con la Paganese, a proposito dei processi, ha commentato: “Non mi aspettavo nulla, ogni anno si parla di mano pesante, ma succedono sempre le stesse cose”. Per  certi versi, l’ex calciatore rossoblù, confermato alla guida della squadra jonica, ha ragione. Certezze ve ne sono poche anche nella giustizia sportiva. Che tuttavia ha un enorme pregio: la rapidità. Entro fine mese, infatti, saranno emesse le sentenze definitive, dopo il primo grado che l’altro giorno ha penalizzato persino i … defunti (-3 la sanzione al Barletta di patron Perpignano che non esiste più).

Con il Monopoli (e in fondo anche il Taranto) nel limbo, hanno sperato a lungo anche Casarano (prima escluso, poi riammesso nella graduatoria ripescaggi) e Libertas Molfetta (oggi Molfetta Sportiva), che tra i non aventi diritto avevano proposto istanza di ammissione alla Serie D.

Al Dipartimento Interregionale si attende con trepidazione che le numerose ics negli organici vengano sostituite da nomi di squadre vere, in grado di scendere in campo. Di fantasmi ne abbiamo troppi, a cominciare dai poveri ragazzi del Potenza, vittime sacrificali della Tim Cup, asfaltati il 2 agosto da un 15-0 che non necessita di commenti.

Singolare è la vicenda del Monopoli: che campionato farà la truppa di Max Tangorra? Alcuni anni fa accadde la stessa cosa al Rutigliano, che giocò una partita di coppa di Serie D e poi esordì il 31 agosto in C2, pareggiando a Nocera. Stessi interrogativi pone la posizione interlocutoria del Taranto, anche se nel caso del sodalizio rossoblù le chance di ripescaggio si riducono a pochi spiccioli di speranza.

Con tali premesse, il Dipartimento è costretto a lavorare in regime di provvisorietà. Anche se le notizie che filtrano da Roma dicono che tutto è praticamente pronto, con le pugliesi inserite nel consueto Girone H, insieme alle lucane, ad alcune campane e ad alcune squadre necessariamente misteriose, provenienti da Molise o Lazio. O da entrambe le regioni.

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La Gazzetta del 25 agosto
La Gazzetta del 25 agosto

Anche l’inizio della Coppa Italia di Eccellenza sarà rinviato. Non si comincia a fare sul serio il 30 agosto, ma il 6 settembre, con probabile turno infrasettimanale giovedì 10 e prima di campionato sempre domenica 13. Improbabile uno slittamento anche del massimo campionato del calcio regionale.

La ragione che ha indotto il vertice della Football House a rinviare l’avvio della stagione è legata alla posizione del Brindisi. La sentenza di primo grado ha cancellato i biancazzurri dalla Serie D. Secondo fonti di solito accreditate, non sarà proposto appello dalla nuova dirigenza. Che riconosce come impresentabile qualunque ricorso. D’altro canto il Brindisi, in sede di processo per la Dirty Soccer, non aveva fatto costituire neppure l’avvocato. A questo punto diverrebbe complicata (ma resta la soluzione più probabile) anche la collocazione del club messapico in Eccellenza. A giovarsene sarebbe il Mesagne, che potrebbe essere la terza squadra ad essere chiamata dalla Promozione dopo UC Bisceglie e Leverano. A tanto, a dire il vero, ha pensato anche Wikipedia, l’enciclopedia web che riesce ad occuparsi con dovizia di particolari anche del calcio regionale.

AMICHEVOLI NON STOP – In un simile contesto, compagini della D e dell’Eccellenza hanno più o meno completato i ranghi e sono alle prese con una estenuante teoria di amichevoli, più o meno di lusso, come quella di ieri della Virtus Francavilla con il Lecce o di giovedì prossimo del Nardò col Martina. Chi ha cominciato in ritardo ha tutto il tempo per recuperare ed assestare l’organico.

ISOLA FELICE – Grande tranquillità invece in Molise. Quasi fosse un altro mondo. Ne parliamo perché la stagione ha aperto i battenti ieri e perché nella micro-Eccellenza della piccola regione militano ben cinque formazioni foggiane, alcune delle quali partono con i derby, come Frentania Serracapriolla e Casalnuovo; poi ci sono Pietramontecorvino, Gioventù Calcio Dauna (che a fine maggio superò il primo turno dei playoff nazionali di Eccellenza) e Roseto.

MERCATO – Mentre il Taranto prova a cogliere i frutti dello scouting con i senegalesi Jallow Sulayman e Anthony Badu, il Gallipoli trova il gol del suo ragazzo di colore: 19 anni, El Hadji Gueye Cris ha già segnato – ovviamente in in amichevole – col Maglie. Ieri il Bisceglie, impegnato in amichevole a Conversano con la neonata US 1924, ha presentato Damiano Laboragine, che torna a giocare con Claudio De Luca dopo l’esperienza a Monopoli: l’incursore barlettano ha una vasta esperienza nel campionato nazionale dilettanti. Novità nel roster del Francavilla con il tesseramento dell’argentino Gerardo Masini, da oltre dieci anni in Italia, attaccante la scorsa stagione a metà tra Martina e Rimini. Proprio dalla squadra romagnola arriva lo juniores tesserato in settimana dal Nardò: l’esterno 19enne Leandro Versienti, scuola Lecce. E argentini sono Bruno Noto (22, difensore) e Bruno Pagani (19, difensore), che potrebbero rafforzare l’organico del Manfredonia di Max Vadacca.

ECCELLENZA, PROMOZIONE, PRIMA: TRE PROGETTI AMBIZIOSI

La pagina dello SportBarese de La Gazzetta del Mezzogiorno in edicola oggi
La pagina dello SportBarese de La Gazzetta del Mezzogiorno in edicola oggi

PROMOZIONE

Il calcio modugnese prende sovente l’ascensore. Che sprofonda nel nulla e poi risale fino ai piani nobili. Senza tuttavia aver mai toccato l’attico dell’Eccellenza. Dopo l’ennesima sparizione (il Real, sorto nel 2009, presieduto da Michele Danza e allenato da Muzio Di Venere che aveva battuto sul filo di lana nientemeno che il Bitonto di Modesto, Sangirardi e Roselli in Prima Categoria aveva fatto migrare il titolo a Bari, creando la Barium), ecco la ricomparsa. L’ennesima. Stavolta con la ragione sociale federale del Nuova Molfetta. Il titolo sportivo dei “marinai”, portato in Promozione da Saverio Bufi e Giovanni Di Benedetto, migrati a loro volta, insieme a

Notizie da Molfetta sulla Gazzetta di giovedì 20 agosto
Notizie da Molfetta sulla Gazzetta di giovedì 20 agosto

Ennio Cormio, alla corte dell’imperatore Mauro Lanza, è stato acquisito da Donato De Filippo (presidente), Vito Genchi, Salvatore Chionno e Giuseppe Mattia. Altri dirigenti sono Domenico Falagario e Michele Ventola. Questi hanno affidato a Tommaso Ruccia la direzione generale del club, mentre il responsabile dell’area tecnica sarà Michele Calaprice (ex presidente di Quartieri Uniti, Mola e Noicattaro), coadiuvato da Filippo Lisco. La panchina è stata affidata al tecnico Nicola Biancofiore, uno che conosce a fondo queste categorie, reduce dall’avventura alla Football Carbonara, in Prima.

Nicola Biancofiore
Nicola Biancofiore

Qualche giorno fa sul web si leggeva che l’Usd, “potendo contare su un settore giovanile di assoluto rispetto”, ha rilevato il titolo della società adriatica: operazione condotta da “volenterosi e appassionati imprenditori che hanno voluto ridare al proprio paese una chance importante per rilanciarsi in maniera solida. Dopo la comprensibile euforia per questo importante traguardo raggiunto, la società è già al lavoro per programmare la nuova stagione calcistica”. In una città ferita dalla immane tragedia della Bruscella Fireworks, può anche voler dire qualcosa.

Insomma, l’entusiasmo c’è per una squadra che ha ben figurato nel Girone A della Terza Categoria barese, classificandosi al secondo posto dietro la Victrix Trinitapoli e in forte odore di ripescaggio in Seconda.

Il club di via RMODUGNO STEMMAegina Margherita è affiliato alla Fiorentina.

L’esordio dei biancazzurri avverrà giovedì prossimo sul Campo dei Fiori, a Bari-Santa Caterina: sparring partner sarà la squadra Allievi Nazionali del Bari, allenata quest’anno da Pino Giusto. Squadra in costruzione: hanno firmato solo il portiere Rocco Colagrande e l’attaccante Ciccio Tamma.

Le partite che il Modugno disputerà al “Sigismondo Palmiotta” saranno trasmesse in diretta su una tivù della piattaforma digitale.

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La Gazzetta di ieri, sabato 22 agosto
La Gazzetta di ieri, sabato 22 agosto

PRIMA CATEGORIA

Benny Costantino è il nuovo allenatore dell’Omnia Bitonto. Il tecnico barese, dopo aver allenato Terlizzi (parte finale della stagione, dopo il divorzio con Pino Giusto) e il Trani in Eccellenza, ha accettato l’offerta di Francesco Rossiello, nuovo presidente del club biancazzurro. La discesa negli inferi della Prima Categoria (a meno che non arrivi un quanto meno problematico ripescaggio in Promozione) è scelta consapevole per l’ex difensore centrale del Monopoli. Quello dell’Omnia, società nata nel 2008 e rinata nel corso della passata stagione, è subito apparso un progetto a media gittata. L’equipe-monstre costruita a Natale scorso non ha dato i frutti desiderati (playoff del Girone A solo sfiorati) e dunque si vuole porre immediatamente riparo. Attorno a capitan Nico De Santis si vuole costruire una compagine di categoria, a immagine e somiglianza del suo tecnico, un lottatore di poche parole e molti calci (ragionati e ragionevoli).

Benny Costantino e Francesco Rossiello
Benny Costantino e Francesco Rossiello

L’ultimo arrivo in casa Omnia è Michele Schirone, 33enne difensore di fascia mancina, con esperienze in C1 a Chieti e in D a Martina e Rutigliano. La scorsa stagione ha militato nella Gioventù Calcio Dauna, in Molise. In precedenza erano stati tesserati Matteo Naglieri, 20 anni, proveniente dall’Us Bitonto di Eccellenza, under per la Prima. Il primo rinforzo portato in biancazzurro dal diesse Leonardo Rubini, è stato Carmine Cioffi, difensore centrale di 34 anni, con Costantino a Trani l’ultima stagione, che va a comporre con Naglieri un pacchetto centrale arretrato degno di ben altra categoria.
Tra le varie iniziative, la sinergia con l’USD Città di Bitonto, che si occuperà del settore giovanile. <Il progetto “Cresciamo insieme” – spiega Rossiello – prevede che la scuola di avviamento al calcio con il quale la nostra società collaborerà in questa stagione, si occuperà di tutto il settore giovanile, dai Primi calci ai Giovanissimi, oltreché del futsal sia maschile che femminile>.

NON C’E’ QUATTRO SENZA CINQUE

Oggi comincia il nuovo campionato di calcio.

Un fenomeno di costume, per certi versi un pezzo di storia.

Domani scende in campo la Juventus. I bianconeri sono reduci da quattro vittorie di fila. Il trittico di Conte è stato onorato dal quarto successo firmato Allegri.

A maggio prossimo potrebbe dunque essere scritto un altro pezzo di storia dello sport: la Juventus, vincendo nuovamente lo scudetto, eguaglierebbe il record conseguito giusto ottant’anni fa.

IL QUINQUENNIO

1930-1931
1930-1931

Scrive Roberto Beccantini sull’Enciclopedia dello Sport, un’opera a cura del compianto Giorgio Tosatti: “La Juventus vince cinque scudetti di fila nel quinquennio 1934-35. L’allenatore è Carlo Carcano, ex giocatore dell’Alessandria, che sostituisce lo scozzese George Aitken, amico del presidente Edoardo Agnelli, ma inviso ai giocatori: a Aitken fu fatale il 3° posto del ’30.

1931-1932
1931-1932

Nel 1930-1931 la Juve chiude con 4 punti sulla Roma nonostante il 5-0 al Testaccio per i giallorossi. Nel ’32 con 4 punti sul Bologna; nel ‘33 con 8 sull’Ambrosiana-Inter; nel ’34 con 4 e nel ’35 con 2 sempre sui milanesi. A Carcano subentrano l’ingegner Gola, l’accompagnatore, e Carlino Bigatto, ex bianconero. Il destino del club è funestato dalla tragica scomparsa a Genova di Edoardo Agnelli, nel luglio del ’35”.

Intanto, sotto la guida di un giornalista, Vittorio Pozzo, l’Italia si laurea campione del mondo nel 1934 a Roma, bissando il successo nel 1938 a Parigi, chiudendo così un triplete straordinario, considerando la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Berlino nel 1936.

1932-1933
1932-1933

A questo proposito, interessante è la tesi di Carlo Moriondo (“La storia della Juventus”, a cura di Bruno Perucca, Gianni Romeo e Bruno Colombero): “dal ’30 al ’35 la Nazionale toccò i primissimi posti della graduatoria mondiale e poiché agli azzurri la Juventus forniva il nerbo principale, contribuendo in diverse partite anche con nove uomini su undici, se ne può dedurre che la zebra era allora fra le più forti del mondo”.

Ancora Moriondo, così racconta l’undici carcaniano: “Combi, Rosetta e Caligaris, una trimurti mitologica. Al centro della mediana c’era Monti, argentino. Lo chiamavano il calciatore che cammina. Ai suoi fianchi giostravano Varglien e Bertolini: del primo basta dire che giocò 322 partire in bianconero, del secondo che venne richiesta dall’Arsenal. All’ala destra vedemmo prima Munerati, il Ricciolo, l’uomo che non sprecava un pallone, poi Sernagiotto, di origine brasiliana, Freccia d’oro lo chiamavano. Fulgida fu l’annata del 34. Di Cesarini, mezz’ala, si favoleggia ancor oggi. Eccentrico in privato, in campo era la serietà assoluta. Al centro prima Vecchina, poi Borel. Ottimo il padovano, pieno d’astuzia, grande realizzatore ma più classico Farfallino. Mezz’ala sinistra Gioanin Ferrari, portato dall’Alessandria dall’allenatore Carcano. Anche oggi sarebbe un calciatore di raccordo dalle qualità sensazionali: fu due volte campione del mondo. Alla sua sinistra Raimundo Orsi, per molti la più grande ala di tutti i tempi. Forse ipnotizzava gli avversari perché sennò non si spiega per quale motiva essi restassero immobili davanti a lui”.

Perucca
Perucca

A proposito di CombiRosettaCaligaris, Perucca così ne scrive. “I primi tre della formazione che vinse i primi quattro dei cinque scudetti nella storia della Juve restano come pietre miliari, al pari di Baloncieri Libonatti Rosetta per il Toro, Jair-Suarez-Corso per l’Inter, Gre-No-Li per il Milan, e ancora Zoff-Gentile-Cabrini per un’altra Juventus impareggiabile. “Il segreto della coppia Rosetta-Caligaris era nel perfetto accordo sul campo (bastava uno sguardo, un sommesso richiamo – <attento Viri, vai Berto> – per riparare ai rari momenti difficili e nella complementarietà delle caratteristiche: la tecnica del primo si sposava perfettamente con l’irruenza del secondo, grande atleta, coraggioso, incurante del rischio”.

Brera
Brera

Voglio proporre anche un brano dell’immaginifico Gianni Brera, maestro di tutti coloro che s’avventurano, oltre che a scrivere le cronache di una partita, a narrare le storie del calcio.

“Per anni luna, per anni sole. La Juventus del quinquennio è sole. I fieri lomellini della tribù ligure dei Marici sono per il sole, che matura anche il riso. Giova ai loro deliri una storia patria incoraggiata dagli stipendi sabaudi. (…) La Juventus prende il sopravvento. L’ha spinta dapprima il Torino; l’ha intrigata l’Inter.

1933-1934
1933-1934

Nella Juventus militano nobili. E alla loro testa è un comasco di antico sangue: Agnelli, gran lombardo, non milanese. Chi sa di storia gioiisce a queste scoperte … hegeliane. (…). Gli Agnelli diedero i quattrini alla Juventus per umiliare i piccoli borghesi milanardi. La guerra è durata cinque anni. Io affermo che costituisca legge storia il disfacimento di una grande squadra dopo cinque-sei anni di auge: e la Juventus del quinquennio finisce nel 1936, allorché vince il Bologna (sull’Inter)”.

Mughini
Mughini

Giampiero Mughini, uno che più juventino di così non si può, scrive nel suo “Un sogno chiamato Juventis”: “I tasselli sono stati messi tutti, ciascuno al posto giusto. È tale uno squadrone, quello che vince le otto partite iniziali del torneo 1930-31, che rischia di trovarsi nella posizione di Binda, uno che lo pagavano purché non partecipasse al Giro d’Italia che altrimenti non avrebbe avuto storia. Il dream-team juventino fa gola mitraglia, le difese avversarie sono sventrate”.

1934-1935
1934-1935

Il prossimo campionato dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere più competitivo, almeno rispetto agli ultimi due. Visti con una “lente fredda”, il terzo trionfo di Conte e il primo di mister Max sono stati di pressoché irrisoria facilità. Ancora una volta, quindi, la Juventus punta oltre che al titolo nazionale, a quello europeo. Sfiorato a Berlino, potrebbe essere conquistato l’anno prossimo. Premesse e promesse ci sono tutte.

TRA CAPO E COLLO (FRA TRULLO E GOLA)

Il tris di capocolli di Martina
Il tris di capocolli di Martina

Il capocollo di Martina è una delle prelibatezze del banco salumi di quel “Supermarket Italia” dell’infinitamente buono e dell’infinitamente sano.

Pane, vino e capocollo sono stati al centro di un interessante workshop tenutosi a Locorotondo, in contrada Grofoleo, nel corso della Summerwine night, proprio a San Rocco, proprio la notte dei fuochi, voluto dall’associazione “Le donne

Trulli in schiera, di notte, nella tenuta Cardone in contrada Grofoleo
Trulli in schiera, di notte, nella tenuta Cardone in contrada Grofoleo

del vino” e dalla Cardone Vini. Un laboratorio chiamato “tra capo e collo”. Pino Caramia, il sommellier Vincenzo Carrassi e Franco Lenoci hanno parlato diffusamente del capocollo e hanno consentito una degustazione ragionata. Occorre la giusta comunicazione – è stato detto – per rinsaldare la presenza su un mercato di nicchia che punta anche a una ristorazione alta. L’affumicatura naturale rischiava di portarci fuori dalle rigide regole sanitarie filtrate attraverso i burontocrati di Bruxelles.

Peppino Santoro, produttore di Cisternino
Peppino Santoro, produttore di Cisternino

Il disciplinare prevede che la zona di produzione del capocollo di Martina sia il cuore della Valle d’Itria: appunto, Martina Franca, e poi Locorotondo e Cisternino. Le aziende ospiti della Cardone Vini sono state la Santoro di Cisternino, la Convertini di Locorotondo e la Cito della città di San Martino. Un accoppiamento strepitoso del capocollo può essere anche con la frittella bollente (nel caso la “ficazzedda” di Crispiano), appena innaffiata con gocce di olio santo.

lococardone locandinaIl capocollo è anche bello, si sono avventurati a dire i docenti della gustosa “assaggiatina”. Deve avere la giusta dose di grasso (i salumi senza grasso sono una pure invenzione, un artificio). Attenzione al pane: per esaltare il capocollo dev’essere di lievito madre e con farina del senatore Cappelli. Il capocollo – l’unica coppa affumicata – va toccato con i polpastrelli, annusato. Esso apre le porte. Cosa volessero dire i tre esperti non l’ha capito nessuno. O meglio, i giochi pirici con lo sfondo della città rotonda, hanno distratto tutti.

IL GUERCIO DELLE PUGLIE, TIRANNO E MECENATE

Giangirolamo II
Giangirolamo II

Forse l’intera storia moderna della Puglia per certi versi comincia con lui. Con Giangirolamo. Figlio di Giulio I Acquaviva d’Aragona, conte di Conversano, e di Caterina Acquaviva d’Aragona, duchessa di Nardò, ereditò la signoria del padre alla morte di Giulio e governò per quarant’anni. Anche se per quasi metà di quel periodo visse in prigionia.

Alcuni anni prima di salire “al trono” sposò  la contessa Isabella Filomarino dei principi della Rocca. Per quei tempi era una donna determinata, forte, persino crudele (in questo caso lo era più o meno come il marito. Isabella seppe anche governare allorquando la contesa la resse lei tra il 1647 e il 1665 insieme al figlio Cosmo e al nipote Giulio. Isabella pare fosse molto bella.

Un momento della rappresentazione al castello di Conversano
In una mia foto, un momento della rappresentazione al castello di Conversano

La storia di Giangirolamo è stata narrata in parole e musica qualche giorno fa dalle balconate del castello nella sua Conversano. Era strabico e perciò era detto il “Guercio”. Il popolo lo considerava cattivo. Guai a fargli un torto: era vendicativo. Religioso, devoto ai santi medici, era tuttavia un mecenate e la vita dei contadini migliorò.

A quanto pare Giangirolamo non si faceva mancare nulla: invocava molto spesso lo ius primae noctis. Secondo qualche malalingua, anche per questo i conversanesi sono orgogliosi di essere i “figli del conte”. Eppure, sempre secondo racconti non suffragati da prove storiche, si addestrasse a sparare dalla torre dodecagonale utilizzando come bersagli le donne che attingevano l’acqua dai pozzi (provate a ricordare una delle scene madri nel lager nazista nel film Schindler’s list, con Amon Goeth – Ralph Fiennes – che spara agli ebrei: un dio della vita e della morte). Brutta fine fecero i ribelli canonici di Nardò: con la loro pelle il Guercio fece tappezzare con pelle umana le poltrone del “castello” di caccia di Marchione. Anche Alberobello ebbe un grande sviluppo sotto la sua signoria: fu proprio il Guercio infatti a far costruire quegli strani e un po’ strambi edifici circolari con il tetto conico, nonostante il divieto del re di Spagna: il conte aveva “inventato” il trullo. La sua spregiudicatezza lo portò inevitabilmente a litigare. Filippo IV e il vicerè partenopeo lo fecero arrestare: nel 1646, dopo un periodo a Sant’Elmo, venne trasferito a Madrid e liberato non molto tempo dopo.

Il complesso di San Benedetto a Conversano
Il complesso di San Benedetto a Conversano, in un mio scatto

In Puglia, infatti, serviva un uomo forte. Anche per questo Giangirolamo venne liberato e inviato a Nardò e Lecce per mettere fine ai seguaci di Masaniello nel Salento. Anche in questo caso tenne fede alla sua fama. Non ci volle molto: il Guercio andò di nuovo oltre. Fu arrestato nel 1649 e stavolta il re buttò via la chiave. La ritrovò ben sedici anni dopo. Giangirolamo non sopravvisse per molto alla ritrovata libertà. Aveva 65 anni, si beccò probabilmente la malaria che lo portò a morire nei pressi di Barcellona. I suoi resti sono conservati a San Benedetto. Isabella gli sopravvisse per 14 anni.

Particolare de La Gerusalemme liberata, la più celebre pera di Paolo Finoglio
Particolare de La Gerusalemme liberata, la più celebre pera di Paolo Finoglio

Come dicevamo, Giangirolamo fu un mecenate. Favorì il trasferimento a Conversano del pittore campano Paolo Finoglio. Molte delle sue opere sono conservate nella Pincaoteca comunale. Il conte aveva compreso l’importanza dell’arte anche come fondamentale mezzo di comunicazione. E di esercizio del potere.

CONVERSANO, TRA STORIA E FOOTBALL

La pagina dello Sport Barese della Gazzetta in edicola stamattina
La pagina dello Sport Barese della Gazzetta in edicola stamattina

Si chiamerà US Conversano 1924. Nella ragione sociale riporterà la data di nascita del football all’ombra del castello. Protagonista della rinascita sarà Beppe Salierno, a capo di una cordata che vede insieme Luigi Tauro e i conversanesi Angelo Ramunni, Michele Locaputo e Damiano Calò.

Bappe Salierno, barese, 25 anni
Bappe Salierno, barese, 25 anni

Ricomincerà dalla Prima Categoria. Il titolo sportivo sarà quello del Football Club Carbonara. Saranno dunque due i club che faranno calcio dilettantistico a Conversano: l’Us e la Norba. Quest’ultima s’è salvata in extremis in Prima al termine di una stagione disgraziata, in cui Donato Colucci è subentrato in panchina al posto di Filippo Sciannamblo (il presidente Mario Benedetto e il ds Paolo Lovecchio hanno confermato anche per questa stagione l’allenatore di Fasano).

Il logo della Uione Sportiva Conversano 1924
Il logo della Uione Sportiva Conversano 1924

Domenica l’Unione Sportiva esordirà al “Peppino Lorusso” facendo da sparring partner al Bisceglie, formazione di Serie D. <Siamo felici perché per lo sport conversanese sarà un evento, con una squadra di tale livello che, pur in amichevole, scende in campo in uno stadio così importante per il calcio pugliese>, sottolinea Salierno.

Uno stadio intitolato a un partigiano, Peppino Lorusso, e uno scudetto, quello del ’44, che continua ad essere rivendicato, saranno il contesto storico-agonistico. Al resto dovranno pensarci il tecnico Nicola Quarto, ex Sibillano Bari e alcuni calciatori già arruolati: Roberto Romito (centrocampista, 29 anni, Carbonara), Arturo Botta (mediano e difensore, 37 anni, uno dei lupi di mare del calcio di questi paraggi), Giacomo Sfarzetta (attaccante, 24, Laterza), Domenico Lafronza (difensore, 32, Noicattaro), Giuseppe Damiani (attaccante, 27, Sibillano) e, da ultimo, Tommaso Urso, 25 anni, 16 gol la scorsa stagione con il Tuturano.

Nicola Quarto, ai tempi della Sibillano Bari
Nicola Quarto, ai tempi della Sibillano Bari

Salierno ha soli 25 anni, è speaker radiofonico, <conduttore di eventi sociali e culturali>, cronista sportivo: <Dicono che sia il più giovane presidente dall’Eccellenza in giù. L’idea mi piace, così come mi piace l’idea di fare esperienza in una città che ha bisogno di rilanciare il calcio, cominciando con un derby>. Al “Lorusso” non si vede calcio di alto livello dai tempi della presidenza di Enrico Tatò (Atletico Conversano). L’ingegnere sostò in questi paraggi prima di trasferirsi al Noicattaro e lasciare la presidenza all’attuale sindaco, Giuseppe Lovascio, che a sua volta cedette il titolo a Francesco Palmisano (dieci anni fa fu al centro di un reality show televisivo e poi teatro della prima partita di calcio maschile diretta da una terna arbitrale tutta al femminile), oggi patron della Sudest. Nel 2007 il titolo venne trasferito a Casamassima e contemporaneamente sorse il Norba Conversano.

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Una pubblicazione dedicata a Peppino Lorusso: venne fucilato dai tedeschi, a Thiene, pochi giorni prima della fine della Seconda Guerra Mondiale
Una pubblicazione dedicata a Peppino Lorusso: venne fucilato dai tedeschi, a Thiene, pochi giorni prima della fine della Seconda Guerra Mondiale

Il “campionato dell’Italia libera” venne disputato nel 1944. Al torneo, che cominciò ad aprile dopo la Coppa Puglia, parteciparono ben 37 squadre, tutte pugliesi tranne il Matera. Furono tesserati numerosi calciatori di Serie A che s’erano rifugiati nella Puglia liberata dagli Alleati. Il Conversano tesserò gente del calibro di Leonardo Costagliola (portiere tarantino che avrebbe giocato nel Bari dopo il conflitto e soprattutto con la Fiorentina per sette anni, meritandosi poi anche la Nazionale), Onofrio Fusco, Franco Ponzinibio, Renzo Bettini, Alberto Milli, Vincenzo Orlando, Andra Campana. La Figc diede solo un attestato al Conversano, ma il titolo non venne riconosciuto. Dopo aver battuto il Putignano in semifinale, il Conversano ebbe ragione del Rutigliano, pur avendo perso l’andata per 1-0 (Capocasale su rigore): vinse a tavolino la gara di ritorno perché i grifoni non si presentarono “per motivi di ordine pubblico”.

Tanto per restare in tema, lo stadio venne intitolato a Peppino Lorusso, giovane universitario conversanese che, a Thiene, a pochi giorni dalla fine della guerra, venne fucilato dai tedeschi.

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Beppe Magrone, è stato a capo della FC Carbonara sin dalla fondazione, a giugno del 2011
Beppe Magrone, è stato a capo della FC Carbonara sin dalla fondazione, a giugno del 2011

<Ormai non c’erano più i presupposti per continuare>. Questo l’epitaffio apposto da Beppe Magrone sulla lapide del calcio dilettantistico a Carbonara, rinato a giugno 2011 e che doveva reggersi su una sorta di azionariato popolare. Il titolo di Prima Categoria, conquistato e conservato dopo alcune splendide annate, è stato infatti ceduto. A nulla è servito l’ennesimo miracolo sportivo, stavolta compiuto con una squadra passata in corso d’opera a Nicola Biancofiore. La stagione scorsa è stata alquanto travagliata: l’entusiasmo per la fusione con il Valenzano, appena promosso dalla Terza Categoria, s’è spento quasi subito. È stata anche una questione di impianti inadeguati. Dallo stadio delle “Lamie” a Valenzano, club scomparso dopo il salto in Seconda (titolo ceduto al Noicattaro), Carbonara ha inseguito inutilmente il sogno del “Leo Dell’Acqua”, ed è stato infine costretto a rifugiarsi presso la struttura privata “Tonino Rana”.

PROMOZIONE, DA IERI TUTTI A CORRERE E SUDARE

La Gazzetta del Mezzogiorno in edicola oggi: l'articolo dedicato ad alcune delle squadre baresi che saranno protagoniste del campionato di Promozione
La Gazzetta del Mezzogiorno in edicola oggi: l’articolo dedicato ad alcune delle squadre baresi che saranno protagoniste del campionato di Promozione

Ridimensionato il parco squadre baresi in Promozione. Alla promozione del Gravina, alla retrocessione della Barium e, da ultimo, all’estinzione di Corato e Palo ha fatto da contraltare solo il trionfo del Polignano in Prima Categoria. Fortis Altamura, Giovinazzo, Nuova Molfetta (alias Modugno), Polimnia, Quartieri Uniti Bari, Real Noci, Rinascita Rutiglianese e Virtus Bitritto sono tuttavia una folta rappresentanza del pallone della Terra di Bari.

Moramarco
Moramarco

Prima sgambatura ieri allo stadio Tonino D’Angelo di Altamura per i ragazzi della Fortis. Il saluto del presidente Beppe Piccininni e gli ordini del tecnico Piero Moramarco hanno aperto la nuova stagione sportiva per la compagine verdeblù, seconda squadra della città murgiana.

Sul numero magico punta anche la Rutiglianese, il cui “via” stagionale è stato fissato per le ore 17 di ieri, 17 agosto. A disposizione del confermato Michele Valentini (Fortunato Moccia il preparatore

Valentini
Valentini

atletico, Domenico Borrelli si occuperà dei portieri), c’erano anche i nuovi assunti in granata dal diesse Giovanni Sanapo: dall’ultimo arrivato, Giuseppe Cesario, reduce dalla brevissima avventura a Locorotondo, a Giuseppe Messinese (19 anni, ex Barium), al portiere Antonio Girolamo (21, Sporting Altamura e Sudest).

“Convocata” ieri anche la prima squadra della Quartieri Uniti sul sintetico del “Sante Diomede”. Promosso un interessante progetto chiamato “College Bari”, che prevede, alla stregua appunto dei college anglosassoni, un’intesa tra il club di calcio del capoluogo e l’istituto professionale Gorjux-Tridente.

Chi sta accumulando carburante nei muscoli da più tempo è il Giovinazzo. Il presidente, l’imprenditore molfettese Roberto Azzollini, e il suo alter ego giovinazzese Fiorello Folino Gallo hanno confermato Marco Milano direttore sportivo e Amedeo Savoni allenatore. Il tecnico di Bitonto sarà affiancato dal vice Enzo De Candia e dal preparatore atletico Franco De Anna. Per ora solo nomi di contorno (Daniele Busco, Davide Terlizzi, Alessandro Marolla, Nunzio Desimine) per le novità e molte conferme.

Dalena
Dalena

Novità anche a Noci, altro team biancoverde (con Bitritto e Giovinazzo) della Promozione. La direzione sportiva del Real è stata affidata a Carletto Di Bari, noto razziatore delle aree di rigori. Confermato il tecnico Paolo Dalena e l’unica donna – Angela Laera – a ricoprire il ruolo di preparatore atletico in un club di calcio dilettantistico maschile. Cosimo Tinelli è succeduto come presidente a Sebastiano Quiete.

Torniamo a ieri. Al “Gaetano Scirea” la Virtus ha cominciato a far sudare gli atleti. La conduzione tecnica è stata affidata a Angelo Sisto, che sarà coadiuvato da Pino Racanelli, dall’uomo di sempre per i colori del football bitrittese, Gino Masotti e da Pasquale Terrieri che si occuperà dei portieri. Fabio De Carne è il direttore sportivo a comporre un resistente sodalizio con l’ex coach barese di Noicattaro e Molfetta.

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La Coppa di Promozione prenderà il via il 6 settembre, aprendo una stagione, quella della cadetteria che, da più parti preannunciata in tono minore, finirà per essere come sempre coinvolgente, interessante e capace di offrire spunti tecnico-tattici di buon livello. Il campionato scatterà la domenica successiva, il 13 settembre.

Al momento, le squadre che comporranno ciascuno dei due consueti gironi suddivisi per aree geografiche, sono 16. Anche sulla seconda serie del calcio regionale pende l’incognita Brindisi. La richiesta della “pubblica accusa” federale, infatti, riguarda l’esclusione della squadra biancazzurra dalla Serie D e non la retrocessione (in tal caso sarebbe Eccellenza per gli adriatici). Tuttavia, se il Brindisi andasse ad arricchire il Girone B di Promozione, con il ripescaggio del Mesagne ci ripristinerebbe il numero di 32, senza necessità di incrementare l’organico a 36, come accaduto negli ultimi anni.