Un momento della rappresentazione al castello di Conversano

IL GUERCIO DELLE PUGLIE, TIRANNO E MECENATE

Giangirolamo II
Giangirolamo II

Forse l’intera storia moderna della Puglia per certi versi comincia con lui. Con Giangirolamo. Figlio di Giulio I Acquaviva d’Aragona, conte di Conversano, e di Caterina Acquaviva d’Aragona, duchessa di Nardò, ereditò la signoria del padre alla morte di Giulio e governò per quarant’anni. Anche se per quasi metà di quel periodo visse in prigionia.

Alcuni anni prima di salire “al trono” sposò  la contessa Isabella Filomarino dei principi della Rocca. Per quei tempi era una donna determinata, forte, persino crudele (in questo caso lo era più o meno come il marito. Isabella seppe anche governare allorquando la contesa la resse lei tra il 1647 e il 1665 insieme al figlio Cosmo e al nipote Giulio. Isabella pare fosse molto bella.

Un momento della rappresentazione al castello di Conversano
In una mia foto, un momento della rappresentazione al castello di Conversano

La storia di Giangirolamo è stata narrata in parole e musica qualche giorno fa dalle balconate del castello nella sua Conversano. Era strabico e perciò era detto il “Guercio”. Il popolo lo considerava cattivo. Guai a fargli un torto: era vendicativo. Religioso, devoto ai santi medici, era tuttavia un mecenate e la vita dei contadini migliorò.

A quanto pare Giangirolamo non si faceva mancare nulla: invocava molto spesso lo ius primae noctis. Secondo qualche malalingua, anche per questo i conversanesi sono orgogliosi di essere i “figli del conte”. Eppure, sempre secondo racconti non suffragati da prove storiche, si addestrasse a sparare dalla torre dodecagonale utilizzando come bersagli le donne che attingevano l’acqua dai pozzi (provate a ricordare una delle scene madri nel lager nazista nel film Schindler’s list, con Amon Goeth – Ralph Fiennes – che spara agli ebrei: un dio della vita e della morte). Brutta fine fecero i ribelli canonici di Nardò: con la loro pelle il Guercio fece tappezzare con pelle umana le poltrone del “castello” di caccia di Marchione. Anche Alberobello ebbe un grande sviluppo sotto la sua signoria: fu proprio il Guercio infatti a far costruire quegli strani e un po’ strambi edifici circolari con il tetto conico, nonostante il divieto del re di Spagna: il conte aveva “inventato” il trullo. La sua spregiudicatezza lo portò inevitabilmente a litigare. Filippo IV e il vicerè partenopeo lo fecero arrestare: nel 1646, dopo un periodo a Sant’Elmo, venne trasferito a Madrid e liberato non molto tempo dopo.

Il complesso di San Benedetto a Conversano
Il complesso di San Benedetto a Conversano, in un mio scatto

In Puglia, infatti, serviva un uomo forte. Anche per questo Giangirolamo venne liberato e inviato a Nardò e Lecce per mettere fine ai seguaci di Masaniello nel Salento. Anche in questo caso tenne fede alla sua fama. Non ci volle molto: il Guercio andò di nuovo oltre. Fu arrestato nel 1649 e stavolta il re buttò via la chiave. La ritrovò ben sedici anni dopo. Giangirolamo non sopravvisse per molto alla ritrovata libertà. Aveva 65 anni, si beccò probabilmente la malaria che lo portò a morire nei pressi di Barcellona. I suoi resti sono conservati a San Benedetto. Isabella gli sopravvisse per 14 anni.

Particolare de La Gerusalemme liberata, la più celebre pera di Paolo Finoglio
Particolare de La Gerusalemme liberata, la più celebre pera di Paolo Finoglio

Come dicevamo, Giangirolamo fu un mecenate. Favorì il trasferimento a Conversano del pittore campano Paolo Finoglio. Molte delle sue opere sono conservate nella Pincaoteca comunale. Il conte aveva compreso l’importanza dell’arte anche come fondamentale mezzo di comunicazione. E di esercizio del potere.

3 pensieri su “IL GUERCIO DELLE PUGLIE, TIRANNO E MECENATE”

  1. Mia zia è una discendente del Conte Giangirolamo e devo dire che di personaggi come lui in questo momento storico ne avremmo veramente grande bisogno.
    Questa inutile oltre che inetta e falsa classe politica se avesse contro personaggi come Giangirolamo sarebbe messa in riga e si adopererebbe veramente per il bene dello stato e non come invece ora fanno , per dostruggerlo.
    Peccato che il seicento e la monarchia in generale sia finita lasciando il passo a questa effimera ed inutile repubblica.

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