La domenica nera del pallone di Conversano

Lo speciale Conversano pubblicato nella pagina dello SportBarese sulla Gazzetta di oggi
Lo speciale Conversano pubblicato nella pagina dello SportBarese sulla Gazzetta di oggi

La black sunday del football di Conversano porta la data del 20 dicembre. Un domenica senza regali natalizi, nera come la pece. E senza sconti per le tre formazioni che, tra Prima e Seconda Categoria, stanno caratterizzando questa stagione della città d’arte a sud-est di Bari. Zero punti e come 18 gol subiti. Una catastrofe.

La Norba è quella che andata meglio. Nel senso che ha subito un clamoroso 6-4 a Mottola: punteggio tennistico e dolore attutito dalla tripletta di Angelo Corti e dal gol di Michele Carbonara.

Sempre nel Girone B di Prima, l’US Carbonara è stata seppellita da un 8-1 sena’appello. La Trulli&Grotte non ha avuto pietà (com’è forse giusto che avvenga nello sport: meglio l’umiliazione del punteggio che quella di un avversario che ti commisera) e ha sparato una salva di katiuscia con le triplette di Daddato e Amoruso.

In Seconda (Girone B) la Kids Club ne ha prese 4 in casa dall’Atletico Pezze. I“ragazzi” di Simone Lovascio, provenienti dalla Terza Categoria, rischiano di tornarci subito: allenata da Vito Domestico, ha solo 5 punti, è penultima ed ha 33 gol al passivo in 11 gare, 3 ogni 90’. Si rimetterà in marcia dopo la Befana.

Ma la crisi di una piazza calcistica che rivendica addirittura uno scudetto (1944, campionato dell’Italia libera) e che con l’Atletico griffato Enrico Tatò nel 1999 trionfò in Promozione, nel 2001 sfiorò la Serie D e nel 2004 con una supersquadra stravinse la Prima Categoria, non si può ricondurre solo alle sconfitte di dieci giorni fa. La nascita dell’Unione Sportiva l’estate scorsa ha destabilizzato gli equilibri. Beppe Salierno, giovanissimo dirigente barese, dopo aver rilevato il titolo sportivo del Carbonara, ha provato a ridipingere di viola i colori del calcio conversanese. Non c’è riuscito: il 25enne dj ha

Luigi Tauro
Luigi Tauro, presidente dell’US Conversano

dovuto lasciare a Luigi Tauro e altri sei soci. <Purtroppo la gestione precedente – dice l’imprenditore edile di Triggianello – ha lasciato molto problemi. E non mi riferisco solo alle problematiche dell’uso del campo. Abbiamo provato a rinascere, continuando ad affidarci alla guida di Nicola Quarto. È una squadra diventata giovanissima quella di cui dispone oggi mister Quarto. La retrocessione? L’abbiamo messa nel conto, ma il campionato è ancora molto lungo>. L’US è costretta a giocare a Adelfia, il recupero con l’Acquaviva l’ha disputata a Polignano, si allena alla Montagnola,

Vito Domestico, allenatore della Kids Club
Vito Domestico, allenatore della Kids Club

a Japigia, ha chiesto di giocare a Palo del Colle. <Purtroppo il Comune s’è rimangiata l’autorizzazione all’uso del campo che ci aveva dato in estate, quando abbiamo spiegato che per questione di ore non eravamo riusciti a formalizzare il cambio di denominazione>. Dalle polemiche si addirittura arrivati alle vie di fatto. <Ma con Mario Benedetto (presidente del Norba e uomo di fiducia di Donato Di Palma, l’imprenditore dell’agroalimentare patron del club, ndr) c’è stato un chiarimento definitivo. Purtroppo l’utilizzo dello stadio (intitolato a un partigiano, Peppino Lorusso, ndr) non ha aspetti molto chiari. Nonostante tutto, noi siamo conversanesi e vogliamo fare calcio a Conversano e con i ragazzi della nostra cittadina. Con il nuovo sponsor (un’altra azienda dell’agroalimentare, ndr) stiamo preparando un progetto che darà buoni frutti.

Al momento, l’US è ultimo con 1 punto, 10 sconfitte, 4 gol fatti e 33 all’attivo. La Norba guidata dall’allenatore Donato Colucci ha 14 punti e il crollo di Mottola è stato imprevedibile: fino ad allora aveva subito 13 gol ed era una delle migliori difese della poule.

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Vito Sgobba allena la Trulli&Grotte
Vito Sgobba allena la Trulli&Grotte

La Trulli&Grotte, capolista del Girone B di Prima Categoria riparte domenica con una partita sulla carta piuttosto facile, col Palagiano (9): la squadra consortile di Alberobello, Castellana e Putignano (29 punti) ha coronato una lunga rincorsa, stroncando poi San Marzano (24 come il Laterza, i tarantini domenica riposano: l’organico è “zoppo”) e Surbo (26), alle prese con insidiosa trasferta di Massafra (15).

Le altre baresi impegnate nella 13esima giornata: Capurso in casa con lo United Mottola, Acquaviva a Ginosa, Norba al “Lorusso” con il Brindisi, ancora sotto choc per la tragica scomparsa del portiere Leo Orlandino, US a Crispiano.

Benny Costantino, a sinistra, con il presidente dell'Omnia Bitonto Francesco Rossiello
Benny Costantino, a sinistra, con il presidente dell’Omnia Bitonto Francesco Rossiello

GIRONE A – L’Omnia le ha vinte tutte, finora: 11 gare, 33 punti. La squadra di Benny Costantino riparte da Spinazzola, 3° a 24. Corato (27) ospiterà Bitetto (21). Derby barese tra Terlizzi (8) e Ultrattivi Altamura (18), Barium (15) a Cerignola (lo Spormania ha 11 punti), riposa la Virtus Molfetta (11).

La Seconda Categoria ripartirà con la 12esima giornata (prima di ritorno) domenica 10 gennaio.

Cin cin Puglia

La Gazzetta del Mezzogiorno in edicola oggi
La Gazzetta del Mezzogiorno

A San Silvestro e Capodanno, in Puglia si brinderà con vini e spumanti rosé, che in tre anni registrano un balzo record del +122% (fonte UIV), rappresentando il 40% della produzione nazionale con oltre un milione di bottiglie l’anno.

In sintesi, una bottiglia su 4 di rosé ‘made in Italy’ è pugliese. Sempre i rosati fanno registrare una crescita dei consumi superiore al 13%, in controtendenza rispetto al dato generale, secondo il quale negli ultimi 50 anni il consumo di vino è sceso da 70 litri pro capite all’anno a 36-37 litri e la media continua a scendere dell’1% annuo.

Il Sessant'anni, limited edition della Cantine San Marzano
Il Sessant’anni, limited edition della Cantine San Marzano

Ma sono un po’ tutti i vini pugliesi a crescere nelle vendite e nell’export.

“È tempo di fare un bilancio degli ultimi trent’anni – ha commentato il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – che hanno visto il settore impegnato in una seria rivoluzione colturale e culturale che lo ha reso il testimonial dell’agroalimentare pugliese competitivo ed evoluto.  Il finanziamento grazie a bandi regionali degli impianti di spumantizzazione ha consentito l’ulteriore valorizzazione delle nostre uve e dei nostri vini e fa il paio con una attività, che dal blocco dei diritti di reimpianti fuori regione, passa per tutte le misure sulla modernizzazione e l’innovazione in cantina. I vini spumanti che un tempo erano costretti a migrare oggi sono prodotti direttamente in Puglia, chiudendo una filiera di eccellenza che ha aperto straordinarie prospettive di mercato”.

Il Sonetto, primitivo di Manduria prodotto dal Consorzio produttori vini della città messapica
Il Sonetto, primitivo di Manduria prodotto dal Consorzio produttori vini della città messapica

Il buono stato di salute del settore è testimoniato anche dalla crescita delle esportazioni che nei primi nove mesi dell’anno ha segnato un +5,9% (fonte ISTAT).

“Il vino oggi testimonia un processo di rigenerazione realizzato da un sistema di imprese che si è posto l’obiettivo – ha aggiunto Angelo Corsetti,  direttore di Coldiretti Puglia – di offrire nel bicchiere un intero territorio fatto del patrimonio genetico dei suoi vitigni, delle sue ricchezze endogene, del clima, di paesaggio, di testimonianze artistiche e naturali. Si tratta di un patrimonio di innovazione e competitività acquisite che va tutelato dagli attacchi dell’agropirateria che colpisce anche la Puglia ed i nostri vini sono a forte rischio imitazione. Ecco a cosa servono i marchi di qualità, a difenderci dagli attacchi dei falsari e a valorizzare la tipicità e la localizzazione del prodotto. La rintracciabilità ed i marchi, peraltro, non sono meri principi teorici e filosofici, piuttosto valori economici che le imprese agricole e l’intero territorio di produzione devono recuperare”.

Il Leverano rosso Vecchia torre
Il Leverano rosso Vecchia torre

Oggi serve un ulteriore cambio di passo. Restano aperte sia come Paese Italia che come Regione Puglia le questioni legate al rispetto delle regole circa la tutela delle indicazioni geografiche e dei marchi, alla determinazione di un giusto rapporto qualità-prezzo per tutte le fasce di prodotto, alla definizione e conoscenza dei dati produttivi e di mercato, alla migliore utilizzazione dei risultati della ricerca anche per contrastare gli effetti del clima impazzito e alla necessità di promuovere su scala internazionale le produzioni pugliesi in modo meno frammentario ed episodico.

Il Locorotondo dop della Di Marco
Il Locorotondo dop della Di Marco

Il vino è un motore economico che in Italia genera nove miliardi di fatturato annuo e impiega più di un milione di persone. Il settore ha portato a casa un grande risultato sul fronte della semplificazione, un testo unico che accorpa tutte le disposizioni che disciplinano la materia del comparto vitivinicolo, prima contenute in svariati testi normativi.

Il negramaro della Di Marco
Il negramaro della Di Marco

Eccellenza / Gravina, insidie a Sudest

La Gazzetta in edicola stamattina, martedì 29 dicembre 2015
La Gazzetta in edicola stamattina, martedì 29 dicembre 2015

Due squadre in crisi. Locorotondo e Gravina si sfideranno il 6 gennaio alla ricerca del regalo della befana. Al Gravina pare abbia fatto male l’aria rarefatta della vetta della montagna sacra dell’Eccellenza. Al Locorotondo non è bastata la mutazione genetica per rimettersi in sesto.

Basterà dunque la pausa per ricaricare le batterie? La capolista Gravina ha comunque di quanto consolarsi (e che consolazione!): la finale della Coppa Puglia del 28 gennaio (avversario l’Hellas Taranto, in prospettiva il duro sentiero della Coppa Italia) e il titolo di campione d’inverno. Dal 22 novembre ha distribuito equamente i mitici segni della schedina che non c’è più: 2 pareggi interni (con Vieste e Mesagne), 2 sconfitte esterne (a Novoli e Otranto: 7 gol al passivo) e 2 vittorie al “Vicino” (con Bisceglie e Molfetta). Ciononostante, il vantaggio, doppiato il capo del girone di ritorno, resta consistente: +5 su Vieste e Casarano, appollaiati a quota 34.

SUDEST – Locorotondo ha fatto peggio, dilapidando il cospicuo capitale accumulato nei primi 9 turni: dopo il successo con l’Hellas, i blaugrana avevano 15 punti in 9 gare ed erano in zona playoff. Oggi, altrettante partite dopo, la squadra di Roberto D’Ermilio è a quota 21 ed ha sfondato il muro dei playout, a -1 dal Bitonto e a +2 su Leverano e Taranto. Da quel fatidico 1° novembre, la Sudest ha ottenuto solo il 3-0 al Molfetta il giorno di San Nicola, ha pareggiato 3 volte e perso.

BERARDI – Probabilmente è l’ultimo tassello della direzione sportiva di Danilo Dammacco. Si tratta di Pasquale Berardi, arrivato all’Altamura il 22 dicembre. Per la prima volta il 32enne centrocampista di Carbonara scende in Eccellenza, dopo molte stagioni in C1, C2 e D. Onofrio Fino dispone ora di una squadra completa in ogni reparto, che deve ripartire dal deludente 2-2 (da 0-2: gol dei difensori Dinielli e Cannito) di Leverano.

PETTINICCHIO – Con il Mola, all’antivigilia di Natale, ha osservato la sua nuova squadra dalla gradinata, in mezzo al direttore sportivo Francesco Morgese e il direttore generale Vincenzo Cariello. A fine partita ha semplicemente detto: dobbiamo subito metterci a lavorare. Giacomo Pettinicchio, 56 anni, tarantino, una carriera lunghissima, tanti successi, a cominciare da quello con il Massafra, più di vent’anni fa, con i giallorossi che conquistarono una delle prime edizioni dell’Eccellenza.

Il tecnico non accampa scuse per il 2-2 che un ottimo Mola ha rimediato in extremis con Leo Serri dopo l’1-2 siglato da Manzari: <Nessuno ha la bacchetta magica, né possiamo trovare giustificazioni (tanti gli assenti, dal portiere Rana allo stopper Rubini, da Pignatta a Cannone, ndr). Siamo in ritardo e dobbiamo recuperare, ma per farlo serve la collaborazione di tutti. Bitonto ha un potenziale importante e merita ben altre posizioni – ha detto il successore di Francesco Modesto, esonerato dopo il 2-1 di Castellaneta -. Si pensa ai playoff, ma adesso dobbiamo guardare in faccia la realtà e invertire subito la rotta>.

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La Gazzetta in edicola stamattina
La Gazzetta in edicola stamattina

Una strana coppia guida la classifica marcatori. Nicolas Di Rito e Mino Tedesco. Entrambi hanno cambiato squadra. Entrambi hanno subito segnato con la nuova maglia. L’argentino sta compiendo il tour della Puglia: da Francavilla Fontana a Bisceglie, da Andria a Monopoli, da Nardò a Altamura. Dove, con i colori della Team, ha realizzato quest’anno 8 reti (3 doppiette) con Alessandro Longo e Angelo Columbo, giubilati sull’altare di una squadra che non sapeva volare. A Casarano l’attaccante di Rosario, da poco trentenne, attratto dalla mega offerta del club rossoblù, è passato alla guida di Antonio Toma: qui è subito andato 4 volte a rete.

Inusuale la navigazione di un vecchio lupo di mare come Tedesco. Trentaquattro anni, brindisino, è approdato per la prima volta nel Barese, a Bitonto. Col Casarano aveva realizzato 10 reti nelle 7 gare iniziali. Dopo una lunga pausa, la criniera è diventata quella di un leone neroverde, e l’ex Gallipoli è tornato al gol col Barletta (decisivo) e a Mola (anche un assist a Manzari).

Ma attenti Rana. “Gigirrana”, 29enne centravanti scuola Bari, dopo essersi preso una pausa di 4 turni, seguita a una serie di 7 gol in 7 partite, è tornato a centrare il bersaglio, salendo a quota 11.

Pochi gli attaccanti di compagini baresi ai vertici della classifica: Diego Albano (Gravina) 7 reti come Vincenzo Ladogana, passato ai murgiani proveniente dal Barletta. Nicola Loiodice (da Molfetta a Barletta) 6. Montemurro (Gravina) è l’unico centrocampista in classifica con 6 reti. Come Manzari, che ha ripreso a fare gol con la maglia del Bitonto (2) dopo i 4 col Locorotondo. Fabio Moscelli (dall’Altamura al Barletta) è fermo a 5, come Davide Ventura (Locorotondo) e Angelo Logrieco (Team).

Baba, la dignità dell’uomo nero

Ababacar Diagnè, 28 anni, è senegalese
Ababacar Baba Diagnè, 28 anni, è senegalese

Non si può certo considerare la famigerata frase con “Optì-Pobà” come la madre di tutte le scemenze. Di esempi precedenti alla sfortunata uscita di Carlo Tavecchio il razzismo ne ha prodotti in quantità industriali. E anche dopo.

All’improvviso è la Puglia a scoprirsi razzista. Ci sono i fatti. Che non sono prove, ma restano fatti.

Stadio Tonino D’Angelo, domenica 13 dicembre, campionato di Eccellenza. Uno sparuto drappello di tifosi del Mola, in transumanza sulle Murge, prende di mira Ababacar Diagnè, calciatore senegalese, ovviamente nero. Gli danno del “mangiabanane”. In realtà, contestualizzando l’accaduto, gli attacchi sembrano rivolti più al “traditore” passato dall’altra parte della barricata che alla persona di “razza inferiore”. Una persona normale fino a quando giocava con casacca biancazzurra; anche un po’ speciale quando a Novoli contribuisce all’1-2 finale. Il giudice sportivo era stato inflessibile: una giornata di squalifica al campo, da giocare in campo neutro e senza spettatori, aveva sentenziato l’avvocato Angelo Romano. Pareva finita lì. E invece, è accaduto di nuovo.

La Gazzetta del Mezzogiorno in edicola oggi
La Gazzetta del Mezzogiorno in edicola oggi

Domenica 20 dicembre, stadio Comunale di Trani. Uno dei santuari del calcio della grande provincia pugliese. L’arbitro Raimondo Borriello della sezione di Arezzo ha diligentemente annotato le ingiurie, dopo una caduta di Diagnè: “negro di merda” e “alzati, scimmia!”, poi reiterati.

Il calciatore senegalese, 27 anni lo scorso novembre, segue come un feticcio Danilo Dammacco, attuale direttore sportivo dell’Altamura: è stato al Liberty Palo per due stagioni, ha cominciato con l’Atletico Mola in questa, per poi trasferirsi alla Team. “Un atteggiamento schifoso”, ha subito reagito il dirigente barese del club murgiano. “Baba è un ragazzo sensibile – ha detto Dammacco – non capisce perché così, all’improvviso, è accaduto tutto questo. L’ho visto piangere perché non se l’aspettava una seconda volta. Il comportamento del gruppetto di molesi non se l’aspettava, l’ha spiegato come una reazione al suo trasferimento a dicembre”. Ma Trani lo ha spiazzato, disorientato. “Ha fatto fatica a terminare la partita e tutto per colpa di cinque stupidi che lo insultavano dagli spalti. Mi spiace che tutto ciò sia accaduto a Trani, città estremamente civile”.

L'articolo sulla Gazzetta in edicola stamattina
L’articolo sulla Gazzetta in edicola stamattina

Il presidente della Team Tina Dilena, su suggerimento dello stesso Dammacco, ha decretato il silenzio stampa. Il senegalese si limita a dire che in tanti anni non era mai accaduto nulla del genere, “non sono mai stato vittima di offese del genere sui campi”.

Il Trani ha preso immediatamente le distanze dall’accaduto: “Sappiamo tutti che non è possibile controllare tutto ciò che avviene in tribuna o in gradinata – ha detto all’indomani della sentenza Antonello Longo, direttore sportivo della Vigor -: ci dissociamo e diciamo che i razzisti tutto sono tranne che tifosi”.

Dammacco racconta alla Gazzetta il Diagnè uomo: <E’ con noi dalla Prima, a Palo.Gli ho detto, una volta, che lui, con le sue qualità, non c’entrava niente con quella categoria e che sarebbe venuto con me se avessi fatto anch’io carriera>. E così è stato: ancora Palo in Promozione, quindi Mola e Altamura in Eccellenza: <Baba ha perso da poco il padre, noi l’abbiamo aiutato per le spese dei funerali. Con i rimborsi del calcio e il guadagno del lavoro riesce a mandare denaro alla madre che abita in un paese non lontano da Dakar>.

Ad Altamura tutti gli vogliono bene, è subito diventato uno dei beniamini dei tifosi, spega il diesse. Baba non molla, come non ha mollato a Trani, dove ha voluto restare in campo: sarebbe stato come arrendersi. Guai a darla vinta gli imbecilli.

 

Messa di Natale

Francesco Piciocco, sacerdote dell'ordine dei francescani minori, è andriese, ha 42 anni, ha preso i voti quando ne aveva 26
Francesco Piciocco, sacerdote dell’ordine dei francescani minori, è andriese, ha 42 anni, ha preso i voti quando ne aveva 26

MESSA DI NATALE

Che possa essere l’ultimo Natale insieme alla comunità capursese appare pressoché certo. Frate Francesco Piciocco, rettore della comunità francescana presso il santuario della Madonna del Pozzo dovrebbe lasciare Capurso a settembre, dopo l’edizione 2016 della Festa grande.
Piciocco ha voluto riservarci un colpo di teatro dei suoi: la messa di Natale anticipata alle sette della sera.
Una messa divisa in due parti. La pre-celebrazione è avvenuta senza il sacerdote sull’altare. Suggestiva evocazione di una guida immanente. Poi, il suo ingresso in basilica, con il bimbo nato per caso (per caso?) a Betlemme (simpatico il trasferimento della statuetta dalle mani del padre guardiano a quelle di un assistente, più alto, per consentire il posizionamento nel presepe e il compimento della natività). Non in una grotta – ha detto il francescano – bensì nel retro di una casa. I mediorientali – come i meridionali – hanno uno spiccato senso dell’ospitalità: accolsero quella strana coppia che proveniva da Nazareth per farsi censire in fondo alla loro casa, nel posto riservato agli animali domestici. E quella donna per cui si compivano i giorni del parto, diede alla luce un bimbo, ponendolo come primo giaciglio in una mangiatoia. Che importanza ha l’orario della messa?, ha detto padre Francesco, mica è scritto da qualche parte che Gesù nasce a mezzanotte.
Basilica di Santa Maria del Pozzo, a Capurso, particolare del presepe accanto all'altar mnaggiore
Basilica di Santa Maria del Pozzo, a Capurso, particolare del presepe accanto all’altar mnaggiore

Spiazzante anche la definizione dei pastori dell’epoca e di quella zona del mondo, periferia dell’impero romano retto da Cesare Augusto: malfattori (senza offesa per i pastori, naturalmente), costretti a condizioni di vita terribili per seguire, accudire e proteggere le greggi. Piciocco ha voluto fare riferimento agli ultimi della terra: un bambino che nasce in una situazione estrema, pastori che visitano la puerpera e salutano il nuovo nato. E tra poco arriveranno anche tre strane persone, giunte chissà da dove. Le quali, intercettate da Erode, combinano un bel pasticcio, parlando a quel re marionetta (un monarca che contava pochissimo, frustrato dall’assoluto potere romano, esercitato da Quirinio per conte dell’imperatore) della nascita di un bimbo che, secondo i loro studi astrologici diverrà un sovrano.

Tornando alla messa, Piciocco ha esordito con un “finalmente” e senza dissimulare più di tanto ha manifestato tutta la sua soddisfazione per la riuscita dell’esperimento. L’anticipo ha battuto il posticipo, insomma, quanto a audience e partecipazione attiva. La navata unica del santuario mariano era stracolma di gente, anche nelle sale in cui era possibile seguire la solenne liturgia dai grandi monitor. Una “scommessa” (testuale) vinta da un frate che quando andrà via (spero per incarichi di grande responsabilità, date le sue grandi capacità organizzative e di leadership) lascerà un enorme vuoto nella comunità, non solo in quella cattolica, sia sociologica che praticante.
Per quel che mi riguarda, lo propongo sin d’ora come capursese dell’anno per il 2016.

Eccellenza / Sempre affascinante, anche a Natale

La sinossi della prima giornata di ritorno del campionato di Eccellenza. L'articolo è apparso sulla Gazzetta in edicola ieri mattina
La sinossi della prima giornata di ritorno del campionato di Eccellenza. L’articolo è apparso sulla Gazzetta in edicola ieri mattina

È un momentaccio per il Gravina. La capolista dell’Eccellenza non batte il Mesagne e si vede rosicchiare il cospicuo vantaggio dalle più immediate inseguitrici: Casarano e Vieste, vincendo rispettivamente con il Locorotondo e a Faggiano con l’Hellas Taranto, salgono a -5 dalla vetta. Si rimette in marcia il Barletta, spreca un’occasione d’oro per accorciare le distanze l’Altamura che si fa agguantare dal Leverano dopo il doppio vantaggio esterno. In coda restano immobili Grottaglie, Castellaneta e Hellas. In parità i due derby: a Mola finisce con un divertente 2-2, a Trani l’anno Vigor e Unione Calcio chiudono con l’1-1.

Insolito collocazione della prima di ritorno: la “Premier League” di Puglia si regala un pressoché inedito “boxing day” anticipato all’antivigilia di Natale. Si tornerà in campo il 6 gennaio, sempre di mercoledì, ma stavolta si tratta del terzo dei quattro turni infrasettimanali preventivati.

PRIMA – Botta e risposta al “Vicino”: passano gli ospiti con Gianluca Greco dal dischetto sul finire della prima frazione di gara, pareggia Gigi Rana con ancora il sapore del tè in bocca. Mesagne aveva battuto la compagine di Gennaro Di Maio alla gara di esordio il 13 settembre, colpevole ancora Greco con un gran gol.

INSEGUITORI – Acquistano speranze il Casarano (la strana coppia Di Rito-Jeda stende il Locorotondo, che entra in zona playout) e il Vieste che espugna Taranto (a Faggiano tutto nella ripresa: Triggiani e il golden boy Rocco Augelli per il raddoppio, poi dimezza Manzella). Barletta s’avvicina: Giuseppe Sguera (6 gol) è per la terza volta il matc-winner. Al “San Sabino” di Canosa la vittima di turno è il Novoli.

SPRECO – Si diceva dello 0-2 dilapidato dalla Team. Altamurani avanti a Leverano con due difensori: l’esterno mancino Dinielli e il centrale Cannito. Poi accorcia Gennari per il Leverano (e l’attaccante va in doppia cifra) e pareggia Cazzella allo spirare della partita trasformando un calcio di rigore (gli unici due penalty della giornata sono stati decretati contro le formazioni murgiane). Due punti che i biancorossi di Onofrio Fino potrebbero rimpiangere.

DOPPIO DERBY – Molfetta corsaro al “De Bellis”. Castellaneta torna agli antichi vizi, per gli adriatici risolve Senè (al 20’) per il primo gol del salernitano-senegalese. I biancorossi sono a -3 dai playoff. Derby del Ponte Lama: nel quarto d’ora finale Papagno porta avanti l’UC Bisceglie, Casalino (al 95’) pareggia per il Trani. Derby barese al “Caduti di Superga”: dopo l’1-1 siglato da Danilo Schirone (3’) e Mino Tedesco (38’), l’emozionante finale con Gennaro Manzari all’88’ e Lorenzo Salvi al 92’. Tra gli spettatori, Giacomo Pettinicchio, che allenerà il Bitonto dopo l’esonero di Ciccio Modesto.

Sale ancora l’Otranto, sprofonda il Grottaglie: Palma e un Alessandro Villani sempre più convincente portano avanti gli idruntini, Marini ridà fiato alle trombe biancazzurre, un’autorete le spegne gli squilli.

I RISULTATI DELLA 18^ GIORNATA, 1^ DI RITORNO: Grottaglie-Otranto 1-3, Mola-Bitonto 2-2, Barletta-Novoli 1-0, Casarano-Locorotondo 2-0, Castellaneta-Molfetta 0-1, Gravina-Mesagne 1-1, Hellas Taranto-Vieste 1-2, Leverano-Altamura 2-2, Trani-UC Bisceglie 1-1.

LA CLASSIFICA: Gravina 39; Vieste, Casarano 34; Barletta 30; Altamura 29; Mola, Molfetta, Bisceglie 26; Otranto 25; Trani, Novoli 24; Mesagne, Bitonto 22; Locorotondo 21; Leverano, Taranto 19; Castellaneta 16; Grottaglie 11.

I MARCATORI: Di Rito (Casarano), Tedesco (Bitonto; 10, Casarano) 12; Rana (Gravina) 11; Gennari (Leverano) 10.

L’intervista di Avvenire a Vito Tisci

tisci intervista avvenire - 1Su Avvenire di mercoledì 23 dicembre è apparsa una lunga intervista a Vito Tisci realizzata da Massimiliano Castellani.

«Il gioco del pallone deve unire tutti. E noi lavoriamo ogni giorno in questa direzione». È il messaggio universale e anche il bilancio di fine stagione tracciato da un “uomo nuovo” del nostro sistema calcio, il presidente del Settore giovanile e scolastico della Figc Vito Tisci. Uomo nuovo al centro del villaggio calcistico, ma Tisci, 55 anni, barese di Acquaviva delle Fonti, ha alle spalle ventidue anni da segretario del Comitato Puglia e undici da presidente regionale della Figc. Poi un anno fa la nomina «all’unanimità – sottolinea con giusta fierezza – specie in tempi di scontri e di frammentazione come questi» al vertice dell’organo che sovrintende il movimento calcistico di base. Tisci è il “papà” affettuoso e pacato di circa settecentomila tesserati tra i cinque e i sedici anni, che militano in 48.165 squadre delle 8.659 società di appartenenza. «Anche io appartengo al calcio giovanile, ci sono dentro da trentacinque anni e ne sono innamorato come se fosse la mia seconda famiglia».

Massimiliano Castellani
Massimiliano Castellani

Molti dei mali del calcio giovanile però pare dipendano proprio dalla famiglia.
«Io dico sempre che il pericolo primario sono i genitori, i quali vanno educati e riportati con i piedi per terra, possibilmente anche lontano dal campo di calcio dove gioca il proprio figlio. I genitori devono accompagnare i loro ragazzi all’allenamento e poi andarsene: io non ho mai assistito a una partita dei miei nipoti e a loro dispiace anche un po’, ma il bello dell’infanzia è poter giocare in libertà, liberi da pressioni inutili degli adulti, pensando solo al divertimento . Chi valuta il calcio essenzialmente come business non può far parte della nostra “squadra” del Settore giovanile e scolastico, noi abbiamo bisogno di un altro tipo di elementi».
La rosa ideale da schierare con questa sua “squadra”?

Vito Tisci, 55 anni, di Acquaviva delle Fonti, è presidente nazionale del Settore giovanile e scolastico, oltre che presidente del Comitato regionale Puglia della FIGC/Lnd
Vito Tisci, 55 anni, di Acquaviva delle Fonti, è presidente nazionale del Settore giovanile e scolastico, oltre che presidente del Comitato regionale Puglia della FIGC/Lnd

«Servono sempre più dei formatori, e con un bagaglio culturale superiore a quello del passato. Occorrono figure etiche di riferimento, tecnici-educatori che inculchino ai ragazzi valori forti per farli innamorare e non abbandonare questo sport, come invece accade e con percentuali preoccupanti. Meno tatticismo, meno materialismo, più testa e più cuore per far crescere nuove generazioni più forti e più sane».
Intanto continuano a morire giovani calciatori sui campi di periferia e non è stata ancora debellata la piaga delle visite mediche evase.
«La proroga del decreto Balduzzi per l’introduzione obbligatoria dei defibrillatori negli impianti sportivi l’ho trovata una scellerata incoscienza, perché qui si gioca sulla pelle dei più piccoli. Il nostro impegno è quello di fare giocare tutti su campi sicuri. La percentuale dei certificati di idoneità sportiva evasi andrà azzerata: se il ragazzo non presenta l’idoneità allora la società di appartenenza è tenuta a non farlo giocare. Non è una discriminante, ma la semplice tutela del diritto alla salute dell’atleta, non possiamo mica affrontare sempre queste problematiche sull’onda emotiva del grande calcio, vedi la tragedia del povero Mario Morosini [ex Livorno morto in campo per arresto cardiaco nell’aprile del 2012, ndr]».
Un impegno a tutto campo il suo, specie in un momento in cui il nostro calcio non vive la migliore delle sue stagioni.
«Sono consapevole delle criticità presenti su scala nazionale e avendo lavorato in un contesto come quello della Puglia sono allenato all’emergenza. Perciò la prima mossa è stata quella di rimettere in moto la macchina progettuale di due commissioni peculiari: quella delle attività di base e quella delle attività scolastiche. L’obiettivo è operare tutti assieme e al meglio, consapevoli che abbiamo una grande responsabilità nei confronti dei nostri ragazzi».
Una responsabilità che si traduce in riforme e progetti di che tipo?
«Quello giovanile e scolastico è un settore di servizio a disposizione della Federazione e delle Leghe calcio, perciò le riforme non potevano che partire dai campionati e su quello che è già il criterio in vigore in gran parte d’Europa. Pertanto abbiamo iniziato con il torneo Under 17 di Serie A e B e nel 2106 è previsto lo “sdoppiamento” degli Allievi che diventeranno Under 17 e introdurremo gli Under 16, con i Giovanissimi che passeranno Under 15. Questo affinché ogni categoria abbia un proprio campionato “dedicato” in cui, in campo, per la prima volta si confronteranno solamente tra coetanei. Tutto ciò siamo certi che favorirà una migliore selezione anche a livello di nazionali».
Una selezione che già avviene in parte nelle scuole calcio, purtroppo sempre più costose e a volte di discutibile qualità.
«La vigilanza delle scuole calcio è tornata sotto la nostra competenza e con Gianni Rivera, responsabile del settore tecnico della Figc, abbiamo stilato una sessione di incontro per il controllo dell’intero calcio di base. L’obiettivo è quello di tornare a una dimensione oratoriale e quindi più umana. Nel frattempo abbiamo provveduto a distinguere tre tipologie: il centro di base, la scuola calcio e il vertice qualitativo rappresentato dalle scuole élite. Quest’ultime vengono certificate e riconosciute con tanto di “targa federale” affissa nella sede della società in base a requisiti come qualità dell’impianto, dello staff tecnico e medico a disposizione e soprattutto varietà dei programmi rivolti al calcio femminile, alla disabilità e all’integrazione socioculturale».
Ha toccato tematiche forti, due delle quali, calcio femminile e integrazione razziale spesso sono state equivocate…
«Con la Federazione si lavora in piena sinergia su tutti i fronti e quindi c’è massima attenzione verso le dodicimila ragazze tesserate del Settore giovanile scolastico. Il presidente della Figc Carlo Tavecchio ha proposto l’affiliazione delle squadre femminili ai grandi club, la Fiorentina è una delle società che ha già risposto e in futuro credo che si possa arrivare a un campionato parallelo con quasi tutte le società della massima serie presenti con una loro selezione “rosa”. Con il progetto “Razzisti brutta razza” abbiamo inteso abbattere ogni forma pregiudiziale. Favorire l’integrazione attraverso il calcio è l’humus del nostro “Facciamo rete” che ha appena ricevuto la menzione del Coni».
Uno dei punti deboli, anche della gestione Coni pre-Malagò, era la scarsa relazione scuola e sport. Come siamo messi sul fronte calcio?
«Dialogo serrato, al punto che i progetti con il Miur sono stati triplicati e i giochi sportivi studenteschi rientrano in una convenzione quadro tra noi e il ministero. Massima collaborazione anche in vista dei nuovi centri di formazione della federazione dove il Settore giovanile scolastico avrà modo di testare il suo know-how riguardo la crescita e la valorizzazione dei futuri talenti».
Stiamo parlando delle accademie giovanili di stampo tedesco che hanno rivoluzionato il calcio in Germania, anche in termini di risultati?
«La via già intrapresa è proprio quella che in un decennio ha riportato la Germania ad essere un punto di riferimento mondiale. In ottobre a Coverciano abbiamo inaugurato il primo Centro federale territoriale ed entro il prossimo gennaio ne apriranno altri quattro (Bari, Oristano, Catanzaro e Udine). Entro cinque anni, grazie ai nove milioni di euro investiti e alla competenza del direttore generale della Figc Michele Uva, i duecento centri – provinciali e regionali – entreranno a pieno regime. Sono convinto che i risultati di questa “rivoluzione italiana” cominceranno a vedersi anche prima, e faranno discutere in termini assolutamente positivi riguardo al nostro sistema calcio».

MOLA E BITONTO, MEZZO PANETTONE CIASCUNO

CAMPIONATO REGIONALE DI ECCELLENZA

MOLA DI BARI, MERCOLEDì 23 DICEMBRE 2015

STADIO CADUTI DI SUPERGA

ATLETICO MOLA-BITONTO

MOLA: Sansonna, Pazienza, Leo (1′ st Franco), Capriati (33′ st Ferri), Renna, D’Addario, Serri, Schirone, Franchini (15′ st Greco), Acquaviva, Salvi. All. Castelletti.

BITONTO: Vitucci, Arc.Barone, Calefato, Lezcano, Campanella, Bonasia, Modesto (19′ st Roselli), De Santis, Tedesco, Valerio, Manzari. All. Giordano.

ARBITRO: LOPEZ DI BARI.

RETI: pt 3′ D’Addario, 38′ Tedesco; st 43′ Manzari, 47′ Serri.

Due squadre che provano a dissimulare le convulsioni vestendole da evoluzioni. Il mercato dicembrino ha rivoluzionato il Mola, caratterizzato dall’incredibile diaspora verso  Altamura, al seguito di Antonio Mari e Danilo Dammacco. Patron Agostino Divella fa quel che può: dopo Lorenzo Salvi da ultimo sono arrivati Filippo Pazienza e Matteo Fraschini. Vincenzo Cariello, dal canto suo, ha ritoccato il Bitonto e per il lifting ha utilizzato prodotti di gran marca: dopo Gennaro Manzari, l’argentino Lezcano e Mino Tedesco. Ma soprattutto, dopo la sconfitta di domenica, ha dato il benservito a Ciccio Tedesco e chiamato un capitano di lungo corso, Giacomo Pettinicchio, che torna sulle barricate dopo le amare esperienze di Taranto, la sua città, e Grottaglie. Pettinicchio resta in tribuna. Siederà in panchina all’Epifania.

Leo Serri, esterno del Mola
Leo Serri, esterno del Mola

Il derby può servire come rampa di (ri)lancio. Mancano difensori centrali del calibro di De Luisi e Rubini. Assenze che peseranno ma che quantomeno si equilibrano.

Si capisce subito che la partita sarà con le bollicine, come si conviene all’antivigilia di Natale, in un turno anomalo per i dilettanti. Dopo tre giri di lancette di orologio va in gol lo stopper Vanni D’Addario. Mola appare tatticamente ben disposto. Bitonto accusa il colpo e soffre soprattutto gli attacchi che da destra gli porta Leo Serri. Poi i padroni di casa cedono terreno, gli ospiti acquistano fiducia e colpiscono con Manzari che si ritrova un varco al centro della difesa: a porta sguarnita, l’ex Noicattaro, dal limite calcia forte a colpo sicuro, ma la palla si stampa sulla traversa. Un altro legno colpirà il Bitonto con Modesto, il cui diagonale radente, da ottima posizione, centra il palo alla destra di Sansonna. In mezzo ci sta – benissimo – il gol del pari, propiziato da capitan Vincenzo Modesto (ma l’errore del giovanissimo Leo è evidente), sul cui cross basso s’avventa con l’istinto del goleador Tedesco: 2° gol in neroverde, 12 in tutto con quelli messi a segno a Casarano nelle prime 7 gare.

Gennaro Manzari, attaccante del Bitontoi
Gennaro Manzari, attaccante del Bitontoi

Il Bitonto, guidato in panchina da Franco Giordano, dà l’impressione di poter passare da un momento all’altro. La fase offensiva prevede due esterni larghi (Bonasia sulla mancina, Modesto a dritta) e i due dioscuri in avanti. Mola soffre, ma al ritorno in campo sembra quasi non credere ad un Bitonto notevolmente meno certo dei propri mezzi. Mola può subito rimettere la ruota avanti, ma Serri, lanciato da Fraschini, tutto solo davanti a Vitucci, ha come un ripensamento e invece del comodo pallonetto, calcia forte e non colpisce il bersaglio.

Match equilibrato, fra l’altro ben diretto dal barese Lopez, visionato da Gianni Di Savino e Giacomo Sassanelli, mica gente qualunque, e tuttavia il Mola, che ha un gap qualitativo evidente, tiene in costante apprensione un Bitonto che per lunghi minuti, dà solo segnali di smarrimento.

Fino a quando, all’improvviso, il lampo. Azione veloce e quasi di rimessa, confezionata da Manzari, che poi va a concludere sotto porta sull’assist di Tedesco. La confezione natalizia sembra bell’e pronta per la consegna, manca solo il fiocco rosso del triplice fischio arbitrale. E invece, sul vertice sinistro dell’area bitontina, Serri sta preparando il coupe de theatre. Riesce a tenere viva una palla difficile e, approfittando della scarsa pressione della difesa neroverde, piazza un diagonale a mezz’altezza di rara precisione che incoccia il palo alla sinistra di Vitucci prima d’insaccarsi. Siamo in pieno recupero. Bitonto china il capo. Per la riscossa c’è ancora tempo.

Agricoltura pugliese: i belli, i brutti e i cattivi

Gianni Cantele, presidente della Coldiretti Puglia
Gianni Cantele, presidente della Coldiretti Puglia

“Con un +8,59% della produzione lorda vendibile che torna a superare nuovamente i 3 miliardi di valore, l’agroalimentare pugliese si rivela il traino dell’economia regionale nel 2015. Eccezion fatta per i cereali e i legumi che segnano un calo di produzione e valore, tutti i comparti produttivi registrano un aumento in termini percentuali. Ancora in crescita il dato delle esportazioni del vino che nel periodo da gennaio a settembre 2015 conta un +5,9% (dati Istat). Ottima performance del comparto olivicolo-oleario per cui si stima una produzione di 185mila tonnellate di olio di qualità eccellente che va assolutamente tutelata e messa in protezione rispetto al mercato parallelo di oli d’oliva, IMG_0748provenienti magari da migliaia di chilometri di distanza, spesso sofisticati, spacciati per prodotti di qualità, quando di qualità non sono, utilizzando il marchio ‘made in Italy’, a danno dell’imprenditoria agricola pugliese e dei consumatori”. Così il presidente della Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, ha aperto la consueta conferenza stampa di fine anno per fare il punto sull’andamento del settore agricolo pugliese, presentando il ‘Libro bianco’ dell’agroalimentare pugliese. Allestito il tavolo dei Belli, i prodotti di qualità pugliesi correttamente etichettati, i Brutti, prodotti di dubbia origine e provenienza, i Cattivi, quelli spacciati all’estero per ‘made in Italy’ come ad esempio il kit per fare il Primitivo, il kit per mozzarella e ricotta e la falsa passata di pomodoro e la pasta, tutti con nomi rigorosamente italiani.

Indiscussi i primati produttivi dell’agricoltura pugliese rispetto ai quantitativi nazionali: uva da tavola 68%, pomodoro 35%, ciliegie 30%, mandorle 35%, olive 35%, grano duro 21%,  carciofo 31%, mandorle 30% e uva da vino 14%.

Angelo Crosetti, direttore di Coldiretti Puglia
Angelo Crosetti, direttore di Coldiretti Puglia

“Il 2015 è stato l’anno delle battaglie tese a tutelare il patrimonio del ‘made in Italy’ agroalimentare e a bloccare  – ha aggiunto il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – lo scippo di identità e valore che il nostro territorio quotidianamente subisce ad opera dei famigerati agropirati nazionali ed internazionali e che trovano ragion d’essere nel valore delle principali filiere agroalimentari pugliesi, pari a  542 milioni di euro per la  pasta e i prodotti da forno, 576 milioni di euro per quella olearia e 462 milioni di euro per la filiera vinicola e il pomodoro da industria di cui la sola provincia di Foggia è leader con 3.500 produttori che coltivano mediamente una superficie di 26mila ettari, per una produzione di 22 milioni di quintali ed una plv di quasi 190 milioni di euro”.

IMG_0749Per sostenere un comparto che vive ancora i contraccolpi di ingovernabili fluttuazioni di mercato sarà la filiera cerealicola tutta italiana e soprattutto pugliese a garantire una linea di pasta esclusiva made in Italy, secondo l’accordo siglato da Coldiretti-CAI e il pastificio Divella, una delle più grandi realtà dell’industria pastaia italiana, a Milano in occasione dell’ultima settimana di Expo 2015, dedicata ai cibi italiani e alla fase nuova che la Puglia sta vivendo. Di pari passo vanno etica e corretti rapporti di lavoro, per cui sono benvenute le norme come la confisca per sconfiggere il caporalato che va combattuto senza tregua perché umilia gli uomini ed il loro lavoro. E su questo sta lavorando l’Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare guidato da Giancarlo Caselli che la Coldiretti ha promosso e sostenuto. Una risoluta azione di responsabilizzazione di tutta filiera, dal campo alla tavola, per garantire che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali, ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute ed il lavoro, con una equa distribuzione del valore. E questo non è possibile se i pomodori nei campi sono sottopagati a 8 centesimi al chilo e le arance ancora di meno. Secondo una analisi della Coldiretti su dati Eurispes, al primo gennaio 2014 erano 355 i caporali arrestati o denunciati dall’entrata in vigore del reato con la legge 148 del 2011.

IMG_0745Emblematiche le guerre del latte e dell’olio. Dopo un anno caratterizzato da proteste e mobilitazioni, a novembre 2015 al ministero dell’Agricoltura è stata raggiunta l’intesa con la Lactalis sul prezzo del latte, fissato a 36 centesimi al litro per i prossimi tre mesi. Sale così di oltre 3 centesimi il prezzo pagato dalla multinazionale rispetto al prezzo che avrebbe pagato a dicembre. La guerra del latte di Coldiretti ha sortito i primi effetti dopo le tensioni che avevano portato prima la multinazionale francese a sospendere gli acquisti dalle stalle italiane, poi gli allevatori in piazza per protestare contro l’offerta di aumento da solo 1 centesimo al litro. La protesta si è spostata dinanzi all’Ipercoop di Japigia a Bari perché il prezzo del latte alla produzione in Puglia è oggi ben al di sotto dei costi di produzione del latte stesso. A farne le spese gli allevatori e i consumatori ignari perché manca l’etichettatura dell’origine del latte che, fatta eccezione per il latte fresco e i formaggi dop, consente d’importare latte e prodotti caseari dall’estero e trasformarli in prodotti «italiani» rendendo indistinto oltre il 40% della produzione. In Puglia le aziende zootecniche sono 7.352, la produzione di latte nel 2015 è stata pari a circa 3,5 milioni di quintali, con un fatturato di quasi 142 milioni di euro e un import pari a 1.563.339 quintali.

Sul fronte olio Coldiretti Puglia sta monitorando costantemente e con un alto livello di attenzione l’attività della Borsa Merci di Bari che come la Lombardia per il latte, fa il prezzo nazionale dell’olio. Se si vuole acquistare un ‘vero’ extravergine ‘made in Italy’ bisogna fare attenzione ai prodotti venduti a meno di 6-7 euro al litro che non coprono neanche i costi di produzione. I 3 elementi da tenere sempre d’occhio sono prezzo, anno di produzione e scadenza. Quest’anno si sono registrati sbarchi record di olio dalla Tunisia che diventa il terzo fornitore dopo Spagna che perde terreno anche a favore della Grecia che aumenta del 517 per cento le spedizioni verso l’Italia nello stesso periodo. Il risultato è che nel 2015 l’Italia si conferma il principale importatore mondiale di olio di oliva nonostante l’andamento positivo della produzione nazionale. Una situazione che rischia di peggiorare ulteriormente dopo il via libera annunciato dalla Commissione Europea all’aumento del contingente di importazione agevolato di olio d’oliva dal paese africano verso l’Unione europea fino al 2017, aggiungendo ben 35mila tonnellate all’anno alle attuali circa 57mila tonnellate senza dazio già previsti dall’accordo di associazione Ue-Tunisia.

L’accordo siglato quest’anno rompe con il passato e stabilisce  per 3 anni l’impegno dei produttori a garantire  specifiche qualità ed organolettiche del prodotto, tracciato, in linea con i parametri comunitari certificati da laboratori accreditati; il pagamento di 40 centesimi di euro al chilo in più rispetto ai prezzi di mercato, rilevati sulla Borsa merci di Bari, per partite di oli extra vergine di oliva  qualitativamente superiori e con un’acidità massima di 0,4%; stabilisce caratteristiche dell’olio  extra vergine di oliva, standard di qualità elevati, sicurezza alimentare, modalità e tempi di consegna di uno stock di 10mila tonnellate di prodotto che dovrà essere consegnato entro marzo 2016 con scadenza ogni prima settimana del mese e quantitativi variabili tra mille e le tre mila tonnellate a partire dalla firma dell’intesa.

Serie D, l’anno meraviglioso del Francavilla

L'articolo apparso nelle pagine dello Sport de La Gazzetta del Mezzogiorno in edicola oggi
L’articolo apparso nelle pagine dello Sport de La Gazzetta del Mezzogiorno in edicola oggi

Annus mirabilis. Il 2015 è stato l’anno meraviglioso per la Virtus Francavilla. Antonio Magrì, il presidente, ne può andare fiero. La piazza calcistica francavillese non è nuova a grandi imprese. Quelle firmate da Mino Distante non sono lontane nel tempo. Il club virtussino, tuttavia, sembra avere qualcosa in più. Non per nulla, dopo aver conquistato campionato di Eccellenza, Coppa Puglia e Coppa Italia (della serie c’è un triplete anche per noialtri), ritroviamo i biancazzurri allenati da Antonio Calabro in vetta alla Quarta Serie alla chiusura dell’andata. Una squadra aggiustata con la finestra dicembrina del “mercato” (si pensi all’arrivo di Picci al centro dell’attacco, a comporre un tridente con Montaldi e Masini, ques’ultimo panchinaro di superlusso), che ha sciolto ogni dubbio e mollato gli ormeggi: l’albiceleste imperiale vuole veleggiare verso i professionisti.

Torneo strano e a tratti strambo, quello targato “H” del #campionatod’italia come piace chiamarlo al “governatore” della Serie D, l’avvocato martinese Luigi Barbiero. A metà del viaggio, ci sono sei squadre raccolte nel fazzoletto di 6 punti: la Virtus in vetta con 35, la lucana FC Francavilla con 34, la laziale Fondi con 32, la campana Pomigliano con 30, a pari della salentina Nardò, altra matricola e forse vera rivelazione del torneo, e infine il Taranto. Per non dire di Bisceglie (27), San Severo (26) e Potenza (25), a pochi passi dalla soglia playoff: i nerazzurri danneggiati dalla sconfitta a tavolino col Taranto per il caso Ngom, i giallogranata rallentati dalla penalizzazione di 2 punti, i rossoblù frenati dal disastroso avvio di stagione.

Salvatore Campilongo, tecnico del Taranto
Salvatore Campilongo, tecnico del Taranto

Insomma, comanda il “generale Equilibrio”. Anche se il colpo di reni delle due Francavilla in vista del traguardo sotto cui chi passa per primo diventa “campione d’inverno”, fa intendere che Calabro e Ranko Lazic – il nuovo che avanza e il vecchio che non arretra – hanno le potenzialità per arrivare fino in fondo. Il turno dell’Epifania (brindisini a Aprilia, sinnici a Gallipoli) è abbastanza comodo, almeno sulla carta, e potrebbe consentire loro di accumulare altro fieno in cascina.

Claudio De Luca, allenatore del Bisceglie
Claudio De Luca, allenatore del Bisceglie

Resta, come si diceva, un torneo in cui le distanze tra le avversarie non sono così marcate come puntualmente avveniva in altre stagioni. Neppure il mercato di riparazione pare abbia acuito tali differenze. La Virtus comanda perché ha il maggior numero di vittorie (11, di cui 7 in casa, dove pure ha perso 2 volte) e perché ha perso solo 2 volte lontano dal “Giovanni Paolo II”. E tuttavia Marco Bartoli e compagni non hanno né il maggior numero dei gol realizzati (27 contro i 43 del Fondi e i 35 del Francavilla; ma hanno fatto meglio anche Pomigliano, San Severo e Torrecuso, con dauni e sanniti a quota 35), né la miglior difesa (18 contro i 15 del Francavilla e del Nardò e i 17 del Taranto). E per trovare un bomber, occorre scendere nel ventre della classifica cannonieri per trovare (con 7 reti a testa) la coppia argentina Anibal Montaldi e Gerardo Masini. Insomma, una “normal team” che il 21 novembre, con il poker servito al Bisceglie, s’è messo in testa alla carovana e non ha più mollato la leadership. Non è un caso che l’andamento lento della vetta è un prodotto tipico se non esclusivo della poule appulo-lucana-campano-laziale, pareggiata solo dal Montecatini, in testa alla classifica del Girone E con 35 punti.

La bella vittoria del Manfredonia nel “monday night” di Aprilia, fa respirare i sipontini che agganciano l’Isola Liri sulla prima dead-line, quella che conduce dritto agli spareggi per la salvezza.

Si accennava ai marcatori seriali del Girone H. Conduce sempre il nuorese del Fondi Giuseppe Meloni con 21 reti, seguito da Davide Evacuo del San Sevro con 14, e dal quartetto Riccardo Lattanzio (Nardò), Bojan Aleksic (Francavilla), Salavtore Galizia (Pomigliano) e Pietro Pastore (Torrecuso) con 10.