Fenomenologia del calcio di rigore

Messi e Suarez del Barcellona
Messi e Suarez del Barcellona

Date a Coppens quel che è di Coppens, ovvero il “rigore a due tocchi”. La “Pulce” Messi nell’ultimo turno della Liga l’ha fatta grossa, per ben due volte: la prima infierendo sul povero Celta – sconfitto 6-1 – con quel rigore anomalo (tocco dal dischetto e assist, non concordato, per l’accorrente Suarez che anticipa anche il compagno Neymar e mette in rete) e poi dedicando il gol a quello che lui ritiene il maestro della specialità, l’ex monumento blaugrana, l’olandese Johann Cruijff che con il “dos balazos” ne realizzò uno identico nell’anno mundial 1982. Ma attenzione, la storia è maestra di vita e anche di campo e ci ricorda che quel rigore a due tocchi ha una paternità ben più remota. Correva l’anno 1957, e a inventarsi la folle giocata in un Belgio-Islanda (4-0) fu il belga Rik Coppens, morto nel febbraio del 2015 a 85 anni. «Coppens corse verso il pallone, poi, invece di calciare in porta, aprì l’interno del piede destro e mise la palla sulla corsa di “Braccio di Ferro” Piters… Ma quest’ultimo (scivolato) riuscì a toccare il pallone che poi tornò ancora sui piedi di Coppens, il quale lo spinse in porta di piatto ».
avvenire rigore - 1È il racconto del primo vero rigore a due tocchi fatto da Ben Lyttleton nel suo gustosissimo saggio Undici metri. Arte e psicologia del calcio di rigore (Tea, pp 395, € 16). Il calcio di rigore, la cui origine affonda al 1890 fu una trovata di William McCrum, portiere irlandese dell’allora fanalino di coda del campionato, il Milford Fc. «Solo un portiere, si disse, avrebbe potuto inventarsi un momento di tale drammaticità e martirizzazione in cui la star dello spettacolo era proprio lui». McCrum da attore dilettante aveva dato il via a quella teatralizzazione secolare della massima punizione diretta (fino ad allora gli arbitri concedevano solo punizioni indirette). Da lì, alla roulette russa della “sessione” dei calci di rigore bisognava però attendere ancora mezzo secolo. Nel 1962, sempre Barcellona, fu il teatro della prima “sessione” dagli undici metri. La finale del Trofeo Ramòn de Carranza tra i catalani e il Real Saragozza chiusasi in parità al 90’, per volere di Rafael Ballester (lavorava per il CF Càdiz) si sarebbe decisa dopo i cinque calci di rigore assegnati per ciascuna squadra. Vinse il Barcellona, ma la federazione spagnola non sviluppò l’idea di Ballester che rimane comunque il “papà” di quella prima “lotteria” che al Mundial del 1982 decise la semifinale tra la Francia di Michel Platini e la Germania del portiere Harald Schumacher.
Uno psicodramma nazionale per i francesi che videro i loro sogni di gloria infrangersi sulle grandi mani del riccioluto panzer tedesco. Per il riscatto, la Francia dovette attendere la fine degli anni ’90, l’era Zidane. Zizou Zidane, per il leggendario centrocampista praghese

Il cucchiaio di Panenka
Il cucchiaio di Panenka

Antonìn Panenka è assieme a lui e Crujff uno dei tre inventori di una “mossa” nella storia del calcio. Per Panenka nella cerchia aristocratica dei creatori di gesti unici non figurano i divini Maradona e Pelè, e tanto meno quella che chiama la “generazione playstation”, Messi, Ronaldo e Neymar. «Zidane ha inventato la “ruleta”, Crujff il rigore a doppio tocco e io quello alla Panenka», ovvero la trasformazione da fermo con colpo sotto, da noi più nota come il “cucchiaio”.
Genialata che molto prima di Francesco Totti («mo je faccio er cucchiaio», rigore realizzato nella semifinale di Euro 2000 Italia-Olanda), Panenka tirò fuori dal suo cilindro quarant’anni fa (1976) nella finale degli Europei della ex Jugoslavia. Vittima del suo “cucchiaio-Panenka” il portiere della Germania Ovest Sepp Maier. La Cecoslovacchia vinse il titolo europeo e grazie a Panenka («se non avessi segnato quel rigore il regime comunista mi avrebbe spedito in miniera per trent’anni», ha raccontato) fu l’ultima nazionale ad aver battuto ai rigori la Germania che dal dischetto poi conquistò cinque vittorie su cinque. «Ma la nazionale ceca fece anche meglio – ricorda Lyttleton – tre vittorie su tre decise ai calci di rigore e neanche un errore dal dischetto. Venti rigori, venti gol». L’errore fatale ha oscurato in parte la carriera di un bomber di razza (più di 250 gol) come l’argentino Martìn Palermo, detto “El Loco”.
La vera pazzia della sua vita rimane però quel Colombia-Argentina (3-0), Coppa America del 1999, in cui Palermo stabilì un record: tre rigori falliti. Si fermò a due sbagliati il fantasista dell’Inter Evaristo Beccalossi. Il suo doppio flop dal dischetto contro lo Slovan Bratislava (era il 15 settembre ’82) ha ispirato Evaristo scusa se insisto, lo spettacolo teatrale del comico di fede nerazzurra Paolo Rossi. La trasformazione del rigore dipende sempre da molti fattori, fortuna inclusa. «È un’esecuzione molto rischiosa, ci vuole coraggio e il calcio ha bisogno di fantasia», sosteneva Coppens. Ma la più grande delle fantasie è quella del portiere-rigorista. Il caposcuola è stato il paraguaiano José Luis Chilavert, classe 1965, che nel quadriennio 1984-’88 che passò nel club amato da papa Francesco, il San Lorenzo de Almagro, ancora non calciava i rigori. Ad allenarsi sui calci da fermo iniziò in Spagna, al Real Saragozza, e nel 2004 quando appese le scarpe al chiodo chiuse con 62 gol, di cui 45 su rigore.

Il brasiliano Ceni
Il brasiliano Ceni

Meglio di lui ha fatto soltanto il portiere brasiliano del San Paolo, Rogerio Ceni: 129 gol, 58 su rigore. Nella sua proverbiale solitudine, il portiere pensa che tra i maggiori doveri del suo mestiere c’è anche quello di parare i tiri dagli undici metri. E nella graduatoria mondiale dei “pararigori”, pur non essendo quella brasiliana la miglior scuola del pianeta football, è comunque prima con 35 concessi e 17 parati, 33% dei tiri neutralizzati. (seconda la Germania 31%, l’Italia è sesta con il 21%). La stessa media del Brasile attualmente ce l’ha il portiere

Gillet - Malines-Mechelen - para un rigore all'Anderlecht
Gillet – Malines-Mechelen – para un rigore all’Anderlecht

belga Jean-Francois Gillet (per sedici anni nella nostra Serie A) che nella stagione in corso ha parato 5 degli otto rigori fischiati contro alla sua squadra, il Malines, portando lo score personale a 34 rigori intercettati su 104.
Ma i numeri non potranno mai spiegare l’atmosfera thrilling che si ripropone ad ogni duello tra portiere e rigorista. «Il pallone riposa su una luna di calce (luna due volte piena), un fischio impartisce l’ordine e il carnefice aggredisce la sua vittima… L’ordine è quello di una fucilazione, ma il tiro ha l’inconveniente di poter finire fuori bersaglio», ha scritto il più letterario degli attaccanti, l’argentino Jorge Valdano. Che un giocatore non si giudica da come batte un calcio di rigore vale anche per i migliori. Le lacrime di Franco Baresi e

Il rigore fallito da Baggio nella finale con il Brasile
Il rigore fallito da Baggio nella finale con il Brasile

lo sguardo vitreo di Roberto Baggio dopo aver mancata la grande occasione di battere il Brasile ai rigori, è per noi il triste fermo immagine della finale dei Mondiali di Usa ’94.
Diego Armando Maradona fallì cinque rigori di fila, salvo poi al Napoli infilare una serie di 15 trasformazioni consecutive. Il racconto potrebbe continuare all’infinito, ma è meglio chiudere con il tiro finale del dimenticato Coppens: «Il rigore è una specialità per giocatori tecnici. Io non mi allenavo mai a tirarli, ma non capisco come si possa fare a sbagliarli, sono così semplici…».

da Avvenire del 19 febbraio 2016 – di Massimiliano Castellani

Coppa Italia di Eccellenza, entra in scena il Gravina

Coppa-w300E’ scattata mercoledì scorso la 50ª edizione della Coppa Italia Dilettanti, il trofeo riservato alle vincenti delle coppe regionali di Eccellenza che mette in palio un posto in Serie D. Istituita dalla LND nella stagione 1966/67, la competizione si riconferma come l’appuntamento di maggiore prestigio per il calcio regionale dilettantistico portando alla ribalta piccoli e grandi centri di tutta l’Italia. La scorsa stagione fu la Virtus Francavilla ad alzare il trofeo. “La LND può vantare con orgoglio un trofeo che ha pochi rivali per fascino e tradizione – ha dichiarato il presidente LND Antonio Cosentino – è una competizione che rappresenta al meglio lo spirito della Lega Nazionale Dilettanti perché esalta le eccellenze regionali sul palcoscenico nazionale”.

Gennaro Di Maio, tecnico del Gravina
Gennaro Di Maio, tecnico del Gravina

La rappresentante della Puglia è il Gravina. Come di consueto, Puglia, Campania e Basilicata sono state inserite in un triangolare. Mercoledì 17 il Città di Nocera (ex Nocerina) ha battuto 2-0 la Vultur Rionero. Di conseguenza, domani, mercoledì 24, saranno proprio i lucani a giocare subito ospitando il Gravina, vincitore della Coppa Puglia dopo la finalissima di Castellaneta (2-0 all’Hellas Taranto).

LE PROTAGONISTE – La prima fase eliminatoria vede in lizza le 19 vincitrici suddivise in 8 gironi, 5 dei quali a scontro diretto andata e ritorno mentre i restanti 3 sono strutturati come triangolari. Si annuncia emozionante ed equilibrato il triangolare G con la campana Città di Nocera a fare la voce grossa. La società rifondata ad inizio stagione dalle ceneri della blasonata Nocerina è ripartita dall’Eccellenza con l’obiettivo di ritornare nei campionati nazionali. Di fronte si troverà, come detto, un Gravina tornato in Eccellenza dopo 19 anni, che sta dominando il campionato e vinto la Coppa regionale con autorità. Terza incomoda la lucana Vultur Rionero per la seconda volta consecutiva detentrice della coccarda regionale.

LA FORMULA – Nel primo turno, le diciannove squadre vincitrici le fasi regionali della Coppa sono state divise in 3 gironi da 3 squadre e 5 abbinamenti da due. Va specificato che nei triangolari la squadra che ha riposato mercoledì è stata decisa tramite sorteggio, mentre non scende in campo nella seconda giornata la formazione che ha vinto la prima gara. Le 8 vincenti si affronteranno poi ad eliminazione diretta con gare di andata e ritorno dai quarti di finale in poi, con la finale prevista invece in gara unica. Qualora la squadra vincente la Coppa Italia avesse già acquisito il diritto alla partecipazione al Campionato di Serie D 2016/2017, tale titolo sarà riservato all’altra squadra finalista di Coppa Italia. Nell’ipotesi in cui entrambe le finaliste, per meriti sportivi, avessero già acquisito tale diritto, l’ammissione al prossimo Campionato di Serie D è riservata alla vincente di apposito spareggio fra le società eliminate in semifinale o alla semifinalista soccombente, qualora l’antagonista abbia anch’essa acquisito, per proprio conto, il diritto alla partecipazione alla prossima Serie D.

PARTECIPAZIONE CALCIATORI – Alle gare di Coppa Italia Dilettanti le Società hanno l’obbligo di impiegare sin dall’inizio e per l’intera durata delle stesse e, quindi, anche nel caso di sostituzioni successive di uno o più partecipanti, almeno due calciatori così distinti in relazione alle seguenti fasce d’età: 1 nato dall’1.1.1996 in poi ed 1 nato dall’1.1.1997 in poi (eccettuati i casi di espulsione dal campo e, qualora siano state già effettuate tutte le sostituzioni consentite, anche i casi di infortunio dei calciatori delle fasce di età interessate). L’inosservanza delle predette disposizioni, sarà punita con la sanzione della perdita della gara. Nel corso delle gare di Coppa Italia Dilettanti è consentita la sostituzione di tre calciatori secondo quanto previsto dall’art. 74, delle Norme Organizzative Interne della F.I.G.C..

SOCIETÀ QUALIFICATE – Queste le società che hanno guadagnato il diritto a partecipare alla fase nazionale:

Abruzzo: S. Salvo
Basilicata: Vultur

CPA Bolzano: Virtus Don Bosco
Calabria: Sersale
Campania: Città di Nocera
Emilia Romagna: Sport Club Porgresso
Friuli V.G.: Vesna
Lazio: Cassino
Liguria: Unione Sanremo
Lombardia: Ardor Lazzate
Marche: Fabriano Cerreto
Molise: Vastogirardi
Piemonte V.A: Alpignano
Puglia: Gravina
Sardegna: Ghilarza
Sicilia: Mazara
Toscana: Larcianese
Umbria: Ventinella
Veneto: Lia Piave

Dopo le qualificazioni, il calendario prevede: 9 marzo 2016 – quarti di finale andata; 16 marzo 2016 – quarti di finale ritorno; 30 marzo 2016 – semifinali andata; 6 aprile 2016 – semifinali ritorno; 20 aprile 2016 – finale.

Albo d’oro della Coppa Italia Dilettanti: Tante le squadre “famose” riuscite ad imporsi anche nella Coppa della LND, come Varese, Treviso, Cittadella, Savona e, proprio lo scorso anno, l’Ancona. Va ricordato che fino al 1998/99 la Coppa Italia Dilettanti era assegnata alla vincente la finale tra la fase riservata al Campionato Nazionale Dilettanti e la fase tra le vincenti delle fasi regionali di Eccellenza e Promozione. Dal 1999/00 la competizione si è divisa in due Coppe tra esse separate, quella Dilettanti per le formazioni di Eccellenza e quella di Serie D.

1966-67 Impruneta; 1967-68 Stefer di Roma; 1968-69 Almas di Roma; 1969-70 Ponte San Pietro; 1970-71 Montebelluna; 1971-72 Valdinievole; 1972-73 Iesolo; 1973-74 Miranese; 1974-75 Banco di Roma; 1975-76 Soresinese; 1976-77 Casteggio; 1977-78 Sommacampagna; 1978-79 Ravanusa; 1979-80 Cittadella; 1980-81 Internapoli; 1981-82 Leffe; 1982-83 Lodigiani di Roma; 1983-84 Montevarchi; 1984-85 Rosignano; 1985-86 Policassino; 1986-87 Avezzano; 1987-88 Altamura; 1988-89 Sestese; 1989-90 Breno; 1990-91 Savona; 1991-92 Quinzano; 1992-93 Treviso; 1993-94 Varese; 1994-95 Iperzola; 1995-96 Alcamo; 1996-97 Noicattaro – Astrea (battuto il Noicattaro nella finale all’Olimpico di Roma); 1997-98 Larcianese (finalista Squinzano); 1998-99 Casale;

1999-00 Orlandina; 2000-01 Nola; 2001-02 Boys Caivanese, 2002-03 Ladispoli; 2003-04 Salò (finalista San Paolo Bari, ripescato); 2004-05: Colognese Bg (finalista Real Altamura); 2005-06: Esperia Viareggio; 2006-07: Pontevecchio PG; 2007-08 Hinterreggio; 2008-09 Virtus Casarano; 2009-10 Tuttocuoio; 2010-2011 Ancona; 2011-12 Bisceglie;2012-13 Fermana (finalista Audace Cerignola); 2013-14 Campobasso; 2014-15 Virtus Francavilla.

Come si può vedere, da quando è cambiata la formula, per ben sei volte è stata finalista una formazione pugliese.

Le avversarie del Gravina

CS VULTUR

Indirizzo Sede: Via Giacomo Matteotti, 9 – 85028 Rionero in Vulture (PZ) Colori Sociali: bianconero
Campo di gioco: “Pasquale Corona” via Corona snc Rionero in Vulture (PZ) Presidente Mauro Nardozza

Pasquale D'Urso è l'allenatore della Vultur Rionero
Pasquale D’Urso è l’allenatore della Vultur Rionero

Allenatore: Pasquale D’Urso
Fondato nel 1921, il Circolo Sportivo Vultur Rionero rappresenta per l’intera comunità rionerese il punto di riferimento sportivo e sociale. L’identificazione tra la squadra di calcio e la città è sempre stato il fiore all’occhiello del sodalizio bianconero. La storia della Vultur non è particolarmente ricca di successi sportivi, soprattutto, nell’ultimo ventennio. Nonostante ciò il calore e la vicinanza della propria tifoseria alla squadra di calcio non è mai venuta meno. Tra i successi più importanti della società bianconera si annoverano la storica promozione nel campionato di Serie D, conquistata nella stagione agonistica 1972/73, al termine dello spareggio contro il Bernalda e la promozione in Interregionale conquistata al termine della stagione agonistica 1991/92. La più recente soddisfazione per il CS Vultur Rionero 1921 è stata la conquista della coppa Italia Basilicata vinta quest’anno al termine della finale contro il Pomarico ai calci di rigore. Un successo prestigioso che arricchisce la lunga storia agonistica del club bianconero.

Percorso Coppa Italia Fase Regionale
Cammino in coppa Italia regionale: Vultur-Lavello (1-0;1-2), Vultur-Vitalba (2-0;2-1) Vultur-Real Tolve(0-0;2-1), Vultur-Real Metapontino (3-0 d.c.r.). Finale regionale: Vultur Rionero-Real Metapontino (0-0) 3-0 d.c.r.

Palmares:
1972/73 Promosso in serie D
1991/92 Promosso in Interreggionale
2014/15 Vincitore della coppa Italia Basilicata
2015/16 Vincitore della coppa Italia Basilicata di Eccellenza

CITTA’ DI NOCERA 1910

Indirizzo Sede: Via Fiano, 159/25 – 84014 Nocera Inferiore (Sa) Colori Sociali: rossonero
Campo di gioco:
Presidente: Nicola Padovano

Vincenzo Maiuri allena il Città di Nocera
Vincenzo Maiuri allena il Città di Nocera

Allenatore: Vincenzo Maiuri

La società è nata lo scorso 25 giugno dalle ceneri della ultracentenaria Nocerina. Il club ha rilevato il titolo del “Campagna” ripartendo così dal campionato di Eccellenza.

Per la prima volta nella centenaria storia rossonera, inoltre, una componente di tifosi diviene parte integrante ed attiva delle vicende gestionali e sportive del club, con Gaetano Maiorino e Francesco Cuomo, consiglieri del direttivo, e Nicola Maiorino, team manager, grazie ad un complesso di rappresentanza garantita mediante azionariato popolare, allestito dall’Associazione Nocerini. Viene eletto presidente il dottore Nicola Padovano, già in passato massimo esponente del sodalizio, oltre che medico sociale, e presidente onorario dell’Associazione stessa. L’allenatore è una vecchia conoscenza del calcio pugliese, avendo allenato Fasano, Grottaglie, Nardò, Brindisi e Taranto.

Come prevedibile la società sta disputando una stagione di spessore culminata con la vittoria nella finale di Coppa Italia con la Sessana superata per 2-0 allo stadio “Partenio” di Avellino.

Percorso Coppa Italia Fase Regionale 50a Coppa Italia Dilettanti

Semifinali – Città di Nocera – US Scafatese 2-0; US Scafatese-Città di Nocera 3-1

Quarti di Finale – Scafatese – Città di Nocera 1-1; Città di Nocera – Scafatese 0-0

Ottavi di Finale 2° turno – Città di Nocera – Massa Lubrense 1-0; Massa Lubrense-Città di Nocera 1-1

2° turno – Sant’Agnello – Città di Nocera 3-1; Città di Nocera – Sant’Agnello 3-0 (a tav.)

1° turno – Città di Nocera 6 punti, Rocchese 3, Solofra 0

L’inverno più caldo degli ultimi due secoli

Corsa agli acquisti a Giovinazzo al mercato di Campagna Amica a pochi metri dal mare, dove ci sono prove generali di primavera. Presi d’assalto sin dalle prime ore della mattina i banchi di frutta e verdura, su cui i consumatori inaspettatamente hanno trovato fave fresche, fragole, mandarini e rape marzaioli che a febbraio addirittura stanno già terminando, tarocco nocellaro (o nucellare), insalate, lattughe, verze e broccoli.

fave fresche“Si tratta in alcuni casi, come le fave fresche, di un’anticipazione della produzione – spiega la Coldiretti di Bari – di due mesi, con ortaggi, legumi e frutta che normalmente i produttori raccolgono ad aprile. Ovviamente in quel periodo gli stessi prodotti scarseggeranno e i consumatori dovranno prestare molta attenzione all’origine di quello che acquisteranno”.

noaaLe campagne sono sconvolte da un finto e anomalo inverno che ha fatto segnare a febbraio una temperatura minima superiore di ben 3,5 gradi rispetto alla media del periodo dopo un 2015 che si è classificato come il più caldo da almeno 215 anni, in cui sono iniziate le rilevazioni. Secondo una analisi della Coldiretti su dati del National oceanic and atmospheric administration (Noaa), che rileva le temperature nel mondo dal 1880 in tutti i continenti, si registra una temperatura combinata della terra e della superficie degli oceani superiore di 0,96 gradi la media del ventesimo secolo. “Al clima mite delle ultime settimane – prosegue la Coldiretti – si aggiunge il problema annoso della siccità che nei prossimi mesi potrebbe assumere proporzioni difficilmente gestibili. Bisogna pensare fin d’ora ad  incentivare il risparmio in modo virtuoso, individuando strumenti per il riuso delle acque o per gli usi plurimi”.

cime-di-rapa_0Se nei vigneti l’anomalia è resa evidente dalla presenza delle prime gemme, a preoccupare sono invece le piante da frutto, dai mandorli agli albicocchi fino ad alcune varietà di pesche, che si sono  ‘risvegliate’ in forte anticipo rispetto all’arrivo della primavera e, in molti casi, sono fiorite e risultano ora particolarmente vulnerabili all’annunciato arrivo del freddo e del gelo.

tarocco_nucellareLa famiglia pugliese (2/3 componenti) spende in media ogni mese €423 per i consumi alimentari e uno dei capitoli di spesa più consistenti riguarda proprio ortaggi e frutta (€75). Intanto, per ottimizzare la spesa e non buttare via niente, la Coldiretti ha elaborato un vademecum in dieci punti con i consigli da seguire per risparmiare mantenendo la freschezza di frutta e verdura acquistate.

Occorre effettuare acquisti ridotti e ripetuti nel tempo; scegliere frutti con il giusto grado di maturazione, non appassiti, con aspetto carnoso e non eccessivamente necrotizzati nei punti di taglio; verificare l’etichettatura e preferire le produzioni e le varietà locali che non essendo soggette a lunghi tempi di trasporto garantiscono maggiore freschezza; preferire varietà di stagione che hanno tempi di maturazione naturali; prediligere, compatibilmente con le esigenze, frutti interi che si conservano più a lungo. Per quanto riguarda il trasporto è bene fare la spesa poco prima di recarsi a casa ed evitare di lasciare troppo a lungo la frutta e la verdura dove il sole e le alte temperature favoriscono i processi di maturazione ed è opportuno, nel caso di trasferimento con auto climatizzata, riporre i prodotti nel sedile posteriore piuttosto che nel bagagliaio. E’ opportuno tenere separate le confezioni delle diverse varietà di frutta e verdura acquistate che vanno riposte in contenitori di carta piuttosto che in buste di plastica. Così come risulta strategico seguire alcuni piccoli accorgimenti anche tra le mura domestiche dove bisogna mantenere separata la frutta e la verdura che si intende consumare a breve da quella che si intende mantenere più a lungo: la prima può essere messa in un portafrutta al buio eventualmente coperta da un tovagliolo e comunque lontano dai raggi del sole, mentre la seconda va posta in frigorifero, ma lontano dalle pareti refrigeranti. In ogni caso è opportuno che la frutta venga posta stesa sul contenitore per evitare ammaccature e sviluppo di marcescenze.

Il Barletta alla spagnola mata il Capurso

VALENZANO, PALAZZETTO DELLO SPORT, SABATO 20 FEBBRAIO 2016

CAMPIONATO DI SERIE B DI CALCIO A CINQUE, GIRONE F

FUTSAL CAPURSO-BARLETTA CALCIO A CINQUE 4-6

CAPURSO: 21 Frisone (p), 2 Squeo, 3 Biacino, 4 Satalino, 5 De Mola, 6 Sardella, 7 Taccogna, 8 Garofalo, 10 Mazzilli, 17 Pavone, 9 Pugliese, 19 Ragone (p). All. Squillace.

BARLETTA: 17 La Rocca (p), 6 Binetti, 8 Ballesteros, 9 Pichòn, 10 Garrote, 11 Focosi, 12 Stella (p), 13 Muoio, 15 Lamacchia, 17 La Rocca, 22 Acocella, 27 Calabrese. All. Dazzaro.

ARBITRI: Miranda di Castellamare di Stabia e Andolfo di Ercolano, cron. Crocifoglio di Napoli.

RETI: pt 23” Biacino, 4’10” Satalino, 6’45” Garrote, 9’16” Garofalo, 12’45” Binetti; st 2’30” Garrote, 8’51” Garrote, 9’50” De Mola, 11’32” Muoio, 15’43” Ballesteros.

ESPULSI: st 10’ De Mola e 15’ Taccogna per doppia ammonizione.

VALENZANO – Cominciamo dicendo la verità. Peraltro ovvia, visto l’andamento della stagione tra campionato e coppa. Il Barletta, capolista della poule che vede in gara Puglia, Molise e Lucania, è la squadra più forte. Ancora più carica dopo l’annuncio che la final-eight della Coppa Italia di categoria si disputerà al PalaDisfida Borgia e quindi i biancorossi avranno la concreta possibilità di conquistare il trofeo davanti al pubblico amico. E, visto che ci siamo, diciamola un’altra verità: ieri, sul parquet del palazzetto di via Giorgio Almirante, fino a metà del secondo tempo, il Capurso aveva tenuto testa all’avversario senza grandi timori reverenziali, ribattendo colpo su colpo, sbagliando il dovuto e conquistando il pareggio (4-4) dopo essere stato due volte avanti di 2 nel corso della prima frazione di gara.

Barletta è un po’ come il Barcellona nel calcio: sa di essere più forte dell’avversario di turno, gioca sfrontato, si preoccupa poco della fase difensiva, si lascia infilare spesso e volentieri in contropiede, specie se di fronte ha un avversario concentrato e disposto a grandi sacrifici.

Giammarco De Mola: dalla gioia del gol del 4-4 alla follia dei due falli su Garrote: il primo perdonato, l'altro da secondo giallo
Giammarco De Mola: dalla gioia del gol del 4-4 alla follia dei due falli su Garrote: il primo perdonato, l’altro da secondo giallo (foto Pellicola)
L'universale spagnolo della Cristian Barletta Calcio a 5, Garrote, capitano e condottiero biancorosso (foto dal sito ufficiale)
L’universale spagnolo della Cristian Barletta Calcio a 5, Garrote, capitano e condottiero biancorosso (foto dal sito ufficiale)

Poi, a un certo punto, il vaso di Pandora trabocca. Basta un gesto, una parola, due spinte, l’adrenalina che non controlli più. È quel ch’è accaduto a Gianmarco De Mola, fino ad allora bravissimo, soprattutto nella circostanza del gol del pareggio, bellissimo. A quel punto, l’ex terzino sinistro cerca (incredibile) e trova il modo per farsi ammonire la seconda volta: gli arbitri dapprima gli perdonano un fallo su Josè Antonio Linero Garrote, quindi non possono fare a meno di cacciarlo per una plateale spinta al capitano ospite. Proprio lo spagnolo aveva fatto mettere per la prima volta la ruota avanti agli adriatici con un tracciante di rara potenza, precisione e bellezza su cui nulla aveva potuto Frisone. Abbastanza facile per il Barletta concretizzare la superiorità numerica con il gol dell’ennesimo brasiliano in campo, Muoio. Squillace, espulso poco prima anche lui, ma per un evento veniale, chiede il massimo sacrificio ai suoi, Garofalo cerca di imitare il collega spagnolo ma sfiora l’incrocio di un soffio (13’), Taccogna commette un fallo di gioco e si becca anch’egli il rosso. L’iberico Cristian Ballesteros infila la spada nel cuore del toro (in questo caso l’estoque mata un bulldog, simbolo del calcetto capursese) e la gara virtualmente finisce. A poco serve giocare con cinque giocatori di movimento (Garofalo fa il portiere volante): non ci sono più risorse psico-fisiche per far male alla capolista.

La formazione del Capurso ieri a Valenzano (foto Pellicola)
La formazione del Capurso ieri a Valenzano (foto Pellicola)

Riavvolgiamo il nastro. Antonio Dazzaro schiera lo start-five con La Rocca tra i pali, Garrote, Waltinho (nome d’arte del brasileiro Muoio), Pichòn e Ballesteros. Primo cambio all’8’ con Binetti. Squillace replica con Frisone, Biacino, Satalino, Garofalo e Mazzilli, quest’ultimo sostituito insolitamente presto (dopo 5’) da Sardella. Non c’è Corona. Antonello è in tribuna. Tra lui e Mario Pontrelli, presidente del club, è stata rescissione consensuale. Un addio pacifico (si fa fotografare dal buon Mimmo Pellicola con il gruppo prima del match) ma doloroso: nonostante l’anagrafe il futstalista conversanese rappresentava il valore aggiunto per il Capurso.

Capurso fa il Barletta e dopo pochi minuti è in vantaggio di 2, con Biacino in gol dopo nemmeno mezzo minuto e Satalino che sembra un giovanotto quando parte in contropiede. Dimezzano lo svantaggio gli ospiti anche se la gamba di Garrote pare troppo alzata su Frisone. Sarà il primo di tanti dubbi ingenerati dalla direzione di gara campana. Alla fine non danneggeranno nessuno se non se stessi per non aver raggiunto la sufficienza. Almeno a mio parere.

Barletta corre, gioca (a volte pare una play station), pressa, senza preoccuparsi più di tanto dell’avversario. Comincia a farlo quando la rasoiata di Benny Garofalo riporta avanti i locali, sostenuti da un pubblico abbastanza numeroso, pur lontano da numeri accettabili per essere una Serie B. Binetti fa il tap-in, Taccogna viene ammonito, Capurso va in malus, lo stesso Binetti colpisce il palo esterno. Il gioco prodotto dalla capolista è intenso, avviluppa, ma quando anche l’ultima barriere pare superata, ecco ergersi Frisone che devia impercettibilmente anche il tiro libero (18’19”) di Garrote. Il tempo si chiude con la prodezza di La Rocca su Satalino. Un segnale.

capurso barletta
Il terzo tempo di Capurso-Barletta in una foto scattata con il mio smartphone

La ripresa si apre con il pari sull’asse Pichon-Garrote. Viene espulso Squillace, nonostante porga le scuse per una irregolarità da niente, è ammonito De Mola. Capurso abbassa i ritmi anche nelle pause. Garrote e soprattutto De Mola chiamano al superlavoro i rispettivi estremi, quindi Garrote sigla il primo vantaggio ed esulta un po’ alla Cristiano Ronaldo, irritando un po’ tutti (e De Mola sopra tutti). Il resto l’abbiamo più o meno raccontato, con il 4-4 siglato da De Mola, i due falli dello stesso “terzino” che fanno giurare a Squillace, nel parterre della tribuna, che non lo farà più giocare, e l’uno-due a un pugile suonato quando questi combatteva con un braccio solo.

Ora il pericolo è la Futsal Barletta, a-3 (quanti rimpianti il pareggio a Putignano) che insidia l’ultimo posto buono per accedere direttamente ai playoff, mentre Ruvo è a -5. Domenica trasferta a Manfredonia, ieri battuto 5-2 dal Rutigliano. Capurso ha dimostrato ancora una volta di essere all’altezza della categoria: con un po’ più di fortuna e un po’ meno follia, un punto si poteva aggiungere alla classifica.

COPPA DI PROMOZIONE – La festa rovinata da una bomba carta: un fasanese rischia di perdere la mano destra

GRAVINA IN PUGLIA, 18 FEBBRAIO 2016

STADIO STEFANO VICINO

FINALISSIMA DI COPPA DI PROMOZIONE

AUDACE CERIGNOLA-CITTÀ DI FASANO 1-0

CERIGNOLA: Marinaro, Borrelli, S.Colucci (40’ pt F.Amoruso), D.Amoruso, Colangione,  Matera (22’ st A.Colucci), Schiavone, Dipasquale (33’ st Conte), Lasalandra, Monopoli. A disp. D’Ercole, Russo, Greco, Grimaldi. All. Gallo.

FASANO: L.Lacirignola, Gaveglia (29’ st Chiatante), Pistoia, M.Ancona (33’ st Venere), Telesca, Pace (42’ st Mastronardi), Laguardia, Quaranta, Rizzi, Amodio, N.Ancona. A disp. A.Lacirignola, Galizia, Patronelli, Fontana. All. Laterza.

ARBITRO: De Vincentis di Taranto.

RETE: st 18’ Dipasquale.

NOTE: serata fredda e piovosa, terreno sintetico in buone condizioni. Spettatori duemila circa. Ammoniti Pistoia, Matera, Schiavone, A.Colucci, Morra. Recuperi 2’+5’.

Le finali delle tre coppe del calcio regionale sono kermesse, festival del pallone di provincia. E così era stato fino al 95’ di Cerignola-Fasano, fino al triplice fischio del bravissimo arbitro della sezione di Taranto Alessio De Vincentis. Poi qualcuno ha deciso che quella festa era troppo bella per la sua ottusità. E ha deciso di celebrare a modo suo la sconfitta. Lanciando sul terreno di gioco una bomba carta. Un gesto facile, senza alcunché di eroico. Tanto più che, nella ressa della tifoseria delusa che si appresta a lasciare lo stadio, nessuno (forse) si accorge del lancio, un gesto senza senso. Appunto, ottuso.

Il petardo arriva dalle gradinate destinate ai tifosi del Fasano. Fino a quel momento perfetti nel sostenere la propria squadra. La bomba esplode proprio mentre Teo Forleo vuole raccogliere l’ordigno. Chissà, forse pensa sia un fumogeno, forse teme la multa. Lui, che nella vita fa il panificatore, e che sostiene con la passione, il tempo libero e non solo il risorto club fasanese, ricorderà per sempre questa fredda e piovosa serata gravinese. La bomba esplode sfracellando quella mano protesa che di lì a poco finirà sotto i ferri dei sanitari dell’ospedale delle Murge, nel tentativo di recuperarla, quella mano. Teo si contorceva, colpito come se invece che sa una partita di pallone fosse andato in guerra.

Eppure, anche grazie alla perfetta organizzazione di Lega e società, ovviamente Gravina compreso, e grazie alla presenza di un notevole schieramento di polizia (alcuni agenti in assetto antisommossa) e vigili, tutto era filato liscio, pur nella parziale inadeguatezza dell’impianto, privo di una tribuna coperta e di una tribuna stampa che sia tale per davvero. Ci sono vecchie ruggini tra le tifoserie, ma niente di che. La partita è corretta, l’arbitro è tra i migliori atleti in campo, i supporter si regalano pochi sfottò.

Ma l’incubo è dietro l’angolo. Ed esplode con ferocia. Portandosi appresso una parte della mano di un uomo, Teo.

Il presidente del Comitato regionale Vito Tisci, di ritorno da Roma, non era nella cittadina murgiana. I suoi impegni di presidente nazionale del Settore  giovanile mi chiama due volte. La prima per sapere quel che sapevo, la seconda per darmi lui alcune informazioni di cui era venuto in possesso. Ha immediatamente telefonato ai suoi collaboratori e ai dirigenti delle società del Gravina e del Fasano per ragguagli. <Un incidente spiacevole, un vero peccato, spero che la persona ferita, a cui rivolgo i miei auguri, possa riprendersi al più presto. Sto valutando se andare subito in ospedale o se aspettare che il ferito si riprenda>.

Beppe Amodio del Fasano, tra i migliori in campo
Beppe Amodio del Fasano, tra i migliori in campo

La Coppa di Promozione va dunque al Cerignola, che conquista il primo trofeo di una stagione che si preannuncia ricca di soddisfazioni: il campionato gli ofantini lo hanno praticamente già vinto, con oltre 20 punti di vantaggio accumulati a metà febbraio. Il Girone A ha un solo padrone. Fasano, invece, è in lotta per i playoff ma è lontano dalle battistrada, Galatina e Avetrana. La poule settentrionale della cadetteria non è mai stata così povera tecnicamente, ma Cerignola è squadra di altra categoria.

Eppure, a vedere il primo tempo, i brindisini si esprimono al meglio. E meglio dell’avversario. Le accelerazioni di Pistoia e Laguardia e le geometrie di Amodio mettono in difficoltà il solido schieramento foggiano. Protagonista della prima parte della gara è il portiere dell’Audace Marinaro. Proprio Beppe Amodio al 5’, su punizione, impegna severamente l’estremo fasanese, costretto al colpo di teatro (e di reni) per deviare la palla in corner. I biancazzurri (in elegante completo all-black) si rendono pericolosi all’11’ su azione di corner e alla mezzora con un gran tiro dalla distanza di Laguardia. Non è finita: alla mezzora Laguardia chiama al bis l’estremo foggiano. Quindi, al 39’, Nicola Ancona sfiora i pali di Marinaro e finalmente è il Cerignola che con Vito Morra si rende pericoloso: finisce fuori di poco la conclusione dell’attaccante cerignolano. Massimo Gallo, intanto, ha perso  Sebastiano Colucci per infortunio muscolare: schiera la difesa a tre (Colangione centrale, Borrelli a sinistra, Matera a destra) e chiede grandi sacrifici al laterale Gigi Lasalandra. Probabilmente sarà la svolta della partita. Lo capiremo nel corso della ripresa.

Massimo Gallo aveva schierato in partenza Colangione, Borrelli (centrali), Matera e Colucci (esterni) davanti a Marinaro. Amoruso è il play maker, Schiavone il portatore d’acqua (e di palloni). Monopoli e Lasalandra agiscono sulle fasce, Morra e Dipasquale sono gli attaccanti. Giuseppe Laterza manda Zizzi nella  morsa degli stopper cerignolani, con Ancona e Laguardia che provano ad allargare il fronte dell’attacco, e Amodio trequartista in fase d’attacco. Nella pancia del centrocampo operano Pace e Quaranta. Dietro, Gaveglia e il veterano Pistoia sono i terzini, Telesca e capitan Ancona i  centrali.

Gigi Dipasquale esulta dopo un gol in una gara di campionato
Gigi Dipasquale esulta dopo un gol in una gara di campionato

Torniamo alla cronaca. Il secondo tempo, è di marca foggiana. Dopo pochi secondi Daniele Amoruso, tra i migliori, sfiora il montante dal limite. Lasalandra alza il baricentro della sua azionee e le sue sortite sull’out mancino mettono in subbuglio la difesa fasanese. All’8’ un tiro deviato di Morra esce di un nonnulla. Il gol decisivo arriva al 18’. Il prologo vede Lorenzo Lacirignola deviare in corner in tuffo su Schiavone. Sul corner Gigi Dipasquale sale nel cielo bagnato di Gravina e insacca non senza la discreta complicità della difesa del Fasano.

Fasano e accusa il colpo e subisce le ripartenze di Flavio Amoruso e compagni. I ragazzi di Laterza accusano il grande sforzo atletico della prima frazione di gioco. Ci vogliono 39’ per assistere a un’azione con una qualche pretesa del Fasano (cross da destra di Pace, intervento in presa aerea di Marinaro), poi il contropiede per quella che è stata una delle migliori azioni della gara: da Daniele Amoruso a destra per Vito Morra, cross basso per Flavio Amoruso e palla di poco fuori. Vano l’assalto finale del Fasano.

La coppa, il vicario di Tisci Otello Sariconi, ancora scosso per i fatti che vi abbiamo raccontato prima, la consegna ai “due” capitani, Gigi Dipasquale e Flavio Amoruso, che aveva indossato la fascia dopo dopo l’uscita del matchwinner.

Il botto finale, il maledetto botto finale, però, l’aveva fatto qualcun altro. Un uomo (sic!) senza volto. Un altro uomo, un eroe inconsapevole del calcio di oggi, rischia di rimetterci una mano.

GRANO, OLIO E TRUFFA

golettaIl pane …

Cerealicoltori all’arrembaggio nel Porto di Bari sulla Goletta gialla di Coldiretti Puglia per salvare il grano italiano dagli scarichi quotidiani di ingenti di prodotto straniero, a volte triangolato da porti europei e utilizzato dai trasformatori per fare pane e pasta “Made in Italy”, con il “granaio Italia” che rischia di scomparire. Sit-in di centina di agricoltori dalla Puglia e dalla Basilicata all’ingresso del porto per dire basta agli inganni e denunciare le storture nel mercato cerealicolo.

In 6 mesi (periodo luglio 2015 – gennaio 2016) sono state scaricate al Porto di Bari 891mila tonnellate di grano che hanno causato la conseguente drastica riduzione del 25% del prezzo del grano pugliese, passato nello stesso periodo da 34 euro a 25,8 euro al quintale. Il grano è arrivato da Canada, Turchia, Argentina, Liberia, Singapore, Hong Kong, Marocco, Olanda, Antigua, Sierra Leone, Cipro e spesso triangolato da porti inglesi, francesi, da Malta e da Gibilterra.

Incalcolabili anche i danni in termini di impatto ambientale, basti pensare che sommando la tratta che una nave compie per esempio dal Canada per raggiungere Bari e i 750 camion utili a scaricare una media di 20mila tonnellate di grano, considerando l’andata e il ritorno, si stima una emissione di oltre 15mila tonnellate di CO2.

GRANO“Vanno affrontate una volta per tutte – denuncia la Coldiretti Puglia – in maniera drastica tre storture fondamentali che condizionano fortemente il livello di prezzo corrisposto alla produzione, quali l’assoluta mancanza di norme che regolano il mercato mondiale, come l’etichettatura di origine obbligatoria e la tracciabilità delle produzioni, le importazioni speculative e il divario dei prezzi corrisposti alla produzione rispetto al consumo. Ogni anno riprende la solita routine speculativa dove il grano duro subisce contrazioni di prezzo talvolta quantitativi inspiegabili visto che il mercato comunitario quota in maniera superiore a parità di caratteristiche. Noi siamo sempre ai limiti del costo di produzione. Al direttore dell’Agenzia delle dogane chiediamo controlli capillari e più frequenti per garantire sicurezza e igiene degli alimenti”.

L’attività borsistica delle Camere di Commercio (Milano, Bologna, Roma e Foggia), se non favorisce, agevola il fenomeno speculativo attraverso la scarsa trasparenza nella formazione del prezzo, oppure apportando variazioni nelle quotazioni in assenza di compravendite o per contratti di scarsa rilevanza economica, che rende necessario ed urgente il riordino di tutta la materia come da tempo chiede Coldiretti.

“Quello che ulteriormente sconcerta è il fatto che al consumo non siano state mai apportate riduzioni di prezzi di pane e pasta – incalza la Coldiretti pugliese – che pure potevano essere fisiologiche nel periodo nel quale veniva ridotto il costo della materia prima. Non solo, nel corso del tempo la forbice si è ulteriormente allargata tra prezzi corrisposti alla produzione e quelli fissati al consumo, tant’è che oggi il differenziale tra grano duro e pasta è di circa 400%, grano tenero e pane intorno al 1.000%”.

Da questo contesto e dalla inaffidabilità degli interlocutori acquirenti è scaturita la necessità, in casa Coldiretti, di definire un progetto innovativo, di filiera, governato direttamente dal produttore, attraverso le aggregazioni di prodotto (cap-coop), per ridurre progressivamente la dipendenza dall’estero, qualificare pane e pasta italiani con l’indicazione obbligatoria in etichetta dell’origine del grano e per cercare di contenere la volatilità dei prezzi. Ciò consentirà inoltre di rimodulare l’attività di stoccaggio e gestione delle produzioni conferite dai nostri soci in una sorta di diversificazione dell’offerta cercando di orientare i mercati. In quest’ottica sarà proprio la filiera cerealicola tutta italiana e soprattutto pugliese a garantire una linea di pasta esclusiva ‘Made in Italy’, secondo l’accordo siglato da Coldiretti e pastificio Divella, una delle più grandi realtà dell’industria pastaia italiana, a Milano in occasione dell’ultima settimana di Coldiretti Puglia ad Expo 2015.

Per la Coldiretti Puglia risulta indispensabile ripristinare e mantenere la fiducia dei consumatori, incoraggiando il loro coinvolgimento nella politica di sicurezza alimentare, garantendo il monitoraggio e la trasparenza in tutta la filiera alimentare e il maggior grado possibile di riconoscibilità delle caratteristiche essenziali dei prodotti, al fine di consentire loro di effettuare delle scelte di acquisto pienamente consapevoli basate su una completa informazione in merito alle caratteristiche dei prodotti.

olio-fruttato2… e l’olio

“Il sostegno all’economia della Tunisia non può gravare sulle spalle degli olivicoltori pugliesi. Circa il presunto deficit del mercato italiano che secondo l’UE ha necessità di importare olio dall’estero, è oltremodo ‘curioso’ – rileva ancora Coldiretti – che le importazioni complessive di oli di oliva in Puglia ammontino in media a circa 87.000 tonnellate annue, contro le 38.000 tonnellate di oli esportati.

C’è qualcosa che non va.

Prima l’Italia deve vendere il suo olio e solo poi può aprire le frontiere agli oli esteri. In considerazione della posizione ribadita dall’UE, auspichiamo che i nostri Parlamentari europei non abbassino la guardia perché il rischio di frodi e sofisticazioni, al quale già la Puglia è esposta quotidianamente, aumenterebbe in misura esponenziale. Tra l’altro, ad essere importati sarebbero tutti i tipi di olio di oliva tunisino – aggiungono i dirigenti di Coldiretti – per cui non devono essere rispettati i requisiti ambientali e fitosanitari rigidi cui i prodotti europei devono attenersi, immettendo sul mercato italiano prodotto di discutibile qualità e sicurezza alimentare, oltre a creare una evidente quanto sleale e concorrenza”.

L’accesso temporaneo supplementare sul mercato europeo di olio d’oliva tunisino a dazio zero, 35mila tonnellate extra per il 2016 e altrettante nel 2017, oltre alle 56.700 attuali che già hanno fatto aumentare del 734 per cento le importazioni nel 2015, porterebbe nel 2016 ad un + 1248% l’import di olio dal paese extracomunitario in soli due anni.

“Non accetteremo speculazioni – denuncia Coldiretti – e crolli repentini e ingiustificati dei prezzi. Nel corso dell’ultimo decennio le importazioni complessive di oli di oliva in Puglia sono cresciute più rapidamente delle esportazioni, confermando il sostanziale deterioramento della posizione competitiva della filiera pugliese. Gli oli stranieri vengono importati principalmente da Spagna, Grecia e Tunisia, acquistati a prezzi più bassi rispetto al prodotto regionale e utilizzati dagli imbottigliatori per l’ottenimento di blend (miscele) con oli regionali”.

È urgente insomma la completa applicazione delle norme già varate con la legge salva olio, la n°9 del 2013 e di accelerare il percorso del disegno di legge che reca le “nuove norme in materia di reati agroalimentari”.

ECCO ALCUNE DELLE PRATICHE PIÙ USUALI PER FRODARE CON L’OLIO:

Aggiunta di clorofilla agli oli di semi

Si aggiunge clorofilla (un colorante naturale) agli oli di semi e si commercializza come olio extravergine di oliva.

Aggiunta di oli deodorati agli oli extravergini di oliva

Si miscela all’extravergine oli lampanti e/o vergine che hanno subito un processo di raffinazione blanda.

Aggiunta di oli di diversa provenienza in oli extravergini italiani

Si miscelano oli di diversa provenienza, generalmente di qualità sensoriale e qualitativa inferiore, con extravergini Italiani e si commercializzano come oli Italiani.

Aggiunta di olio di semi ad oli di oliva (extravergine, oliva e sansa)

L’aggiunta di olio vegetali a basso costo all’olio di oliva, senza che vengano superati i limiti prescritti per i diversi parametri, è una frode non trascurabile . Questi oli possono essere caratterizzati da:

       composizione lipidica e sterolica simile a quella dell’olio di oliva (nocciola, mandorla);

       composizione lipidica simile a quella dell’olio di oliva e da una frazione sterolica diversa ma quasi complemente eliminata (olio di girasole alto oleico)

       composizione lipidica e sterolica diversa da quelle dell’olio di oliva, ma in cui la prima è avvicinata a quella dell’oliva tramite frazionamento ed utilizzazione della parte a più basso punto di fusione e la frazione sterolica eliminata o ridotta.

Aggiunta di oli esterificati ad olio di oliva o olio di sansa di oliva

Gli oli esterificati si ottengono da acidi grassi liberi esterificati chimicamente con il glicerolo, tali acidi grassi liberi in genere si recuperano durante la fase di deacidificazione della raffinazione degli oli di oliva (classificati non commestibili).

Aggiunta di oli raffinati di oliva ad oli vergini di oliva

Gli oli di oliva che di solito sono destinati alla raffinazione sono gli oli lampanti in quanto per le loro caratteristiche chimiche ed organolettiche non rientrano nelle categorie commerciali di vendita (extra vergine e vergine). Gli oli di oliva raffinati, a causa dei trattamenti correttivi subiti, sono di colore molto pallido, poco viscosi, di acidità molto bassa e con poco o nessun sapore ed odore che ricordino l’oliva.

Aggiunta di oli di sansa di oliva ad oli di oliva

Oli ottenuti dall’estrazione mediante solvente dai residui della lavorazione delle olive (sansa), all’olio di oliva, senza che vengano superati i limiti prescritti per i diversi parametri.

Quando il Bari vinse lo scudetto

Francesco Capocasale ha giocato anche nella Juventus
Francesco Capocasale ha giocato anche nella Juventus

Il campionato di Serie D del 1953/54 registrò la vittoria finale di Bari (Girone H) e Foggia (Girone G). Con il Bari c’erano anche Molfetta, Trani, Cerignola, Brindisi e Ostuni, che poi sarebbe retrocesso con il Gela. Più a nord, Foggia  era l’unica pugliese in un girone dislocato tra Basilicata, Molise, Campagna, Lazio e Sardegna. I dauni batterono la Cral Cirio di Napoli. Il Bari ebbe ragione dell’Enna: 48 punti contro i 40 dei siciliani. Grande campionato disputò il Molfetta, 4° dietro la Reggina.

Le vincitrici degli otto gironi si affrontarono in due  raggruppamenti a quattro. Il Bari dovette vedersela con Prato, Colleferro e Foggia. Dopo la prima fase venne subito eliminato il Foggia, quindi in un successivo spareggio toccò al Colleferro, battuto dai biancorossi 2-1 dopo che i galletti avevano pareggiato 1-1 in Toscana. I pugliesi con Bolzano, Cremonese e Prato furono promossi in C.

A quel punto doveva essere assegnato lo scudetto del massimo campionato dilettanti. L’anno precedente, prima assegnazione del tricolore. Se l’aggiudicò il Catanzaro.

Incredibile: Bari e Cremonese finirono per giocare la doppia finale a metà luglio. L’11 fu 2-2 allo stadio Giovanni Zini (gol di Gamberini  per il Bari al 22’, pareggio di Colombini al 22’ della ripresa, e sorpasso di Bicicli al 29’, pari di Bretti al 39’) in Lombardia, il 18 il Bari si aggiudicò lo scudetto battendo 2-0 (doppietta di Gamberini al 41’ pt e al 19’ st) i grigiorossi dopo  due partite ad alta intensità.

L'avv. Tarsia Incuria era assessore allo Sport quando fu chiamato alla presidenza del Bari
L’avv. Tarsia Incuria era assessore allo Sport quando fu chiamato alla presidenza del Bari

Il Bari era retrocesso anche due volte, sino alla Serie C. Era la prima volta nella sua storia. Nel 1951 era iniziata una fase di commissariamento comunale, essendo venuta a mancare per l’azienda sportiva una società. L’anno successivo, arrivati sesti nel proprio girone della C, i biancorossi vengono assorbiti nella nuovissima Quarta Serie, costituita con il cosiddetto lodo Barassi, vale a dire la riforma varata da Ottorino Barassi, allora presidente federale. Nell’estate del 1953 viene nominato presidente del Bari l’avvocato Achille Tarsia Incuria, assessore comunale allo Sport e Turismo, sotto la cui amministrazione si cercò di gestire il club in modo più ponderato e meno dispendioso con l’allenatore barese Francesco Capocasale, i galletti tornano in due anni in B, nel 1955, dopo aver ottenuto, come visto, il primato nazionale in D.

Trent’anni fa nasceva il Milan di Berlusconi

Silvio Berlusconi. Compirà 80 anni a settembre
Silvio Berlusconi. Compirà 80 anni a settembre

Giuseppe Farina aveva portato il Milan sull’orlo dell’abisso. Quando andò via, venne eletto Rosario Lo Verde. Il 10 febbraio 1986 – trent’anni fa – i giornali riportarono la notizia che l’imprenditore milanese Silvio Berlusconi stava per acquistare il Milan. La notizia si sarebbe rivelata esatta. Il 20 febbraio il cavaliere concluse la compravendita, evitando un fallimento ormai certo. Il 24 marzo sarebbe diventato il 21° presidente del club milanese. Lo avrebbe trasformato da sodalizio prestigioso al più importante a livello internazionale.

Era il Milan di Nils Liedholm, con Hateley, con Virdis e con l’esordiente Paolo Maldini. Finì 7°, venne eliminato in Coppa Italia dall’Empoli e in Coppa Uefa dal Waregem. Una mediocrità.

Dopo una stagione di transizione, sempre con lo svedese in panchina, ecco il colpo di teatro: Arrigo Sacchi, che proveniva dal Parma. A Berlusconi erano piaciuti moltissimo gli emiliani, incrociati in Coppa Italia. Con Sacchi arrivarono subito gli olandesi Van Basten e Gullit. E Ancelotti, e poi lo scudetto. A primavera dell’89, a Barcellona, il Milan liquidò lo Steaua: l’epopea del Milan sacchiano era un’onda anomala.

Arrigo Sacchi festeggiato per la vittoria del suo primo scudetto, 11° per il Milan
Arrigo Sacchi festeggiato per la vittoria del suo primo scudetto, 11° per il Milan

Berlusconi era il re sole, il paupocrinito Adriano Galliani il suo Richelieu. La monarchia assoluta prevedeva un art director, come si direbbe oggi. Le braccia armate erano Ariedo Braida e Silvano Ramaccioni, il baffuto uomo della panchina. La rivoluzione del calcio totale olandese venne reinterpretata, quasi reinventata dal tecnico di Fusignano (70 anni ad aprile). Grazie a tre olandesi (presto sarebbe arrivato Rijkaard), ad alcuni fuoriclasse italiani (Baresi, Maldini, Ancelotti, Donadoni) e ad una serie di eccezionali comprimari (Evani, Galli, Costacurta, Albertini, Massaro, Virdis).

Poche volte s’è visto un presidente con tanta presunzione di competenze calcistiche. Ma poche volte s’è visto un patron con la capacità di rivoltare il calzino del calcio. Il colpo di mercato Lentini (fine giugno del ’92: 60 miliardi al Torino con tanto di grancassa da parte dei moralizzatori) è uno dei momenti topici della saga.

Dopo Sacchi arriverà Capello e un altro ciclo di grandi successi, soprattutto a livello internazionale.

Negli ultimi anni, soprattutto dopo il salasso per pagare De Benedetti, la capacità berlusconiana di insufflare risorse nelle casse del club di via Turati si è notevolmente ridimensionata. La parabola tristemente discendente dell’avventura politica di Silvio Berlusconi (il “colpo di Stato” del 2011, la condanna ai servizi sociali, l’essere diventato la caricatura di se stesso) ha fatto il resto.

È innegabile, tuttavia, che, per quanto possa essere negativo il giudizio complessivo dei suoi anni al potere (lo chiamano ventennio berlusconiano, ma in realtà Prodi l’ha battuto due volte e, in fondo, lo stesso ha fatto Bersani), dall’88 fino al 2011 (dallo scudetto di Sacchi a quello di Allegri, l’anno successivo battuto dalla prima Juve di Conte) per un quarto di secolo il Milan di Berlusconi ha rappresentato un punto focale (28 titoli) sulla scena calcistica europea e mondiale.

ECCELLENZA, MOLA BATTE OTRANTO IN EXTREMIS

DOMENICA 7 FEBBRAIO 2016

CAMPIONATO REGIONALE DI ECCELLENZA

ATLETICO MOLA-OTRANTO 2-1

MOLA: Sansonna, Pazienza, Leo (46’ st Franco), D’Angelo, De Luisi, Daddario (31’ st Renna), Serri, Capriati, Longo, Salvi, Fraschini (27’ st Greco). A disp. Costantino, Cassano, Donvito, D’Ambruoso. All.Castelletti.

OTRANTO: Verecondo, Camorani, Montefusco, Damiani, Agnello, Sepe, Corrias (31’ st Manneh), Mariano, Sindaco, Villani, Pirotto (8’ st Villa). A disp. Merico, Di Benedetto, Pastore, Palma, De Donno. All. Salvadore.

ARBITRO: Iannella di Taranto.

RETI: st Fraschini; Villa; Pazienza.

molaMOLA DI BARI – I baresi hanno Pazienza, ai leccesi non bastano Villani e Villa. Il difensore destro di Castelletti s’inventa una mezza rovesciata tipo icona della Panini. Il difensore ex Rutigliano sfoggia un gesto tecnico di rara bellezza su cross dalla sinistra di Serri e regala 3 punti pesanti come l’acqua pesante. Bello anche il pareggio idruntino: Alessandro Villani taglia la retroguardia molese con una palla dentro in senso longitudinale per Alberto Villa. L’emiliano del Salento, appena entrato, non sbaglia certe palle così pulite. Il primo gol, invece, era stato frutto di un errore di Verecondo che non aveva trattenuto una conclusione dai venti metri di Serri, consentendo il tap-in del noyano Matteo Fraschini. Abbiamo cominciato dalle marcature anche perché occorre subito archiviare l’intero primo tempo: troppo vento, troppo timore dei padroni di casa che sentono l’importanza della posta in palio, troppo ben messa in campo da Andrea Salvadore per accusare problemi irrisolvibili.

Il Mola schiera la linea a quattro davanti a Sansonna: da destra a sinistra, Pazienza, De Luisi e Daddario, Leo, arretrato rispetto alle sue esperienze; la mediana a tre, senza capitan Schirone, vede D’Angelo vertice basso, quasi uno schermo davanti alla difesa, Capriati e Salvi, a sinistra, sono i mediani, che raramente, nella prima frazione di gara, riescono a trovare i tempi giusti per gli inserimenti. Il tridente offensivo è composto da Serri a destra, Longo in mezzo, Fraschini a sinistra.

Salvadore è alle prese con le numerose quanto pesanti assenze (gli squalificati il portiere Caroppo, Palma, Malerba e Simoes, l’infortunato De Pascali) e tiene Villa in panchina.

Leo Serri, in una foto dal suo profilo-vetrina di facebook
Leo Serri, in una foto dal suo profilo-vetrina di facebook. Compirà fra qualche giorno 29 anni, ha giocato anche con Locorotondo, Fasano, Andria e Monopoli

Pochi appunti per un primo tempo francamente brutto. Al 28’ Longo fa partire un diagonale su cui Serri, dal lato opposto colpisce il palo esterno da posizione molto defilata. L’Otranto si fa vedere dalle parti di Sansonna con un bel tiro di Camorani alto di pochi centimetri sulla traversa. Al 45’ la papera di Sepe innesca Serri, ma il difensore salentino contra l’ala al momento del tiro. I calciatori guadagnano il riposo dopo che De Luisi ha anticipato il giovanissimo portiere ospite (dicembre ’98) di testa su punizione di Serri: la palla finisce alta.

Alberto Villa
L’attaccante emiliano Alberto Villa: ha quasi 37 anni e in Puglia ha giocato anche con Casarano, Racale, Gallipoli e Francavilla

È ancora LS7, che come detto ora agisce sull’out mancino, a rendersi pericoloso dopo pochi secondi della ripresa con un tiro velenoso su cui Verecondo si disimpegna malamente: Fraschini ci mette lo zampino e segna da comoda posizione. Salvi rischia il raddoppio poco dopo: il suo shoot di volo su corner lungo di Serri trova impreparato il portiere, fortunato perché la palla passata sotto il suo corpo viene recuperata. Mola domina e sembra poter passare da un momento all’altro: al 14’ il rasoterra di Serri non è trattenuto da Verecondo. La qualità della sua prestazione è pari a quella di un arbitro (Iannella è all’esordio in Eccellenza) poco deciso, poco gestuale e quasi sempre in ritardo che per fortuna non influisce sul risultato. Longo non arriva per un soffio sul diagonale di Serri – sempre lui – che si scatena sulla sinistra e crossa radente. I baresi abbassano i ritmi e l’Otranto pareggia. Villa è entrato da qualche minuto, Villani si fa vedere e il suo assist è un invito a nozze per l’ex Casarano.

Il colpo è basso, Mola lo accusa. La reazione arriva nel finale. Ed è vincente. È il 41’ quando Serri – e chi sennò?  – batte una punizione da oltre 25 metri: Verecondo smanaccia in stile discutibile oltre la traversa. Il calcio d’angolo da sinistra è pennellato per l’acrobazia di Pazienza: palla centrale ma forte e soprattutto inaspettata.

Mola torna avincere. Non lo faceva dal 10 gennaio.

Frutta e verdura, istruzioni per l’uso al tempo del grande caldo invernale

frutta-e-verduraLo shock termico, ormai una costante in Puglia, determina la maturazione precoce dei prodotti agricoli e la conseguente caduta libera dei prezzi in campagna. Carciofo di Brindisi Igp già pronto ad essere raccolto, broccoli, cavolfiori e rape che si sono trasformate da tardive in precoci. Mimose già in fiore a dicembre. Mandorli e peschi a febbraio mostrano i loro fiori bianchi e rosa. Maturazione contemporanea degli ortaggi. Il caldo anomalo e le precipitazioni violente rischiano ormai ogni anno di incrinare l’andamento del settore agricolo pugliese.

“A nulla vale la programmazione colturale degli agricoltori che in Puglia stanno raccogliendo broccoli, cavoli, sedano, prezzemolo, finocchi, cicorie, bietole, tutti maturati contemporaneamente per le temperature primaverili delle ultime settimane– spiegano alla Coldiretti Puglia -. Il clima primaverile registrato fino a pochi giorni fa, secondo una rilevazione effettuata da Coldiretti presso i mercati rionali e i punti vendita di Campagna Amica pugliesi, infatti, ha determinato un calo dei consumi fino al 9% a causa delle temperature troppe alte”.

Secondo un’analisi su dati del National oceanic and atmospheric administration (Noaa) che rileva le temperature nel mondo dal 1880 in tutti i continenti si registra una temperatura combinata della terra e della superficie degli oceani superiore di 0,96 gradi sulla media del ventesimo secolo. “Al clima mite delle ultime settimane – commentano in Coldiretti Puglia – si aggiunge il problema annoso della siccità che nei prossimi mesi assumerà proporzioni difficilmente gestibili. Bisogna pensare fin d’ora allo sfruttamento di risorse alternative e ad incentivare il risparmio in modo virtuoso, individuando strumenti per il riuso delle acque o per gli usi plurimi”.

frutta di pugliaLa famiglia pugliese (2/3 componenti) spende in media ogni mese 423 euro per i consumi alimentari e uno dei capitoli di spesa più consistenti riguarda proprio ortaggi e frutta (75 euro).
Intanto, per ottimizzare la spesa e non buttare via niente, la Coldiretti ha elaborato un vademecum in dieci punti con i consigli da seguire per risparmiare mantenendo la freschezza di frutta e verdura acquistate.
Occorre effettuare acquisti ridotti e ripetuti nel tempo; scegliere frutti con il giusto grado di maturazione, non appassiti, con aspetto carnoso e non eccessivamente necrotizzati nei punti di taglio; verificare l’etichettatura e preferire le produzioni e le varietà locali che non essendo soggette a lunghi tempi di trasporto garantiscono maggiore freschezza; preferire varietà di stagione che hanno tempi di maturazione naturali; prediligere, compatibilmente con le esigenze, frutti interi che si conservano più a lungo. Per quanto riguarda il trasporto, è bene fare la spesa poco prima di recarsi a casa ed evitare di lasciare troppo a lungo la frutta e la verdura dove il sole e le alte temperature favoriscono i processi di maturazione ed è opportuno, nel caso di trasferimento con auto climatizzata, riporre i prodotti nel sedile posteriore piuttosto che nel bagagliaio. E’ opportuno tenere separate le confezioni delle diverse varietà di frutta e verdura acquistate che vanno riposte in contenitori di carta piuttosto che in buste di plastica. Così come risulta strategico seguire alcuni piccoli accorgimenti anche tra le mura domestiche dove bisogna mantenere separata la frutta e la verdura che si intende consumare a breve da quella che si intende mantenere più a lungo: la prima può essere messa in un portafrutta al buio ed eventualmente coperta da un tovagliolo e comunque lontano dai raggi del sole, mentre la seconda va posta in frigorifero, ma lontano dalle pareti refrigeranti. In ogni caso è opportuno che la frutta venga posta stesa sul contenitore per evitare ammaccature e sviluppo di marcescenze.