Quando la dieta è gourmand

Francesco Lampugnani, nedico nutrizionista, e Sandro Romano, giornalista e gastronomo
Francesco Lampugnani, nedico nutrizionista, e Sandro Romano, giornalista e gastronomo (la foto non è mia)

Il bianco e il nero. Il sorriso e la tristezza. La solitudine e l’allegria. Tra demonio e santità. Il diavolo e l’acquasanta. Che a volte conciliano le loro esistenze: il demonio che finisce nell’acquasantiera. È il tentativo messo in atto a Bari, in via Camillo Rosalba, in quello che una volta era – e forse lo è ancora, chissà – il quartiere della Bari-bene. Tentativo di conciliazione, occorre dire, in gran parte riuscito. Perché Sandro Romano – il diavolo, per l’appunto – e Francesco Lampugnani – l’acquasanta – hanno provato a prendere tutti per la Gola (il locale in via Rosalba coordinato da Maurizio Mastrorilli). Con la discreta collaborazione di Leonardo Scorcia, Pierfrancesco Scaringi e soprattutto dello chef Gianluca Caporaletti, comandante in capo nelle cucine di Gola, nuovissimo bistrot sbocciato nella metropoli di San Nicola.

A benedire una serata ricca di sorprese e tenutasi sotto l’egida di Mordi la Puglia, alcuni ospiti di riguardo che hanno contribuito ad arricchire cuori, menti e soprattutto palati dei presenti in sala e nell’appendice esterna (le cui chiusure, a dire il vero, erano affatto ermetiche).

Il diavolo e l’acquasanta nasce da un’idea molto semplice del gastronomo Romano. Geniale, nella sua semplicità: come conciliare una dieta con la voglia – a volte la necessità – di mangiar bene.

Ovviamente, il segreto sta nel mangiar sano. Ma questa è regola universale. E noi abbiamo il dovere di raccontare il particolare, sennò Guicciardini – e il toscano era una buona forchetta – s’arrabbia.

Una gastronomia della dieta, dunque, in cui sono vietati i soffritti (beh, tranne le debite eccezioni) ed esaltate le cotture a vapore, gli stufati, gli ingredienti classici della dieta mediterranea. “Il buono non necessariamente deve alterare gli equilibri – dice il nutrizionista Lampugnani -. Una regola aurea è: abbiate rispetto per il vostro intestino”.

Pane e olio hanno composto lo starter della cena: il pane dei grani dauni di Raffaele Piano e l’olio di peranzana (sempre di Piano), messo a confronto con il succo di coratina della Di Carlo di Bitritto.

Tra gli altri ospiti, Lino Carparelli, mastro vinaio locorotondese, un po’ l’inventore del Locorotondo, una sorta di “mister Bianco”. Che ha raccontato come sia stato possibile far trionfare un bianco in una terra di rossi, la Puglia, madre dei primitivi e del nero di Troia. Ottenendo un uvaggio tra verdeca, bianco di Alessano e un vitigno molto particolare, il minutolo. Nella acquasantiera profonda del “Gola” è stato possibile trovare due vini targati Paolo Leo (verdeca e minutolo) che hanno accompagnato la cena, proprio tra quelli il cui blend ha fatto le fortune della Valle d’Itria.

Il polipo, la cipolla
Il polipo, la cipolla

L’antipasto è incentrato sul polpo, anche se ha colpito la marmorea e incombente cipolla rossa trasformata in contenitore di miglio (del quale Romano e Lampugnani hanno cantato le virtù), sgombro, zucchina, curry, germogli di porro, adorata da una salsa di basilico e mandorle sparse qua e là.

La zuppa di farro, ceci e cardoncelli
Il farro, i ceci, i funghi cardoncelli

Quindi, il primo. Zuppa di farro, ceci e funghi cardoncelli. La terra, i suoi doni, frutto delle fatiche dell’uomo, capace poi di trasformarli in semplici meraviglie della tavola.

Il secondo. Una seppia alla piastra con radicchio trevigiano anch’esso piastrato, ravanelli e salsa “sua”, nel senso delle interiora dello stesso mollusco.

La seppia, il radicchio
La seppia, il radicchio

Altri ospiti, dopo la frutta (fragole e ananas al cioccolato fuso, rigorosamente fondente, molto ben accetto, in qualsiasi dieta). Pascal Barbato, panificatore di San Marco in Lamis (panificio Fulgaro) ha proposto una libera interpretazione della colomba pasquale: uova di Biancofiore, farina di Piano, olio di peranzana (assoluta assenza di burro) e, invece dei canditi, olive in acqua di mare sapientemente trasformate.

La fragole, l'ananas, il fondente
La fragole, l’ananas, il fondente

Trasformazione, ecco la parola magica. Trasformare un momento particolare, a volte difficile, come la dieta, in un viaggio alla scoperta di sapori scolpiti nella terra e scoperti nel mare.

La primavera dell’agriturismo

agriturismoQuasi un antidoto alla paura di attentati terroristici la vacanza in agriturismo, una pausa di pochi giorni per la pasquetta 2016. Record di presenze nelle campagne del tacco d’Italia, sia nelle zone più interne che nelle aree rurali più vicine al mare.

“Oltre al tutto esaurito per i pranzi, anche i tempi di pernottamento si sono allungati rispetto allo scorso – dice il Presidente di Terranostra Puglia, associazione agrituristica di Coldiretti – passando dalle classiche due giornate ad una media di 4 giorni, perché i turisti approfittano così delle feste per partecipare ai riti della settimana santa in occasione del Giubileo. L’agriturismo ha aumentato la disponibilità di accoglienza turistica, offrendo una lettura positiva del territorio pugliese e, pertanto, lo sviluppo dell’agriturismo vero deve significare maggiore capacità di attrazione da parte della Puglia a beneficio dell’intera economia regionale”.

Sono ormai quasi 500.000 le presenze annue registrate nelle aziende agrituristiche pugliesi, con un volume d’affari di oltre 16 milioni di euro. Secondo i dati Istat delle 353 strutture attive, ben 126 sono condotte da donne (36%), dedite all’accoglienza, alla preparazione del cibo e alle attività multifunzionali.

agriturismo 2“Il turismo enogastronomico è il vero traino dell’economia turistica pugliese – dice il presidente di Coldiretti Puglia Gianni Cantele – caratterizzato da 60 milioni di ulivi di cui quasi il 50% monumentali, 233 prodotti riconosciuti tradizionali dal MIPAF, 8 prodotti DOP e 29 vini DOC, oltre a pregevoli masserie storiche, le più belle d’Italia. Ciò testimonia che il turismo pugliese non è solo mare, piuttosto volano per lo sviluppo di tutto il territorio, elemento di promozione del paesaggio, della cultura e degli stessi prodotti agroalimentari locali”.

Il turismo enogastronomico è un settore che in Italia vale 5 miliardi di euro e che anche in Puglia sta vivendo una fase positiva. Merito dei prodotti tipici che costituiscono uno dei principali motivi di attrazione della Puglia per i turisti, in particolare stranieri. L’agriturismo è un’attività connessa a quella agricola e tale deve restare se vuole essere messaggera della genuinità e qualità dei prodotti tipici, oltre che strumento di conoscenza delle potenzialità ed opportunità economiche e sociali delle nostre campagne. L’offerta di attività ricreative e culturali è aumentata in misura crescente nel corso degli ultimi anni, rispettivamente del 29 e del 24 percento. Grandi opportunità anche dalla vendita diretta nelle strutture di Campagna Amica con il 45% delle aziende pugliesi che vende prodotti propri ed il 9,6 prodotti biologici.

“Il cibo è certamente divenuto – continua il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – infallibile leva di comunicazione verso i turisti nazionali ed internazionali. La crisi costringe i vacanzieri a risparmiare e spinge all’acquisto utile di prodotti tipici come vino, formaggio, olio di oliva, salumi e conserve. L’acquisto di prodotti tipici come ricordo delle vacanze è una tendenza in rapido sviluppo favorita dal moltiplicarsi delle occasioni di valorizzazione dei prodotti locali che si è verifica nei principali luoghi di villeggiatura, con percorsi enogastronomici, città del gusto, mercati degli agricoltori di Campagna Amica”.

Anche il turismo ecologico registra un andamento record, con l’aumento del fatturato e delle presenze, anche per l’offerta di sistemazioni low-cost in agriturismi o campeggi. È significativa, tra gli amanti della vacanza a contatto con la natura, la presenza dei giovani tra i 16 ed i 30 anni che sono ben il 23,2 %.

Il Muro e il pallone

stasiMimmo Mastrangelo, su Avvenire, ha scritto la recensione di un libro di sport, anzi di storia dello sport. Si tratta di “Stasi football club –
Il calcio al di là del Muro”, scritto da Vincenzo Paliotto per Urbone Editore”.

La Juventus, in Coppa dei Campioni, ha incrociato (vado a memoria) due squadre della Germania Orientale. Andò bene con il Magdeburgo, male con la Dynamo Dresda.

Ecco l’articolo.

Lutz Eigendorf nella seconda metà degli anni Settanta fu una stella della Dinamo Berlino e della nazionale della Ddr. A centrocampo metteva ordine e per questo lo chiamavano “il Beckenbauer dell’Est”. Come altri atleti della Germania dell’Est mal sopportava l’ingerenza di governanti che si servivano dello sport per la propaganda di regime. Nel 1979, dopo un’ amichevole giocata all’ Ovest contro il Kaiserslautern, decise di non rientrare più in patria. Approfittò di una sosta e dal pullman della Dinamo saltò in un taxi. Nell’altra Germania venne accolto da rifugiato politico e, scontata la squalifica di un anno, fece ritorno in campo con la maglia del Kaiserlautern. Ma quella fuga e i continui attacchi pubblici che rivolse al governo di Honecker, non gli furono perdonati, gli agenti della Stasi (la polizia segreta della Ddr) lo braccarono senza tregua. La sera del 5 marzo 1983, dopo la partita tra il Bochum e l’ Eintracht Braunschweig (dove intanto si era trasferito), Lutz perse la vita, con la sua macchina andò a schiantarsi contro un albero. Nel 2000 il documentario “Morte del traditore” del giornalista Herbert Schwarn farà luce sull’incidente: agenti della Stasi alla fine della partita col Bochum sequestrarono il calciatore e, prima di lasciarlo partire con la sua Alfa Romeo, lo costrinsero ad ingerire forti dosi di alcol e droghe. Erich Mielke, spietato uomo dei servizi segreti e dirigente della Dinamo Berlino, venne ritenuto il mandante dell’azione punitiva sul ventisettenne calciatore. La tragedia di Eigendorf la ritroviamo nelle pagine di Stasi Football club del giornalista 20160326_125052campano Vincenzo Paliotto il quale apre una finestra sul calcio giocato al di là del Muro e sulla funzione sociale che ricoprì per diversi decenni, sebbene non fosse uno degli sport su cui la politica rivolse più attenzione per vendere (anche attraverso il doping di Stato) la propria immagine nel mondo. Le pagine di Paliotto raccontano delle vite controllate dei calciatori, la corruzione di arbitri che nella vita lavoravano per i servizi segreti, la rivalità tra la Dinamo Berlino che, grazie alle direzioni di gara favorevoli, vinceva gli scudetti e le altre squadre che con le loro forze non sfiguravano nelle competizioni europee: dal Magdeburgo alla Dinamo Dresda, dal Carl Zeiss Jena al Lokomotive Lipsia. Ma cinquant’anni di calcio “oltrecortina” furono contrassegnati pure da importanti successi internazionali: la Nazionale si assicurò diverse medaglie alle Olimpiadi e nel 1974 il Magdeburgo alzò al cielo la Coppa delle Coppe battendo per 2-0 il Milan di Rivera. Il secondo gol lo realizzò il centrocampista Jurges Sparwasser che nello stesso anno ai Mondiali di Monaco firmò lo storico 1-0 tra la Ddr e i fortissimi cugini dell’Ovest. Con la caduta del Muro, il campionato dell’Oberliga venne archiviato definitivamente, lo stesso destino toccò alla squadra blu della Nazionale. Ultima partita l’amichevole del 1990 col Belgio vinta per 2-0 con doppietta di Matthias Sammer.

Ecco i tabellini delle partite a cui facevo cenno, cioè quelle giocate nel giro di meno di un anno in territorio “nemico” Al ritorno, i bianconeri sconfissero nuovamente Sparwasser (autore del gol che nel “derby” mondiale nel 1974 avrebbe sconfitto la BRD, ovvero la Germani Ovest che poi si sarebbe laureata Weltmaster, campione del mondo) e compagni. Con il Magdeburgo andrà bene anche in Coppa Uefa qualche anno dopo. Con il Dresda, invece, si sarebbe rivelata inutile la vittoria a Torino per 3-2, nonostante dopo mezz’ora fosse maturato un promettente 3-1.

8 novembre 1972 – Ernst Grube Stadion – MagdeburgJuventus 0-1 (st 6’ Cuccureddu)

M: Schulze, Enge, Zapf, Abraham, Achtel, Pommerenke, Seguin, Decker, Tyll (12’ st Raugust), Sparwasser, Hermann (12’ st Pysall). All. H. Kruegel.

J: Zoff, Spinosi, Marchetti, Furino, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello, Bettega (28’ st Haller). All. Vycpalek.

Schade e Anastasi
Schade e Anastasi

19/9/1973 – stadio Rudolf Harbig – Dynamo Dresda-Juventus 2-0 (28’ Kreische, 39’ Schade)

D: Boden, Helm, Waetzlich, Haefner, Ganzera, Geyer, Heidler, Schade, Rau, Kreische, Sachse (33’ st Sammer). All. Fritsch.

J: Zoff, Spinosi, Longobucco, Marchetti, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello, Bettega (33’ st Altafini). All. Vycpalek.

 

Citerna, cuore d’Italia (e patria del tartufo)

citerna scorcio 4Laddove San Sepolcro è Toscana e Città di Castello è Umbria, ebbene Citerna è una sorta di cerniera tra le due terre. Le assomma, il minuscolo centro dell’Alta Val Tiberina. Specie parlando di gusto. E se l’argomento è quello giusto – perlappunto – non si può non soffermarsi sul tartufo. Il principe sotterraneo della tavola. Dallo scorzone proletario al bianco principesco. Il tartufo è arte in cucina ma è anche lavoro.

citerna scorcio 32Il tuber micheli è celebrato a Citerna con la Bisaccia del tartufaio. Che anche quest’anno si è tenuta nel paesino umbro. Oltre al tartufo la manifestazione, giunta alla tredicesima edizione, ha lo scopo di valorizzare i vari prodotti del bosco e le attività artigianali ed artistiche del territorio. Nel corso del weekend, tra gli stand degli espositori, è stato possibile gustare i prodotti tipici, dal vinsanto al miele, dai formaggi ai salumi e ai vini. Nella piazza panoramica di Citerna, dedicata a Scipione Scipioni, si è svolta la premiazione de La bisaccia del tartufaio, vera e propria gara di ricerca del tartufo organizzata per gli ospiti della manifestazione. Immancabile il palio della bisaccia, sfida tra arcieri storici del comuni medievali della zona.

La Madonna del Donatello
La Madonna del Donatello

Torniamo alla piazza/terrazza. Lo spettacolo è ricco di fascino. Si staglia, sullo sfondo, il monte della Verna, uno dei luoghi del cammino di Francesco. Ne parlò Plinio, definendolo anfiteatro naturale. Leopardi desiderava valicare il monte Subasio e affacciarsi in questo angolo del Belpaese. Che fa da proscenio a uno dei borghi d’Italia. Un po’ come la nostra Bovino.

Tra i must del piccolo centro – che in realtà  è uno scrigno ricchissimo di gioie – vi sono il teatro Bontempelli, uno dei più piccoli cosiddetti all’italiana, e la Madonna con Bambino, una terracotta policroma di poco più di un metro. Realizzata probabilmente nel 1415, è stata di recente attribuita a Donatello. La Madonna è un esempio straordinario di scultura rinascimentale.

Le squadre pugliese e toscana che si sono affrontate alla Bisaccia del tartufaio; con la giacca azzurra, il sindaco di Citerna
Le squadre pugliese e toscana che si sono affrontate alla Bisaccia del tartufaio; la seconda da destra è Giualiana Falaschi, primo cittadino di Citerna

Giuliana Falaschi, sindaco Pd, si porta a casa una coppa consegnatale nella gara per la miglior pizza. Ma io che c’entro?, s’è chiesta il primo cittadino. Chissà, forse c’entra perché il miglior ingrediente della pizza, la migliore pizza stessa è proprio Citerna. <Sarà per la qualità della vita che noi proponiamo e

Nunzia Bellomo e il pane pugliese, piatto che ha sfidato la concorrenza toscana
Nunzia Bellomo e il pane pugliese, piatto che ha sfidato la concorrenza toscana

che riteniamo possa essere esportata anche grazie a queste manifestazioni e grazie all’opera di diffusione che potranno fare i giornalisti ospiti. Il nostro piccolo borgo medievale è  ideale per una vacanza all’insegna della cultura e del relax. La qualità della vita che noi offriamo pretendiamo sia altissima>. E non ci sono ragioni per dire che non ha ragione.

citerna scorcio 2Giulia Gragnoli, statuaria assessore alle Politiche culturali, spiega quali sono i tre motivi per visitare Citerna: l’arte, l’enogastronomia e il paesaggio. Il palazzo comunale che è un ex convento, il teatro Bontempelli, la Madonna di Donatello, la chiesa di San Francesco, le fortificazioni. E poi i prodotti di una terra generosa in tutte le stagioni. A proposito del Bontempelli, torniamo quindi al teatro all’italiana, poiché ve n’è uno anche nella nostra Noicattaro, è stata lanciata l’idea di una sorta di gemellaggio, all’insegna della cultura teatrale, iniziativa che potrebbe, perché no, aiutare il Teatro cittadino nojano, chiuso da tempo, a risorgere.

Tra i momenti topici della due giorni citernese, la cerca del tartufo promossa dall’azienda agricola di Saverio Bianconi. Ha vinto il giornalista Giancarlo Colombo, brianzolo, redattore della rivista Italia a tavola. Ha raccolto con il suo cane e con il suo tutor oltre settecento grammi di scorzone. Tantissimi contro i 176 grammi raccolti da me. Ma il cane che mi è stato abbinato e il tartufaio sono stati distratti dalla videocamera e dalle chiacchiere che fluivano per raccontare la vita del raccoglitore di tartufi. Maiza è una femmina di bracco tedesco, un kurzhaar, per l’esattezza. La castrazione o la sterilizzazione le rende tutto naso, una vita da dedicare al tartufo, senza distrazioni.

Lorenzo, il tartufaio, dice di aver raccolto un bianco da 356 grammi. Un valore di 7-800 euro. Un più modesto scorzone di quasi tre etti in quella che è la stagione migliore per il tartufo, cioè l’autunno. Anche se, spiega Lorenzo, non dimentichiamo che la marzola è piuttosto buona.

Maiza intanto continua ad annusare, a segnare il territorio, a tratti scompare, inseguendo chissà quale sogno tartufesco.

Mario Lombardi e il premio Apicio Sandro Romano
Mario Lombardi e il premio Apicio Sandro Romano

Mario Lombardi, figlio di questa terra, è tra gli artefici di questa manifestazione grazie alla Accademia italiana di gastronomia storica che da anni presiede. E che è una fucina che produce in modo incessante iniziative, tutte all’insegna dei sapori e dei saperi.

Proseguiamo con le gare. Se Sandro Romano s’è battuto nel pizza-contest, conclusosi con la “strana” premiazione “fuori concorso” del sindaco di Citerna, se Palma D’Onofrio, maestra di cucina spesso ospite di Antonella Clerici alla Prova del cuoco, è stata giudice rispettata e rispettosa, altre tre ospiti baresi hanno sfidato un trio di perugine molto agguerrite: la blogger Nunzia Bellomo, la docente di cucina Antonella Cascione e Rosa Pietrantonio. Anche in questo caso una variegata giuria ha apprezzato moltissimo la semplicità e le contaminazioni appositamente prodotte dal trio pugliese in trasferta.

L'articolo apparso su La Gazzetta del Mezzogiorno

Torniamo a Romano. Che proprio a Citerna ha ricevuto il prestigioso premio Apicio. Si tratta di un riconoscimento ogni anno consegnato a operatori della comunicazione in genere, giornalisti, blogger, esperti e ricercatori che raccontano, con spirito divulgativo i giacimenti enogastronomici italiani. A individuare il destinatario dell’Apicio il comitato scientifico del corso di laurea in Scienze dell’alimentazione e gastronomia dell’università San Raffaele di Roma che quest’anno ha voluto appunto premiare il gastronomo e giornalista barese Sandro Romano, collaboratore di testate come Italia a tavola, Taccuini storici e Madia travelfood e anima del progetto Mordi la Puglia. L’Apicio è stato conferito anche a personalità come Gualtiero Marchesi, Luigi Cremona, Bruno Gambacorta e al pugliese Attilio Romita, oggi caporedattore del giornale di Rai Puglia.

Miele: dolce, un po’ salato

th_miele-millefiori-500x500Il prodotto falsamente etichettato come miele che subisce fermentazioni, pastorizzazione, ultrafiltrazione, aggiunto a miscelazione di pollini, “taglio” con zuccheri quali quello derivato dal riso, non è comparabile sotto il profilo nutrizionale con il miele naturale e non può soddisfare le attese dei consumatori, che, per contro, rischiano di allontanarsi dal consumo di miele naturale.

Secondo una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat dalla quale si evidenzia una vera invasione con gli arrivi che nel 2015 hanno raggiunto il massimo di sempre e provengono principalmente dall’Ungheria con 7,4 milioni di chili, seguita dalla Cina con 4,8 milioni di chili, quasi il doppio rispetto allo scorso anno, e poi dalla Spagna che con 2,3 milioni di chili sorpassa la Romania, comunque in crescita con 1,9 milioni di chili.

“Sono i numeri drammatici del mercato parallelo di prodotti agricoli provenienti da migliaia di chilometri di distanza – denuncia la Coldiretti Puglia – spacciati per prodotti di qualità, quando di qualità non sono, per cui viene illecitamente utilizzato il marchio ‘made in Puglia’, a danno dell’imprenditoria agricola pugliese e dei consumatori. Dall’estero e in particolare dall’Asia viene importato miele sottocosto, come quello cinese e indiano, addirittura ad un prezzo inferiore al 50% rispetto alla quotazione internazionale”.

Le cartellate pugliesi, o rose di Puglia, possono essere fatte anche col miele oltre che con i vari tipi di vincotto
Le cartellate pugliesi, o rose di Puglia, possono essere fatte anche col miele oltre che con i vari tipi di vincotto

Gli alveari censiti in Puglia sono circa 19.000 con un numero di apicoltori pari a 400-450. La produzione di miele è pari a 25 -35 kg in media per alveare e si attesta sui 5.500/6.500 quintali annui, quella nazionale supera i 300.000. Il mercato di sbocco del miele pugliese è quasi esclusivamente regionale.

“Il flusso di fornitura del prodotto estero – aggiunge Coldiretti Puglia – si stima essere superiore al 40% dei consumi. Va sostenuta in ogni modo l’efficace opera delle forze dell’ordine di contrasto ed eradicazione del fenomeno dell’agropirateria, neologismo coniato proprio da Coldiretti per descrivere una pratica criminale che si sviluppa attraverso le importazioni, la manipolazione e la trasformazione di prodotti esteri che giungono nel nostro Paese e diventano “made in Italy” fregiandosi in modo fraudolento dell’immagine che accompagna, nel mondo, le produzioni locali”.

margarito-01“Siamo gli attori principali della salvaguardia del patrimonio rurale del territorio – ricorda Daniela Margarito, produttrice di miele di Racale – e spesso non riusciamo a contrastare le insidie di quanti minano l’immagine stessa della produzione di miele di qualità”.

Nonostante la ripresa della produzione made in Italy c’è il rischio di portare in tavola prodotti spacciati per “fatti in Italia”, ma provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità. Per questo –  consiglia la Coldiretti – occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica. Il miele prodotto sul territorio nazionale dove non sono ammesse coltivazioni Ogm (a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina e in Romania) è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti. La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale, mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta – continua la Coldiretti – deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della CE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE”.

I fratelli Anzivino, imprenditori agricoili di Orsara
I fratelli Anzivino, imprenditori agricoili di Orsara

“Sfortunatamente l’origine del miele non è specificata – spiega Fabio Anzivino dell’Apicoltura Anzivino di Orsara di Puglia –  quando viene utilizzato come ingrediente per fare biscotti e altri dolci come, ad esempio, il torrone, dove la presenza di prodotto straniero non viene dichiarata in etichetta”.

Le qualità del miele sono ben note fin dall’antichità: i preziosi oligoelementi (quali rame, ferro, iodio, manganese, silicio e cromo, le vitamine A, E, K, C, complesso B), gli enzimi e le naturali sostanze battericide ed antibiotiche ne giustificano ampiamente l’utilizzo come disinfettante naturale, nella stagione invernale è utile per rinforzare naturalmente l’organismo, prevenendo efficacemente i malesseri di stagione.

Una bottiglia di Vegamaro

 

L'etichetta del vino prodotto a Guagnano
L’etichetta del vino prodotto a Guagnano

Al ProWein di Düsseldorf è stata presentata la prima bottiglia di Vegamaro, il primo Negroamaro in purezza al mondo per vegani e vegetariani, in cui non v’è traccia di sostanze di origine animale durante tutte le fasi del processo produttivo (dalla vinificazione al finissaggio, dall’affinamento all’imbottigliamento), come per esempio l’albumina d’uovo o la caseina. Grande attenzione anche all’ambiente. Tante le cantine pugliesi che utilizzano il ‘tappo bio’, la chiusura innovativa “carbon neutral”, riciclabile al 100% e realizzata con materiali rinnovabili d’origine vegetale.

“È grazie ai produttori di così alto livello – dice con soddisfazione Gianni Cantele, Presidente di Coldiretti Puglia – che la Puglia è diventata la capofila di questo “rinascimento del vino”.  Si tratta di un patrimonio di innovazione e competitività acquisite che va tutelato dagli attacchi dell’agropirateria che colpisce anche la Puglia ed i nostri vini sono a forte rischio imitazione. Ecco a cosa servono i marchi di qualità, a difenderci dagli attacchi dei falsari e a valorizzare la tipicità e la localizzazione del prodotto. La rintracciabilità ed i marchi, peraltro, non sono meri principi teorici e filosofici, piuttosto valori economici che le imprese agricole e l’intero territorio di produzione devono recuperare. Ad oggi  sono 6 le IGT (Indicazioni geografiche tipiche) ‘Tarantino’, ‘Valle d’Itria’, ‘Salento’, ‘Murgia’, ‘Daunia’, ‘Puglia’ e 29 i vini pugliesi DOC (Denominazione di Origine Controllata) che  detengono un valore inestimabile, intrinseco al prodotto agroalimentare ed alla professionalità imprenditoriale, che va salvaguardato a difesa della salute dei consumatori e a caratterizzazione della specificità dei prodotti regionali sul mercato globalizzato. Ed i risultati della scelta di qualità degli imprenditori agricoli pugliesi non hanno tardato a farsi vedere: è aumentata del 37% la produzione DOC e DOCG (Denominazione d’origine controllata e garantita)”.

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L’assessore regionale Leo Di Gioia, con Gianni Cantele della Coldiretti, a Dusseldorf 

Il ‘Vegamaro’ della cantina Feudi di Guagnano (Lecce) è il primo vino al mondo ottenuto da uve Negroamaro e destinato principalmente a quella fascia di consumatori, sempre più numerosi, che  scelgono cibi vegani alla base della propria alimentazione.  Anche il packaging, dall’etichetta alla bottiglia, dal tappo alla scatola, sono stati concepiti nell’ottica della eco sostenibilità.

“Per non parlare del successo del vini rosati pugliesi – aggiungono alla Coldiretti Puglia – che rappresentano il 40% della produzione nazionale con oltre 1 milione di bottiglie l’anno. In sintesi 1 bottiglia su 4 di rosée ‘Made in Italy’ è pugliese. Sempre i rosati fanno registrare una crescita dei consumi superiore al 13%, in controtendenza rispetto al dato generale, secondo il quale negli ultimi 50 anni il consumo di vino è sceso da 70 litri pro capite all’anno a 36-37 litri e la media continua a scendere dell’1% annuo”. Il buono stato di salute del settore è testimoniato anche dalla crescita delle esportazioni che nei primi 9 mesi del 2015 ha segnato un + 5,9% (fonte ISTAT)”.

Si stima che il vino offra durante l’anno opportunità di lavoro ad un milione e duecentocinquantamila italiani tra quanti sono impegnati direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse, di servizio e nell’indotto che si sono estese negli ambiti più diversi: dall’industria vetraria a quella dei tappi, dai trasporti alle assicurazioni, da quella degli accessori, come cavatappi e sciabole, dai vivai agli imballaggi, dalla ricerca e formazione alla divulgazione, dall’enoturismo alla cosmetica e al mercato del benessere, dall’editoria alla pubblicità, dai programmi software fino alle bioenergie ottenute dai residui di potatura e dai sottoprodotti della vinificazione (vinacce e raspi).

Secondo uno studio della Coldiretti la raccolta di un grappolo alimenta opportunità di lavoro in ben 18 settori: 1) agricoltura, 2) industria trasformazione, 3) commercio/ristorazione, 4) vetro per bicchieri e bottiglie, 5) lavorazione del sughero per tappi, 6) trasporti, 7) assicurazioni/credito/finanza, 8) accessori come cavatappi, sciabole e etilometri, 9) vivaismo, 10) imballaggi come etichette e cartoni, 11) ricerca/formazione/divulgazione, 12) enoturismo, 13) cosmetica, 14) benessere/salute con l’enoterapia, 15) editoria, 16) pubblicità, 17) informatica, 18) bioenergie.

MOLA-CASARANO 1-3

CAMPIONATO DI ECCELLENZA PUGLIESE

STADIO CADUTI DI SUPERGA, MOLA DI BARI, DOMENICA 6 MARZO 2016

ATLETICO MOLA-CASARANO 1-3

MOLA: Sansonna, Pazienza, Franco, D’Angelo, De Luisi, D’Addario (44’ st Renna), Serri, Capriati (21’ st Leo), Longo, Salvi, Greco (10’ st D’Ambruoso). A disp. Costantini, Cassano, Ferri, Fraschini. All. Castelletti.

CASARANO: M.Casalino, Manisi, Tarsilia, A.Casalino, Amato, Zaminga, Carminati (28’ st Salvestroni), Puglia, Corvino (24’ st Cossu), Negro (1’ st Di Rito), Jeda. A disp. Foiera, Luperto, De Stradis, Procida. All. Toma.

ARBITRO: Virgilio di Trapani.

RETI: pt 24’ Greco; st 3’ e 4’ Di Rito, 20’ Corvino, rigore.

NOTE: giornata autunnale, terreno in pessime condizioni. Espulso al 19’ st De Luisi per fallo da ultimo uomo. Ammoniti Tarsilia, Serri, D’Addario, Pazienza e Salvi.

Antonio Toma, allenatore del Casarano
Antonio Toma, allenatore del Casarano

MOLA DI BARI – La differenza la fa Nicolas Di Rito. Il calciatore argentino si conferma arma letale e appena entrato manda al tappeto un Mola fino a quel momento in partita. L’uno-due del centravanti sudamericano (che tocca quota 17 gol, 8 dei quali segnati con la maglia dell’Altamura nella prima parte della stagione: all’andata decise proprio lui il match di Casarano a favore dei murgiani) arriva pochi secondi dopo che Greco, che aveva portato in vantaggio i baresi, va vicino al raddoppio in apertura di ripresa: Mirko Casalino prima respinge il radente dell’ex Castellaneta e poi vede la palla del tap-in uscire di un nulla.

Vito Castelletti deve fare ancora a meno di Danilo Schirone (iellatissima la stagione del capitano) e deve tenere Matteo Fraschini in panchina. Attacco affidato a Longo, con Serri e Greco sulle fasce. Antonio Toma non rinuncia alla sua vita (calcistica) spericolata e schiera il tridente con Carminati a destra (il brasiliano è chiamato al sacrificio), Jeda a sinistra, con facoltà di accentarsi e Corvino centrale. In mezzo, Negro è il centrocampista più avanzato, spesso quarto uomo d’attacco, Puglia e Zaminga debbono fare il lavoro sporco. In difesa la scelta dell’ex vice di Antonio Conte cade su Achille Casalino e Marco Amato, che costringono Riccardo Cossu alla panchina.

Vito Castelletti, tecnico del Mola
Vito Castelletti, tecnico del Mola

L’avvio del Casarano è veemente. Corvino impegna Sansonna alla respinta. Mola prova a infilarsi nelle larghe maglie dello schieramento rossoblù e al quarto d’ora ci riesce: su Longoc’è un fallo di mano di Amato tanto nitido da ritenere che Virgilio lo reputi involontario.

Un’ora prima del match c’è stato un temporale, il fondo del rettangolo di gioco dello stadio vicino alla stazione sembra reggere, ma appare sempre più come “terra battuta sintetica”, visto che l’erba artificiale è in quasi tutte le parti del campo un lontano ricordo. Piove a tratti anche durante il secondo tempo ma non arreca disturbo ai calciatori.

Arriva intanto il vantaggio interno: la punizione di Greco, a giro, bassa, dal quadrante di destra, inganna Casalino e probabilmente carambola sui piedi di Corvino prima di finire in rete. Casarano non rinuncia mai al possesso palla e alla fase offensiva, Mola non rinuncia mai alle ripartenze. Alla mezzora Leo Serri, che finirà per essere il migliore,, si libera ma calcia poco alto dal limite. Subito dopo due occasioni per gli ospiti: Sansonna replica stile hockey a Corvino, quindi è bravo Carminati a crossare morbido per Jeda che piazza di testa una palla sulla quale Sansonna si esibisce in un bel volo che frutta ai leccesi solo un corner.

Toma fa ricorso al grosso calibro (mi dirà, a fine partita, nel corso di una lunga chiacchierata che trova Di Rito più utile quando entra a gara in corso) e Di Rito segna di testa e di piede, sempre su assist di Jeda, dopo la chance toccata a Greco. Troppo morbida nelle circostanze la difesa molese che al 19’ consente a Corvino di entrare come nel burro e costringe De Luisi all’abbraccio colpevole al centravanti che costa rigore ed espulsione. Lo stesso Corvino trasforma. La partita finisce praticamente là, anche perché Toma fa ricorso al terzo stopper, adottando un inusuale (per lui) 3-5-2, che poi diventa modulo ancora più  prudente con l’ingresso di Salvestroni.

Finale con qualche ammonizione di troppo da parte del direttore di gara trapanese, colpevole agli occhi della tifoseria molese, di non aver visto un fallo di mani in area casaranese nel finale di gara.

Diciannove diviso due con il resto di uno

CAMPIONATO DI SERIE B DI CALCIO A CINQUE, GIRONE F

PALASPORT COMUNALE DI VALENZANO, 6 MARZO 2016

FUTSAL CAPURSO-SAN ROCCO RUVO 10-9

CAPURSO – 22 Frisone, 2 Marco Squeo, 3 Biacino, 5 De Mola, 6 Sardella, 7 Fortunato, 8 Garofalo, 9 Taccogna, 10 Mazzilli, 11 Satalino, 12 Rafaschieri. All. Squillace.

RUVO – 1 Di Bitonto, 3 Bonvino, 4 Amoruso, 5 D.Campanale, 7 Forini, 8 Ciliberti, 9 Bucci, 12 Marinelli, 21 A.Campanale, 22 Rubini, 27  Toma. All. Lamura e De Venuto.

ARBITRI: Scarpetti di San Benedetto del Tronto e Serrfilippi di Pesaro; cronometrista Villanova di Bari.

RETI: 4’37” Toma, 6’ Rubini, 12’42” De Mola, 15’08” Toma, 16’50” Mass.Squeo, 19’20” Garofalo; 3’30” Rubini, 4’35” De Mola, 5’05” Sardella, 8’33” A.Campanale, 8’44” Toma, 11’30” Mass. Squeo, 12’50” Amoruso, 14’46” De Mola, 16’15” Rubini, 16’38” Amoruso, 17’25” e 18’16” Sardella, 18’45” Taccogna.

Nella foto di Mimmo Pellicola, il gruppo Futsal prima della partita col Ruvo
Nella foto di Mimmo Pellicola, il gruppo Futsal prima della partita col Ruvo

VALENZANO – Raccontare una partita, sia pure di calcio a cinque, con 19 gol non è mai facile. Oppure non è affatto difficile. Dipende dai punti di vista. Basta non perdersi nei meandri dei gol, a cui vanno aggiunti pali, salvataggi sulla linea, prodezze dei portieri. Insomma, spettacolo puro (a tratti), sia pure con una buona dose di farcitura di errori (e qualche erroraccio).

Capurso deve difendere la quarta piazza, sperando che dal derby di Barletta giungano (giunte) buone notizie, nel senso che vinca (vinto) la più forte. Ruvo deve dare un senso alla stagione, uscendo dal guscio della mediocrità. Tutto sommato, l’obiettivo è stato centrato da entrambi. O fallito. Anche in questo caso, dipende dai punti di vista. Nel senso che Squillace si ritrova con un quarto posto consolidato ma che potrebbe rivelarsi inutile in chiave playoff (la Futsal è la peggiore delle quarte delle altre poule in giro per l’Italia) e Giovanni Lamura e Nicola De Venuto giocano alla pari con il più forte avversario ma tornano a  Ruvo con le pive nel sacco.

Antonio Toma in una foto di repertorio dal profilo Fb della San Rocco
Antonio Toma in una foto di repertorio dal profilo Fb della San Rocco

Non c’è (più) Corona, Mazzilli gioca pochissimo a causa di un infortunio, Capurso comincia con Frisone tra i pali, Garofalo, Satalino, Biacino e Sardella. Dalla parte opposta lo start-five è Di Bitonto, Bonvino, Amoruso, Rubini e Forini. Non ci sono Vallarelli, Pedone e soprattutto Mazzone (12 gol) mentre Ciliberti (14) non va in gol. Pronti, via. Subito occasioni e subito bravi gli estremi. I rubastini passano presto due volte. Squillace inserisce De Mola e Taccogna. Gigi Mazzilli entra e si rende subito pericoloso, la San Rocco continua a rendersi insidiosa. Tra il 12’ e il 14’ i fuochi pirotecnici, con il gol di De Mola, il palo di Taccogna, alcuni repentini capovolgimenti di fronte e il palo di Toma. Appare anche Fortunato, che a 19 anni fa il suo esordio in B. Sul 3-1 per gli ospiti, un bel gesto di fair-play di Toma, che calcia volontariamente sul fondo una punizione frutto di un evidente errore del secondo arbitro. Il primo tempo si chiude sul 3-3: il pari di Benny Garofalo (deviazione di Toma) chiude il primo tempo.

Il manifesto che annunciava la partita di andata: si giocò a metà novembre e il Capurso vinse 6-0
Il manifesto che annunciava la partita di andata: si giocò a metà novembre e il Capurso vinse 6-0

Lo stesso Garofalo colpisce la traversa in apertura di ripresa. Dopo 5’ il primo vantaggio interno griffato De Mola e Sardella. La strada pare in discesa, ma Ruvo è determinato, Capurso si prende più d’una pausa. Si viaggia sull’alternanza vantaggio esterno-pari, Frisone non è perfetto in un paio di circostanze, il contro-break non riesce più ai locali e la San Rocco allunga sul +2 con un tiro coast-to-coast di Amoruso che approfitta del fatto che Squillace sperimenta il portiere volante: senza Frisone tra i pali, il ruvese è balisticamente bravo. A quel punto scatta qualcosa nella testa dei capursesi e nelle gambe degli atleti del santo di Montpellier. Taccogna fallisce il gol di testa sotto misura, poi a meno di 2’ dalla fine realizzerà il gol del definitivo sorpasso, il più bello del match, e non per il valore. In mezzo, la doppietta di Sardella. Da oggi, Capurso tifa Rvo: sabato prossimo la San Rocco ospita il Canosa e i bulldog saranno di scena a Potenza. L’ultima possibilità di agganciare il terzo posto passa infatti per il dimezzamento del distacco dagli ofantini. Mission impossibile, vista la trasferta a della Futsal a Noicattaro del Sabato Santo, prima dello scontro diretto all’ultima giornata.

Trent’anni fa, il metanolo

Trent’anni fa lo scandalo. Sono passati tre decenni da quando nel 1986 il vino italiano ha conosciuto l’abisso del metanolo: 19 vittime, decine di intossicati, inchieste giudiziarie e l’immagine del settore vitivinicolo drammaticamente compromessa. Lo scandalo scoppiò il 17 marzo del 1986. Uno scandalo che colpì anche la Pugliamanduria.

D’altro canto il vino ha fatto segnare nel 2015 il record storico nelle esportazioni che hanno raggiunto il valore di 5,4 miliardi con un aumento del 575% rispetto a 30 anni fa quando erano risultate pari ad appena 800 milioni di euro. È quanto affermano la Coldiretti e la fondazione Symbola sulla base del Dossier ‘Accadde domani’. Una delle capofila di questo “Rinascimento del vino” è stata la Puglia con le 4 docg, 29 doc e 6 igt.

Grande exploit della Puglia dei vini rosati che in tre anni registrano un balzo record del +122% (fonte UIV), rappresentando il 40% della produzione nazionale con oltre un milione di bottiglie l’anno. In sintesi, una bottiglia su quattro di rosé made in Italy è pugliese. Sempre i rosati, fanno registrare una crescita dei consumi superiore al 13%, in controtendenza rispetto al dato generale, secondo il quale negli ultimi 50 anni il consumo di vino è sceso da 70 litri pro capite all’anno a 36-37 litri e la media continua a scendere dell’1% annuo.

“È il tempo di fare un bilancio degli ultimi trent’anni – commenta la Coldiretti Puglia – che hanno visto il settore impegnato in una seria rivoluzione colturale e culturale che lo ha reso il testimonial dell’agroalimentare pugliese competitivo ed evoluto.  Il finanziamento grazie a bandi regionali degli impianti di spumantizzazione ha consentito l’ulteriore valorizzazione delle nostre uve e dei nostri vini e fa il paio con una attività, che dal blocco dei diritti di reimpianti fuori regione, passa per tutte le misure sulla modernizzazione e l’innovazione in cantina. I vini spumanti che un tempo erano costretti a migrare oggi sono prodotti direttamente in Puglia, chiudendo una filiera di eccellenza che ha aperto straordinarie prospettive di mercato”.

Il buono stato di salute del settore è testimoniato anche dalla crescita delle esportazioni che nei primi 9 mesi del 2015 ha segnato un + 5,9% (fonte Istat).

“Il vino oggi testimonia un processo di rigenerazione realizzato da un sistema di imprese che si è posto l’obiettivo – aggiunge  la Coldiretti Puglia – di offrire nel bicchiere un intero territorio fatto del patrimonio genetico dei suoi vitigni, delle sue ricchezze endogene, del clima, di paesaggio, di testimonianze artistiche e naturali. Si tratta di un patrimonio di innovazione e competitività acquisite che va tutelato dagli attacchi dell’agropirateria che colpisce anche la Puglia ed i nostri vini sono a forte rischio imitazione. Ecco a cosa servono i marchi di qualità, a difenderci dagli attacchi dei falsari e a valorizzare la tipicità e la localizzazione del prodotto. La rintracciabilità ed i marchi, peraltro, non sono meri principi teorici e filosofici, piuttosto valori economici che le imprese agricole e l’intero territorio di produzione devono recuperare”.

Si stima che il vino offra durante l’anno opportunità di lavoro ad un milione e duecentocinquantamila italiani tra quanti sono impegnati direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse, di servizio e nell’indotto che si sono estese negli ambiti più diversi: dall’industria vetraria a quella dei tappi, dai trasporti alle assicurazioni, da quella degli accessori, come cavatappi e sciabole, dai vivai agli imballaggi, dalla ricerca e formazione alla divulgazione, dall’enoturismo alla cosmetica e al mercato del benessere, dall’editoria alla pubblicità, dai programmi software fino alle bioenergie ottenute dai residui di potatura e dai sottoprodotti della vinificazione (vinacce e raspi).

Secondo uno studio della Coldiretti la raccolta di un grappolo alimenta opportunità di lavoro in ben diciotto settori: agricoltura, industria trasformazione, commercio/ristorazione, vetro per bicchieri e bottiglie, lavorazione del sughero per tappi, trasporti, assicurazioni/credito/finanza, accessori come cavatappi, sciabole e etilometri, vivaismo, imballaggi come etichette e cartoni, ricerca/formazione/divulgazione, enoturismo, cosmetica, benessere/salute con l’enoterapia, editoria, pubblicità, informatica, bioenergie.

Gravina batte anche Nocera e prosegue il tour di coppa

Il titolo della Gazzetta in edicola oggi
Il titolo all’articolo del corrispondente Nico Marvulli nella pagina dello SportBarese della Gazzetta in edicola oggi

MERCOLEDì, 2 MARZO 2016

STADIO COMUNALE DI GRAVINA

3^ GIORNATA DEL TURNO PRELIMINARE DELLA COPPA ITALIA DILETTANTI

FBC GRAVINA-CITTÀ DI NOCERA 2-1

GRAVINA: Cilumbriello, Chessa, Chiaradia, Laboragine, Anaclerio, Dibenedetto, Tragni (14’ st Palermo), Fiorentino, Albano (26’ st Sisalli), Ladogana (36’ st Silvestri). A disp. Jeszensky, Gentilesca, Costantiello, Rana. All. Di Maio.

NOCERA: Amabile, Apparenza (33’ st Santoro), Gallo, Cuomo, Criscuolo, (38’ st Lettieri), Aracri, Vitolo, Di Pietro, Marcucci (25’ st Majella), Carotenuto, Scibilia. A disp. Olivieri, Cacace, Fonzino, Di Massa. All. Maiuri.

ARBITRO: Bracaccini di Macerata.

RETI: pt 15’ Dibenedetto, 28’ Carotenuto; st 28’ Ladogana.

NOTE: giornata primaverile, circa duemila spettatori. Ammoniti Ladogana, Gallo,. Scibilia, Aracri, Albano e Carotenuto. Recuperi 2’+5’.

Il calcio d'inizio di FBC Gravina-Città di Nocera, "spareggio" del triangolare del turno preliminare della Coppa Italia Dilettanti
Il calcio d’inizio di FBC Gravina-Città di Nocera, “spareggio” del triangolare del turno preliminare della Coppa Italia Dilettanti

GRAVINA IN PUGLIA – Sarà il Mazara del Vallo l’avversario degli ottavi di finale della Coppa Italia Dilettanti. Il Gravina conquista il diritto a battersi con i siciliani nella fase regolare della Coppa Italia dopo aver battuto a fatica il Nocera. Vittoria che fa il paio con quella ottenuta a Rionero (2-0, Chessa. Ladogana: successo che fa il paio con quello nocerino: 2-0 al Vultur grazie a Majella e Vitolo). La capolista dell’Eccellenza pugliese chiude il gironcino dei preliminari della coppa a punteggio pieno. Non c’è male per la matricola che prosegue spedita anche in campionato e che ora punta a vincere anche il trofeo nazionale.

Sulla strada per arrivare a mettersi sul petto la coccarda tricolore i pugliesi hanno incrociato l’ex Nocerina. Squadra solida, ostica, spinosa, urticante quella salernitana. Allenata da una vecchia conoscenza del calcio pugliese, il “milanese” Vincenzo Maiuri”, visto a Taranto, brindisi, Fasano, Grottaglie, Nardò, ecc. Che schiera una solida, anche se poco mobile linea difensiva a quattro, comandata da capitan Cuomo, due mediani di quantità e qualità (specie nell’ex Brindisi Di Pietro), due esterni che in fase offensiva diventano attaccanti aggiunti e una coppia di punte che ha in Marcucci il bomber di peso – tuttavia ben neutralizzato dai centrali pugliesi – e in Carotenuto l’uomo ovunque, una sorta di Vialli in rossonero. In panchina Rosario Majella, anch’egli a lungo militante nelle formazioni della provincia di Puglia. Il casertano Gennaro Di Maio replica con Cilumbriello (domenica sarà squalificato) tra i pali, Chessa e capitan Chiaradia terzini, Anaclerio (con poche sbavature la sua prestazione) e Dibenedetto a scambiarsi il ruolo di libero e stopper; in mediana Fiorentino centrale (continuo a preferirgli Laboragine come centrale), lo stesso Laboragine e Mazzilli interni; il tridente avanzato prevede Tragni largo a destra (di grande sofferenza la prestazione dello juniores, specie nel primo tempo). Albano è l’attaccante centrale di riferimento, Ladogana pochi passi indietro, in una gara senza squilli ma con l’acuto giusto e dirompente, in occasione della fuga per il gol.

Ed è proprio da quello che è opportuno cominciare la cronaca: il lancio ad aprire una difesa slabbrata è perfetto, imperfetto è invece il posizionamento della retroguardia nocerina, che cerca un off-side improbabile e improponibile. L’ex Barletta corre verso Amabile e lo infilza con un rasoterra chirurgico. Corre il 28’ della ripresa.

La Nocerina aveva cominciato con un’aggressione logica. I campani debbono vincere o quantomeno segnare molti gol. Due le conclusioni nei primi 10’. Al 10’ errore della difesa ospite, Ladogana s’invola ma è contrato. Al quarto d’ora il vantaggio gialloblù: cross da punizione da destra di Fiorentino, perfetta parabola, non altrettanto la difesa salernitana, colpo di testa vincente, n tuffo di Dibenedetto che stavolta è libero di esultare senza ingiurie. Il Gravina rischia il raddoppio 3’: Fiorentino stavolta crossa dl fondo mancino, dall’altra parte è pronto Tragni la cui conclusione è intercettata in acrobazia da Amabile che deve rifugiarsi in corner. Il match non è spettacolare, ma è denso e intenso. Il Nocera tiene in costante apprensione l’avversario e lo infila poco prima della mezzora: testa-sponda di Marcucci per la conclusione forte e chiara di Carotenuto: Cilumbriello tocca e basta.

Per la ripresa Maiuri e Di Maio non cambiano nulla. Con l’1-1 passa sempre il Gravina. I pugili si studiano sul ring ma non colpiscono con forza e astuzia. Tragni è sollevato dall’incarico all’ora di gioco con Palermo. La linea difensiva passa a un pragmatico “a cinque”: Chessa, Dibenedetto e Anaclerio sono i centrali, Palermo a destra, Chiaradia resta sulle tracce di un piccolissimo ma efficacissimo Scibilia, Mazzilli fa l’esterno. Poi escono i due centravanti (da parte rossonera entra Majella). Ma il cambio di Albano si rivela vincente. Nel senso che l’ingresso di Sisalli causa lo spostamento in avanti di Ladogana. E sulla palla dentro del 28’ arriva il gol della vittoria del monopolitano.

Il Gravina canta sotto la "curva" di "Noi Ultras" dopo il successo sul Nocera
Il Gravina canta sotto la “curva” di “Noi Ultras” dopo il successo sul Nocera

Nocera accusa il colpo ma non ci sta a perdere: il 2-2 porterebbe dritto al sorteggio (bisognerebbe introdurre i rigori anche nei triangolari). Al 31’ Ladogana, ancora in contropiede, tarda nella conclusione (o meglio, nel passaggio al compagno smarcato) e spreca. Finale tutto di patimenti. Al 90’ Cilumbriello sugli scudi: il cross di Lettieri per la testa brizzolata di Majella è bello, il volo dell’estremo lucano altrettanto. Non è finita: il 36enne passato da Nardò sei anni fa e da Altamura all’alba del millennio, devia ancora di testa ma la palla sorvola di poco la traversa.

Prossima tappa del tour d’Italie alla gravinese, Mazara del Vallo, terra di San Vito