BARIVECCHIA, MADRID

Bari vecchia facciataMadrid – La via degli Orti non è lontana dalla Porta del Sole. Non poteva essere altrimenti, anche se la logica della toponomastica madrilena è puramente casuale. A metà del calle de las Huertas si apre una terrazza virtuale. Con vista (altrettanto virtuale) su Bari. Anzi, su Bari Vecchia. E alla città vecchia è dedicato il locale che un manipolo di imprenditori baresi ha aperto lo scorso settembre. Un meteorite – piccolo, per carità, innocuo, per giunta gastronomico – che ha colpito al cuore (per meglio dire: allo stomaco), la capitale spagnola. Che vive il quinto centenario della pubblicazione del Don Chisciotte con la fierezza di essere una capital planetaria, anche se la grandeur che si respira dalla Moncloa alla Gran Vìa è ben lontana dall’essere supponente come quella di Parigi.

Nicola Archilera, a sinistra, e Rino Di Maso
Nicola Archilera, a sinistra, e Rino Di Maso

Torniamo a Bari Vecchia. L’impresa non era facile – ci raccontano – si trattava di inserirsi nel coacervo dell’offerta enogastronomica che finisce quasi sempre per essere turistica. Noi invece volevamo andare oltre. Quasi un’operazione da marketing territoriale, insomma. Infatti, nel locale i televisori sono sintonizzati perennemente su un video che mostra i grandi simboli della pugliesità: dalla brasciola a Cassano, da Al Bano ai trulli, dalla pizzica – che con Bari c’entra poco, ma tant’è – di Bagio Antonacci all’ironia di Caparezza. Sulla soglia, in un “laittone” col ghiaccio ai piedi di un tavolo da mensa con olio, olive e pane, troneggiano una

Nel menù anche le istruzioni per l'uso per gustare al meglio il panzerotto, senza scottarsi né sporcarsi
Nel menù anche le istruzioni per l’uso per gustare al meglio il panzerotto, senza scottarsi né sporcarsi

decina di peroni. Ecco il compendio perfetto per il panzerotto. Sì perché “Barivecchia” era nata come panzerotteria. L’evoluzione è stata immediata. E l’offerta s’è moltiplicata: focaccia alla barese secondo il rigido disciplinare del Consorzio, calzone di cipolla, parmigiana di melanzane. Ma non poteva bastare. Ed ecco, l’ape regina dell’alveare gastronomico: le orecchiette. <Le cime di rapa le facciamo venire, come tutti gli altri prodotti più importanti, dalla Puglia. Sono speciali>. E infatti, la pietanza principe della cucina barese, Nicola Archilera (il destino spagnolo nel cognome di chiara origine ispanica), la prepara con la passione del neofita, lui che per anni ha lavorato nei migliori locali di Bari, dal Sorso preferito ai Due ghiottoni alla Pignata ed ora si divide tra Madrid e Otranto.

Bari vecchia panzerottoTorniamo ai panzerotti. Nicola, è una diminutio, per un cuoco, prepararli? <Assolutamente. Un cuoco deve sapere far tutto. L’importante è che gli ingredienti siano buoni e che ci sia la professionalità nelle cose che fai. Io, per esempio, mi diverto a fare anche le pizze>… E via col matterello, il pelato, la mozzarella e la foglia di basilico.

Al “Barivecchia” lavora anche Rino Di Maso, carbonarese con un passato da dirigente calcistico a Bitonto (<con Alessandro Saracino presidente e Nicola Ragno allenatore vincemmo il campionato di Eccellenza>) e a Rutigliano, sponda calcio a cinque (<Sono molto amico del bomber conversanese Paolo Rotondo): <Non è stato facile farci accettare dagli spagnoli, che magari, oltre alla paella e alla tapas, preferiscono il cibo esotico. Pian piano invece stanno scoprendo quant’è buona la Puglia>. E infatti, domenica, una comitiva di spagnoli, guidati da un italiano che da tempo lavora a Madrid, si leccano le dita con le mini-popizze innaffiate dal primitivo di Gioia del Colle. Il giorno prima, invece, ad un orario insolito, verso le sei e mezza di sera, mister Kirk, pensionato benestante di Cleveland, in Ohio, appassionato di basket (e si capisce: lì c’è un certo Lebron James ch gioca) pulisce un piatto di orecchiette al forno – <quelle con le polpettine di carne>, spiega chef Nicola – e, per ringraziare anche il cronista per avergli consigliato il calice di negramaro e offerto uno spicchio di pizza, acquista una bottiglia di primitivo di Gioia del Colle ci offre una birra da condividere. Una peroni, naturalmente.

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calle de las huertas - 1Calle de las Huertas è una delle strade più note della metropoli iberica. Sorge nel quartiere delle Lettere (Barrio de las Letras), ed è il posto dove, più di vent’anni fa, ebbe inizio la movida. Che, nel senso letterale del termine, all’inizio degli anni Ottanta, dopo il regime franchista, aveva concentrato in una sola parola la speciale atmosfera di vitalità in campo culturale e artistico e il particolare dinamismo intellettuale che caratterizzarono la Spagna dopo gli anni bui. Dalla movida letteraria al diventimentificio il passo è stato breve. E infatti Huertas – che ha inizio dalla splendida piazza di Sant’Anna, dove sorge un suggestivo monumento ad altezza d’uomo (in ogni senso) a Federico Garcia Lorca, e un caratteristico e ricco mercato di libri usati -, è perennemente popolata, piena di locali, soprattutto “bar a copa”, e direttamente sull’asfalto sono state impresse frasi di scrittori famosi, fra cui un brano del don Chisciotte di Cervantes: In un luogo della Mancia il cui nome non voglio ricordare, non è molto tempo che viveva un hidalgo…

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La pagina de La Gazzetta del Mezzogiorno di mercoledì 20 aprile
La pagina de La Gazzetta del Mezzogiorno di mercoledì 20 aprile

Da ricordare altri due ristoranti pugliesi nella città castigliana. Uno è Passaparola, trattoria e pizzeria in Calle Guarena: cucina italiana con forti influenze dalla Puglia. Luna Rossa, in Calle San Bernardo, è un locale di livello più alto, dove si serve anche la pizza. Numerosa la schiera dell’offerta partenopea, da Il Regno di Napoli (Calle de San Andrès), da A finestrella (Calle de Torquemada) a Anema e Core (Calle de los Donados) e Piccola Napoli (Calle de Palencia).

CALCIO A CINQUE, PLAYOFF DI SERIE B / LA VIRTUS RUTIGLIANO-NOICATTARO ELIMINA IL ROSSANO CALABRO

VIRTUS RUTIGLIANO NOICATTARO-REAL ROGIT ROSSANO C. 4-1

VIRTUS: 1 Vallarelli, 2 A. Rotondo, 3 Campagna, 4 Gasparro, 5 P.Rotondo, 7 Dell’Olio, 8 Bonde, 10 Ferdinelli, 16 Di Ciaula, 18 Lopez, 20 Vittorio. All. Chiaffarato.

REAL ROGIT: 4 Campana, 5 Metallo, 7 Urio, 8 Cofone, 9 Ferraro, 10 Caminero, 11 Amodeo, 12 Zamirton, 22 Sindoni, 28 Di Pinto. All. Tuoro.

ARBITRI: Galasso di Avellino e Crocifoglio di Napoli; cronometrista Doronzo di Barletta.

RETI: 2’20” P.Rotondo, 14’ Bonde, 18’17” aut. Urio, 19’15” Dell’Olio, 19’50” Cofone.

Il terzo tempo al PalaPertini di Noicattaro, al termine di Virtus-Real Rogit
Il terzo tempo al PalaPertini di Noicattaro, al termine di Virtus-Real Rogit (la foto è mia)

NOICATTARO – Ancora una vittoria per la Virtus: il 4-1 al Real Rogit fa il paio con il 5-2 di gara-1, a Rossano Calabro. Il primo turno dei playoff della Serie B è in archivio.

Francesco Chiaffarto parte Diciaula, Lopez, Dell’Olio, Bonde e P.Rotondo. Dall’altra parte, Tuori schiera Zamirton Castiglioni tra i pali, Metallo, Ferraro, Cofone e Urio come start-five.

La pagina dello Sport barese della Gazzetta in edicola stamattina con la preview di gara.2 del playoff di Serie B
La pagina dello Sport barese della Gazzetta in edicola stamattina con la preview di gara.2 del playoff di Serie B

Ci mette poco più di 2’ il Rutigliano-Noicattaro a sistemare le cose. Ed è, come di consueto Paolo Rotondo a far capire chi è il più forte tra pugliesi e calabresi: contropiede e shoot di punta che Zamirton non vede. Il Real prova a dare efficacia alla manovra, ma Alessandro Ferraro e Mario Cofone finiscono invischiati nella ragnatela tessuta da Dario Lopez e compagni. Campagna sbaglia sotto porta a chiudere una splendida combinazione tra Rotondo e Ferdinelli, ma è il danese Jakob Bonde-Jensen a chiudere 120” di tourbillon: prima Paolo Rotondo colpisce la faccia inferiore della traversa, quindi Roberto Ferdinelli chiama l’estremo calabrese alla prodezza e poi arriva il punto del giovane nordico. Il tecnico di Conversano con le sue scelte tattiche disorienta il collega calabrese, il Real non riesce a scovare pertugi nelle maglie strette della fase difensiva barese.

Paolo Rotondo, capitano e bomber della Virtus, a segno anche al PalaPertini di Noicattaro dopo la doppietta a Rossano Calabro
Paolo Rotondo, capitano e bomber della Virtus, a segno anche al PalaPertini di Noicattaro dopo la doppietta a Rossano Calabro (la foto è mia, scattata al termine del derby Noicattaro-Capurso)

Il finale della prima frazione di gara registra conferma che anche alla dea bendata piace l’uva da tavola: due deviazioni fortunate lanciano a quota 4 i padroni di casa: quella di Henrique Marcelo Urio è decisiva sulla punizione dello spagnolo Lopez; quella di Cofone aiuta Dell’Olio nella traiettoria del suo diagonale. Non cambia più di tanto il gol realizzato sul finire: si rivelerà, alla fine, il punto della bandiera per i bianconeri.

La ripresa è giocata al piccolo trotto. Tuoro prova la superiorità numerica giocando senza portiere, con Urio a dare il cambio a Zamirton, ma i rischi sono terribili (Paolo Rotondo sfiora il palo a porta vuota con un pallonetto dal limite dell’area di Giuseppe Di Ciaula, le opportunità create pochissime. Nell’ultimo quarto di gara entrano anche Gasparro e Vittorio e il giovanotto prima, Andrea Rotondo e Campagna poi sfiorano la quinta segnatura.

Si va in Sicilia, dunque. a cercare gloria e il pass per il terzo turno. Sabato infatti la Virtus affronterà il Cefalù: i palermitani hanno rimontato lo svantaggio di Canosa e seppellito di gol gli ofantini, 11-5 dopo il 3-2 in Puglia. Si giocherà l’andata a Termini Imerese, il ritorno, il 7 maggio, a Noicattaro.

COPPA PUGLIA, VINCE L’OMNIA BITONTO – BATTUTI DI MISURA I SALENTINI DEL SURBO

GIOVEDÌ, 21 APRILE 2016

STADIO AZZURRI D’ITALIA DI CASTELLANA GROTTE

FINALISSIMA DI COPPA PUGLIA

OMNIA BITONTO-PEZZE TRIO SURBO 1-0

OMNIA: Verrelli, Corcelli, Frappampina, Ciardi, Cioffi, Loseto (43’ st Schirone), Minenna, De Santis, Petruzzella (28’ st De Giosa), A.Tenzone (38’ st F. Tenzone), Anaclerio. A disp. Cervelli, Rizzi, Canniello, Naglieri. All. Costantino.

SURBO: Gabriele, Mento, Libertini, Lentini (38’ st Frascella), De Dominicis (38’ st Romano), Giannone, Poleti, Bruno, Prinari, Montinaro (26’ st Protopapa), Carlà. A disp. Aprile, Colapietro, Longo, Calò. All. Rollo.

ARBITRO: Recchia di Brindisi.

RETE: st 19’ rig. De Santis.

NOTE: si è giocato a Castellana Grotte in un pomeriggio primaverile. Spettatori 400 circa, un centinaio dei quali proveniente da Bitonto. Il trofeo è stato consegnato al capitano bitontino De Santis dal vicario del presidente del CRP Tisci, Otello Sariconi.

 E due. A quattro giorni dalla vittoria del campionato (con largo anticipo domando la concorrenza del Corato nel Girone A di Prima Categoria) l’Omnia conquista anche la Coppa Puglia. Lla squadra di Bitonto sale così sul tetto di Puglia battendo il Surbo sul sintetico dell’“Azzurri d’Italia”. E potrebbe farlo ancora, se si disputerà il mini-torneo per il titolo regionale a fine stagione. magari su questo stesso terreno di gioco, se a vincere il Girone B dovesse essere la formazione locale, la Trulli & Gotte, capolista della poule di mezzo, insidiata da molte pretendenti al trono. Fra cui l’avversario odierno dell’Omnia.

La formazione leccese, ufficialmente denominata USD Pezze (il club fasanese ha ceduto il titolo l’estate scorsa, poche settimane prima dell’inizio della stagione agonistica), conferma appunto quanto di buono sta facendo in campionato e prova in ogni modo a bissare il successo ottenuto domenica proprio nello storico stadio castellanese ai danni della capolista Trulli & Grotte, riaprendo i giochi con Massafra, Laterza, Brindisi e San Marzano in agguato.

Aspramente contestata la direzione di Alessandro Recchia (in realtà – al netto di una decisione che come al solito si presta a molte interpretazioni – è stato molto bravo, al pari dei suoi assistenti) per la concessione del calcio di rigore che ha deciso il match. L’ex Manduria Lentini viene a contatto con Anaclerio, che finisce a terra: l’arbitro ravvisa gli estremi per la concessione della massima punizione, trasformata a dovere da capitan De Santis.

Benni Costantino e Francesco Rossiello, allenatore e presidente dell'Omnia Bitonto
Benni Costantino e Francesco Rossiello, allenatore e presidente dell’Omnia Bitonto

Benni Costantino sorprende tutti schierando sia Gianluca Loseto che Gigi Anaclerio, reduci da infortuni. L’ex Bari, partendo dal cuore della trequarti e nonostante sia ancora sovrappeso nonostante le tirate del suo tecnico, opera numerose percussioni e alcune assistenze di classe, risultando alla fine tra i migliori insieme al capitano Nico De Santis (esemplare in cabina di regia) e, come detto, freddo nella trasformazione del penalty, all’inesauribile laterale Nicola Verrelli, e alla collaudata coppia di difensori centrali Cioffi-Ciardi. Un lusso per la Prima Categoria. Il tecnico barese, schiera davanti a Verrelli la classica difesa a quattro con Corcelli e Valentino Frappampina laterali, Ciardi e Cioffi in mezzo; la mediana è un due più uno, con Loseto largo a destra, Minenna esterno mancino, De Santis vertice basso di un triangolo che diventa quasi sempre rombo, chiudendosi il quadrilatero con uno tra Anaclerio e Alfredo Tenzone; Petruzzella è il riferimento in attacco. La panchina omniana è sontuosa, pur carente di una terza punta di ruolo: insieme a Cervelli e Canniello ci sono Rizzi, Schirone, De Giosa, Francesco Tenzone e Naglieri, titolari – e non in Prima – in qualsiasi altra squadra.

Francesco Rollo e Oronzo Trio, allenatore e patron del Surbo
Francesco Rollo e Oronzo Trio, allenatore e patron del Surbo

Francesco Rollo, dall’altra parte, è un vecchio lupo di mare di questi campionati. Davanti all’ottimo portiere Gabriele, dotato di un buon fisico e reattivo, ci sono Mento e Libertini terzini, e gli esperti stopper, De Dominicis e Giannone; lo juniores Poleti e Carlà sono gli attaccanti, il veterano Lentini il motorino di centrocampo.

Meglio il Surbo nella prima frazione di gara. Il 40enne Giannone dirige la fase difensiva, Carlà è il più pericoloso (soprattutto al 14’ della ripresa quando chiama Verrelli all’intervento più impegnativo) della squadra di Francesco Rollo. L’Omnia è contratto, le combinazioni non riescono quasi mai, Loseto non riesce a creare superiorità a destra saltando quasi mai il suo dirimpettaio, per Tenzone le difficoltà sono analoghe.

Le ostilità si aprono con la botta centrale di Poleti al 4’ respinta da Verrelli, poi è Gabriele (8’) a salvarsi coi piedi su incursione di Frappampina. Ancora Verrelli, stavolta su Vincenzo Carlà (22’), con l’attaccante leccese che al 33’ protesta per la mancata concessione di un calcio di rigore. Bella manovra del Surbo al 39’, ma la conclusione di Montinaro è rimpallata.

Al ritorno in campo l’Omnia cambia registro: triangolazioni meglio calibrate, incursioni più insidiose, trame più fitte. Ma è ancora Carlà (14’) a impegnare severamente l’estremo barese su conclusione dal limite. La replica bitontina è affidata alla triangolazione Loseto-Petruzzelli, con tiro alto dell’ex Monopoli. L’Omnia si scioglie, Anaclerio inventa per Petruzzelli, palla in corner. Pochi secondi e lo stesso ex Bari, dalla parte opposta, a sinistra, frana in area di rigore, inducendo Recchia al fischio fatale. De Santis non lascia scampo a Gabriele.

Il direttore generale dell'Omnia Bitonto Francesco Mancazzo con la Coppa Puglia
Il direttore generale dell’Omnia Bitonto Francesco Mancazzo con la Coppa Puglia

Il match è più interessante: al 31’ Carlà, sempre lui, esplode un radente dopo un dribbling, Verrelli para a terra. La caratteristica del Surbo – a ciò indotto anche dalla prova della retroguardia bianco verde – è di non entrare mai in area. Per cui o trovi la prodezza o non c’è possibilità di andare a gol. L’esatto contrario dell’Omnia, che continua a provare trame e triangolazioni: Alfredo Tenzone legittima il risultato con un clamoroso palo-palo (32’) su sponda aerea di Anaclerio che si rivela un assist perfetto. Lo stesso anaclerio ci prova al 40’ (palla a effetto dal limite, fuori di non molto). Finale ad alta tensione: al 47’ Verrelli risponde al radente, ancora dai diciotto metri,  non proprio facile di Libertini, al 48’ Anaclerio, solo davanti a Gabriele, allarga troppo il diagonale, sprecando una ghiotta occasione per il raddoppio. Non sarebbe stato giusto nei confronti del Surbo, ma almeno avrebbe annacquato le polemiche che si sono trascinate anche dopo il triplice fischio di chiusura della contesa.

La scarpa di Predrag

La foto da me scattata domenica mattina al Bernabeu
La foto da me scattata domenica mattina al Bernabeu

Davanti a quella teca non è facile restare impassibili. Qualcuno dice: era il peggior Real Madrid della storia. C’era Raùl, è vero, ma non faceva granché impressione. E anche il percorso della Juve non presentò ostacoli alti, condito da un po’ di fortuna. Eppure, come sempre, alla partita decisiva, il gruppo arrivò come bloccato, impreparato: Amsterdam come Belgrado, come Atene; il Real come il Borussia e il Milan e in fondo come l’Ajax, battuto all’Olimpico di Roma solo dopo i calci di rigore. Un blocco che ha attanagliato Pogba e compagni anche l’anno scorso  Berlino, seppure al cospetto di un Barcellona che probabilmente valeva il primo Ajax, quello del ’73, quello di Crujiff e Rensenbrink. Ecco perché quell’immagine nella Hallo of Fame del Bernabeu, quella scarpetta del calciatore slavo, non può lasciare indifferente l’appassionato, men che meno il tifoso. Vincere – e si poteva; si doveva – tre Champions League di seguito avrebbe lanciato la Juve nell’empireo delle più grandi di ogni tempo.

Le Coppe dei Campioni vinte dal Real Madrid. La "decima", conquistata due anni fa nella finale-stracittadina con l'Atletico Madrid è esposta a parte
Le Coppe dei Campioni vinte dal Real Madrid. La “decima”, conquistata due anni fa nella finale-stracittadina con l’Atletico Madrid è esposta a parte (lo scatto è mio, domenica 17 aprile 2016)

È impossibile – o quasi – fare paragoni nel calcio, come nello sport, soprattutto tra soggetti di epoche diverse. Ma quella del triennio da settembre 1995 a giugno 1998 è forse una delle compagini più forti della storia bianconera, pur mutando pelle rispetto a quella di Vialli, Ravanelli e Jugovic. È la Juve di Marcello Lippi. Che domina lo scenario internazionale  pur perdendo due finali su tre (e un’altra la perderà cinque anni dopo, ai rigori, con il Milan). Due anni prima aveva vinto la Champions League nella finale con l’Ajax, pur complicandosi la vita contro i lancieri olandesi, forti ma non all’altezza. Tutto faceva pensare all’inizio di un ciclo. E invece arrivò la beffa col Borussia: i tedeschi di Dortmund, arricchiti da numerosi ex juventini, beffano i torinesi in una finale in cui Del Piero entra solo a match iniziato (segnando un gol memorabile quanto inutile).

Il gol di Mijatovic: alle spalle dell'ex Fiorentina, Paolo Montero, a terra, Angelo Peruzzi
Il gol di Mijatovic: alle spalle dell’ex Fiorentina, Paolo Montero, a terra, Angelo Peruzzi

Ma la strada era segnata. E la stagione 1997/98, in cui viene inaugurata la edizione allargata, con le seconde degli otto campionati più importanti (per l’Italia partecipa anche il Parma, oltre alla Juventus scudettata, per la Germania erano tre, compreso il Borussia che deteneva il trofeo), procede con una qualificazione complicata. La Juve chiude davanti a Feyenoord e Kosice, ma dietro un fortissimo Manchester United, battuto all’ultima gara di Torino 1-0 dopo il rocambolesco 3-2 all’Old Trafford. Si qualifica come migliore seconda con 12 punti, dietro il Bayer Leverkusen (13) e davanti al Paris Saint Germain, stessi punti ma peggiore differenza reti.

Zinedine Zidane. Vincerà la Champions col Real nella finale col Bayer, durante la quale segnerà uno dei gol più belli della storia del calcio.
Zinedine Zidane supera Seedorf (a terra) e Karembeu. Vincerà la Champions col Real nella finale col Bayer, durante la quale segnerà uno dei gol più belli della storia del calcio.

Il cammino della fase decisiva non prevede avversari di grande caratura: 1-1 in casa con la Dinamo Kiev del bomber Sergey Rebrov ed exploit nella giovanissima Ucraina (4-1), poi 4-1 al Delle Alpi con il Monaco di Thierry Henry che al ritorno, nel principato, si prendono una rivincita parziale battendo i torinesi 3-2.

Alla finale di Amsterdam ci arriva il Real Madrid. Gli spagnoli, dopo aver messo in fila Rosenborg, Olympiakos e Porto nell’ordine, eliminano due tedesche negli scontri diretti, il Bayer Leverkusen e i soliti gialloneri del Borussia.

Qualche giorno prima dell’appuntamento olandese, la Juve vince il 25° scudetto. Il campionato è segnato dal presunto fallo da rigore di Juliano su Ronaldo. Del Piero segna in contropiede, la Juve batte l’Inter 1-0 e si scatena il putiferio: crisi ai vertici della Figc, interrogazioni in Parlamento (evidentemente nei primi anni della Seconda Repubblica non c’era nulla di meglio di cui discutere). I nerazzurri di Simoni, in cerca di giustificazioni, pareggiano in casa col Piacenza la settimana dopo e non approfittano del pareggio della capolista a Vicenza. Finiranno secondi a 5 punti.

La finale dell’Amsterdam Arena si gioca il 20 maggio. È decisa da un gol in sospetto (un eufemismo) fuorigioco della ex delusione viola Predrag Mijatovic. Unica, magra soddisfazione: Alessandro Del Piero è il migliore realizzatore del torneo con 10 reti.

La coppa se ne va...
La coppa se ne va…

JUVENTUS TORINO-REAL MADRID 0-1

J: Peruzzi, Torricelli, Montero, Juliano, Pessotto (26’ st Fonseca); Di Livio (1’ st Tacchinardi), Deschamps (33’ st Conte), Davids, Zidane; Inzaghi, Del Piero. All. Lippi.

RM: Illgner, Panucci, Sanchis, Hierro, Roberto Carlos, Redondo, Karembeu, Seedorf, Raùl (45’ st Amavisca), Fernando Morientes (37’ st Jaime), Mijatovic (44’ st Suker). All. Heynckes.

ARBITRO: Krug, Germania.

RETE: st 22’ Mijatovic.

Sisto insiste. Pubblicato anche il cd

L’articolo pubblicato il 18 aprile 2016

L'articolo apparso sul supplemento Sport + in edicola con la Gazzetta di ieri
L’articolo apparso sul supplemento Sport + in edicola con la Gazzetta di ieri

Silvio Sisto jr. ha colpito ancora. Salutato da decine di migliaia di visualizzazioni su facebook, ecco il nuovo tormentone, con tanto di slogan in perfetto slang barese: “U sa’, achiut”, “lo sai, chiudi”, nel senso di taci, sta’ zitto. Sisto viene dal calcio e al calcio ha dedicato la sua nuova canzone. Al Bari. Anzi alla Bari. Il video è stato girato al San Nicola. Parole, musica e immagini che rischiano di diventare il nuovo inno della squadra biancorossa. Anche se, a dire il vero, più che la squadra, è la tifoseria la prim’attrice di video e rap-song.

Sisto ha giocato tra i dilettanti fino all’anno scorso. Per questo tutti lo conoscono come “il bomber”. Il Carbonara è stata la sua ultima squadra. Ora, tra il suo lavoro dietro il banco di salumaio e la sua fervente attività per promuovere la canzone (ieri sera è stato ospite di una delle maggiori emittenti cittadine, Canale 100), non ha più tempo per il calcio giocato. Anche perché il suo Carbonara non esiste più, svanito nelle nebbie di un’impiantistica sempre deficitaria: il “Leo Dell’Acqua” non ha le omologazioni necessarie, il “Rana” è privato ed ha costi insostenibili per un club come quello che fino allo scorso anno era stato guidato da Beppe Magrone.

Silvio Sisto, a bordo della suo suv
Silvio Sisto, a bordo della suo suv

Dunque, Silvio prova a far gol con la musica. <Alla gente piace il mio modo di fare. Perché sono così, non faccio lo strafottente, anche se guido una Q5 e spesso parcheggio in modo strano; anche se a furia di girare video con il mio smartphone, mi becco qualche multa di troppo>, ci disse più di un anno fa nel corso di un’intervista.

Per girare il video, che spopola tra le migliaia di tifosi e che piace tantissimo a quasi tutti i calciatori di Camplone, si è avvalso della collaborazione della fidanzata Tiziana Poliseno, a cui è affidata la parte, diciamo così, melodica, e ai rapper baresi Giuseppe Lassandro, in arte “Il mago”, e Davide Di Salvia, alias Gotik.

Il testo parla di tornelli, di fratelli salernitani, di borghetti, di sciarpe, di onorare la città, di non mollare, di frasi come “la squadra siamo noi e non i giocatori: loro vanno via, noi restiamo”, ma soprattutto di “una sola squadra nella mia testa”. La Bari.

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L’articolo pubblicato il 23 gennaio 2015

L'intervista del 26 gennaio 2015
L’intervista del 26 gennaio 2015

Al netto delle analisi sociologiche (e antropologiche), Silvio Sisto è un fenomeno. Stacca dall’allenamento, si avvicina al bloc-notes portandosi appresso i suoi venticinque anni, il suo metro e ottantacinque e i suoi novanta chili scarsi. E dice, tuttodunfiato: <Il mister mi ha dato solo dieci minuti. Sai, è uno che s’incazza, è nuovo, non voglio deluderlo. Ho giocato con tuo fratello, a Triggiano. Me lo saluti? Hai visto il mio profilo? Su facebook sono quasi cinquemila. Sì, io sono quello di “Usàa, akiud”. Sono quello di “Scusa se insisto, sono Silvio Sisto”>. E con questo?

Arrivano le prime risate dei compagni di Carbonara. Flash, nella serata uggiosa di allenamento, sulla terra battuta del “Leo Dell’Acqua”, il campo inadatto alla Prima Categoria, il grande rimpianto del calcio come espressione di una fetta di città che vuole farsi paese. Dice un collega di Silvio, mentre prova a palleggiare: <Ehi, giornalista, guarda che quello non sa parlare, più o meno sa cantare e qualche volta fa anche un gol>. Goliardia.

Silvio Sisto non sarà un comiziante, ma lui, “il bomber”, è diventato un fenomeno mediatico. Gli i-like arrivano a migliaia, il contatore del gruppo pubblico su fb segna in effetti quasi cinquemila fan. I ragazzi di Bari, e non solo l’umanità metropolitana, canticchiano la rap-song che ha ottenuto oltre ventimila visualizzazioni con Youtube. E il cd ha venduto tremila copie.

Il cd? <Vedi, io invento come si dice?…> Modi di dire. <Bravo. E “Usàa, akiud” (letteralmente, “lo sai, chiudi, basta, spicciala”, ndr) è uno di questi, il più famoso, di gran lunga meglio di “Scusa se insisto, sono Silvio Sisto”>. E allora? <Beh, due amici, i rapper Celaclù e Crash (Luca Tedeschi e Antonio Carra, ndr), hanno pensato di costruirci sopra una canzone. Un’esperienza straordinaria. Ed è incredibile il successo che stiamo avendo>.

Nel solco della street-music, la canzone è una serie di istantanee della Bari di oggi. Una città che vuol diventare metropoli anche sotto questo aspetto. Ci sono i gol del bomber, le auto che piacciono al bomber, una onnipresente rete metallica che sembra dividere i tre protagonisti dal mondo della normalità, persino una finta rapina al supermercato di Silvio sventata dalla musica. La chiusura è affidata a uno smunto babbo natale molto in là con gli anni che ripete fino alla noia il motto “lo sai, chiudi”, in perfetto slang barese.

<Alla gente piace il mio modo di fare. Perché sono così, non faccio lo strafottente, anche se guido una Q5 e spesso parcheggio in modo strano, anche se a furia di girare video con il mio smartphone, mi becco qualche multa di troppo. E qui, al Carbonara, mi vogliono tutti bene, perché il calcio è l’altra parte della mia vita>.

A proposito, qui aspettano i tuoi gol per la salvezza. <Sono un attaccante fuori dalle regole, lo sanno tutti: faccio il lavoro sporco, faccio salire la squadra, mi prendo i calci dei difensori centrali>. Se poi, uno così, deve pure fare i gol…

Un’avventura lunga quarant’anni – L’intervista di Elena De Natale pubblicata sul numero di aprile del mensile Capurso webTv Magazine

capursowebtvmagazine - 1Ci parli un po’ di Lei. Quanto tempo fa è iniziata la sua “avventura” nel mondo del giornalismo e nello specifico come corrispondente per la Gazzetta del Mezzoggiorno?

Ho sempre voluto scrivere. Dopo le esperienze con “Il Grido”, organo ufficiale (pensate un po’…) del Movimento giovanile della DC capursese, cominciai con Il Cicloplano, giornale triggianese diretto da Angelo Di Summa, il mio primo maestro. Non passò molto tempo, io e Gino Pastore provammo a pensare in grande: nacque Paesi, ambizioso – forse un po’ troppo per i primi anni Ottanta – esperimento comprensoriale. Intanto era arrivata la “Gazzetta”, dove avevo cominciato a scrivere nell’81.

Volendo ripercorrere la sua carriera… si ricorda di cosa parlava il suo primo articolo?

Sulla Gazzetta della Chiesa Matrice. Era appena arrivato don Franco Ardito. Condivisi la mia prima gioia, la mattina alle otto, nel bar Kennedy, con Vituccio Carbonara, con cui allora muovevo i primi passi nel mondo del calcio di provincia. Una specie di presagio: anni dopo i due interessi si sarebbero fusi. Oggi direi: inevitabilmente. Formative anche le lunghe collaborazioni con Bari Supersport di Nanni Besostri, che mi permise di raccontare uno dei più grandi spettacoli sportivi cui ho assistito, Giovinazzo-Barcellona di hockey a rotelle, e con Protagonisti, magazine foggiano di Piero Paciello, sul quale raccontavo fatti e misfatti della politica regionale.

Il presidente nazionale del Settore giovanile e scolastico e Governatore del pallone di Puglia, Vito Tisci lo scorso 29 febbraio nella sala del Consiglio metropolitano, dopo la consegna del Premio Giornalista di Puglia - Michele Campione
Il presidente nazionale del Settore giovanile e scolastico e Governatore del pallone di Puglia, Vito Tisci lo scorso 29 febbraio nella sala del Consiglio metropolitano, dopo la consegna del Premio Giornalista di Puglia – Michele Campione

Qual è stata la notizia più difficile e complicata che ha dovuto scrivere in questi anni?

Quando hanno ammazzato Maria Rita Valerio. Parlare con i genitori è stata dura. Non è mai stato facile parlare dei ragazzi morti in incidente stradale. A Capurso, Noicattaro, Carbonara o Adelfia, intingere la penna nell’inchiostro del dolore più grande, la perdita di un figlio, è sempre stato difficile. Anche se, devo ammettere con il cinismo del cronista, resta un’esperienza professionale eccezionalmente formativa.

E quella che l’ha entusiasmato e inorgoglito maggiormente?

Le interviste ai grandi del calcio nel dopo-gara al San Nicola. Carlo Gagliardi, a lungo capo dei Servizi sportivi alla Gazzetta, mi inserì nella squadra delle notturne del Bari: il salto di qualità mi inorgogliva parecchio. Fra l’altro, l’esperienza coincise con l’avventura di Conte e la Serie A di Ventura. Ed ecco le conferenze stampa con Ferrara e Mourinho. Poi arrivò la Nazionale: da Italia-Scozia, nel 2007, a Italia-Olanda, due anni fa. Ma anche i tanti articoli sull’uva da tavola: da quelli scritti dalla FrüchtMesse di Berlino a quelli al seguito della grande protesta dei trattori nel 2009. Da ultimo, le esperienze in tivù con la Nicholaus di Roberto Violante e quelle a Il libro possibile con Rosella Santoro.

Era la prima volta che partecipava al “Premio Campione”?

Sì. Gareggiare mi ha creato sempre qualche imbarazzo.

La consegna del premio da parte del presidente del Coni regionale, l'ing. Elio Sannicandro (Foto ARCIERI)
La consegna del premio da parte del presidente del Coni regionale, l’ing. Elio Sannicandro (Foto ARCIERI)

Perché ha deciso di partecipare al “Premio Campione” con l’articolo che poi l’ha fatta vincere?

Mi piaceva l’idea che illustri colleghi leggessero e valutassero quella storia e il modo in cui l’avevo scritta. Una storia di redenzione e calcio: ovvero, quando lo sport aiuta a salvare un uomo.

Che emozione ha provato nel vedere insignito il suo lavoro di un premio così importante?

Indescrivibile. Una parola che nel vocabolario di un giornalista non dovrebbe esistere, ma è l’unica che mi viene in mente: davvero non riesco a descriverla.

A chi dedica il premio vinto?

All’uomo che verrà, Andrea.

Cosa pensa della testata giornalistica Capurso web tv, giovane realtà capursese?

Dirigo da anni il giornale istituzionale del Comune di Capurso, amministrazione per la quale lavoro. Provo a farlo in modo accattivante, a volte spingendomi un po’ oltre con la grafica, sin quasi alla sperimentazione. Ecco, posto che il lavoro che fate è straordinario ed encomiabile, mi piacerebbe che vi spingeste un po’ al di là. Il lettore, ai tempi del web, vuole velocità, idee, curiosità. Quindi, un po’ meno colate di “piombo”, un po’ più immagini e infografiche.

Qual è il consiglio più importante da dare ai tanti colleghi più giovani che da poco si sono affacciati al mondo del giornalismo?

Sono già così vecchio da dispensare consigli? Comunque, vediamo. Leggere. Tanti libri sul comodino. Leggere in treno, nel bagno, appoggiati a un palo, in coda a uno sportello pubblico. Frequentare la biblioteca, nel nostro caso la D’Addosio. Leggere i giornali, di carta e online. Guardare la tivù. Ascoltare la radio, grande maestra di giornalismo. E documentarsi, prima di scrivere. Infine, verificare e verificare ancora. Poi, se c’è del talento, tanto meglio.

 

 

 

 

 

Teatriamo a Bari

FullSizeRenderLo scorso 27 marzo è stata la giornata mondiale del teatro. Dal 1962 tale data è stata celebrata in centinaia di Paesi nel mondo. La Gmt è stata creata a Vienna nel 1961 durante il 9° congresso mondiale dell’istituto internazionale del teatro su proposta del finlandese Arvi Kivimaa. L’Istituto internazionale del teatro fu creato nel 1948 su iniziativa dell’Unesco e di personalità famose nel campo del teatro: è la più importante organizzazione internazionale non governativa nel campo delle arti della scena. L’Iti cerca di incoraggiare gli scambi internazionali nel campo della conoscenza e della pratica teatrale, stimolare la creazione ed allargare la cooperazione tra le persone di teatro, sensibilizzare l’opinione pubblica alla presa in considerazione della creazione artistica nel campo dello sviluppo, approfondire la comprensione reciproca per partecipare al rafforzamento della pace e dell’amicizia tra i popoli, associarsi alla difesa degli ideali e degli scopi definiti dell’Unesco.

IMG_0398Per celebrare la Gmt e sensibilizzare la gente sia alla recitazione che a fruire dello spettacolo. Dunque, la scuola di recitazione Il Sipario, diretta da Tersa Conforti, laurea al Dams di Bologna, ha organizzato la sera al Teatro barese Di Cagno. La scuola opera a Bari da ventitre anni.

IMG_0391La Conforti è stata la regista di Teatriamo che ha visto sul palcoscenico del Di Cagno decine di ragazzi.

Per celebrare dunque la giornata mondiale del teatro, sabato 2 aprile, a Carrassi si è tenuta una messinscena molto particolare. Quaranta frammenti di grande teatro – c’era molto Shakespeare – recitata da giovani (e meno giovani) sul tema dell’Inferno e dei mille modi per raggiungerlo.

Capurso finisce in gloria: Canosa battuto 6-5

Il calcio d'inizio
Il calcio d’inizio

PALASPORT DI VALENZANO, 2 APRILE 2016

CALCIO A CINQUE, CAMPIONATO DI SERIE B, GIRONE F

 

CAPURSO-CANOSA 6-5

La Futsal Capurso prima dell'ultimo impegno di campionato (foto Pellicola)
La Futsal Capurso prima dell’ultimo impegno di campionato (foto Pellicola)

CAPURSO: 2 Marco Squeo, 3 Biacino, 4 Dammacco, 5 De Mola, 7 Taccogna, 8 Garofalo, 10 Mazzilli, 11 Satalino, 12 Massimo Squeo, 15 Fortunato, 18 Ragone (p), 22 Ragno (p). All. Squillace.

L'Apulia Food Canosa prima del match di Valenzano (foto Pellicola)
L’Apulia Food Canosa prima del match di Valenzano (foto Pellicola)

CANOSA: G. Leone, 2 Masotina, 3 Quirant Pitù, 4 Lattanzio, 5 Caputo, 6 Di Gennaro, 7 Bizzoca, 8 Patruno, 9 Calamita, 10 Galindo Pozo, 11 Verderosa, 12 V. Leone. All. Trallo.

ARBITRI: Panichella di Campobasso e Ponzano di Termnoli.

RETI: 38” Mazzilli, 4’12” Mazzilli, 5’47” Garofalo, 6’07” Mazzilli, 14’20” De Mola, 19’47” Massimo Squeo; st 3’38” Calamita, 10’42” Quirant, 17’05” Di Gennaro, 19’40” Caputo, 19’48” Quirant.

NOTE: ammoniti Mazzilli e De Mola.

VALENZANO – Finisce in gloria. Capurso batte la terza in classifica ma resta quarta ed è Canosa, come già stabilito dalle puntate precedenti, ad andare ai playoff. La medaglia di ottone sarebbe anche bona per andare agli spareggi, ma i punti racimolati dalla Futsal sono pochi rispetto alle pari livello degli altri gironi. Quindi, nulla da fare. Basta la soddisfazione.

Canosa senza due dei suoi latinos, lo spagnolo Rueda e il brasiliano Zago. Ci sono i playoff, meglio essere prudenti. Gigi Trallo, già punto di riferimento del calcio canosino dagli anni Novanta in poi, schiera come quintetto iniziale Giuseppe Leone tra i pali, Calamita, Bizzoca, Quirant e Galindo Pozo.. Lo start-five di Savio Squillace , che non dispone di Sardella e del portiere Frisone, replica con Ragone in porta, Marco Squeo, che presto s’infortunerà a una caviglia, Garofalo, Taccogna e Mazzilli.

Vito Taccogna (foto Pellicola)
Vito Taccogna (foto Pellicola)

L’avversario sembra essere rimasto sull’Ofanto, Capurso serve il poker in poco più di sei minuti: Taccogna e Mazzilli confezionano un bel contropiede poco dopo il fischio degli arbitri molisani, poi il capitano realizza su corner di Garofalo, il quale infilza Leone su altra azione d’angolo, quindi il capitano chiude con un diagonale. Sembra un happening. Trallo alterna i blocchi, il Canosa pare svegliarsi, colpisce una traversa con Pitù e si mangia un gl con Bizzoca. Ma intanto De Mola colpisce ancora. La tensione strisciante (un dato di tutta la stagione: peccato) emerge con i locali che esauriscono il bonus di falli. Squillace manda in campo anche lo juniores Fortunato (nella ripresa entrerà Dammacco), allo scadere arriva il sesto gol: con il portiere ospite in attacco (bravissimo Ragone proprio sulla conclusione di Leone), Massimo Squeo spinge in rete un tiro lungo di Biacino. Nel frattempo Bizzoca, sempre lui, s’era mangiato un gol fatto.

Gol che il Canosa trova nella ripresa. Quando è tutt’un’altra partita. Capurso è già partito per le vacanze, Bizzoca “salva” su Quirant, a difesa dei pali capursesi c’è Ragno. Anche Trallo manda in campo il secondo portiere, l’altro Leone, Giuseppe, che si fa notare per la palese pinguedine e l’attitudine al gioco e al tiro. Non male neppure tra i pali: le conclusioni dei capursesi, pur mancando del quid dell’irresistibilità, sono tutte intercettate, in un modo o nell’altro. Dopo il gol di Calamita, all’avvio del terzo quarto segna anche Pitù. Sul finire, con il Capurso sparito (Taccogna cerca disperatamente il gol non trovandolo anche per sfortuna), Canosa s’avvicina ma non pareggia: De Mola perde palla e Di Gennaro fa festa. Nel minuto finale vanno a rete anche Caputo e ancora Pitù. Non c’è più tempo. Canosa va in Sicilia, Capurso pensa alla prossima stagione. Ancora in B.