Cordoba, l’uomo, il combattimento

La pagina dello Sport della "Gazzetta" in edicola  giovedì 5 maggio
La pagina dello Sport della “Gazzetta” in edicola giovedì 5 maggio

Seňor Ivan Ramiro Cordoba, Milan e Inter mancano al calcio europeo oggi?

Assolutamente sì, due squadre protagoniste per tanti anni nel calcio europeo pesano con la loro assenza. Ne risente l’Europa, ne risente l’Italia e soprattutto i tifosi.

Gonzalo Higuain sarebbe stato un osso duro anche per uno come Cordoba?

Ha dimostrato di essere un campione e sì, lo sarebbe stato. Un attaccante che ogni squadra vorrebbe avere.

Sono pochi i grandi campioni negli ultimi anni che hanno indossato per tanti anni, voglio dire per almeno un decennio, la stessa maglia. Sei uno di questi: c’è un’alchimia che si deve creare per resistere come te con un unico club?

Cordoba con la maglia dell'Inter dove ha giocato a lungo come difensore centrale
Cordoba con la maglia dell’Inter dove ha giocato a lungo come difensore centrale

Sono stato con l’Inter tredici stagioni, per l’esattezza dodici anni e mezzo. Sono pochi, è vero, i calciatori che resistono. Se tu vuoi veramente una cosa, quella maglia diventa il tuo obiettivo, devi essere in grado di andare al di là di un bel contratto, di tanti soldi, piuttosto che di raggiungere gli obiettivi più importanti con quella squadra, per fare una historia con quella squadra, con quei tifosi. Allora rimani finché riesci, sennò vai alla ricerca del miglior offerente. Io starò sempre con chi vuole rimanere in un posto perché ci sta bene.

Da sinistra, il prof. Vito Fascina, Rosella Santoro, Cordoba, Michele Salomone e Michele De Santis
Da sinistra, Vito Fascina, Rosella Santoro, Cordoba, Michele Salomone e Michele De Santis

Il calcio cambia in fretta. Forse è cambiato anche da quando lei ha smesso, in fondo pochissimo tempo fa.

Una trasformazione che è figlia della crisi. In Italia come in Europa. C’è meno possibilità di acquistare grandi campioni se non da parte di pochi grandi club.

Ogni tanto tuttavia accade che un Leicester vinca qualcosa di importante. Solo una fiaba?

Il calcio è lo sport più seguito al mondo proprio perché si scrivono queste fabulas, come dite voi?, favole, ecco. Penso al Crotone, penso al Benevento.

Non ci sono più i Cordoba e gli Zanetti di una volta…

Cordoba tra l'assessore comunale Fiorenza Carbonara e il sindaco Michelke De Santis
Cordoba tra l’assessore comunale Fiorenza Carbonara e il sindaco Michelke De Santis

Non sono d’accordo. Ci sono, bisogna solo cercarli. Giocatori che possono fare altrettanto bene. Dev’essere all’interno della società che si deve essere in grado di capire chi possa restare da protagonista, anche se magari con grande umiltà.

Inter-Udinese di poche settimane fa, ventidue calciatori stranieri in campo. Fa un certo effetto anche a uno che viene, per dirla con Papa Francesco, dalla Fine del mondo.

Non credo che sia la prima volta.

gazzetta cordoba - 1Quindi non è un evento negativo?

È negativo che non ci siano italiani. Vedete, secondo me il problema non è che ci siano tanti stranieri. Quello che non va è che ai giovani non viene data la opportunità giusta. Ma, attenzione, questo non c’entra con il numero degli stranieri.

L’Inter ha di fatto chiuso un ciclo nel 2010. Quando ne aprirà un altro?

Io penso che abbia cominciato a gettare le basi per un grande futuro. Quest’anno è stato importante per sapere quali sono i giocatori che possono rappresentare questa base per tornare a vincere.

Quando e come si potrà risolvere il dilemma sulla assegnazione dello scudetto 2006.

Mai.

In che senso?

Per noi è già risolto: noi cinque scudetti li abbiamo vinti dal 2006 al 2010. Gli altri se ne faranno una ragione. Per noi questo è, come dire, il senso della giustizia.

Il 5 maggio di quattordici anni fa?

(Sorride, cerca le parole, rovista nei ricordi amari, tra le lacrime disperate di Ronaldo in panchina dopo la sostituzione). Non lo dimenticherò mai. Non bisogna dimenticare mai certe situazioni per non ripetere gli stessi errori. Ma devo dire che er l’80% fu colpa nostra, per il resto ci fecero arrivare a Roma con la Lazio con le gambe tagliate.

Calciopoli?

Giocavamo, lottavamo, ma non vincevamo mai, c’era come una barriera. Poi abbiamo capito perché.

Le è piaciuto Polignano?

Molto. Un posto fantastico. Ecco, fra tanti posti che ho girato, mi dispiace non aver avuto la possibilità di conoscere questo ma credo tanti altri posti, in Puglia e non solo. Quando giravo con l’Inter ero molto concentrato sulla partita e basta.

combattere da uomoIl libro?

I calciatori vivono sempre di fretta, si lasciano tutto dietro, c’è sempre una prossima partita da giocare, un gol da segnare, una telefonata da fare o che deve arrivare per questo o quell’ingaggio. Il libro ha fatto fermare il tempo. Mi piacerebbe che questo effetto lo facesse anche sugli altri, specie sui ragazzi: qui ce ne sono tanti.

A proposito, nel libro parla molto del suo rapporto con la scuola.

Non sono uno che lancia messaggi, non sono un profeta: quello che è accaduto a me mi ha insegnato che è fondamentale fare tesoro della scuola, qualunque cosa i ragazzi vogliano fare.

Mourinho è il migliore?

Non per niente lo chiamano Special One. È un motivatore unico.

La chiamò il Manchester City.

Moratti mi chiamò e mi disse che se mi avesse ceduto, Mourinho l’avrebbe ammazzato.

Tornerà a fare il dirigente?

Non lo so.

Magari con la Nazionale.

Oggi è un sogno. Ma mi piacerebbe, non subito, magari più in là.

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cordoba manifestoCombattere da uomo è il titolo del libro che Ivan Ramiro Cordoba ha scritto a quattro mani con il giornalista Edoardo Caldara. Pubblicato da Mondadori Electa (180 pp, €17), è stato presentato a Cellamare, in una delle sale del palazzo baronale, ancora in corso di ristrutturazione, nell’ambito della rassegna letteraria Il libro possibile-winter, di cui è direttore artistico Rosella Santoro. Ancora una volta l’insegnante del liceso scientifico Cartesio ha fatto centro con l’accoppiata libro e personaggio. Affollatissimo il locale e la terrazza dove era stato montato un maxi-televisore. Cordoba è stato intervistato da Michele Salomone, con interventi di alcuni ragazzi del liceo Cartesio, del prof. Vito Fascina, del sindaco di Cellamare, Michele De Santis e della preside dell’istituto di Triggiano Maria Morisco.

Cordoba, colombiano, 40 anni ad agosto, ha il passaporto italiano. Ha giocato con l’Inter dal 2000 al 2012 ed è stato tra i protagonisti del quadriennio d’oro, con Mancini e Mourinho, chiusosi con il triplete del 2010. Nazionale colombiano, per due anni, dopo il ritiro dal calcio giocato, è stato team manager della squadra di Massimo Moratti. La fine del rapporto con il club del biscione non è stato indolore.

ALTAMURA-BARLETTA 2-0, LA TEAM VA AI PLAYOFF NAZIONALI

ALTAMURA, DOMENICA 1° MAGGIO 2016

STADIO TONINO D’ANGELO

ECCELLENZA, FINALE PLAYOFF

TEAM ALTAMURA-BARLETTA 1922 2-0

ALTAMURA: Spadavecchia, Natale, Triozzi, Candito, Grazioso, Diagnè, Di Senso, Berardi, Del Core (39′ st Dispoto), Logrieco (35′ st Visconti), Lenoci (30′ st Mancini). A disp. Dascalu, Dammacco, Caldarola, Curci. All. Panarelli.

BARLETTA: Di Candia, Di Pinto, Zingrillo (23′ st Cormio), Monteleone, Monopoli, D’Ambrosio (23′ st Rizzo), Cantatore, Vicentin (25′ st Sguera), Moscelli, Loiodice. A disp. Diouf, Piazzolla, Rizzi, Fabiano. All. Pizzulli.

ARBITRO: Caldera di Como.

NOTE: giornata autunnale, terreno di gioco allentato; al 26′ st espulso Moscelli per fallo a palla lontana.

RETI: st 9′ Berardi, 38′ Del Core.

D'Ambrosio, giovane laterale del Barletta: sui suoi piedi e sulla sua testa le palle gol adriatiche nel corso del primo tempo
D’Ambrosio, giovane laterale del Barletta: sui suoi piedi e sulla sua testa le palle gol adriatiche nel corso del primo tempo

La finale meno logica – perché, a parere degli esperti e dei futurologi di professione, doveva esserci il Casarano e si doveva giocare al “Capozza” – e il finale più logico. Perché ha vinto la squadra che aveva concluso alle spalle del Gravina, e a soli 4 punti; perché è stata la squadra più continua, sempre dopo i cugini murgiani; perché dopo il pesante lifting di dicembre, ha saputo rischiare tutto, ricostruendo parte della dirigenza (con Dammacco e Mari) e gran parte del roster.

Operazione siffatta l’ha compiuta il Barletta. Se si vuole ancora più importante, con una stagione da affrontare con due pesanti fardelli: quelli del retaggio della rovinosa caduta dalla LegaPro e della stagione da affrontare senza la disponibilità del “Cosimo Puttilli” (e senza che fosse possibile utilizzare il “Manzi-Chiapulin”).

Il lavoro fatto da Gigi Panarelli e Massimo Pizzulli è stato notevole, in tali contesti. Panarelli è il quarto allenatore dell’Altamura, dopo Longo, Columbo e Fino. Viene dallo spogliatoio (aveva giocato all’andata, a novembre, 2-1 per la Team), ed è alla prima esperienza da allenatore. Buona esperienza invece per l’ex centrocampista bitontino, reduce dalle esperienze a Cerignola, Bitonto e Trani, che ha resistito per l’intera stagione.

Il prologo della sfida non è tra i migliori: le autorità vietano la presenza dei tifosi barlettani al D’Angelo. Quella gradinata vuota è desolante. Vabbè, le tifoserie hanno le loro colpe, ma troppe volte a pagare è il calcio e i suoi tifosi migliori, che sono la stragrande maggioranza.

Gigi Panarelli, 40 anni, è il quarto allenatore della Team in una stagione che ha vissuto a lungo come calciatore
Gigi Panarelli, 40 anni, è il quarto allenatore della Team in una stagione che ha vissuto a lungo come calciatore

Ci sono poco meno di tremila persone all’impianto in viale delle Mura Megalitiche. La tifoseria murgiana è straordinaria, risponde al meglio, al suono di “Nu sim u Jaltamur”, Noi siamo l’Altamura, riaffermazione di orgoglio cittadino.

Pizzulli e Panarelli hanno tutti disponibili, tranne Peppe Lacarra, che esaurisce la lunga squalifica. Sui due tecnici pesano le scelte: lasciare in panchina gente come Visconti e Sguera, Rizzi e Curci non dev’essere facile. Ma l’obbligo di schierare i tre juniores è stringente. E allora il quarantenne coach di Taranto schiera davanti a Spadavecchia gli under Natale e Triozzi esterni, Cannito e Grazioso centrali; la mediana è composta da Diagnè e Berardi, con Di Senso e Logrieco sulle fasce a sostenere Lenoci, schierato a sorpresa in attacco, e Del Core. Dall’altra parte, Pizzulli dà fiducia a Di Candia tra i pali (il colored Diouf è un under), con Di Pinto e Di Carlo terzini, Gigi Monopoli e Gianni Montrone (Mo-Mo) sono i centrali; a centrocampo Zingrillo è il mediano faticatore, il molfettese Ciccio Cantatore è il regista, in prima linea Moscelli agisce un po’alla Dybala, D’Ambrosio e Loiodice a correre sulle corsie esterne, l’argentino Vicentin a fare il centro-boa.

Primo tempo sostanzialmente equilibrato. Lenoci mette spesso in difficoltà il suo dirimpettaio, Del Core riesce ad anticipare spesso Mo-Mo creando superiorità. Ma al pericolo creato proprio da Lenoci e alla palla-gol costruita sull’asse Del Core-Logrieco (clamorosa traversa dell’ex Bisceglie con Di Candia battuto), fa da contraltare la doppia opportunità creata dagli ospiti e sprecata da D’Ambrosio, che colpisce male di testa su cross di Loiodice e non riesce a colpire bene per il tap-in sulla palla mandata sulla traversa da una imperfetta respinta di Spadavecchia sul tracciante in diagonale di Vicentin.

Scendono in campo gli stessi ventidue anche dopo l’intervallo. Chi si attende il rush barlettano ritrova un cauto predominio dei padroni di casa. L’equilibrio si rompe al 9’ della ripresa: punizione di Di Senso da posizione laterale, doppia respinta di Di Candia, mucchio selvaggio nei pressi della linea del gol, colpo di testa di Berardi e, tra una vistosa trattenuta a Grazioso e un’ostruzione dello stesso difensore sul portiere, la palla finisce in rete in mezzo a una selva di mani alzate. Se l’abbia toccata l’ex stopper del Mola o meno ha poca importanza, quel che conta è che Caldera dica che tutto è regolare.

Barletta accusa il colpo. Moscelli perde la testa e colpisce un avversario a palla lontana. L’arbitro lombardo, invitato dal suo assistente n°2, mostra il rosso all’ex Noicattaro. Pizzulli inserisce Sguera e Rizzo contemporaneamente, prova a rimescolare le carte, ma il carburante, quello per le gambe e quello per il cervello, è in via d’esaurimento. Resta quello per il cuore, ma non basta. Di Senso e Visconti – splendido l’assist del tank locorotondese entrato da poco, illuminano per Del Core (Pizzulli lamenterà una spinta a Di Pinto per liberarsi sul cross) che non ha difficoltà a insaccare di piatto destro.

A quel punto il destino è compiuto. Un’altra murgiana proverà a solcare i mari della Serie D. Ma prima di arrivarci dovrà viaggiare prima in Basilicata e poi in Campania o in Sicilia. Un viaggio ancora molto lungo e pericoloso. Anche se nel ribollente catino del D’Angelo l’impressione è che non ce ne sia per nessuno, lucani, campani o siculi che siano.