La chiesa matrice di Capurso, dedicata al SS.Salvatore

DON FRANCO E IL SUO TEMPO (che poi è anche il mio)

Ho scritto queste parole all’inizio dell’estate del 2010. Sono parte del libro che fu dedicato a don Franco Ardito in occasione dei trent’anni della arcipretura a Capurso del sacerdote di Noicattaro. Il libro fu presentato in pubblico il 3 luglio. Qualche giorno fa mons. Francesco Cacucci, arcivescovo della diocesi Bari-Bitonto, ha annunciato che il nuovo parroco del SS. Salvatore e arciprete sarà don Tonio Lobalsamo.

Don Franco Ardito. Arrivò a Capurso a giugno del 1980.
Don Franco Ardito. Arrivò a Capurso a giugno del 1980.

Avevo vent’anni e tanti sogni in testa e nel cuore. Avevo vent’anni e poco più di un anno prima avevano ammazzato Moro e la sua scorta. La storia d’Italia non sarebbe stata più la stessa. M’indignavo di tutto, credevo che oltre la siepe ci fosse un mondo migliore. A Capurso, la primavera della politica aveva portato al potere persone di nemmeno quarant’anni. Angelo Boezio divenne il sindaco (con Carlo Capobianco, Vito Cinquepalmi, Mimì Procino e altri in giunta) della nouvelle vague in salsa capursese. Le illusioni della prospettiva di un paese diverso avrebbero lasciato spazio a troppe delusioni per una comunità troppo spesso ripiegata su se stessa.

Don Michele Bellino. Il direttore del Museo diocesano di Bari resterà a Capurso
Don Michele Bellino. Il direttore del Museo diocesano di Bari resterà a Capurso

Avevo vent’anni. E scrivevo per Il Cicloplano. Il mèntore (Gino Pastore) mi presentò al mio primo maestro (Angelo Di Summa). Una delle prime interviste la feci a don Mimì Tricarico, che stava per andar via. Mi aspettavo che – da sacerdote – dicesse cose straordinarie. Invece fu fatalista, quando chiesti all’arciprete che stava per tornare nella sua Palo del Colle per trascorrervi la sera della sua esistenza, che ne pensasse del successore: “Dopo di me un altro, dopo di lui un altro ancora”. Confesso che ci rimasi un po’ male. Era, come dire, poco giornalistica quella risposta. Ma il personaggio era tutto là, almeno in quel momento: una parte di cinismo, una parte di saggezza, una terza di logorio. L’avevo conosciuto poco o nulla, don Minmì. Ero stato fuori un po’ di tempo. E la “leva” da chierichetto l’avevo prestata alla Madonna del Pozzo, con il “sergente” buono, padre Nunzio.

Don Tonio Lobalsamo con mons. Francesco Cacucci.
Don Tonio Lobalsamo con mons. Francesco Cacucci.

Don Francesco Ardito, il nuovo parroco del SS. Salvatore e arciprete di Capurso, portava da Gioia del Colle, un’altra ventata di novità. “Questo paese sta davvero cambiando – pensavamo allora, noi sedicenti giovani intellettuali, invero un po’ smidollati.

I primi anni della gestione Ardito furono effervescenti. C’era da mettere mano a un “cantiere” in cui, sì e no, c’erano i pilastri. La Chiesa Madre (“San Giuseppe”) tornò a vivere. Palazzo Mariella abbellì la piazza degli uomini. Nel camposanto fu costruita la più grande cappella privata mai realizzata da queste parti.

La geografia ecclesiastica locale continuava ad avere confini strani: il santuario restava dominante, pur non celebrandosi più matrimoni-comunioni-cresime-battesimi. Una nuova parrocchia era indispensabile per un paese in cui la crescita demografica era spinta anche se non avrebbe rispettato le indicazioni di un piano regolatore pensato proprio in quegli anni e bocciato dalla storia sia per alcuni eccessi che per l’incapacità dei governanti di metterci mano.

La lettera con cui don Tonio s'è presentato ai capursesi.
La lettera con cui don Tonio s’è presentato ai capursesi.

Figura controversa si sarebbe rivelata quella del sacerdote nojano. Difficile, praticamente impossibile (soprattutto per un uomo in vita e operante nel suo ruolo) dire se sia più amato che odiato. Certo, la sua caparbietà e soprattutto la sua testardaggine hanno segnato un’epoca.

Avevo vent’anni quand’è arrivato a Capurso, don Franco. Ha seguito – fra litigi e feroci incomprensioni – il cammino della mia esistenza celebrando il mio matrimonio, aspergendo il capo di mia figlia per il battesimo, dando l’ultima benedizione ai miei cari.

Non resta che dirgli “grazie”. Grazie comunque. Grazie come si direbbe a un secondo padre.

Un pensiero su “DON FRANCO E IL SUO TEMPO (che poi è anche il mio)”

  1. Caro Vito proprio oggi stavo leggendo quel libro ” Capurso si racconta” e guarda caso mi sono soffermato sul tuo intervento che, come si suol dire -è trasut jind a la ch’cozz- e sono pienamente d’accordo su quanto è stato detto e scritto sul nostro Arciprete! Da parte mia, ho sempre pensato che Don Franco, in tutto questo tempo, ha fatto tanto per la nostra comunitò, gli è mancato forse, quel carisma del prete tra la gente. Bravissimo come amministratore, ma come Pastore, ( è un mio parere personale) ha lasciato un po a desiderare, cmq Grazie Don Franco!!!!!

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