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Il mare, il pallone e Massaua. La storia di Fiorello Folino Gallo

Giovinazzo – A Massaua c’è una tomba che aspetta una preghiera. La preghiera di un figlio. Fiorello Folino Gallo, avuto da un calabrese morto tanti anni fa nell’ex colonia italiana e da una eritrea, vuole due cose prima di … Non ci pensi, presidente, dica: <So che non è facile andare in Eritrea, la situazione politica è molto complicata, c’è praticamente uno stato di guerra non dichiarata. Ma ci voglio proprio tornare>. Dopo quasi sessant’anni, Fiorello vuol andare nel Corno d’Africa per andare a pregare su quella tomba.

Fiorello Folino Gallo, 69 anni, bancario in pensione, è presidente del Giovinazzo, di cui è stato anche calciatore e direttore sportivo
Fiorello Folino Gallo, 69 anni, bancario in pensione, è presidente del Giovinazzo, di cui è stato anche calciatore e direttore sportivo

Dal sacro della famiglia perduta al profano del calcio. E qui, il n°1 dell’Usd Giovinazzo ha un’altra volontà: <Avere un campo sportivo all’altezza della situazione. E mi piacerebbe rivedere la grande squadra biancoverde che nel ‘94 stravinse la Prima Categoria. Avremmo vinto anche la Promozione se non fosse stato per un Noicattaro fortissimo (la squadra rossonera conquistò il primo posto con 47 punti, contro i 40 dei ragazzi di Antonio Caiati) e per un errore di segreteria con il Don Uva Bisceglie: sbagliammo, se non ricordo male, l’indicazione del portiere di riserva. Peccato, perché vincemmo sulla terra battuta del vecchio campo “Di Liddo”, di fronte al manicomio>. Era il Giovinazzo del presidente Casucci e, appunto, di coach Caiati. Una squadra e un club che si sciolsero subito dopo.

Oggi, Folino Gallo è quasi costretto a fare il presidente. Sempre pronto a lasciare una carica che gli pesa. E certo non per fattori economici. O, quantomeno, non solo. Lui non si adonta affatto se fa l’autista per accompagnare i ragazzini, o il magazziniere se si tratta di piegare le magliette o lavarle, o ancora se deve tracciare il campo.

Il "Raffaele De Pergola": gli interventi recenti non sono stati sufficienti a renderlo all'altezza delle necessità
Il “Raffaele De Pergola”: gli interventi recenti non sono stati sufficienti a renderlo all’altezza delle necessità

Più recente la storia della rinascenza del pallone bianco e verde. L’ostacolo resta il “Raffaele De Pergola”, chiuso dalla precedente amministrazione guidata da Antonello Natalicchio, riaperto per qualche tempo dal sindaco Tommaso De Palma, richiuso perché il terreno di gioco è davvero improponibile, “uno schifo”.  Ora si attende la concretizzazione di un grosso contributo messo a disposizione dalla Città Metropolitana: il campo della “167” avrà finalmente il terreno di gioco in erba sintetica. <Il presidente Corrado Azzollini (imprenditore molfettese della comunicazione, oggi al Molfetta Calcio, in Eccellenza, ndr) ce l’ha messa tutta, lui è una brava persona, molto seria e prosfessionale. È stato bravo a portare il Melphicta e la Promozione a Giovinazzo, ma due anni fa siamo retrocessi in modo incredibile. La scorsa stagione, fino a dicembre è andata benissimo: la squadra di Nicola Biancofiore (tornato al Giovinazzo dopo avervi giocato, ndr) era forte, vincemmo 4-1 a Barletta (l’Audace avrebbe poi vinto il Girone A di Prima, davanti a Terlizzi e Borgorosso Molfetta, ndr), poi sono finiti i soldi>. E quest’anno? <Squadra giovane, che possa salvarsi senza grossi problemi. Stiamo scegliendo l’allenatore, non è facilissimo. Per quel che mi riguarda, non posso fare di più. Teniamo conto che devo anche pensare al settore giovanile, che è la cosa che mi sta più a cuore>. Senza dire che Giovinazzo, più che la terra battuta e la sfera di cuoio, ama parquet e mazze dell’hockey.

La Gazzetta del Mezzogiorno di giovedì 10 agosto 2017: l'intervista a Folino Gallo
La Gazzetta del Mezzogiorno di giovedì 10 agosto 2017: l’intervista a Folino Gallo

Di ricordi, in quasi trent’anni di attività calcistica al “fronte”, ce ne sono tanti. Legati ai tanti atleti che sono passati dalle parti del “De Pergola”, dal citato Bavaro al portiere Vitangelo Spadavecchia. Ma due sono pregni di rimpianti. Vediamo il primo. <Io giocavo così così, infatti non sono andato oltre la Promozione. La carriera che poteva fare mio fratello Lorenzo, invece, era straordinaria. Lui era bravo. Una volta i personalmente Tommaso Maestrelli, che persona straordinaria, fare i complimenti a Lorenzo>. E l’altro? Mi piace ricordare soprattutto la storia di Giulio Dell’Olio. Un giorno, ero al lavoro in banca, mi chiama un amico da Venezia, dove seguiva la squadra giovanile. Dice: ti passo Franco Baresi. Penso a uno scherzo, sto per mandarlo a quel paese. E invece una vocina mi diceva, aspetta, rispondi, ci faremo una risata. E invece era proprio lui, il grande libero del Milan e della Nazionale>. Che voleva? <Il cartellino del ragazzo, di Giulio, dico: l’aveva visto in un paio di partite a un torneo a Venezia>. Che accadde? <La famiglia non volle mandarlo al Milan, a Milano. Finì per giocare nella Primavera del Bari, dove incrociò Antonio Cassano. Poi s’infortunò. È arrivato solo in C. Peccato, perché sapeva davvero giocare>.

Il porto di Massaua, seconda città dell'Eritrea, che oggi conta circa 40mila abitanti
Il porto di Massaua, seconda città dell’Eritrea, che oggi conta circa 40mila abitanti

Fiorello guarda il porticciolo di Giovinazzo. Se mi piace il mare? Certo. Vengo da Massaua, come potrebbe essere il contrario? L’Adriatico è bellissimo, ma nei suoi occhi passa un lampo: il Mar Rosso che bagna la seconda città dell’Eritrea dopo la capitale Asmara, echi di storia del misero colonialismo italiano che cercava la Quarta Sponda. Massaua, la mamma che avrebbe rivisto anni dopo, a Giovinazzo. E i tuffi di un bambino felice nell’acqua limpida delle isole Dahlac.

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