Tutti gli articoli di Vito Prigigallo

Nato a Bari il 12 marzo del '60, laureato in Scienze Politiche, giornalista, scrive attualmente per La Gazzetta del Mezzogiorno e per l'editore barese Nicholaus, lavora dall'84 presso il Comune di Capurso, di cui è funzionario da marzo del 2013.

La curva Z

corriere heysel

Andammo a Basilea in macchina. La partita, il 16 maggio 1984, era tra Juventus e Porto. Valevole per la Coppa delle Coppe. La Juve era reduce dal flop di Atene con l’Amburgo. In Grecia Trapattoni perse una finale di Coppa dei Campioni che secondo molti doveva già aver vinto. Era la squadra di Boniek, Tardelli e Rossi. Era la squadra di Paltini. Avrebbe dovuto dominare l’Europa. Fu così solo in parte.

Dicevo che ho una cugina a Pratteln, periferia di Basel. Un po’ come Capurso e Bari. La Svizzera tedesca, anche allora, era un po’ un altro mondo. A Pratteln trovammo da Maria e Ferdinando un’ospitalità straordinaria. La cittadina è abitata da tedeschi, da turchi (molti, a migliaia) e da una nutrita colonia di adelfiesi.

La Juve vinse (Vignola e Boniek, in mezzo il portoghese Sousa), faticando come sempre quando si trattava di tornei internazionali.

L’ho presa alla larga per raccontare di come arrivammo alla vigilia della finale di Coppa dei Campioni, con il cuore a pompa e la voglia di ripetere l’esperienza. L’ostacolo tra la Juventus e la sua prima Coppa dei Campioni (persa prima a Belgrado con il grande Ajax di Cruijff, poi a Atene con il gollonzo di Magath) era il Liverpool. Chiamai l’amico che mi aveva dato la dritta per i biglietti a Basilea. Mi disse: sono disponibili quelli della curva “Z”, va bene?Se non c’è di meglio, va bene. Mentre discutevamo sul mezzo con cui andare in Belgio, un paio di amici-compagni di viaggio ebbero problemi di famiglia uno, di lavoro l’altro. Non si può più andare, a meno di non spendere due volte la cifra preventivata. Ma io avrei dovuto sposarmi l’agosto successivo. Mancavano dieci giorni. La mia rinuncia ai cinque tagliandi della curva Z fece cosa gradita: c’erano migliaia di prenotazioni in attesa.

Giovedì sono trent’anni da quel 29 maggio 1985. Visto che non andammo più a Bruxelles, contribuimmo ad organizzare la visione pubblica della partita all’interno del cinema, che allora mi pare si chiamasse Jolly. L’ex Enal era pieno di tifosi capursesi e non.

Quella serata si rivelò l’incubo perfetto. Forse Stephen King non avrebbe potuto immaginare una tragedia simile. Ancora oggi molti di noi provano vergogna per aver festeggiato dopo la vittoria sul Liverpool. Un incubo anche la partita, con quel rigore che vide solo l’arbitro.

during the Heysel commemorative ceremony on May 29, 2010 in Turin, Italy.Morire per una partita di calcio è quanto di più assurdo l’uomo possa pensare. Quando poi la morte diventa eccidio, l’assurdità si trasforma, appunto, in incubo.

Domenica scorsa, nella sua rubrica “Sette giorni di cattivi pensieri”, il maestro Gianni Mura, ha parlato della tragedia dell’Heysel ricordando tre libri. Mi piace riportare l’intero brano della sua splendida rubrica domenicale. Nel mese dedicato al libro, non serve essere tifoso per rileggere, a distanza di tanti anni, quel che accadde in quel buco nero in cui il calcio fece inghiottire tante persone assiepate nel vecchio e inadeguato stadio della capitale belga. Assiepate nella curva Z. (http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_dell’Heysel)

“Trent’anni fa, l’Heysel. Dove ai cretini si sommarono i violenti, gli ubriachi, i disorganizzati. E fu una strage di innocenti, di persone che erano andate a Bruxelles per vedere una partita e si ritrovarono in una trincea di metallo e cemento, schiacciate dalla furia degli hooligans. Su quella notte sono freschi di stampa tre libri, che meritano tutti uno spazio nello scaffale del dolore. Il primo l’ha scritto Francesco Caremani: “Heysel”, le verità di una strage annunciata” (ed. Bradipolibri, 227 pagine, 15 euro). Si basa in gran parte sulla testimonianza di Otello Lorentini, padre di Roberto, il medico morto mentre cercava di soccorrere gli altri. E sulla lunga battaglia legale che seguì quella tragica notte, il cui orrore è testimoniato dalle foto di Salvatore Giglio. Anche Otello era all’Heysel, e di un lutto privato seppe fare una battaglia civile. Se oggi gli stadi sono più sicuri è anche merito suo. È morto un anno fa. E nel libro denuncia insensibilità che s’aggiungono alle violenze: «I nostri familiari al momento dell’autopsia erano stati sezionati come maiali e neanche ricuciti. Questa storia è venuta fuori al processo. I medici belgi hanno dichiarato che non gli pagavano gli straordinari e che il governo italiano aveva fretta di riavere i corpi».

Il secondo l’ha scritto Emilio Targia, giornalista romano: ” Quella notte all’Heysel” (ed. Sperling&Kupfer, 175 pagine, 14,90 euro). Anche lui c’era, quella notte. Il suo è un racconto “da dentro”, come quelli che ha raccolto da altri sopravvissuti. Il dolore, la rabbia, la paura, l’angoscia delle voci che rimbalzano: i morti sono sette, i morti sono venti. È un libro per non dimenticare. Perché senza memoria, per usare parole sue, saremmo luci spente.

Il terzo libro è scritto a quattro mani: “Il giorno perduto” (ed. 66thand2nd, 329 pagine, 18 euro). Le mani sono di Gian Luca Favetto ed Anthony Cartwright, un italiano e un inglese. È un romanzo, è la storia di un viaggio a Bruxelles di Mich, juventino della Valchiusella, e di Christy, disoccupato di Liverpool. Un viaggio verso la felicità e la gloria che l’Heysel sembra promettere, una storia di destini incrociati scritta a montaggio alternato.”

LA STRADA DELLA REDENZIONE DI ANTONELLO

La pagina dello sport provinciale della Gazzetta del 6 febbraio 2015
La pagina dello sport provinciale della Gazzetta del 6 febbraio 2015

Il calcio, soprattutto il “mio” calcio, sa narrare mille storie. Storie di campioni grandi e piccoli. Ne ho raccolta una e raccontata sulla pagina dello Sport Barese della Gazzetta. Grazie al collega e maestro Mimmo De Gregorio per aver segnalato il caso. E ad Antonello (che fra qualche mese diventerà papà) e alla sua famiglia vada il mio più grande “buona fortuna”. La dignità con cui ha ripercorso la sua personalissima “strada del peccato” è degna di una bella persona.

La storia di Antonello l’abbiamo anche raccontata nella trasmissione Calcioclubmania che va in onda su Antenna Sud il venerdì, in seconda serata. I servizi possono essere visti e rivisti sul sito Nicholaus.tv. 

http://nicholaus.tv/?p=204

A me mi piace Maradona. E ti fissa negli occhi, da dietro gli occhiali di tendenza, come per dire: e come non potrebbe essere lui, il Pibe de oro, il mio idolo. Anche se il Mano de dios ha più o meno l’età di papà. L’altro idolo: Salvatore. <Quello che più mi dispiace – sussurra, infatti, – è aver tradito lui, avergli dato un grande dolore. A lui e a mamma. Che però mi sono rimasti vicini. Hanno capito che ho sbagliato. E hanno capito che ho capito di avere sbagliato. Loro sono dei grandi>. Antonello Lovreglio ha 24 anni, è barese di Japigia, fa il calciatore. Nel Rutigliano, il club di Promozione che ha accolto il progetto di reinserimento dopo che s’è fatto un anno e mezzo di carcere per roba di marijuana e cocaina. L’hanno beccato, Antonello. Gli hanno dato sette anni, poi ridotti a quattro in appello. <In carcere a Bari è stata dura, ma mi sono reso conto che era una specie di albergo quando mi hanno mandato a Lucera>.

Ha detto al giudice che non lo faceva più. Nel nome del padre e nel nome del pallone. Inseguendo il sogno di Dieguito, spezzatosi qualche anno fa in un’amichevole tra la Gelbison e il Casarano. <Dopo la trafila alle giovanili del Bari e alla Virtus, sono andato a Vallo della Lucania. Mi sentivo felice, orgoglioso. L’allenatore voleva vedermi. Dico: è fatta, farò una bella carriera>. E invece? <In uno scontro di gioco, in amichevole, si lesionano due vertebre. E stavolta dico: è finita, chissà se riuscirò più a muovere le gambe>. Per sua fortuna Antonello è costretto a perdere solo tre anni di calcio.
Ma lui ci mette il carico da undici e rischia di perdere molto di più. Anni di vita. <Mi sentivo vuoto, ho ceduto. Mi hanno preso, ho pagato, sto pagando. Non sono un bandito, non voglio esserlo. Voglio essere un calciatore>.
Antonello non può andare in trasferta. Ora è un calciatore dimezzato. <A vederlo, fa certe cose che ti lasciano a bocca aperta – dice Mimmo De Gregorio, dirigente della Rutiglianese, giornalista in pensione, una sorta di secondo padre -. Con i compagni l’integrazione è perfetta, il suo comportamento è sempre ottimo. Il presidente Giovanni Saffi è soddisfatto per aver firmato la convenzione che ci autorizza (e responsabilizza) a tenere il ragazzo con noi per alcune ore>. La conferma viene da Michele Valentini, il tecnico dei grifoni: <Non ho avuto nessun problema ad accogliere il ragazzo. L’ho mandato in campo in alcuni spezzoni di partita. Al momento non posso far di più: s’è infortunato di nuovo e posso utilizzarlo solo qui a Rutigliano. Ora che ha recuperato, è uno della rosa>. Saverio Di Bari, il vecchio signore della mediana granata, lo sferza: <Ricordati che devi perdere almeno altri cinque-sei chili…>.
Il calcio come strada della redenzione. Senza dimenticare che il mondo là fuori è fatto anche di lavoro che non c’è: <Ho fatto tre mesi nel negozio dove lavora mio padre. Io sono pronto, aspetto il 13 febbraio. Ormai ci vuole poco>. Un altro giudice, l’ultimo, la Cassazione.
Antonello aspetta anche il primo gol della sua nuova esistenza. E lì la corsa sarà verso papà. Allora potrà dedicare a mamma “La fine”, la canzone di Tiziano Ferro (https://www.youtube.com/watch?v=UZkUWRqACfs) che s’è fatta tatuare sul fianco: un libro di quello che Antonello vuol essere oggi, alla ricerca di un nuovo inizio.

EDUCARE CON LO SPORT

 

Capurso, sala eventi della D'Addosio: da sinistra, Rossano (in piedi), Crudele, Paparesta e Legrottaglie
Da sinistra, Rossano (in piedi), Crudele, Paparesta, Legrottaglie e Armenise

Si è svolto, nella sala convegni della Biblioteca G. D’Addosio a Capurso, il convegno sul tema “Educare attraverso lo sport: missione ancora possibile?”. Sono intervenuti Nicola Armenise, psicologo del lavoro, Nicola Legrottaglie, ex calciatore, della Nazionale, di Bari, Juventus, Milani e Catania, oggi allenatore degli Allievi nazionali del Bari, Romeo Paparesta, direttore generale del settore giovanile del Bari e il sindaco di Capurso Francesco Crudele. Ha coordinato i lavori Francesco Rossano, dirigente della squadra Primavera dell’FC Bari 1908.

Incontro breve ma intenso.  Armenise ha parlato del diritto a non essere campioni, sancito da una delle principali norme dello sport federale. Lo sport aiuta al recupero, mentre i protagonisti devono aiutare ad arginare il cosiddetto “dropout”, l’abbandono.

Romeo Paparesta, dg dell'FC Bari 1908
Romeo Paparesta, dg dell’FC Bari 1908

Paparesta ha raccontato un anno di FC Bari 1908. “Il nostro obiettivo primario – ha detto l’ex arbitro, padre di Gianluca, presidente del club biancorosso – è il settore giovanile. Abbiamo dirigenti che hanno tra i loro compiti quello di contattare i presidi per conoscere come vanno i calciatori del settore giovanile. E devo dire che i risultati sono soddisfacenti, tanto da chiedermi come facciano questi ragazzi a reggere i ritmi imposti dalla scuola e dall’agonismo calcistico”. Quindi, l’ex dirigente dell’Enel ha invitato gli appassionati a tifare per la squadra della propria città: “Consentiremo il tifo per la Juventus o l’Inter solo per quest’altr’anno. Dopodiché quando saremo in Serie A, non lo ammetteremo più”. Dopo questa battuta, che tuttavia nasconde il desiderio e il progetto di costruire una squadra ad altissimi livelli per la Serie B prossima ventura, è intervenuto Legrottaglie.

Crudele, Paparesta, Legrottaglie e Armenise durante il convegno tenutosi in biblioteca
Crudele, Paparesta e Legrottaglie durante il convegno tenutosi in biblioteca

Che, anche stimolato dal sindaco, ha parlato della sua esperienza di vita, dell’incontro con la Bibbia (“un libro che tutti dovrebbero leggere, esso contiene i principi basilari dell’umanità”), coincisa con la sua resurrezione anche come calciatore. “Quando scelsi di andare in B con la Juve – ha detto l’ex difensore centrale di Mottola – ero talmente cambiato che anche le mie prestazioni si ribaltarono: passai dalle critiche feroci del pubblico juventino al diventare un loro idolo, aiutato in tal senso anche da un certo Deschamps”. Il tecnico di allora, undici anni prima aveva vinto la Coppa dei Campioni con i bianconeri e poi allenerà la nazionale transalpina.

LA JUVENTUS E LA COPPA DEI CAMPIONI – UNA STORIA CONTROVERSA (1958/1978)

Una formazione del 1958/1959
Una formazione del 1958/1959

STAGIONE 1958/59, PRIMA PARTECIPAZIONE

24/9/1958Juventus- Wiener Sportklub 3-1 (2’ Sivori, 8’ Horak, st 11’ e 17’ Sivori)

J: Mattrel, Corradi, Garzena, Emoli, Ferrario, Colombo, Muccinelli, Boniperti, Charles, Sivori, Stacchini. All. Brocic.

W: Szanwald, Hasenkopt, Jaros, Oslansky, Buellwatsch, Barschandt, Horak, Knoll, Hof, Hammler, Skerlan. All. Pesser.

24/9/1958 – Wiener Sportklub -Juventus 7-0 (24’ Skerlan, 30’, 35’ Hammler, st 17’, 35’ Hammler, 38’ rig. E 40’ Hof)

W: Szanwald, Hasenkopt, Jaros, Oslansky, Buellwatsch, Barschandt, Horak, Knoll, Hof, Hammler, Skerlan. All. Pesser.

J: Mattrel, Corradi, Garzena, Emoli, Ferrario, Colombo, Boniperti, Palmer, Charles, Sivori, Stacchini. All. Brocic.

Finale, 3/6/1959, Neckarstadion, Stuttgart – Real Madrid-Stade Reims 2-0 (2′ Mateos; st 2′ Di Stefano)

R: Dominguez, Marquitos, Santamaria, Zàrraga, Santisteban, Ruiz, Kopa, Mateos, Di Stefano, Rial, Gento. All. Carniglia.

S: Colonna, Rodzyk, Jonquet, Giraudo, Perverne, Leblond, Lamartine, Bliard, Fontaine, Piantoni, Vincent. All. Batteux.

 

STAGIONE 1960/61, SECONDA PARTECIPAZIONE

Una formazione del 1960/1961
Una formazione del 1960/1961

21/9/1960Juventus-Cdna Sofia 2-0 (5’ Lojodice, 25’ Sivori)

J: Vavassori, Burelli, Cervato, B.Sarti, U.Colombo, Emoli, Nicolè, Lojodice, Charles, Sivori, Stivanello. All. Parola. C: Naidenov, Rakerov, Kovacev, Alexiev, Manolov, Dmitrov, Romanov, Zanev, Panayotov, Kolev, Jakimonov. All. Milev.

12/10/1960, Stadion Vasil Levski – Cdna-Juventus 4-1 (19’ Kovacev; st 10’ Kovacev, 20’ Panayotov, 30’ Zanev, 43’Nicolè)

C: Naidenov, Rakerov, Koscev, Dimitrov, Manolov, Kovacev, Rankov, Zanev, Panayotov, Kolev, Jakimonov. All. Milev.

J: Romano, Burelli, B.Sarti, U.Colombo, Cervato, Leoncini, Nicolè, Boniperti, Charles, Lojodice, Stivanello. All. Parola.

Finale, 31/5/1961, stadio Wankdorf, Berna – Benfica-Barcellona 3-2 (21’ Kocsis, 31’ Aguas, 32’ aut. Ramallets; st 10’ Coluna, 30’ Czibor).

Be: Costa Pereira, Mario Joao, Angelo Martins, Jose Neto, Germano, Cruz, Josè Augusto, Goaquim Santana, Josè Aguas, Coluna, Cavèm. All. Béla Guttmann.

Ba: Ramallets, Foncho, Enric Gensana, Sigfrid Gracia, Martì Verges, Jesùs Garay, Kubala, Sandor Kocsis, Evaristo, L.Suarez, Czibor. All. Enrique Orizaola.

 

STAGIONE 1961/62, TERZA PARTECIPAZIONE

Una formazione del 1961/1962
Una formazione del 1961/1962

20/9/1961, stadio Apostolos Nikolaidis – Panathinaikos Atene-Juventus 1-1 (45’ Mora; st 21’ Papaemmaouel).

P: Vutsaras, Kamaras, Andreu, Nempidis, Linoxilakis, Pitchutis, Theofanis, Papaemmanouel, Domasos, Filikuris, Panakis. All. Game.

J: Anzolin, Caroli, Bozzao, Bercellino I, Charles, Leoncini, Mora, Rosa, Nicolè, Mazzia, Stacchini. All. Parola.

27/9/1961 – Juventus-Panathinaikos Atene 2-1 (20’ Nicolè, 23’ Rossano; st 17’ Kolevas, rig.)

J: Anzolin, Leoncini, Bozzao, Bercellino I, Charles, Emoli, Mora, Rosa, Nicolè, Sivori, Rossano. All. Parola.

P: Vutsaras, Kamaras, Andreu, Nempidis, Linoxilakis, Pitchutis, Kolevas, Papaemmanouel, Domasos, Filikuris, Panakis. All. Game.

8/11/1961, stadio Jugoslavenska Narodna Amija – Partizan Belgrado -Juventus 1-2 (34’ Nicolè; st 28’ Rosa, 42’ Vasovic)

P: Soksic, Jusufi, Sombolac, Radovic, Milutinovic, Vasovic, Cebinac, Kovacevic, Vislavski, Galic, Mihailovic. All. Bobek.

J: Anzolin, Garzena, Bozzao, Emoli, Bercellino, Leoncini, Stacchini, Rosa, Nicolè, Sivori, Rossano. All. Parola.

15/11/1961 – Juventus-Partizan Belgrado 5-0 (1’ Nicolè, 36’ Mora; st 10’ Rosa, 16’ Mora, 22’ Stacchini).

J: Anzolin, Garzena, Bozzao, Emoli, Charles, Leoncini, Mora, Rosa, Nicolè, Mazzia, Stacchini. All. Parola.

P: Soksic, Jusufi, Mihailovic, Sombolac, Radovic, Milutinovic, Vasovic, Cebinac, Vislavski, Vukelic, Galic, Hasanagic. All. Bobek.

14/2/1962 – Juventus – Real Madrid 0-1 (st 24’ Di Stefano)

J: Anzolin, Castano, Sarti, Mazzia, Charles, Leoncini, Mora, Rosa, Nicolè, Sivori, Stacchini. All. Parola.

R: Araquistain, Casado, Miera, Felo, Santamaria, Pachin, Canario, Del Sol, Di Stefano,Puskas, Gento. All. Munoz.

21/2/1962, stadio Santiago Bernabeu – Real Madrid -Juventus 0-1 (38’ Sivori)

R: Araquistain, Casado, Miera, Del Sol, Santamaria, A.Ruiz, Tejada, F.Ruiz, Di Stefano,Puskas, Gento. All. Munoz.

J: Anzolin, Sarti, Garzena, Charles, Bercellino, Leoncini, Mora, Mazzia, Nicolè, Sivori, Stacchini. All. Parola.

28/2/1962, stadio Parc des princes – Real Madrid -Juventus 3-1 (1’ Felo, 36’ Sivori; st 20’ Del Sol, 27’ Tejada).

R: Araquistain, Casado, Miera, Felo, Santamaria, Pachin, Tejada, Del Sol, Di Stefano,Puskas, Gento. All. Munoz.

J: Anzolin, Sarti, Garzena, Charles, Bercellino, Leoncini, Mora, Mazzia, Nicolè, Sivori, Stacchini. All. Parola.

Finale, 2/5/1962, stadio Olympisch, Amsterdam – Benfica-Real Madrid 5-3 (17’ e 23’ Puskas, 25’ Aguas, 34’ Cavém, 38’ Puskas; st 6’ Coluna, 20’ e 23’ Eusebio).

B: Pereira, Mario Joao, Germano, Martins, Cavém, Cruz, José Augusto, Eusebio, Aguas, Coluna, Simoes. All. Bela Guttmann.

R: Aarquistain, Casado, Miera, Felo, Santamaria, Pachin, Tejada, Del Sol, Di Stefano, Puskas, Gento. All. Miguel Munoz.

 

STAGIONE 1967/68, QUARTA PARTECIPAZIONE

Una formazione del 1967/1968
Una formazione del 1967/1968

20/9/1967, stadio Georgios Karaiskakis – Olympiacos Pireo -Juventus 0-0

O: Valianos, Gaitatsis, Pavlidis, Polychroniu, Zanderoglu, Aganian, Vassiliu, G.Sideris, N.Sideris, Youtsos, Botino (esp. 37’ st). All. Bukovi.

J: Anzolin, Gori, Leoncini, Bercellino, Castano, Salvadore, Simoni, Del Sol, De Paoli, Cinesinho, Menichelli. All. Herrera.

11/10/1967 – Juventus–Olympiacos Pireo 2-0 (12’ Zigoni; st 4’ Menichelli)

J: Colombo, Gori, Leoncini, Bercellino, Sarti, Salvadore, Simoni, Del Sol, Zigoni, Cinesinho, Menichelli. All. Herrera.

O: Valianos (5’ st Xaechacos), Gaitatsis, Pavlidis, Polychroniu, Zanderoglu, N.Siders, Vassiliu, G.Sideris, Aganian, Youtsos, Barbalias. All. Bukovi.

29/11/1967 – Juventus–Rapid Bucuresti 1-0 (st 13’ Magnusson)

J: Anzolin, Salvadore, Leoncini, Bercellino, Castano, Sacco, Magnusson, Del Sol, Zigoni, Cinesinho, Menichelli. All. Herrera.

R: Raducanu, Lupescu, Greavu, Dinu, Motroc, Dan, Nasturescu, Dumitru, Jonescu, Jamaischi, Codreanu, All. Stanculescu.

13/12/1967 – stadio 23 agosto – Rapid Bucuresti-Juventus 0-0

R: Raducanu, Lupescu, Greavu, Dinu, Motroc, Dan, Nasturescu (esp. 15’ st), Dumitru, Jonescu, Jamaischi, Codreanu, All. Stannculescu.

J: Anzolin, Salvadore (15’ st esp.), Leoncini, Bercellino, Castano, Sacco, Magnusson, Del Sol (40’ pt infort.), Zigoni, Cinesinho, Coramini. All. Herrera.

31/1/1968, stadio Stadtische – Eintracht Braunschweig-Juventus 3-2 (12’ Favalli, 28’ Knack, 38’ aut. Cinesinho, 39’ Berg; st 36’ Sacco).

E: Wolter, Grzyb, Moll, Schmidt, Knack, Baese, Gerwien, Ulsass, Dulz, Berg, Maas. All. Johanssen.

J: Anzolin, Gori, Leoncini, Sarti, Castano, Coramini, Favalli, Del Sol, Zigoni, Cinesinho, Sacco. All. Herrera.

28/2/1968 – Juventus–Eintracht Braunschweig 1-0 (st 43’ rig. Bercellino).

J: Anzolin, Salavdore, Leoncini, Bercellino, Castano, Sacco, Magnusson, Del Sol, De Paoli, Cinesinho, Zigoni. All. Herrera.

E: Wolter, Grzyb, Moll, Schmidt, Knack, Baese, Gerwien, Elfert, Sabrowski, Dulz, Maas. All. Johanssen.

20/3/1968, stadio Wankdorf, Berna – Juventus–Eintracht Braunschweig 1-0 (st 10’ Magnusson).

J: Anzolin, Salavdore, Leoncini, Bercellino, Castano, Sacco, Magnusson, Del Sol, De Paoli, Cinesinho, Zigoni. All. Herrera.

E: Wolter, Grzyb, Moll, Schmidt, Knack, Baese, Gerwien, Ulsass, Dulz, Berg, Maas. All. Johanssen.

9/5/1968, stadio Estadio do Benfica – Benfica Lisbona-Juventus 2-0 (st 18’ Torres, 24’ Eusebio).

B: José Enrique, Adolfo, Humberto, Jacinto Santos, Cruz, Graca, Coluna, José Augusto, Torres, Eusebio, Simoes. All. Gloria.

J: Anzolin, Roveta, Leoncini, Bercellino, Castano, Salvadore, Magnusson, Del Sol, Zigoni, Cinesinho, Menichelli. All. Herrera.

15/5/1968 – Juventus–Benfica Lisbona 0-1 (st 24’ Eusebio).

J: Anzolin, Roveta, Leoncini, Bercellino, Coramini, Salvadore, Magnusson, Del Sol, De Paoli, Sacco, Zigoni. All. Herrera.

B: José Enrique, Adolfo, Humberto, Jacinto Santos, Graca, Cruz, Coluna, José Augusto, Torres, Eusebio, Simoes. All. Gloria.

Finale, 29/5/1968, stadio Wembley, Londra – Manchester United-Benfica 4-1 (st 10’ Charlton, 35’ Graca; pts 7’ Best, 8’ Kidd, 10’ Charlton).

M: Steoney, Brennan, Stiles, Foulkes, Dunne, Crerand, Best, Sadler, Charlton, Kidd, Aston. All. Matt Busby.

B: José Enrique, Adolfo, Humberto, Jacinto Santos, Cruz, Graca, Coluna, José Augusto, Torres, Eusebio, Simoes. All. Otto Gloria.

 

STAGIONE 1972/73, QUINTA PARTECIPAZIONE

Una formazione del 1972/1973
Una formazione del 1972/1973

13/9/1972 – Stade de Gerland, Lion (cn) – Olympique Marsiglia-Juventus 1-0 (8’ st aut. Salvadore)

O: Carnus, Lopez, Kula, Bosquier, Zwunka, Buigues, Magnusson, Gress, Franceschetti, Bonnel, Leclerq. All. Linder.

J: Zoff, Spinosi, Marchetti, Furino, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello, Haller (43’ st Bettega). All. Vycpalek.

27/9/1972 – Juventus-Olympique Marsiglia 3-0 (4’ e 37’ Bettega, 44’ Haller)

J: Zoff, Spinosi, Marchetti (41’ pt Cuccureddu), Furino, Morini, Salvadore, Haller (35’ st Altafini), Causio, Anastasi, Capello, Bettega. All. Vycpalek.

O: Carnus, Lopez, Bosquier, Zwunka, Kula, Bonnel, Franceschetti, Di Caro (1’ st Magnusson), Gress, , Skoblar, Leclerq. All. Linder.

25/10/1972 – Juventus-Magdeburg 1-0 (st 21’ Anastasi)

J: Zoff, Spinosi, Cuccureddu, Furino, Morini, Salvadore, Haller, Causio, Anastasi, Capello, Bettega. All. Vycpalek.

M: Schulze, Enge, Achtel, Zapf, Abraham, Seguin, Decker, Pommerenke, Sparwasser, Tyll, Hermann. All. Krugel.

8/11/1972, Ernst Grube Stadion – Magdeburg-Juventus 0-1 (st 5’ Cuccureddu)

M: Schulze, Enge, Zapf, Abraham, Achtel, Pommerenke, Seguin, Decker, Tyll (12’ st Raugust), Sparwasser, Hermann (st 12’ Pysall). All. Krugel.

J: Zoff, Spinosi, Marchetti, Furino, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello, Bettega (st 28’ Haller). All. Vycpalek.

7/3/1973 – Juventus-Ujpesti Dozsa 0-0

J: Zoff, Spinosi, Marchetti, Furino (20’ st Cuccureddu), Longobucco, Salvadore, Haller, Causio (29’ st Altafini), Anastasi, Capello, Bettega, All. Vycpalek.

U: Szemtmihalyi, Golar, Harsanyi, Toth, Dunai III, Horwath, Fazekas, Juhasz, Bene, Dunai II (16’ pt Nagy), Zambo. All. Kovacs.

21/3/1973 – Ujpesti Dozsa-Juventus 2-2 (1’ Bene, 13’ Toth, 30’ Altafini; st 11’ Anastasi).

U: Szemtmihalyi, Golar, Harsanyi, Toth, Dunai III, Horwath, Fazekas, Juhasz, Bene, Nagy , Zambo (34’ st Kellner). All. Kovacs.

J: Zoff, Spinosi, Longobucco, Furino, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello, Altafini (31’ st Bettega). All. Vycpalek.

11/4/1973 – Juventus-Derby County 3-1 (27’ Altafini, 29’ Hector; st 20’ Causio, 39’ Altafini)

J: Zoff, Spinosi, Marchetti, Furino, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu (19’ st Haller), Anastasi, Capello, Altafini. All. Vycpalek.

D: Boulton, Webster, Nish, Durban, Mc Farland, Todd, Mc Govern, Hector, O’Hare, Gemmill, Powell. All. Clough.

25/4/1973 – Derby County-Juventus 0-0

D: Boulton, Webster, Nish, Powell (1’ st Durban), Daniel (24’ st Sims), Todd, Mc Govern, O’Hare, Davies, Hector, Hinton. All. Clough.

J: Zoff, Spinosi, Marchetti, Furino, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu (22’ st Longobucco), Anastasi, Capello, Altafini. All. Vycpalek.

Finale, 30/5/1973, stadio Crvena Zvezda, Belgrado – Ajax Amsterdam-Juventus 1-0 (4’ Rep)

AJAX – Stuy, Suurbier, Hulshoff, Blankenburg, Krol, Neeskens, G.Muhren, Haan, Rep, Cruijff, Keizer. All. Stefan Kovacs.

JUVENTUS – Zoff, Marchetti, Longobucco, Furino, Morini, Salvadore, Altafini, Causio (28’ st Cuccureddu), Anastasi, Capello, Bettega (18’ st Haller). All. Cestmir Vycpalek.

 

STAGIONE 1973/74, SESTA PARTECIPAZIONE

L'organico ad inizio della stagione 1973/1974
L’organico ad inizio della stagione 1973/1974

19/9/1973 – stadio Rudolf Harbig – Dynamo Dresda-Juventus 2-0 (28’ Kreische, 39’ Schade)

D: Boden, Helm, Waetzlich, Haefner, Ganzera, Geyer, Heidler, Schade, Rau, Kreische, Sachse (33’ st Sammer). All. Fritsch.

J: Zoff, Spinosi, Longobucco, Marchetti, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello, Bettega (33’ st Altafini). All. Vycpalek.

3/10/1973Juventus -Dynamo Dresda 3-1 (9’ Furino, 24’ aut. Capello, 25’ Altafini, 30’ Cuccureddu; st 30’ Sachse)

J: Zoff, Spinosi, Marchetti, Furino, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello, Altafini (16’ st Bettega). All. Vycpalek.

D: Boden, Helm, Ganzera, Sammer, Waetzlich, (28’ st Schmuchs), Geyer, Haefner, Schade, Heidler, Rau, Sachse. All. Fritsch.

 

STAGIONE 1975/76, SETTIMA PARTECIPAZIONE

La rosa della stagione 1975/1976
La rosa della stagione 1975/1976

17/9/1975 – Stadion Vasil Levski – Cska-Juventus 2-1 (40’ Anastasi; st 35’ Denev, 46’Marashliev)

C: Filipov, Zafirov, Ranghelov, Vassilev, Kolev, Penev, Stretkov (1’ st Marashliev), Markov, Pritargov, Denev, Joncev. All. Manolov.

J: Zoff, Tardelli, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Cuccureddu, Causio, Anastasi (36’ st Altafini), Gori, Bettega. All. Parola.

1/10/1975Juventus-Cska 4-1 (39’ Furino; st 13’ Anastasi)

J: Zoff, Gentile, Cuccureddu, Furino, Morini, Scirea, Damiani, Causio, Anastasi, Gori, Bettega. All. Parola.

C: Filipov, Zafirov, Stankov, Vassilev, Kolev, Penev, Metediev (10’ st Joncev), Ranghelov, Pritargov, Denev (1’ st Predkov), Marashliev. All. Manolov.

22/10/1975 – Rheinstadion Dusseldorf – Borussia Moenchengladbach-Juventus 2-0 (28’ Heynckes, 36’ Simonssen)

B: Kleff, Vogts, Schaeffer, Wittkamp, Bonhof, Danner, Simonssen, Wimmer, Jensen, Stielicke, Heynckes. All. Lattek.

J: Zoff, Spinosi, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Cuccureddu, Tardelli, Anastasi, Gori (7’ st Altafini), Bettega. All. Parola.

5/11/1975 – Juventus -Borussia Moenchengladbach 2-2 (35’ Gori; st 17’ Bettega, 25’ Dannera, 43’ Simonssen)

J: Zoff, Spinosi, Gentile, Tardelli (30’ st Altafini), Furino, Morini, Scirea, Causio, Gori, Anastasi, Capello, Bettega (26’ st Damiani). All. Parola.

B: Kleff, Vogts, Schaeffer, Wittkamp, Bonhof, Danner, Simonssen, Wimmer, Jensen, Stielicke, Heynckes. All. Lattek.

Finale, 12/5/1976 – Hampden Park, Glasgow – Bayern Monaco-Saint Etienne 1-0 (st 12’ Roth)

B: Maier, Hansen, Schwarzenbeck, Beckenbauer, Horsmann, Durnberger, Roth, Kapellmann, Rummenigge, Muller, Hoeness. All. Dettmar Cramer.

S: Curkovic, Repellini, Piazza, Lopez, Janvion, Bathenay, Santini, Larqué, P.Revelli, H.Revelli, Sarramagna (37’ st Rocheteau). All. Robert Herbin.

 

STAGIONE 1977/78, OTTAVA PARTECIPAZIONE

Una formazione del 1977/1978
Una formazione del 1977/1978

14/9/1977 – stadio Makario – Omonia Nicosia-Juventus 0-3 (34’ Bettega, 42’ Fanna; st 14’ Virdis)

O: Lukas, Patikis, Antonis, Takis, Klitos, Gregory, Tsikos, Pogiatsis (15’ st Tsiakis), Kaiafas, Charalambous, Kanaris. All. Argirov.

J: Zoff, Spinosi, Cabrini, Cuccureddu, Morini, Scirea, Fanna, Causio, Boninsegna, Bettega (10’ st Verza), Virdis. All. Trapattoni.

14/9/1977 – Juventus-Omonia Nicosia 2-0 (11’ Boninsegna; st 30’ Virdis)

J: Alessandrelli, Gentile, Cabrini, Furino (1’ st Verza), Spinosi, Scirea, Fanna, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Virdis. All. Trapattoni.

O: Lukas (1’ st Eleftheriades), Patikis, Antonis, Miamiliotis, Pogiatsis, Gregory, Mavris (22’ pt Tsikos), Klitos, Kaiafas, Charalambous, Kanaris. All. Argirov.

19/10/1977 – Oval stadium, Belfast – Glentoran-Juventus 0-1 (38’ Causio)

G: Matthews, Mc Creery, R.Mc Fall, Walsh, Robson, Moreland, Dougan (20’ st Stewart), Jamison, Caskey, Q.Mc Fall, Feeney. All. Stewart.

J: Zoff, Cuccureddu, Gentile (1’ st Cabrini), Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega (39’ pt Virdis). All. Trapattoni.

2/11/1977 – Juventus -Glentoran 5-0 (10’, 20’ Virdi; st 8’ Boninsegna, 25’ Fanna, 32’ Benetti)

J: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Spinosi, Scirea, Fanna, Causio (18’ st Cuccureddu), Virdis, Benetti, Bettega (1’st Boninsegna). All. Trapattoni.

G: Matthews, Mc Creery, R.Mc Fall, Walsh, Robson, Moreland, Stewart (39’ st O’Neill), Jamison, Caskey, Q.Mc Fall, Feeney. All. Stewart.

1/3/1978 – stadio De Meer, Amsterdam – Ajax-Juventus 1-1 (st 41’ Van Dord, 45’ Causio)

A: Schrijvers, Zuidema, Everse, Erkens, Van Dord, Krol, La Ling (14’ st Bouma), Arnesen (32’ st Mayer), Geels, Schoenaker, Tahamata. All. Ivic.

J: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino (15’ st Cabrini), Morini, Scirea, Causiom Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega. All. Trapattoni.

15/3/1978 – Juventus-Ajax- 1-1 (st 41’ Van Dord, 45’ Causio); 3-0 rigori (Gentile-, Geels-, Benetti+, Van Dord-, Cabrini+,La Ling-, Causio+)

J: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Gentile, Morini, Scirea, Causiom,Tardelli (29’ st Spinosi), Fanna (1’ sts Boninsegna), Benetti, Bettega. All. Trapattoni.

A: Schrijvers, Zuidema, Everse, Erkens, Van Dord, Krol, Arnesen, Schoenaker, Geels, , Tahamata, Mayer (27’ st La Ling). All. Ivic.

29/3/1978 – Juventus-Club Brugge 1-0 (st 42’ Bettega)

J: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino (3’ st Cabrini), Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega. All. Trapattoni.

B: Jensen, Bastijns, Volders, Cools, Leekens, Krieger, Van der Eycken, De Cubber, Verheecke, Corant, Soerensen. All. Happel.

12/4/1978 – Jan Breydel Stadion – Club Brugge-Juventus 2-0 dts (4’ Basijns; sts 12’ Van der Eycken).

B: Jensen, Bastijns, Volders, Cools, Leekens (28’ st Sanders), Krieger, Van der Eycken, Simoen, Lambert (1’ st Maes), Verheecke, Soerensen. All. Happel.

J: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Gentile, Spinosi, Scirea, Causio, Tardelli (1’ pts Furino), Fanna (1’ sts Boninsegna), Benetti, Bettega. All. Trapattoni.

Finale, 10/5/1978 – Wembley Stadium, London – Liverpool-Club Brugge 1-0 (19’ st Dalglish)

L: Clemence, Neal, Thompson, Hansen, Kennedy, Hugues, Dalglish, Case (18’ st Heyghway), Fairclough, McDermott, Souness. All. Bob Paisley.

C: Jensen, Bastijns, Maes (13’ st Sanders), Krieger, Leekens, Cools, De Cubber, Vanderycken, Simoen, Ku (25’ st Volders), Sorensen. All. Ernst Happel.

 

Tutto il carcere minuto per minuto

La terza pagina della Gazzetta
La terza pagina della Gazzetta

Splendida la vignetta in prima pagina del Corriere: Giannelli disegna una serie di ometti che giocano a calcio con tanto di tute a righe. Tutto il carcere minuto per minuto. E il bello (anzi: il brutto) è che la trasmissione si ripete da tempo. Ricordate il 1980 e Paolo Rossi e le giulie della polizia sulle piste degli stadi? E Calciopoli? E Signori e Masiello? Ora la magistratura ha scavato nella melma del calcio minore, Lega Pro e Serie D.

Pagina 5 della Gazzetta di oggi
Pagina 5 della Gazzetta di oggi

Per il giornale su cui scrivo, La Gazzetta del Mezzogiorno, avevo intervistato, proprio lunedì pomeriggio, Antonio Flora. Qualche ora dopo sarebbe stato arrestato, insieme al figlio e a Vito Morisco. Ecco l’intervista che avevo preparato e che non è mai stata pubblicata. Ed ecco invece le pagine della Gazzetta dedicate al nuovo scandalo. Purtroppo il giornale, per un improvviso sciopero, è stato pubblicato solo nella versione online, non uscendo nelle edicole.

Pagina due della Gazzetta
Pagina due della Gazzetta

L’INTERVISTA MAI PUBBLICATA

Ha una certezza, Antono Flora: <Con il calcio ho chiuso. Mi divertirò davanti alla mia cinquanta pollici. Vede, credo che Messi abbia lanciato un ponte tra l’Olanda e l’Argentina>. In che senso? <Credo che reincarni calcisticamente Cruijff e Maradona>.

Come inizio non c’è male per

Pagina 4 della Gazzetta
Pagina 4 della Gazzetta

Flora – stessa classe di Masssimo Moratti, per gli amici Ninì -, imprenditore barese in pensione. Ma dal Barça e da Barcellona dobbiamo tornare sulla terra. A Brindisi. Ha lasciato al suo braccio destro Vito Morisco la squadra di calcio dopo Pasqua solo perché ha litigato con il sindaco Mimmo Consales? <Non mi piace essere preso per i fondelli, l’ho detto e lo ripeto molto chiaramente. E lui mi ha preso in giro. Non credo di averlo meritato>. Ma i sindaci, dottor Flora, hanno altro a cui pensare: le buche nelle strade, i servizi sociali, le opere pubbliche, la tassazione locale… Il pallone è un gioco pericoloso per un primo cittadino. <Ha fatto promesse che non ha mantenuto. Io invece una promessa l’ho mantenuta: sono andato via>. Anche per colpa della giustizia sportiva. <L’Andria avrebbe vinto anche con la penalizzazione (per il caso D’Agostino, ndr). Il campionato sarebbe stato molto più bello, oltre che più giusto. Una multa da tremila euro l’hanno data a noi per lo sparo di tric e trac>.

20_05_p1Lei passa per uno che litiga spesso: con gli allenatori, con Vito Tisci, con i colleghi che al Barletta componevano il “consiglio degli otto”. <Intendo la conduzione di una società di calcio come un’azienda. E in un’azienda si litiga con un obiettivo: migliorare le prestazioni. Sono state liti che hanno lasciato pochi segni, nessuno indelebile>. Tranne, a quanto pare, l’ultima, che ha scavato una ferita profonda.

La Gazzetta, pagina 6
La Gazzetta, pagina 6

Andiamo alle origini. Flora ha cominciato a fare calcio per colpa di Giorgio. Il rampollo aveva un futuro da calciatore. Ma, al momento della svolta, a Milanello, fu proprio il papà a dire “no, grazie”. <Giorgio doveva studiare, mia moglie trovò la soluzione: costruisci una squadra su misura>. Nel ’96 nacque l’Angi Bari, in Terza Categoria. E poi? <Abito a pochi passi dalla vecchia sede della Federcalcio barese, in centro a Bari. Incontrai Tisci che mi propose di rilevare l’Acquaviva, la squadra della sua città>. Flora si lasciò convincere facilmente. Vinse la Promozione, ottenne una salvezza emozionante in Eccellenza. Il dado era tratto. Arrivarono le sirene del Barletta, sprofondato in Promozione, portando i biancorossi dalla Promozione alla C2.

Pagina 7 della Gazzetta di oggi
Pagina 7 della Gazzetta di oggi

Dopo aver rigonfiato il pallone all’ombra del Colosso, comincia a peregrinare: Liberty Bari, pochi mesi a Fasano, Trani e, da ultimo, Brindisi. Sei club amministrati, qualcuno dice con una punta di sarcasmo, a “chilometro zero”. Insomma, facendo spendere i soldi agli altri. <È vero solo in parte. L’imprenditore che si mette alla guida di una società di calcio e spende molte centinaia di migliaia di euro dura uno, due anni. La soluzione è quella adottata a Martina qualche anno fa. O quella attuale di Gravina. Noi l’avevamo sperimentata a Barletta>. E proprio qui, in C2, Flora lascia per una <stupida lite>. Che fa presto a diventare un rimpianto. Ne ha altri, sicuramente. <Aver accettato l’invito a rilevare il Fasano dei fratelli Carbone. Il sindaco Lello Di Bari mise dei soldi di tasca sua. Rimasi quattro mesi>.

Andiamo avanti con i rimpianti. <Non tutti sono tali, intendiamoci. Comunque: per esempio, mi sarebbe piaciuto andare al Taranto, e non avrei voluto lasciare Trani al secondo posto in D>.

La scaramanzia. <Chiamare ogni benedetta domenica l’allenatore per farmi dire la formazione>. E magari per un “suggerimento”. <E perché no? Ho la pretesa di capire di calcio. E in ogni caso, sono o non sono il presidente?>.

E il Liberty? <A Bari è impossibile fare calcio oltre al Bari. Però con quel progetto trovai un Michele Emiliano estremamente disponibile>. Un calciatore? <Facciamo due. Saverio Di Bari. Un leader. Le sue punizioni mi mettevano i brividi. E un ragazzo del Ghana, arrivato in barcone. Diceva di avere 19 anni. Da una radiografia ci accorgemmo che aveva delle artrosi tipiche di chi di anni ne ha minimo 29>. L’allenatore? <Giacomo Pettinicchio, un granduomo. Anche se con lui, come con Ciullo, Chiricallo, Columbo, con lo stesso Castellucci, ho litigato spesso>.

E se chiamasse Paparesta? <Ci abbiamo provato con Izzo e Canonico l’anno scorso: era al di là delle nostre possibilità. E poi ho detto o no di aver chiuso con il calcio?>.

Un’ultima cosa, dottor Flora. La Serie D è stata inserite nel circuito lecito delle scommesse. <Gravissimo errore. Il calcio è pieno di ferite, molte delle quali sono aperte. Le scommesse sono l’infezione, il sale sparso su quelle piaghe. Spero che ci ripensino>.

Promozione, ultima giornata. Prima Categoria, Polignano a un passo dal trionfo

Sul fascicolo Sport+ in edicola questa mattina con La Gazzetta del Mezzogiorno

PROMOZIONE

18_05_sport+bareseUna sconfitta indolore. Clamorosa, per quanto lo possa essere una battuta d’arresto all’ultima di campionato, ma senza effetti collaterali. Tranne qualche punturina dalla gradinata del “Sante Diomede”, lo stadio del San Paolo di Bari dove la Quartieri Uniti ha battuto 4-3 la dominatrice del Girone A di Promozione. <Mi dispiace per i tifosi che ci hanno seguito anche oggi – dice Valeriano Loseto, allenatore del Gravina -, ma le motivazioni nel calcio e nello sport in generale sono fondamentali. Mettiamoci anche che faceva caldo e che ho dato spazio a calciatori che hanno giocato meno>. La Quartieri Uniti Bari, dal canto suo, per dormire sonni tranquilli (i problemi, nella parte bassa della classifica, potevano arrivare in caso di sconfitta con la capolista e di concomitante vittoria del Celle a Bisceglie: evento alquanto improbabile e infatti non verificatosi) doveva vincere. E così è stato. La giovanissima formazione barese del patron Michele Calaprice ha raggiunto l’obiettivo prefissato: la salvezza. Arrivata con qualche problema di troppo, anche se Gianni De Bellis (oggi assente giustificato) ha dovuto fare i conti con un organico dall’anagrafe ben marcato.

Dietro il Gravina, Corato ha retto il passo del Bisceglie regolando il Nuova Molfetta con un classico 2-0 (protagonista ancora Sabino Terrone). <Sono state avversarie straordinarie – ammette Loseto -. Alla fine resterà il dato che hanno concluso a 4 punti dalla vincitrice e questo è un dato che la sua importanza. Per il resto, vedo favorito il Corato nello spareggio, e non solo perché giocherà in casa e perché è una squadra che mi è rimasta nel cuore, ma perché ha espresso un livello di gioco di tutto rispetto>. E alla fine Mimmo Leonino s’è tolto un piccolo sfizio: la sua squadra ha segnato un gol in più (83-82) del Gravina.

Vito Baldassare, altro ex Corato, uno dei pochi rappresentanti del consiglio degli anziani in campo per i gialloblù, ha giocato in mediana, nella prima fazione di gioco come playmaker, quindi come incontrista. Il difensore di Terlizzi ha trovato utile l’esperimento: <Può essere stato un valido test per il futuro, chissà. La partita non è commentabile. Pensiamo all’Otranto>.

Con gli idruntini sarà spareggio per il titolo regionale, ma prima Loseto ha voluto regalare due esperienze di lusso ai suoi: il Gravina farà da sparring-partner prima al Bari poi al Monopoli.

PLAYOUT – Con un perentorio 6-1 la Barium ha liquidato il già retrocesso Real Barletta e s’è guadagnato lo spareggio salvezza in casa dell’Apricena. Con un Davide Pastore in gran spolvero, la squadra barese può fare il colpaccio in casa del Madre Pietra, vittorioso di misura sul campo della Fortis Altamura.

Se la Barium dovesse acciuffare la salvezza, resterebbe l’amarezza per la caduta dell’Alberobello. Non è servita infatti la bella affermazione gialloverde ai danni della Salento Leverano. Il Real dovrà ripartire dalla Prima Categoria.

PRIMA & SECONDA CATEGORIA

Un passo. Solo un passo divide Polignano dal ritorno in Promozione. La squadra adriatica aveva dovuto rinunciare all’Eccellenza per ragioni economiche, chiedendo, dopo la salvezza nella stagione di esordio nel massimo campionato regionale di calcio, la collocazione in Prima. Ora, dopo la terzultima tappa del Girone B di Prima Categoria, basta un punto ai rossoverdi per ritrovarsi nel calcio che conta. Il Pezze resta avversario fiero: alla botta della Polimnia (0-2 a Crispiano, gol di Cesareo e Pascalicchio), la risposta brindisina con l’1-0 ai danni del Talsano. Il vantaggio degli adriatici resta +3. Mancano due partite al termine della stagione regolare. Il Pezze deve riposare (il campionato è “zoppo”, vale a dire a diciassette) proprio all’ultima, il 31 maggio. Domenica prossima, Polignano ospita al “Madonna d’Altomare” il Norba Conversano, Pezze deve affrontare la trasferta di Palagiano. Quest’ultima è in forte odore di retrocessione, mentre la pesante sconfitta al “Peppino Lorusso” del Conversano (1-3 dal San Marzano) ha fatto sprofondare il Norba sotto il livello dell’acqua, pur restando a pari merito con il Talsano, a 33 punti. Un pareggio già scritto? Difficile dirlo. Certo, il Conversano deve battere ad ogni costo all’ultimo turno il Tuturano per restare a distanza di sicurezza proprio dal Palagiano (ora a -12: sarebbe necessario salire a -6 per arrivare ai playout). Insomma, tutto fa pensare che domenica lo stadio sul mare sarà teatro di un’altra festa per la Polimnia. Merito di gente con Antonio Zupo – dirigente da sempre, con il sole e la tempesta – o come lo stesso Tommaso Narraccio, tecnico di poche parole ma grande efficacia.

SALVEZZA – Straordinario finale per il Carbonara. Permanenza con due giornate d’anticipo dopo il 3-0 d’ufficio ai danni di un Real Paradiso che ha perso la strada da Brindisi a Bari. La compagine di Nicola Biancofiore sale dunque a quota 34 e diventa irraggiungibile. E il finale di stagione, con le gare a Talsano e con il Palagiano, potrebbe riservare anche altre soddisfazioni. Qualcuno comincia a pensare che l’obiettivo dei 40 punti non sia poi un miraggio.

SECONDA CATEGORIA – Sarà il San Pietro Vernotico l’avversario dell’Atletico Acquaviva nella finale dei playoff del Girone B. Ha battuto 4-2 l’Atletico Pezze, affermandosi in trasferta sul terreno del “Sergio Ancona”. I tempi regolamentari s’erano conclusi sul 2-2. Nell’extra-time gli ospiti hanno realizzato i due gol che li porteranno al “Giammaria” per affrontare i rossoblù classificatisi alle spalle del Città dei Fiori Terlizzi.

TITOLO REGIONALE – La formazione terlizzese, domenica prossima, ospiterà il triangolare che assegnerà il titolo regionale di Seconda. Tre partite a tempo unico che vedranno protagonisti, oltre ai rossoblù di De Leo, i foggiani del Sauri di Castelluccio e i salentini del Soleto.

Promozione, prima dell’ultima – Intervista a Franco Massari

La pagina dello sport Barese del La Gazzetta del Mezzogiorno di sabato 16 maggio 2015
La pagina dello sport Barese del La Gazzetta del Mezzogiorno di sabato 16 maggio 2015

Franco Massari è molto legato al Corato: <Ci ho giocato sette anni, mi pare dal ’73 all’80, e in quel periodo entrai in banca, grazie all’intercessione di un tifoso>. E domenica? <L’ultima partita di campionato, come sempre, è una trappola. Ma noi andremo in campo per fare bella figura. E se capiterà di pareggiare o addirittura vincere, beh, vuol dire che così era scritto>. Per l’ultima giornata del campionato di Promozione le damigelle di madama Gravina si contendono la piazza d’onore: il Corato (73) ospita la Nuova Molfetta, il Bisceglie (73) il Celle di San Vito. I foggiani sono in lotta disperata per la salvezza. I marinai non hanno nulla da chiedere alla stagione. <Non sono d’accordo: noi abbiamo un traguardo ed è quello di confermare il primo posto nella classifica del premio disciplina. È una cosa cui tengo molto. E devo dire senza falsa modestia che se il merito va tutto ai ragazzi, il mister Leo De Gennaro ha portato serenità da quando è arrivato e io ho sempre predicato che giocare al calcio non è andare alla guerra. Tant’è vero che abbiamo continuato a fare il terzo tempo in tutte le partite interne>.

massari
Franco Massari è seduto, a destra. al centro, sempre seduto, c’è Vito Fumai, anch’egli dirigente della Nuova Molfetta

Massari, team manager della Nuova Molfetta, è convinto che il Corato sia la squadra che ha espresso il miglior calcio nella poule settentrionale della cadetteria regionale: <Settantatre punti, giocando quasi sempre molto bene, sono tanti, soprattutto se si pensa che nel Girone B la capolista ne ha 57. Più o meno lo stesso discorso vale per il Bisceglie: entrambe hanno ottimi allenatori come Leonino e Di Corato>.

Il Gravina resta la migliore. <Di gran lunga. Una squadra straordinaria, con il sostegno di un pubblico fantastico. Loseto e i calciatori hanno fatto il resto>.

Prima di andare a Trani due stagioni fa per poi passare con Saverio Bufi e Giovanni Dibenedetto, Massari è stato per ventanni patron della Polisportiva Bitonto, poi scomparsa. È stato il fautore di ammoniziopoli, nel 2008, conclusasi in una bolla di sapone e lui unica vittima perché squalificato: <Quel tempo è passato. Oggi sono sereno. Anche perché quell’onda è servita a fare pulizia in Comitato>.

Tornando ai playoff, in caso di vittoria, Corato è certo del secondo posto avendo fatto meglio del Bisceglie negli scontri diretti: <Aspettiamo domenica pomeriggio – dice Massari -, ma se proprio dovesse finire così, la sfida l’avrà vinta la migliore>. E le altre? <Noci ha avuto un pessimo inizio di campionato e poi ha avuto diversi infortuni nell’ultima fase>. Si parla di radioso futuro della Nuova Molfetta: <Stiamo lavorando bene e potremmo anche giocare in una categoria diversa>.

Dal Folkstudio a Padre Pio

Tony Santagata con l'ambasciatore della Corea del Sud e Vito Grittani
Tony Santagata con l’ambasciatore della Corea del Sud e Vito Grittani

L’incontro tra Vito Grittani e Toni Santagata è stato casuale. Una volta erano in un locale, a Roma. Vito ha chiesto a un amico che conosceva il cantante pugliese di dirgli che c’era una persona a cui sarebbe piaciuto ricordare che la sua famiglia, quando emigrò in Germania negli anni Settanta, aveva un tuffo al cuore ogni volta che lui cantava le sue canzoni con quello strano dialetto. Un dialetto che non era pugliese. Era la lingua di tutte le Puglie messe assieme. Il foggiano s’avvicinò e salutò Vito. L’uno inorgoglito dalla conoscenza di un personaggio famoso, anche se ormai in là con gli anni; l’altro inorgoglito dal fatto di essere stato notato e chiamato per le presentazioni.

Toni conferma la versione di Vito: non sapevo assolutamente che fosse sulla sedia a rotelle. Perché qualcuno potrebbe pensare che l’abbia fatto solo perché ero stato invitato da un disabile. Assolutamente. Lo feci per curiosità. Oggi posso dire di aver conosciuto una persona straordinaria. Sono le conclusioni tratte da entrambi.

Ho conosciuto personalmente Tony al party dato dall’ambasciatore della Corea del Sud nella sua residenza di via Della Mendola, a Roma. Per molte ore, lo chansonnier di Santagata di Puglia, classe 1936, ha parlato della sua vita, di avventure e disavventure. L’intervista è stata pubblicata dal settimanale Il Resto, diretto da Nicola Mangialardi.

 

“Vedi questa casa? Ci abito da oltre trent’anni. Attico e superattico in via Cassia. Arrivammo insieme, io e Lucio Battisti. Praticamente nella stessa giornata ci rivolgemmo all’imprenditore Umberto Lenzini. All’epoca era presidente della Lazio. Lui disse: la darà a Tony Santagata. Lucio fu costretto a ripiegare su un altro appartamento, una palazzina a venti metri dalla mia, al terzo piano. Grazia Letizia Veronese abita ancora lì, è buona amica di mia moglie”.

Tony Santagata è un torrente in piena. Al party per la festa nazionale della Corea del Sud, in via Della Mendola, all’Olgiata, non lontano da casa sua, omaggia l’ambasciatore coreano di una delle sue ultime fatiche canore. Il diplomatico asiatico, sotto lo sguardo sornione di Vito Grittani, mostra di apprezzare. Nel prosieguo della lunga serata, l’intervista si trasforma in una conversazione e quindi in un torrentizio monologo. Soprattutto quando, insieme, passeggiamo nella zona che una volta pullulava di locali, dal Folkstudio al Bagaglino. Che più o meno mezzo secolo fa, lo vedevano tra i protagonisti della dolce vita romana.

Dietro il Pantheon, seduti al ristorantino ‘La Miscellanea’, serviti da un vispo ragazzo moldavo, racconta di quando, lui poco più che adolescente, Padre Pio rispose alla sua insistente domanda ‘Mio padre vuole che studi, ma io voglio cantare: cosa devo fare?’, il frate delle stimmate rispose: ‘Studia, uagliò, studia. Anche se lo so che cosa farai, finirai per andare a fare il cantante. Hai la coccia dei foggiani della montagna, tu. Ah, uagliò – aggiunse – però mi raccomanda: canta di Dio’. Quello di Francesco Forgione fu una sorta di vaticinio. Santagata di sarebbe ritrovato San Pio – stavolta non davanti, bensì dentro -, in un passaggio cruciale della sua vita: la grave malattia della moglie. “Mi affidai completamente a lui – racconta -: ebbi la fortuna di incontrare medici straordinari. Da allora, le mie preghiere sono state ancora più intense”.

Uno dei momenti più importanti della sua carriera artistica è la messa in scena della sua opera (“Lo vogliamo chiamare musical? Facciamo pure. Per me resta un’opera: certo scritta in modo diverso da quelle ottocentesche, quelle della grande tradizione italiana, ma pur sempre un’opera”) dedicata al santo di Pietrelcina. “Dovevamo eseguirla dinanzi ad un altro gigante della terra, Giovanni Paolo 2°. Furono momenti straordinari.

Santagata è molto legato alle sue origini. E non solo perché quello strano dialetto pugliese utilizzato in moltissime delle sue canzoni, ha contribuito alla sua fama: “Lasciamo stare i ‘Beri’ (chiaro riferimento a Lino Banfi, ndr) e i facili e un po’ ruffiani rifacimenti dei classici napoletani (Renzo Arbore, ndr). Io ho portato sulle platee un linguaggio che faceva riferimento alla Puglia intera. Anzi, alle Puglie”. Tony diventa prima professore di storia raccontando l’assedio di Accadia. Poi si fa psicologo dell’anima: “Qualche tempo fa, in macchina, sbagliai strada. Mi ritrovai sull’orlo della diga di Occhitto. Decisi di proseguire: fu come un viaggio nelle viscere della terra, della mia terra. Terra umile. Il paese dell’anima, della mia e della mia gente che ancora resisteva in quei posti poveri ma ricchi di fascino, da San Marco La Catola a Alberona, da Volturara a Motta Montecorvino”.

E la Puglia di oggi? Piace a Tony Santagata? È diventata un laboratorio politico eccezionale, con quel governatore comunista e pure gay. “Di politico non m’interesso. Sennò avrei accettato l’invito di Aldo Moro. Nel 1976 quell’uomo straordinario, quella persona eccezionalmente colta che parlava in toni pacati e educati, mi propose di candidarmi per la Democrazia Cristiana. Per tornare all’attualità, non mi pare che essere omosessuali sia uno scandalo. Anzi. Sapete bene che il mondo che ho frequentato e frequento ne è pieno. Spesso è addirittura la regola. Mi piace invece la grande dignità di Vendola. Per il resto, di destra o di sinistra, l’importante è che gli amministratori e i politici a qualsiasi livello siano onesti. Sennò che futuro potremo costruire per quei miei nipotini che stasera sono a casa a far compagnia alla nonna?”

Serie D e Eccellenza, la corsa all’oro

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La Gazzetta del Mezzogiorno di ieri

Esauritasi la stagione regolare della Serie D, scatta la convulsa fare post-season.

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Fabio Moscelli, goleador e leader dell’Andria

Cominciamo dalla sfida per conquistare lo scudetto da parte delle nove vincitrici degli altrettanti gironi in cui è suddiviso il #campionatod’Italia. Oltre alla Fidelis Andria, che ha trionfato nel Girone H, alla corsa al tricolore prenderanno parte Cuneo, Castiglione delle Stiviere (Mantova), Biancoscudati Padova, Rimini, Robur Siena, Maceratese, Lupa Castelli Romani e Akragas Agrigento. La corsa al titolo nazionale parte domenica con tre triangolari (uno comprende la pugliese, la laziale e la siciliana: l’Andria alla finestra) e partite anche mercoledì 20. quando, appunto, entrerà in scena la Fidelis, e domenica 24. Le tre prime e la migliore seconda (in caso di parità di punti varranno la “classifica Disciplina” e poi l’età media dei calciatori schierati in campionato) si affrontano nelle semifinali mercoledì 27. Sabato 30 maggio la finalissima, trasmessa in diretta da RaiSport.

Breve e senza pugliesi gli “spareggi bassi” del Girone H. Retrocesso il Grottaglie, ultimo, salvatesi per eccesso di distacco (39 a 29 sulla Virtus Scafatese, caduta in Eccellenza insieme all’Ars et Labor e alla Puteolana) i sinnici del Francavilla e i dauni del San Severo. Spareggio senz’appello tra Arzanese e Pomigliano.

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Claudio De Luca, tecnico castellanese del Bisceglie
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Ezio Castellucci, allenatore laziale del Brindisi

E veniamo ai playoff, con tre pugliesi e una lucana. Si comincia domenica 17 con Bisceglie-Brindisi, quarta contro quinta. La vincente gioca, in casa del Potenza mercoledì 20. Domenica 24 entra in scena il Taranto che allo “Iacovone” affronta la vincente della sfida al “Viviani”.

Dal 31 maggio prende il via la fase intergironi: le 9 qualificatesi più la migliore semifinalista di Coppa Italia (lo Scandicci poiché la Lupa, eliminata dal Monopoli, ha vinto il Girone G). Cinque teste di serie in base alla classifica per stabilire chi gioca in casa e criterio di viciniorità. In caso di parità, dopo i due tempi regolamentari, si passa ai calci di rigore. Chi vince passa alla quinta fase (7 giugno) che vede entrare in scena la Correggese, finalista di Coppa Italia, battuta dal Monopoli. In caso di parità, la decisione dal dischetto. La vincente si qualifica alla sesta fase (10 giugno), in cui ricompare il Monopoli, trionfatore in Coppa Italia. Il 17 giugno la finalissima, che si giocherà probabilmente al “Bruno Buozzi” di Firenze. Anche in quest’ultimo caso non vi saranno i supplementari.

I playoff, come noto, saranno utilizzati per stilare la graduatoria dei ripescaggi in LegaPro. Nell’ipotesi di mancata ammissione tra i professionisti, alle finaliste andrà un premio rispettivamente di 30mila e di 15mila euro.

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La Gazzetta del Mezzogiorno di oggi

ECCELLENZA – Per Nardò e Real Metapontino scatta domenica prossima la fase post-season che porta alla Serie D, attraverso i playoff nazionali di Eccellenza.

L’esordio del Nardò è sul sintetico del “Nino Vaccara” di Mazara, formazione giunta seconda nel Girone A dell’Eccellenza siciliana. Dietro l’angolo, per la squadra allenata dal tecnico molfettese Nicola Ragno e giunta alle spalle della Virtus Francavilla, c’è la vincente della “semifinale” che vedrà affrontarsi lo Scordia – Girone B della “Premier League” di Sicilia -, e la Sant’Agnello – Girone B della Campania.

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Nicola Ragno, coach molfettese del Nardò

Piccolo vantaggio per il Nardò che, come detto, giocherà (con leggero posticipo) la gara di andata nella cittadina trapanese. Il Mazara, dopo essere arrivato 2° in uno dei due gironi siciliani, ha saltato il primo turno dei playoff per i 10 punti di distacco sul Ribera, quindi ha battuto, di misura e ai tempi supplementari, la Pro Favara nella finale del 26 aprile. Per tornare al campionato pugliese, il Nardò non ha disputato gli “spareggi alti” per l’abisso creato ai danni di Trani, Vieste e Casarano.

A rappresentare la Basilicata c’è il Real Metapontino guidato da Antonio Finamore, capace di conquistare la piazza d’onore dell’Eccellenza lucana dopo la retrocessione dall’Interregionale. Che al primo turno affronterà – giocando a Policoro – gli appulo-molisani del Gioventù Dauna, allenata da Teodoro Torre. Il ritorno si giocherà a Casalnuovo Monterotaro, sede del Subappennino dauno che partecipa da anni all’Eccellenza molisana. Chi vince affronterà la squadra che avrà superato il turno tra i calabresi della Vibonese e i campani dell’Aurunci di Mondragone.

Si comincia il 17 maggio, con doppio turno andata e ritorno. Valgono le regole delle coppe internazionali nella fase a eliminazione diretta. Si gioca ognuna delle prossime quattro domeniche, ultimo match il 7 giugno.

Al “Majorana” gli Stati Generali di Mordi la Puglia

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“Mordi la Puglia” è un originale e virtuoso progetto nato due anni fa che si propone di operare a favore del territorio, per una migliore immagine di una Puglia “buona e onesta”, lunga e policentrica, con punte di eccellenza in ogni campo.
Il progetto ha già partorito alcuni esperimenti di positiva collaborazione fra attori diversi e mira a creare un movimento e una articolata e credibile rete di enti, associazioni e persone che, nei diversi campi di attività, dal Gargano a Santa Maria di Leuca, rappresentano e hanno a cuore la loro Terra, per contribuire a far crescere l’immagine e l’economia della comunità regionale. Il tutto attraverso iniziative di vario genere, dando più forza e visibilità alle imprese e alle produzioni dei pugliesi. Portando viaggiatori e turisti a scoprire anche la Puglia “minore”; creando valore aggiunto per la rete di soggetti che cooperano e collaborano, ognuno con la propria autonomia e identità.
Ieri sera, per spiegare cos’è “Mordi la Puglia” e promuovere ulteriori aggregazioni spontanee di soggetti pubblici e privati, si sono tenuti presso l’Istituto superiore alberghiero “Ettore Majorana” di Bari una tavola rotonda ed una cena di beneficienza.

Toni Santagata a Mordi la Puglia
Toni Santagata a Mordi la Puglia

Alla terza “Cena degli amici di Mordi la Puglia”, un testimonial d’eccezione, Tony Santagata, ospite degli organizzatori. Le musiche sono state proposte da “La Compagnia dei Musicanti”. E’ intervenuto anche Antonello Vannucci, con le sue impertinenti reinterpretazioni di canzoni famose.

Majorana, Bari, 11 maggio: cavatelli con sgombro
Majorana, Bari, 11 maggio: cavatelli con sgombro (la foto è di Ezio D’Onghia)

Il menù ha previsto un tortino di carciofi con salsa ai pisellini e menta e stecco di gambero pastellato ai ceci neri, cavatelli con sgombro, melanzane e pomodorini infornati, filettino di maiale in crosta di mandorle con salsa all’anice, zeste di arancia e patate con cuore morbido, un semifreddo al caffè con salsa all’amaretto.
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C’erano anche le telecamere e i microfoni curiosi di “Andate a quel paese”, trasmissione che sta andando in onda su “Antenna Sud” in seconda serata il martedì, mercoledì e giovedì. Per la trasmissione nata dal blog di Roberto Violante​, ho intervistato numerosi ospiti della serata, dallo stesso Santagata, a Mimmo Merra di Torrevento, da Cosimo Ranieri di Villa Romanazzi Carducci a Giovanni Di Serio, del Consorzio della focaccia barese, da Rocco Violante di “Novecento” a Vito Guglielmi de Al Monaco, dai fratelli Bianchi di Chichibio a Michele Matera di Corteinfiore, fino a Teodosio e Teresa Buongiorno del ristorante stellato di Carovigno Già sotto l’arco, da Franco Stasolla,

Majorana, 11 maggio: l'intervista a Mimmo Merra (la foto è di Rocco Lamparelli)
Majorana, 11 maggio: l’intervista a Mimmo Merra (la foto è di Rocco Lamparelli)

imprenditore di Altamura che ha riscoperta la lenticchia verde gigante, per concludere con Sandro Romano​, compagno di viaggio in lungo e in largo per la Puglia e con la padrona di casa, la preside del Majorana Paola Petruzzelli.