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NON SPRECATE, GENTE, NON SPRECATE

sprechi-alimentari_480In Puglia il cibo buttato sfiora le 310mila tonnellate all’anno. Gli sprechi alimentari si rivelano per il 54% al consumo, per il 21% nella ristorazione, per il 15% nella distribuzione commerciale, per l’8 per cento nell’agricoltura e per il 2% nella trasformazione.

“Per questo è urgente l’approvazione della legge regionale – incalza il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – contro gli sprechi alimentari. La situazione è grave, basti pensare che ogni pugliese butta nella spazzatura durante l’anno fino a 76 chili di prodotti agroalimentari. E’ necessario far crescere la consapevolezza di tutti rispetto al consumo corretto e consapevole in termini di qualità e quantità, semplificare i percorsi per assicurare le donazioni e per la prima volta riconoscere all’agricoltura un ruolo da protagonista, attraverso le donazioni dirette agli indigenti”.

Il 14 settembre scorso è entrata in vigore la Legge nazionale che prevede appositi strumenti per favorire il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari, di prodotti farmaceutici e di altri prodotti a fini di solidarietà sociale, contribuendo, contestualmente, in una logica di prevenzione, alla limitazione degli impatti negativi sull’ambiente e sulle risorse naturali. Rilevante è l’inserimento nel testo della possibilità, per le imprese agricole, di cedere gratuitamente eventuali eccedenze di prodotti agricoli o di allevamento in campo o in azienda, che possono essere raccolti o prelevati direttamente dagli incaricati degli enti che svolgono attività solidaristiche.

sprechi-alimentari-cibo“Il mondo agricolo potrebbe svolgere uno straordinario ruolo di sussidierà e utilità sociale – aggiunge il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – recuperando e donando alle persone bisognose  prodotti  agricoli  e agro-alimentari ritirati dalla vendita per assenza di domanda, per eventuali danni provocati da eventi meteorologici o invenduti a causa di errori nella programmazione della produzione aziendale. La nostra grande rete delle fattorie e dei mercati a chilometro zero di Campagna Amica è già impegnata da anni nel contenimento degli sprechi perché la vendita diretta contribuisce a ridurre le distanze ed i tempi di trasporto e garantisce maggiore freschezza e tempi più lunghi di conservazione degli alimenti”.

Per Coldiretti Puglia si riuscirebbe così anche a limitare gli impatti negativi sull’ambiente grazie alla riduzione della produzione di rifiuti, informando e sensibilizzando i consumatori sul consumo consapevole di cibo, con  particolare  attenzione  alle giovani generazioni.

Dal ritorno in cucina degli avanzi ad una maggiore attenzione alla data di scadenza, ma anche la richiesta della ‘agribag’ negli agriturismi di Terranostra e della doggy bag al ristorante e la spesa a chilometro zero che, tagliando le intermediazioni, consente di acquistare prodotti più freschi che durano di più, sono i consigli di Coldiretti Puglia per tagliare il quantitativo di cibo buttato.

DA SAN GIOVANNI ROTONDO A FATIMA

san-pioPadre Pio era devotissimo della Madonna di Fatima. E da questo assunto è partita una iniziativa che potrebbe avere sviluppi alquanto interessanti. In occasione del 6° congresso internazionale sui santuari che si terrà a Fatima dal 10 al 12 novembre prossimi il sindaco di San Giovanni Rotondo, Costanzo Cascavilla, e il presidente della Camera municipale di Ourèn, Paulo Fonseca, si incontreranno per porre le basi del gemellaggio tra le cittadine garganica e lusitana, all’ombra dei santuari di San Pio e di Nostra Signora di Fatima.

fatima-madonnaLo scorso luglio, il dottor Mario Follieri, avvocato di Lucera ed ex assessore della giunta del sindaco Pasquale Dotoli, tra i principali promotori del gemellaggio tra Lucera e la cittadina croata di Trogir, nel 2012 e che attualmente vive a San Giovanni Rotondo, chiese a Vito Grittani se avesse potuto interessarsi allo sviluppo dei rapporti tra San Giovanni Rotondo e Ourém. Grittani e il suo Osservatorio diplomatico internazionale (l’Odi) era stato l’artefice del gemellaggio italo-croato, siglato sotto l’egida del beato Agostino Casotti e culminato con le visite del sindaco croato Damir Rilje a Lucera e successivamente della delegazione pugliese guidata da Dotoli e Follieri nella cittadina poco distante da Spalato tra luglio e novembre di quattro anni fa.

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Vito Grittani, in Vaticano, con papa Francesco

“Mi sono adoperato anche questa volta in tal senso, utilizzando i canali diplomatici a mia disposizione – spiega Grittani, attualmente ambasciatore “at-large” della Repubblica di Abcasia – e in agosto il sindaco Cascavilla, il vice sindaco Nunzia Canistro e lo stesso Follieri sono stati nel mio ufficio a Capurso per definire alcuni dettagli dell’iniziativa, messi poi a punto il 5 settembre, allorquando Cascavilla è tornato a Capurso in forma ufficiale per prendere parte alla manifestazione Sindaci ai fornelli. Il 16 settembre – prosegue Grittani – ho ricevuto l’invito ufficiale da san-pio-santuarioparte del sindaco (“presidente della Camera Municipale”) di Ourém a partecipare al congresso di novembre. In tale occasione si parlerà anche delle azioni da porre in atto per giungere al gemellaggio tra le due comunità”.

cascavillaCostanzo Cascavilla ha dunque chiesto ufficialmente all’Odi di porre in essere l’iniziativa, mentre il “sindaco” della cittadina portoghese Fonseca ha inviato i documenti ufficiali allo stesso Osservatorio che ha sede a Capurso.

Il congresso novembrino sarà uno degli ultimi avvenimenti di rilievo a Fatima prima dell’inizio dell’anno che segna il centenario delle apparizioni della Madonna. Che apparve nel 1917, in piena Prima

Dell'opera di Grittani ha parlato ieri la Gazzetta
Dell’opera di Grittani ha parlato ieri la Gazzetta

Guerra Mondiale a tre ragazzini, i pastorelli Giacinta e Francisca Marto e Lucia dos Santos, quest’ultima morta nel 2005 a 96 anni. Nel 1930 la Chiesa cattolica proclamò il carattere soprannaturale delle apparizioni e ne autorizzò il culto. E il prossimo anno si celebreranno i cento anni dell’arrivo sul Gargano di un certo frate originario di un paesino dell’Irpinia, Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione, padre Pio dopo che indossò il saio.

Paulo Fonseca
Paulo Fonseca

Il santuario, realizzato tra il 1928 e il 1953 a Fatima, frazione (freguesia in portoghese) della città di Ourém, da cui dista poco più di 10 km, fu opera dell’architetto Gerard von Kriechen che lo volle in stile neobarocco. Insieme a Lourdes,  è uno dei più importanti poli del culto mariano nel mondo. Di contro, il santuario di San Giovanni Rotondo, è il più visitato in Italia, considerato che San Pietro si trova in territorio vaticano.

DON FRANCO E IL SUO TEMPO (che poi è anche il mio)

Ho scritto queste parole all’inizio dell’estate del 2010. Sono parte del libro che fu dedicato a don Franco Ardito in occasione dei trent’anni della arcipretura a Capurso del sacerdote di Noicattaro. Il libro fu presentato in pubblico il 3 luglio. Qualche giorno fa mons. Francesco Cacucci, arcivescovo della diocesi Bari-Bitonto, ha annunciato che il nuovo parroco del SS. Salvatore e arciprete sarà don Tonio Lobalsamo.

Don Franco Ardito. Arrivò a Capurso a giugno del 1980.
Don Franco Ardito. Arrivò a Capurso a giugno del 1980.

Avevo vent’anni e tanti sogni in testa e nel cuore. Avevo vent’anni e poco più di un anno prima avevano ammazzato Moro e la sua scorta. La storia d’Italia non sarebbe stata più la stessa. M’indignavo di tutto, credevo che oltre la siepe ci fosse un mondo migliore. A Capurso, la primavera della politica aveva portato al potere persone di nemmeno quarant’anni. Angelo Boezio divenne il sindaco (con Carlo Capobianco, Vito Cinquepalmi, Mimì Procino e altri in giunta) della nouvelle vague in salsa capursese. Le illusioni della prospettiva di un paese diverso avrebbero lasciato spazio a troppe delusioni per una comunità troppo spesso ripiegata su se stessa.

Don Michele Bellino. Il direttore del Museo diocesano di Bari resterà a Capurso
Don Michele Bellino. Il direttore del Museo diocesano di Bari resterà a Capurso

Avevo vent’anni. E scrivevo per Il Cicloplano. Il mèntore (Gino Pastore) mi presentò al mio primo maestro (Angelo Di Summa). Una delle prime interviste la feci a don Mimì Tricarico, che stava per andar via. Mi aspettavo che – da sacerdote – dicesse cose straordinarie. Invece fu fatalista, quando chiesti all’arciprete che stava per tornare nella sua Palo del Colle per trascorrervi la sera della sua esistenza, che ne pensasse del successore: “Dopo di me un altro, dopo di lui un altro ancora”. Confesso che ci rimasi un po’ male. Era, come dire, poco giornalistica quella risposta. Ma il personaggio era tutto là, almeno in quel momento: una parte di cinismo, una parte di saggezza, una terza di logorio. L’avevo conosciuto poco o nulla, don Minmì. Ero stato fuori un po’ di tempo. E la “leva” da chierichetto l’avevo prestata alla Madonna del Pozzo, con il “sergente” buono, padre Nunzio.

Don Tonio Lobalsamo con mons. Francesco Cacucci.
Don Tonio Lobalsamo con mons. Francesco Cacucci.

Don Francesco Ardito, il nuovo parroco del SS. Salvatore e arciprete di Capurso, portava da Gioia del Colle, un’altra ventata di novità. “Questo paese sta davvero cambiando – pensavamo allora, noi sedicenti giovani intellettuali, invero un po’ smidollati.

I primi anni della gestione Ardito furono effervescenti. C’era da mettere mano a un “cantiere” in cui, sì e no, c’erano i pilastri. La Chiesa Madre (“San Giuseppe”) tornò a vivere. Palazzo Mariella abbellì la piazza degli uomini. Nel camposanto fu costruita la più grande cappella privata mai realizzata da queste parti.

La geografia ecclesiastica locale continuava ad avere confini strani: il santuario restava dominante, pur non celebrandosi più matrimoni-comunioni-cresime-battesimi. Una nuova parrocchia era indispensabile per un paese in cui la crescita demografica era spinta anche se non avrebbe rispettato le indicazioni di un piano regolatore pensato proprio in quegli anni e bocciato dalla storia sia per alcuni eccessi che per l’incapacità dei governanti di metterci mano.

La lettera con cui don Tonio s'è presentato ai capursesi.
La lettera con cui don Tonio s’è presentato ai capursesi.

Figura controversa si sarebbe rivelata quella del sacerdote nojano. Difficile, praticamente impossibile (soprattutto per un uomo in vita e operante nel suo ruolo) dire se sia più amato che odiato. Certo, la sua caparbietà e soprattutto la sua testardaggine hanno segnato un’epoca.

Avevo vent’anni quand’è arrivato a Capurso, don Franco. Ha seguito – fra litigi e feroci incomprensioni – il cammino della mia esistenza celebrando il mio matrimonio, aspergendo il capo di mia figlia per il battesimo, dando l’ultima benedizione ai miei cari.

Non resta che dirgli “grazie”. Grazie comunque. Grazie come si direbbe a un secondo padre.

Vino pugliese, grandi risultati

Il Sessant'anni, limited edition della Cantine San Marzano
Il Sessant’anni, limited edition della Cantine San Marzano

Ottima la campagna vitivinicola 2016: oltre il 15% in più di produzione grazie ad un andamento stagionale in genere favorevole fino ad oggi, caratterizzato da un buon germogliamento, una fioritura abbondante che, per alcune varietà, ha risentito delle basse temperature minime di inizio maggio, condizionando la successiva allegagione.

“La maturazione sta procedendo spedita – spiegano alla Coldiretti Puglia – anche grazie a temperature nelle medie di stagione. La pressione fitopatologica da peronospora e oidio è stata in alcuni momenti rilevante, contrastata da interventi tecnici puntuali. Le precipitazioni non sono state abbondanti, salvo i soliti casi di violenti fenomeni locali, ai quali si assiste in Puglia con preoccupante

Una bottiglia in vendita presso Terra e Vino a Rutigliano
Una bottiglia in vendita presso Terra e Vino a Rutigliano

frequenza rispetto al passato. La popolarità anche internazionale di eccellenze varietali uniche quali Primitivo, Negroamaro e Nero di Troia, il successo di importanti vini a DOP quali il Primitivo di Manduria, il Salice Salentino e il Castel del Monte, per citare i più conosciuti, espongono il comparto a rischio frodi e speculazioni. Prezioso il lavoro di Repressione frodi, Nas e Corpo Forestale, affiancati negli ultimi anni dagli organismi di controllo terzo delle DOP e IGP, relativo ai controlli in campo, per la verifica del rispetto delle rese per ettaro sia delle uve fresche che di quelle appassite sulla pianta”.

Sempre più necessario, da parte delle imprese, investire nella protezione del reddito aziendale – secondo Coldiretti Puglia – ma servono prodotti assicurativi più evoluti che tutelino maggiormente la qualità. Ci sono i presupposti per un’ottima annata, con quantità in recupero rispetto allo scorso anno, qualche dubbio solo per i vigneti non irrigui, per i quali potrebbe farsi sentire la morsa della siccità.

terra e vino“Possiamo sperare in un risultato economico importante per le imprese viticole pugliesi, confermando – aggiungono in via Lucera –  un momento di grande dinamicità per un comparto agricolo considerato il riferimento per vocazione, capacità di raccontare e promuovere al meglio il territorio, innovazione e grande propensione all’internazionalizzazione. E’ il risultato di un mix vincente di fattori che partono dalle potenzialità del terroir e delle varietà autoctone, passando per le capacità imprenditoriali dei vitivinicoltori pugliesi, alla lungimiranza della politica regionale che nell’ultimo decennio ha indirizzato risorse importanti sugli investimenti in tecnologia e sulla promozione, ma anche grazie a un ponderoso sistema di controlli che il settore si è dato in Italia, dopo aver toccato il punto più basso che si potesse immaginare con lo scandalo del metanolo. Per questo è bene stigmatizzare che svendere, attraverso operazioni poco chiare, per pochi euro in più l’immagine e il valore di DOC o IGT affermatesi con grandi sacrifici e sforzi da parte di tutti, porta inevitabilmente a un danno collettivo incalcolabile”.

Alcune bottiglie in vendita presso l'enoteca Terra e Vino a Rutigliano
Alcune bottiglie in vendita presso l’enoteca Terra e Vino a Rutigliano

Ad oggi  sono 6 le IGT (indicazioni geografiche tpiche) ‘Tarantino’, ‘Valle d’Itria’, ‘Salento’, ‘Murgia’, ‘Daunia’, ‘Puglia’ e 29 i vini pugliesi DOC denominazione di origine controllata) che  detengono un valore inestimabile, intrinseco al prodotto agroalimentare ed alla professionalità imprenditoriale, che va salvaguardato a difesa della salute dei consumatori e a caratterizzazione della specificità dei prodotti regionali sul mercato globalizzato. Ed i risultati della scelta di qualità degli imprenditori agricoli pugliesi non hanno tardato a farsi vedere: è aumentata del 37% la produzione DOC e DOCG (denominazione d’origine controllata e garantita).

Grittani ambasciatore dell’Abcasia

Il ministro degli Esteri Chirikhva e Grittani
Il ministro degli Esteri Chirikhva e Grittani

Vito Grittani, fondatore dell’ODI, l’Osservatorio diplomatico internazionale, è stato nominato “Ambasciatore a disposizione” della Repubblica di Abcasia. Il 29 giugno scorso il capursese ha ricevuto l’incarico direttamente dal ministro degli Affari esteri abcaso, Viacheslav Andreevic Chirikva, con nota verbale n°109.

Grittani diviene dunque a tutti gli effetti un rappresentante di uno Stato estero. “Secondo la Convenzione di Vienna – spiega Grittani – io sono un diplomatico, in particolare un Ambasciatore a disposizione. Cosa farò? Devo prendere contatti con l’estero, cercherò di aprire le porte, non solo in Italia, grazie alle mie conoscenze nelle ambasciate di mezzo mondo. La politica? In realtà mi interessa molto poco, direi praticamente nulla: la mia azione sarà rivolta soprattutto alla conoscenza del Paese abcaso dal punto di vista culturale, del turismo, della storia, delle tradizioni, dell’enogastronomia e ovviamente della diplomazia”.

L’ambasciatore a disposizione – in linguaggio diplomatico “ambassador-at-large – a differenza dell’“ambassador-in-residence”, che comunemente conosciamo ed opera in una specifica ambasciata, è designato per un posto in una organizzazione internazionale come per esempio ONU o UE. In alcuni casi, può essere specificamente assegnato a un ruolo di consigliere o assistente di Stato. Secondo il protocollo internazionale, gli ambasciatori “in-residence” e quelli “at-large” sono ufficialmente denominati come Sua Eccellenza, o Signor Ambasciatore.

Il vice ministro Taniya
Il vice ministro Taniya

Della nomina è stata informata – solo per una forma di cortesia, comunque fortemente voluta da Grittani – la Farnesina, vale a dire il ministero degli Esteri italiano, oggi guidato da Paolo Gentiloni.

A settembre dello scorso anno a Santa Maria del Cedro, in Calabria e qualche settimana fa, a Roma, è stata presentata l’associazione Europa-Abcasia, nata dall’iniziativa dello stesso Grittani e del vice ministro degli Esteri di Abcasia, Kan Taniya.

Grittani – che da molti anni frequenta ambasciate e ambasciatori di mezzo mondo ed ha ospitato a Capurso e in Puglia più di un centinaio di diplomatici, rappresentanti dei loro Paesi presso il Quirinale o presso la Santa Sede – è stato in un recente passato “consigliere del ministro degli Esteri della Repubblica del Kosovo”.

abcasiaL’Abcasia non è ancora riconosciuta dall’Italia. Le più importati nazioni che l’hanno finora riconosciuta sono la Russia, il Venezuela e il Nicaragua. Sukum, che conta circa 75 mila abitanti, è la capitale dello Stato, autoproclamatosi indipendente il 23 luglio del 1992, giusto 24 anni fa. Lo stesso anno scoppiò la guerra con la Georgia. La popolazione, dopo la guerra, s’è ridotta a poco più di 240mila abitanti, con l’emigrazione dei georgiani che lasciarono la parte orientale dell’Abcasia: per la metà sono abcasi, quindi russi, armeni, greci del Ponto, ebrei e pochi georgiani.

La capitale
La capitale

L’Abcasia si affaccia sul Mar Nero. L’economia si basa sull’agricoltura, sullo sfruttamento dei giacimenti di piombo, rame, zinco e carbon fossile, e, negli ultimi anni, su un turismo in forte ascesa.

COPPA PUGLIA, VINCE L’OMNIA BITONTO – BATTUTI DI MISURA I SALENTINI DEL SURBO

GIOVEDÌ, 21 APRILE 2016

STADIO AZZURRI D’ITALIA DI CASTELLANA GROTTE

FINALISSIMA DI COPPA PUGLIA

OMNIA BITONTO-PEZZE TRIO SURBO 1-0

OMNIA: Verrelli, Corcelli, Frappampina, Ciardi, Cioffi, Loseto (43’ st Schirone), Minenna, De Santis, Petruzzella (28’ st De Giosa), A.Tenzone (38’ st F. Tenzone), Anaclerio. A disp. Cervelli, Rizzi, Canniello, Naglieri. All. Costantino.

SURBO: Gabriele, Mento, Libertini, Lentini (38’ st Frascella), De Dominicis (38’ st Romano), Giannone, Poleti, Bruno, Prinari, Montinaro (26’ st Protopapa), Carlà. A disp. Aprile, Colapietro, Longo, Calò. All. Rollo.

ARBITRO: Recchia di Brindisi.

RETE: st 19’ rig. De Santis.

NOTE: si è giocato a Castellana Grotte in un pomeriggio primaverile. Spettatori 400 circa, un centinaio dei quali proveniente da Bitonto. Il trofeo è stato consegnato al capitano bitontino De Santis dal vicario del presidente del CRP Tisci, Otello Sariconi.

 E due. A quattro giorni dalla vittoria del campionato (con largo anticipo domando la concorrenza del Corato nel Girone A di Prima Categoria) l’Omnia conquista anche la Coppa Puglia. Lla squadra di Bitonto sale così sul tetto di Puglia battendo il Surbo sul sintetico dell’“Azzurri d’Italia”. E potrebbe farlo ancora, se si disputerà il mini-torneo per il titolo regionale a fine stagione. magari su questo stesso terreno di gioco, se a vincere il Girone B dovesse essere la formazione locale, la Trulli & Gotte, capolista della poule di mezzo, insidiata da molte pretendenti al trono. Fra cui l’avversario odierno dell’Omnia.

La formazione leccese, ufficialmente denominata USD Pezze (il club fasanese ha ceduto il titolo l’estate scorsa, poche settimane prima dell’inizio della stagione agonistica), conferma appunto quanto di buono sta facendo in campionato e prova in ogni modo a bissare il successo ottenuto domenica proprio nello storico stadio castellanese ai danni della capolista Trulli & Grotte, riaprendo i giochi con Massafra, Laterza, Brindisi e San Marzano in agguato.

Aspramente contestata la direzione di Alessandro Recchia (in realtà – al netto di una decisione che come al solito si presta a molte interpretazioni – è stato molto bravo, al pari dei suoi assistenti) per la concessione del calcio di rigore che ha deciso il match. L’ex Manduria Lentini viene a contatto con Anaclerio, che finisce a terra: l’arbitro ravvisa gli estremi per la concessione della massima punizione, trasformata a dovere da capitan De Santis.

Benni Costantino e Francesco Rossiello, allenatore e presidente dell'Omnia Bitonto
Benni Costantino e Francesco Rossiello, allenatore e presidente dell’Omnia Bitonto

Benni Costantino sorprende tutti schierando sia Gianluca Loseto che Gigi Anaclerio, reduci da infortuni. L’ex Bari, partendo dal cuore della trequarti e nonostante sia ancora sovrappeso nonostante le tirate del suo tecnico, opera numerose percussioni e alcune assistenze di classe, risultando alla fine tra i migliori insieme al capitano Nico De Santis (esemplare in cabina di regia) e, come detto, freddo nella trasformazione del penalty, all’inesauribile laterale Nicola Verrelli, e alla collaudata coppia di difensori centrali Cioffi-Ciardi. Un lusso per la Prima Categoria. Il tecnico barese, schiera davanti a Verrelli la classica difesa a quattro con Corcelli e Valentino Frappampina laterali, Ciardi e Cioffi in mezzo; la mediana è un due più uno, con Loseto largo a destra, Minenna esterno mancino, De Santis vertice basso di un triangolo che diventa quasi sempre rombo, chiudendosi il quadrilatero con uno tra Anaclerio e Alfredo Tenzone; Petruzzella è il riferimento in attacco. La panchina omniana è sontuosa, pur carente di una terza punta di ruolo: insieme a Cervelli e Canniello ci sono Rizzi, Schirone, De Giosa, Francesco Tenzone e Naglieri, titolari – e non in Prima – in qualsiasi altra squadra.

Francesco Rollo e Oronzo Trio, allenatore e patron del Surbo
Francesco Rollo e Oronzo Trio, allenatore e patron del Surbo

Francesco Rollo, dall’altra parte, è un vecchio lupo di mare di questi campionati. Davanti all’ottimo portiere Gabriele, dotato di un buon fisico e reattivo, ci sono Mento e Libertini terzini, e gli esperti stopper, De Dominicis e Giannone; lo juniores Poleti e Carlà sono gli attaccanti, il veterano Lentini il motorino di centrocampo.

Meglio il Surbo nella prima frazione di gara. Il 40enne Giannone dirige la fase difensiva, Carlà è il più pericoloso (soprattutto al 14’ della ripresa quando chiama Verrelli all’intervento più impegnativo) della squadra di Francesco Rollo. L’Omnia è contratto, le combinazioni non riescono quasi mai, Loseto non riesce a creare superiorità a destra saltando quasi mai il suo dirimpettaio, per Tenzone le difficoltà sono analoghe.

Le ostilità si aprono con la botta centrale di Poleti al 4’ respinta da Verrelli, poi è Gabriele (8’) a salvarsi coi piedi su incursione di Frappampina. Ancora Verrelli, stavolta su Vincenzo Carlà (22’), con l’attaccante leccese che al 33’ protesta per la mancata concessione di un calcio di rigore. Bella manovra del Surbo al 39’, ma la conclusione di Montinaro è rimpallata.

Al ritorno in campo l’Omnia cambia registro: triangolazioni meglio calibrate, incursioni più insidiose, trame più fitte. Ma è ancora Carlà (14’) a impegnare severamente l’estremo barese su conclusione dal limite. La replica bitontina è affidata alla triangolazione Loseto-Petruzzelli, con tiro alto dell’ex Monopoli. L’Omnia si scioglie, Anaclerio inventa per Petruzzelli, palla in corner. Pochi secondi e lo stesso ex Bari, dalla parte opposta, a sinistra, frana in area di rigore, inducendo Recchia al fischio fatale. De Santis non lascia scampo a Gabriele.

Il direttore generale dell'Omnia Bitonto Francesco Mancazzo con la Coppa Puglia
Il direttore generale dell’Omnia Bitonto Francesco Mancazzo con la Coppa Puglia

Il match è più interessante: al 31’ Carlà, sempre lui, esplode un radente dopo un dribbling, Verrelli para a terra. La caratteristica del Surbo – a ciò indotto anche dalla prova della retroguardia bianco verde – è di non entrare mai in area. Per cui o trovi la prodezza o non c’è possibilità di andare a gol. L’esatto contrario dell’Omnia, che continua a provare trame e triangolazioni: Alfredo Tenzone legittima il risultato con un clamoroso palo-palo (32’) su sponda aerea di Anaclerio che si rivela un assist perfetto. Lo stesso anaclerio ci prova al 40’ (palla a effetto dal limite, fuori di non molto). Finale ad alta tensione: al 47’ Verrelli risponde al radente, ancora dai diciotto metri,  non proprio facile di Libertini, al 48’ Anaclerio, solo davanti a Gabriele, allarga troppo il diagonale, sprecando una ghiotta occasione per il raddoppio. Non sarebbe stato giusto nei confronti del Surbo, ma almeno avrebbe annacquato le polemiche che si sono trascinate anche dopo il triplice fischio di chiusura della contesa.

Un’avventura lunga quarant’anni – L’intervista di Elena De Natale pubblicata sul numero di aprile del mensile Capurso webTv Magazine

capursowebtvmagazine - 1Ci parli un po’ di Lei. Quanto tempo fa è iniziata la sua “avventura” nel mondo del giornalismo e nello specifico come corrispondente per la Gazzetta del Mezzoggiorno?

Ho sempre voluto scrivere. Dopo le esperienze con “Il Grido”, organo ufficiale (pensate un po’…) del Movimento giovanile della DC capursese, cominciai con Il Cicloplano, giornale triggianese diretto da Angelo Di Summa, il mio primo maestro. Non passò molto tempo, io e Gino Pastore provammo a pensare in grande: nacque Paesi, ambizioso – forse un po’ troppo per i primi anni Ottanta – esperimento comprensoriale. Intanto era arrivata la “Gazzetta”, dove avevo cominciato a scrivere nell’81.

Volendo ripercorrere la sua carriera… si ricorda di cosa parlava il suo primo articolo?

Sulla Gazzetta della Chiesa Matrice. Era appena arrivato don Franco Ardito. Condivisi la mia prima gioia, la mattina alle otto, nel bar Kennedy, con Vituccio Carbonara, con cui allora muovevo i primi passi nel mondo del calcio di provincia. Una specie di presagio: anni dopo i due interessi si sarebbero fusi. Oggi direi: inevitabilmente. Formative anche le lunghe collaborazioni con Bari Supersport di Nanni Besostri, che mi permise di raccontare uno dei più grandi spettacoli sportivi cui ho assistito, Giovinazzo-Barcellona di hockey a rotelle, e con Protagonisti, magazine foggiano di Piero Paciello, sul quale raccontavo fatti e misfatti della politica regionale.

Il presidente nazionale del Settore giovanile e scolastico e Governatore del pallone di Puglia, Vito Tisci lo scorso 29 febbraio nella sala del Consiglio metropolitano, dopo la consegna del Premio Giornalista di Puglia - Michele Campione
Il presidente nazionale del Settore giovanile e scolastico e Governatore del pallone di Puglia, Vito Tisci lo scorso 29 febbraio nella sala del Consiglio metropolitano, dopo la consegna del Premio Giornalista di Puglia – Michele Campione

Qual è stata la notizia più difficile e complicata che ha dovuto scrivere in questi anni?

Quando hanno ammazzato Maria Rita Valerio. Parlare con i genitori è stata dura. Non è mai stato facile parlare dei ragazzi morti in incidente stradale. A Capurso, Noicattaro, Carbonara o Adelfia, intingere la penna nell’inchiostro del dolore più grande, la perdita di un figlio, è sempre stato difficile. Anche se, devo ammettere con il cinismo del cronista, resta un’esperienza professionale eccezionalmente formativa.

E quella che l’ha entusiasmato e inorgoglito maggiormente?

Le interviste ai grandi del calcio nel dopo-gara al San Nicola. Carlo Gagliardi, a lungo capo dei Servizi sportivi alla Gazzetta, mi inserì nella squadra delle notturne del Bari: il salto di qualità mi inorgogliva parecchio. Fra l’altro, l’esperienza coincise con l’avventura di Conte e la Serie A di Ventura. Ed ecco le conferenze stampa con Ferrara e Mourinho. Poi arrivò la Nazionale: da Italia-Scozia, nel 2007, a Italia-Olanda, due anni fa. Ma anche i tanti articoli sull’uva da tavola: da quelli scritti dalla FrüchtMesse di Berlino a quelli al seguito della grande protesta dei trattori nel 2009. Da ultimo, le esperienze in tivù con la Nicholaus di Roberto Violante e quelle a Il libro possibile con Rosella Santoro.

Era la prima volta che partecipava al “Premio Campione”?

Sì. Gareggiare mi ha creato sempre qualche imbarazzo.

La consegna del premio da parte del presidente del Coni regionale, l'ing. Elio Sannicandro (Foto ARCIERI)
La consegna del premio da parte del presidente del Coni regionale, l’ing. Elio Sannicandro (Foto ARCIERI)

Perché ha deciso di partecipare al “Premio Campione” con l’articolo che poi l’ha fatta vincere?

Mi piaceva l’idea che illustri colleghi leggessero e valutassero quella storia e il modo in cui l’avevo scritta. Una storia di redenzione e calcio: ovvero, quando lo sport aiuta a salvare un uomo.

Che emozione ha provato nel vedere insignito il suo lavoro di un premio così importante?

Indescrivibile. Una parola che nel vocabolario di un giornalista non dovrebbe esistere, ma è l’unica che mi viene in mente: davvero non riesco a descriverla.

A chi dedica il premio vinto?

All’uomo che verrà, Andrea.

Cosa pensa della testata giornalistica Capurso web tv, giovane realtà capursese?

Dirigo da anni il giornale istituzionale del Comune di Capurso, amministrazione per la quale lavoro. Provo a farlo in modo accattivante, a volte spingendomi un po’ oltre con la grafica, sin quasi alla sperimentazione. Ecco, posto che il lavoro che fate è straordinario ed encomiabile, mi piacerebbe che vi spingeste un po’ al di là. Il lettore, ai tempi del web, vuole velocità, idee, curiosità. Quindi, un po’ meno colate di “piombo”, un po’ più immagini e infografiche.

Qual è il consiglio più importante da dare ai tanti colleghi più giovani che da poco si sono affacciati al mondo del giornalismo?

Sono già così vecchio da dispensare consigli? Comunque, vediamo. Leggere. Tanti libri sul comodino. Leggere in treno, nel bagno, appoggiati a un palo, in coda a uno sportello pubblico. Frequentare la biblioteca, nel nostro caso la D’Addosio. Leggere i giornali, di carta e online. Guardare la tivù. Ascoltare la radio, grande maestra di giornalismo. E documentarsi, prima di scrivere. Infine, verificare e verificare ancora. Poi, se c’è del talento, tanto meglio.

 

 

 

 

 

Teatriamo a Bari

FullSizeRenderLo scorso 27 marzo è stata la giornata mondiale del teatro. Dal 1962 tale data è stata celebrata in centinaia di Paesi nel mondo. La Gmt è stata creata a Vienna nel 1961 durante il 9° congresso mondiale dell’istituto internazionale del teatro su proposta del finlandese Arvi Kivimaa. L’Istituto internazionale del teatro fu creato nel 1948 su iniziativa dell’Unesco e di personalità famose nel campo del teatro: è la più importante organizzazione internazionale non governativa nel campo delle arti della scena. L’Iti cerca di incoraggiare gli scambi internazionali nel campo della conoscenza e della pratica teatrale, stimolare la creazione ed allargare la cooperazione tra le persone di teatro, sensibilizzare l’opinione pubblica alla presa in considerazione della creazione artistica nel campo dello sviluppo, approfondire la comprensione reciproca per partecipare al rafforzamento della pace e dell’amicizia tra i popoli, associarsi alla difesa degli ideali e degli scopi definiti dell’Unesco.

IMG_0398Per celebrare la Gmt e sensibilizzare la gente sia alla recitazione che a fruire dello spettacolo. Dunque, la scuola di recitazione Il Sipario, diretta da Tersa Conforti, laurea al Dams di Bologna, ha organizzato la sera al Teatro barese Di Cagno. La scuola opera a Bari da ventitre anni.

IMG_0391La Conforti è stata la regista di Teatriamo che ha visto sul palcoscenico del Di Cagno decine di ragazzi.

Per celebrare dunque la giornata mondiale del teatro, sabato 2 aprile, a Carrassi si è tenuta una messinscena molto particolare. Quaranta frammenti di grande teatro – c’era molto Shakespeare – recitata da giovani (e meno giovani) sul tema dell’Inferno e dei mille modi per raggiungerlo.

La primavera dell’agriturismo

agriturismoQuasi un antidoto alla paura di attentati terroristici la vacanza in agriturismo, una pausa di pochi giorni per la pasquetta 2016. Record di presenze nelle campagne del tacco d’Italia, sia nelle zone più interne che nelle aree rurali più vicine al mare.

“Oltre al tutto esaurito per i pranzi, anche i tempi di pernottamento si sono allungati rispetto allo scorso – dice il Presidente di Terranostra Puglia, associazione agrituristica di Coldiretti – passando dalle classiche due giornate ad una media di 4 giorni, perché i turisti approfittano così delle feste per partecipare ai riti della settimana santa in occasione del Giubileo. L’agriturismo ha aumentato la disponibilità di accoglienza turistica, offrendo una lettura positiva del territorio pugliese e, pertanto, lo sviluppo dell’agriturismo vero deve significare maggiore capacità di attrazione da parte della Puglia a beneficio dell’intera economia regionale”.

Sono ormai quasi 500.000 le presenze annue registrate nelle aziende agrituristiche pugliesi, con un volume d’affari di oltre 16 milioni di euro. Secondo i dati Istat delle 353 strutture attive, ben 126 sono condotte da donne (36%), dedite all’accoglienza, alla preparazione del cibo e alle attività multifunzionali.

agriturismo 2“Il turismo enogastronomico è il vero traino dell’economia turistica pugliese – dice il presidente di Coldiretti Puglia Gianni Cantele – caratterizzato da 60 milioni di ulivi di cui quasi il 50% monumentali, 233 prodotti riconosciuti tradizionali dal MIPAF, 8 prodotti DOP e 29 vini DOC, oltre a pregevoli masserie storiche, le più belle d’Italia. Ciò testimonia che il turismo pugliese non è solo mare, piuttosto volano per lo sviluppo di tutto il territorio, elemento di promozione del paesaggio, della cultura e degli stessi prodotti agroalimentari locali”.

Il turismo enogastronomico è un settore che in Italia vale 5 miliardi di euro e che anche in Puglia sta vivendo una fase positiva. Merito dei prodotti tipici che costituiscono uno dei principali motivi di attrazione della Puglia per i turisti, in particolare stranieri. L’agriturismo è un’attività connessa a quella agricola e tale deve restare se vuole essere messaggera della genuinità e qualità dei prodotti tipici, oltre che strumento di conoscenza delle potenzialità ed opportunità economiche e sociali delle nostre campagne. L’offerta di attività ricreative e culturali è aumentata in misura crescente nel corso degli ultimi anni, rispettivamente del 29 e del 24 percento. Grandi opportunità anche dalla vendita diretta nelle strutture di Campagna Amica con il 45% delle aziende pugliesi che vende prodotti propri ed il 9,6 prodotti biologici.

“Il cibo è certamente divenuto – continua il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – infallibile leva di comunicazione verso i turisti nazionali ed internazionali. La crisi costringe i vacanzieri a risparmiare e spinge all’acquisto utile di prodotti tipici come vino, formaggio, olio di oliva, salumi e conserve. L’acquisto di prodotti tipici come ricordo delle vacanze è una tendenza in rapido sviluppo favorita dal moltiplicarsi delle occasioni di valorizzazione dei prodotti locali che si è verifica nei principali luoghi di villeggiatura, con percorsi enogastronomici, città del gusto, mercati degli agricoltori di Campagna Amica”.

Anche il turismo ecologico registra un andamento record, con l’aumento del fatturato e delle presenze, anche per l’offerta di sistemazioni low-cost in agriturismi o campeggi. È significativa, tra gli amanti della vacanza a contatto con la natura, la presenza dei giovani tra i 16 ed i 30 anni che sono ben il 23,2 %.

Il Muro e il pallone

stasiMimmo Mastrangelo, su Avvenire, ha scritto la recensione di un libro di sport, anzi di storia dello sport. Si tratta di “Stasi football club –
Il calcio al di là del Muro”, scritto da Vincenzo Paliotto per Urbone Editore”.

La Juventus, in Coppa dei Campioni, ha incrociato (vado a memoria) due squadre della Germania Orientale. Andò bene con il Magdeburgo, male con la Dynamo Dresda.

Ecco l’articolo.

Lutz Eigendorf nella seconda metà degli anni Settanta fu una stella della Dinamo Berlino e della nazionale della Ddr. A centrocampo metteva ordine e per questo lo chiamavano “il Beckenbauer dell’Est”. Come altri atleti della Germania dell’Est mal sopportava l’ingerenza di governanti che si servivano dello sport per la propaganda di regime. Nel 1979, dopo un’ amichevole giocata all’ Ovest contro il Kaiserslautern, decise di non rientrare più in patria. Approfittò di una sosta e dal pullman della Dinamo saltò in un taxi. Nell’altra Germania venne accolto da rifugiato politico e, scontata la squalifica di un anno, fece ritorno in campo con la maglia del Kaiserlautern. Ma quella fuga e i continui attacchi pubblici che rivolse al governo di Honecker, non gli furono perdonati, gli agenti della Stasi (la polizia segreta della Ddr) lo braccarono senza tregua. La sera del 5 marzo 1983, dopo la partita tra il Bochum e l’ Eintracht Braunschweig (dove intanto si era trasferito), Lutz perse la vita, con la sua macchina andò a schiantarsi contro un albero. Nel 2000 il documentario “Morte del traditore” del giornalista Herbert Schwarn farà luce sull’incidente: agenti della Stasi alla fine della partita col Bochum sequestrarono il calciatore e, prima di lasciarlo partire con la sua Alfa Romeo, lo costrinsero ad ingerire forti dosi di alcol e droghe. Erich Mielke, spietato uomo dei servizi segreti e dirigente della Dinamo Berlino, venne ritenuto il mandante dell’azione punitiva sul ventisettenne calciatore. La tragedia di Eigendorf la ritroviamo nelle pagine di Stasi Football club del giornalista 20160326_125052campano Vincenzo Paliotto il quale apre una finestra sul calcio giocato al di là del Muro e sulla funzione sociale che ricoprì per diversi decenni, sebbene non fosse uno degli sport su cui la politica rivolse più attenzione per vendere (anche attraverso il doping di Stato) la propria immagine nel mondo. Le pagine di Paliotto raccontano delle vite controllate dei calciatori, la corruzione di arbitri che nella vita lavoravano per i servizi segreti, la rivalità tra la Dinamo Berlino che, grazie alle direzioni di gara favorevoli, vinceva gli scudetti e le altre squadre che con le loro forze non sfiguravano nelle competizioni europee: dal Magdeburgo alla Dinamo Dresda, dal Carl Zeiss Jena al Lokomotive Lipsia. Ma cinquant’anni di calcio “oltrecortina” furono contrassegnati pure da importanti successi internazionali: la Nazionale si assicurò diverse medaglie alle Olimpiadi e nel 1974 il Magdeburgo alzò al cielo la Coppa delle Coppe battendo per 2-0 il Milan di Rivera. Il secondo gol lo realizzò il centrocampista Jurges Sparwasser che nello stesso anno ai Mondiali di Monaco firmò lo storico 1-0 tra la Ddr e i fortissimi cugini dell’Ovest. Con la caduta del Muro, il campionato dell’Oberliga venne archiviato definitivamente, lo stesso destino toccò alla squadra blu della Nazionale. Ultima partita l’amichevole del 1990 col Belgio vinta per 2-0 con doppietta di Matthias Sammer.

Ecco i tabellini delle partite a cui facevo cenno, cioè quelle giocate nel giro di meno di un anno in territorio “nemico” Al ritorno, i bianconeri sconfissero nuovamente Sparwasser (autore del gol che nel “derby” mondiale nel 1974 avrebbe sconfitto la BRD, ovvero la Germani Ovest che poi si sarebbe laureata Weltmaster, campione del mondo) e compagni. Con il Magdeburgo andrà bene anche in Coppa Uefa qualche anno dopo. Con il Dresda, invece, si sarebbe rivelata inutile la vittoria a Torino per 3-2, nonostante dopo mezz’ora fosse maturato un promettente 3-1.

8 novembre 1972 – Ernst Grube Stadion – MagdeburgJuventus 0-1 (st 6’ Cuccureddu)

M: Schulze, Enge, Zapf, Abraham, Achtel, Pommerenke, Seguin, Decker, Tyll (12’ st Raugust), Sparwasser, Hermann (12’ st Pysall). All. H. Kruegel.

J: Zoff, Spinosi, Marchetti, Furino, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello, Bettega (28’ st Haller). All. Vycpalek.

Schade e Anastasi
Schade e Anastasi

19/9/1973 – stadio Rudolf Harbig – Dynamo Dresda-Juventus 2-0 (28’ Kreische, 39’ Schade)

D: Boden, Helm, Waetzlich, Haefner, Ganzera, Geyer, Heidler, Schade, Rau, Kreische, Sachse (33’ st Sammer). All. Fritsch.

J: Zoff, Spinosi, Longobucco, Marchetti, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello, Bettega (33’ st Altafini). All. Vycpalek.