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LA STORIA INFINITA DI GENNARINO

Quando diede il primo calcio a un pallone, nello spazio volava per la prima volta un uomo, Juriy Gagarin. Gennarino, invece, soffriva un po’ di vertigini. Voleva tenere i piedi ben piantati per terra. Era smilzo anche allora. Lo sarebbe stato anche negli anni a venire. Anni durante i quali la passione per il calcio non l’avrebbe mai abbandonato. Ha giocato nel Castellana, nel Monopoli. E nel Noci. Il mitico Noci a cavallo tra gli ultimi anni Ottanta e i primi Novanta.

Con la maglia del Noci
Con la maglia del Noci

<Vincevamo e perdevamo – ricorda Gennaro Lomelo, sessantun anni compiuti qualche giorno fa -, ma eravamo una banda di fratelli, con uno spirito che oggi ce lo sogniamo>. Una squadra che, nella stagione 1991/92, entrò nella storia – la piccola storia del pallone di Puglia – vincendo la prima edizione dell’Eccellenza. Era il Noci di Gioacchino Prisciandaro, di Renzo Maggipinto, di Martino Satalino e Vincenzo Epomeo. <E Vito Totaro e Mincuzzi dove li mettiamo? Una squadra eccezionale: mi pare che demmo oltre dieci punti (12, per l’esattezza, al Novoli, ndr) alla seconda. E Gioacchino segnò una ventina di gol (21, per l’esattezza, oltre ai 16 di Epomeo e ai 9 di Lomelo, ndr)>. In panchina c’era Vincenzo Bellantuono, professore di ginnastica monopolitano con la passione delle cravatte a dir poco estrose.

Due anni fa con il barese Pino Giusto, alla destra di Lomelo, e il molfettese Angelo Terracenere, ex calciatori del Bari, oggi entrambi allenatori
Tra Pino Giusto e Angelo Terracenere

Che Gennarino abbia compiuto 61 anni non è una notizia. Ovviamente. Ma se un uomo, a 61 anni, gioca in un campionato federale (la C1 di calcio a cinque) e segna due reti, beh allora la notizia c’è tutta.

E allora, dove lo mettiamo questo vecchietto? Manco la bocca devi aprire, replicherebbe il buon Gennarino: in campo. E quando il terreno di gioco per il calcio diventa troppo grande, lo restringiamo: e passiamo al “calcetto”. Ma non si sente un po’ fuori luogo, anzi direi “fuori tempo”, signor Lomelo? <Per niente. Insieme ai giovani ci sto bene, benissimo. Perché dovrei vergognarmene? Al limite gli altri…>. Nel caso, quelli del Neapolis Football Club. Che, sabato scorso, per la terza giornata del massimo campionato regionale, ha pareggiato al palazzetto Gino D’Aprile 2-2 con la Trulli e Grotte. Insomma, ha giocato un bello scherzetto alla squadra della sua Polignano.

Gennaro Lomelo, classe 1955, gioca con la Trulli e Grotte di calcio a 5, in C1
Classe ’55, gioca con la Trulli&Grotte , in C1

<Giocare a calcio a cinque comporta un enorme dispendio di energie, perché bisogna stare sempre in movimento, guai a fermarsi>. Vito Cisternino, l’allenatore della Trulli e Grotte, non consente a Gennarino alcun risparmio. <Sto bene, mi alleno, faccio una vita sana, anche se non mi faccio mancare nulla (“Sa, alla mia età…”) e poi ho, come si dice, una specie di fuoco dentro, una passione che non finisce mai. Ecco perché non mi stanco. Anzi, mi correggo: mi stanco, ma non fa nulla. Ci sarà tempo per riposare>.

Calcio Illustrato di gennaio 2016
Calcio Illustrato di gennaio 2016

A gennaio scorso, Calcio illustrato”, l’organ-house della Lega nazionale dilettanti, nell’ambito della rubrica “Gli intramontabili” ha raccontato in breve le storie di tre senior. Uno era Lomelo. Sul profilo di facebook del magazine della Lnd raccolse oltre un migliaio di like e molte centinaia di commenti. “Gennaro ha scoperto da poco l’amore per il futsal (…). La sua è una storia di amore con il calcio sbocciata relativamente tardi”. E infatti cominciò a giocare seriamente a 23 anni, <perché mio padre non voleva: dovevo lavorare, altro che il pallone>.

La Gazzetta del Mezzogiorno di stamattina
La Gazzetta del Mezzogiorno di stamattina

Inutile chiedere a Gennarino di smettere: <Fin quando ce la farò con il fisico, metterò la mia esperienza al servizio della squadra>.

NeverEnding story.

Ventura, Pugliese, i percochi e l’inglese

La Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 31 agosto
La Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 31 agosto

<Studierò l’inglese perché tra due anni andrò al Chelsea>. No, non è uno scoop. È la battuta con cui Gianpiero Ventura, dopo aver ricevuto il premio Pugliese, ha replicato al fatto – evidenziato da Michele Salomone, presentatore della serata – che il tecnico di Genova sta percorrendo la stessa strada di Conte: suo successore al Bari, suo erede alla Nazionale.

SILENZIO – C’è un’aria fina in piazza Orlandi, almeno dopo il tramonto. E c’è tanta gente. Gente contenta. Non altrettanto lo sono i cronisti, rimasti con l’inchiostro nella penna di fronte al rifiuto – cortese, per carità – di Ventura di rilasciare la pur minima dichiarazione. Niente Nazionale, dunque. Niente azzurri. Niente battute sui convocati per l’amichevole con la Francia del 1° settembre al “San Nicola”. Neppure alla provocazione sull’ultimo derby, quello della mancata espulsione di Alex Sandro e del gol annullato a Maxi Lopez per un dubbio fuorigioco. Niente. Ordini di scuderia: nessuna parola con i giornalisti.

ventura premio puglieseRICORDI – E allora, via al talk-show. Che ha preceduto la consegna del Premio nazionale per lo sport “Oronzo Pugliese”. Tra le parole del sindaco di Turi Menino Coppi, i racconti di Giovanni Cataleta (autore di “Quando nel calcio esistevano i maghi”, biografia del tecnico turese), gli aneddoti di Pasquale Loseto, con una improbabile camicia tra la pop-art e la moda auaiana, e i silenzi di Ventura (commosso alle note e alle parole di Gianni Morandi, soundtrack di una clip dedicata al tecnico genovese che ha raccolto l’eredità di Antonio Conte) che si rompono appena quando pesca nei ricordi: <Nei miei occhi ci sono ancora i sessantamila del San Nicola per la partita con la Juve. L’augurio è che siano altrettanti per Italia-Francia e soprattutto che tornino presto a vedere partite del Bari in Serie A>.

IL PREMIO – Quando il primo cittadino consegna a Ventura la scultura di Cesarino Rossi (un toro sotto una quercia) che negli anni scorsi era andato a Cesare Prandelli, Carlo Ancelotti e Fabio Capello (e, chissà, magari presto toccherà proprio a Conte, magari reduce dai trionfi della Premier League), con una motivazione affatto rituale: “Come Oronzo Pugliese, il ‘Mago di Turi’, ha puntato sui giovani proiettandoli da una dimensione locale ad una nazionale e internazionale ed ha incarnato gli autentici valori dello sport: sacrificio, lavoro e lungimiranza. Gli stessi valori che gli hanno fatto meritare l’incarico di commissario tecnico della nazionale italiana di calcio, la massima aspirazione per ogni allenatore”.

 <Sono felice di essere qui, mi sento a casa, e questa è la cosa principale – dice Ventura -. E sono orgoglioso. Ricordo un’immagine di Pugliese che correva lungo la fascia più della sua ala. C’è un neo – dice, poi -: siamo a fine luglio, sono finite le ciliegie ferrovia>. E qui la gaffe è simpatica: arriva una cassa di percoche. Frutta di stagione.

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luciana lacriola venturaAl silenzio imposto dai vertici della Federcalcio a Giampiero Ventura hanno fatto da contraltare alcuni accenni brandelli di dichiarazioni rilasciate da Luciana Lacriola. Alla moglie del nuovo ct della Nazionale, l’organizzazione (il Comune di Turi e la locale associazione In piazza) ha lasciato un posto in prima fila. È stato il giornalista Michele Salomone, a cui era stata affidata la conduzione della serata incentrata sulla consegna del premio Oronzo Pugliese al 68enne allenatore genovese, a coinvolgere la emozionatissima signora sposata il 1° giugno nella cattedrale di San Sabino a Bari, con festa in una sala ricevimenti nelle campagne di Bitonto: Vogliamo scoprire com’è il Ventura dietro le quinte dei palcoscenici pallonari? “Perfetto” – ha risposto la 40enne Luciana, che non riusciva a dissimulare l’imbarazzo.

La Gazzetta di lunedì 1° agosto
La Gazzetta di lunedì 1° agosto

Quindi è stata la volta della Rai. La troupe guidata da Saverio Montingelli. Che, digerito a fatica il rospo del “no, grazie” di Ventura, nonostante la raccomandazione di Donatella Scarnati, ha letteralmente stretto in un angolo la novella signora Ventura. Che, un po’ più rilassata, ha parlato di Giampiero nella vita privata: <Una persona infinitamente ricca di dolcezza. Un uomo che ha un colore diverso ogni giorno>. Niente male come dichiarazione d’amore. Nessuna risposta, invece, a chi le ha chiesto se avrebbe consigliato il commissario tecnico azzurro sulla scelta di questo o quel calciatore o se avrebbe in qualche modo raccomandato il ritorno in Nazionale di Alessio Cerci, che con Federica Riccardi era tra gli invitati al matrimonio barese di due mesi fa (la

Riccardi aveva aspramente criticato Pippo Inzaghi che, nel corso della trasmissione Rai Quelli che il calcio disse, con garbo ma senza peli sulla lingua “Alessio sta bene, non ha senso schierarlo alla fine”). Solo un sorriso, ovviamente, da parte di Luciana. Che avrà l’onere di insegnare a Giampiero come si sbucciano i percochi. Donategli dall’organizzazione del riconoscimento turese, hanno costretto l’ex coach che guidò il Bari nella splendida stagione 2009-2010, a confessare che aveva provato a sbucciarli, prendendosi la simpatica reprimenda di un barese sfrontato: mister, si sciacquano e si mangiano con la buccia. E la morte loro è in un bel bicchiere di primitivo.

(nella foto sopra il titolo: da sinistra, Giovanni Cataleta, Pasquale Loseto, Giampiero Ventura, Menino Coppi e Michele Salomone)

Il Dukla di Console

Antonio Console, barese, allenatore dell'Under 17 del Dukla Praga
Antonio Console, barese, allenatore dell’Under 17 del Dukla Praga, da me fotografato allo stadio comunale di Capurso

Ci sono migranti e migranti. Quelli del calcio sono sempre un po’ speciali. Quando poi i migranti vanno e vengono sull’asse Bari-Praga e c’è di mezzo il dio Pallone, allora la straordinarietà è pressoché garantita.

Antonio Console ha 26 anni, è barese, ha sempre giocato a calcio nella squadre di provincia (Noicattaro, Gioia, Laterza, Cellamare, Capurso, Putignano), ed ha sempre lavorato. A Praga, appunto. Nella capitale della Cechia trova subito impiego: prima in un call-center nel settore turistico, poi in una struttura ricettiva. In pochi mesi diventa gestore di una di queste.

Poi, il rumore del cuore si fa assordante. Su invito del padre, Uccio, torna a Bari. Ma non è cosa. L’Ostuni di Enzo Carbonella lo chiama. Nel frattempo arriva il “patentino” di allenatore Uefa B: che non è il coronamento di un sogno. È il punto di partenza, un po’ il crocevia del destino benevolo: sfuma Ostuni e sembra l’occasione della vita sprecata. Invece…

L'articolo apparso sull'inserto Sport+ della Gazzetta di lunedì
L’articolo apparso sull’inserto Sport+ della Gazzetta di lunedì

<Incontro un amico che ha un amico (succede sempre così, nella buona e nella cattiva sorte, ndr). Mi dice: ti faccio conoscere un dirigente di una società molto importante da queste parti>.

Josef Masopust
Josef Masopust

Importante, certo. È il Dukla, uno dei club storici della capitale della ex Cecoslovacchia, che prende il nome dalla collina ove si combattè una celebre battaglia tra il settembre e l’ottobre 1944 tra i tedeschi e russo-cecoclovacchi. La squadra dove giocò per sedici anni Josef Masopust, Pallone d’oro nel 1962. Il Fotbalovy Klub Dukla Praga nacque nel 1948, prese la denominazione Dukla nel  ’56 e partecipò l’anno dopo alla prima Coppa dei Campioni. Nel 1967 perse la finale della coppa dalle grandi orecchie, eliminato dal Celtic Glasgow. Si spense nel 1996 per poi rinascere dopo la fusione con una associazione di calcio giovanile. Venerdì aprirà la Czech Liga, allo stadio Na Julisce, affrontando il Teplice, la squadra degli esordi di Masopust.

<Sono rinati dopo un periodo difficile. E sono orgogliosi della loro storia e della loro capacità di questo nuovo corso. All’appuntamento ci sono andato con il cuore in gola. E, dico la verità, anche con un pizzico di scetticismo. E invece, mi hanno fatto una proposta. Ho accettato senza far passare neppure un minuto. Da noi si sente spesso parlare di “progetto”. Sembra la parola magica e invece quasi sempre è una scatola vuota. Il Dukla invece questo progetto ce l’ha davvero e lo sta realizzando, passo passo, anno dopo anno. Non per nulla, da metà degli anni Sessanta al 1980 hanno vinto 6 volte il Torneo di Viareggio>.

A Console vengono affidati gli Allievi nazionali, l’Under 17. La prima squadra è tornata nella Serie A ceca.

Dopo un torneo internazionale lo scorso giugno proprio nella città boema, eccolo per la prima volta in Puglia nell’esercizio delle sue funzioni. I 16enni del Dukla hanno partecipato a un torneo a Capurso, ospiti dello stadio che lo scorso febbraio è diventato Centro federale territoriale, con l’organizzazione di papà Uccio (Matteo Console è dirigente dell’Atletico Bari) e di Raffaele Consalvo, patron della Fbc Capurso. Il Dukla, manco a dirlo, ha surclassato tutti. <Nostalgia? Quella c’è sempre – dice Antonio -. Ma a Praga ho subito ritrovato lavoro nel settore del turismo e con questa esperienza calcistica sto imparando moltissimo>.

Storia di Antonio. Migrante 3.0.

EL HOMBRE VERTICAL

Videla-entrega-el-trofeo-al-capitán-argentino.-Foto-cortesía-de-AFP.-pLa prossima notte giocheranno Argentina e Cile per la finale della Coppa America. L’Albiceleste non vince da tanti anni una manifestazione importante. Leo Messi, forse il più grande calciatore in attività, non ha mai vinto nulla con la maglia della Selecciòn. Può farlo stanotte, negli Stati Uniti.
La finalissima con la squadra di Sanchez e Vidal mi rimanda a quella del 1978 con l’Olanda senza Crujiff, che in Argentina non andò temendo un rapimento (finale arbitrata dall’italiano Gonella, che non fece un figurone, anzi). A Buenos Aires i padroni incontrastati erano i militari. Il capo della Junta al potere era Jorge Videla. Ne “Il Mundial della vergogna” (Edizioni Alegre, costa 15 euro), Pablo Llonto ripercorse quel gelido e sanguinoso campionato vinto dalla squadra di casa grazie anche alle pressioni dei militari.
carrascosaIn quella squadra non c’era il “gran capitan“, Jorge Carrascosa. Quell’hombre vertical fece il gran rifiuto: via la fascia da capitano e un anno dopo chiuse con quel mondo che a lui era parso pavido e omertoso. Si mise a fare l’assicuratore. “Si vince e si perde co dignità, continua a dire El lobo (il lupo) a quasi 68 anni. Giocare ed essere il leader in campo di una nazionale protetta dal feroce regime totalitario non rientrava nella sua filosofia di vita: “Quello che stava accadendo in Argentina nel ’78 mi faceva troppo male. Non avrei potuto giocare e divertirmi, non sarebbe stato coerente”.

Poco pallone in terra di Bari. Undici i paesi senza calcio

Sui quarantuno comuni della Città Metropolitana di Bari (insomma, la ex provincia), ben dieci non hanno una squadra di calcio dilettanti. Che – ricordiamolo – per quel che il pallone ha rappresentato e rappresenta per gli italiani -, è uno dei simboli della paesanità, uno po’ come il campanile della chiesa matrice, la piazza degli uomini, o altri tratti della semantica del caro borgo natio. In ordine alfabetico, i paesi senza calcio sono Adelfia, Binetto, Casamassima, Cassano, Palo, Poggiorsini, Ruvo, Toritto, Triggiano, Turi e Valenzano. E non si tratta solo di centri che, per le loro dimensioni, potrebbero avere (hanno) difficoltà oggettive a costituire un club dilettantistico (per

Il Bitetto, formazione del Girone A di Prima Categoria (questa e le foto seguenti sono tratte dal sito Tuttocampo.it)
Il Bitetto, formazione del Girone A di Prima Categoria (questa e le foto seguenti sono tratte dal sito Tuttocampo.it)

esempio, Binetto e Poggiorsini). Si pensi a comuni come Triggiano, Palo e Ruvo che hanno dimensioni rilevanti. Ma pure Adelfia, Casamassima e Valenzano (un triangolo con tre campi sportivi che, se pure afflitti da croci passate e presenti, sarebbero in grado di ospitare campionati anche di una certa importanza). Toritto ha avuto fino a pochi anni fa una compagine capace di raggiungere la Promozione e di ben figurare e anzi di scrivere una bella pagina di storia del calcio locale, visto che il club biancazzurro ha lanciato Ciccio Caputo, attaccante altamurano ex Bari e Noicattaro, la scorsa stagione in forza all’Entella, in Serie B. Cassano si è dedicato anima e corpo al calcio a cinque, qualche settimana fa promosso in Serie B, il terzo livello nazionale.

Il Real Sannicandro ha vino la Terza Categoria (questa e le altre foto sono tratte dal sito Tuttocampo.it)
Il Real Sannicandro ha vino la Terza Categoria

In un panorama sostanzialmente povero di associazioni sportive che si dedicano al calcio dilettantistico (in tutto sono 46: la speranza è che alla prossima stagione si iscrivano tutte), i centri con il maggior numero di club sono Altamura (prima in questa speciale classifica: Team in Eccellenza, Fortis in Promozione, Ultrattivi in Prima Categoria, Peripatetico, Pro Calcio e CSD in Terza) con 6, Molfetta (Sportiva, Virtus, Borgorosso e Fulgor) e Bari (Barium, Quartieri Uniti, Ideale e Picone) con 4.

Il Partizan Gioia, retrocesso in Terza Categoria
Il Partizan Gioia, retrocesso in Terza Categoria

L’unico esempio di “guardiamo oltre il campanile” viene dal comprensorio Alberobello, Castellana e Putignano. La Trulli e Grotte ha vinto il campionato di Prima Categoria, ma la sensazione è che il collante che tiene unite le tre dirigenze non sia un “attaccatutto”. E tuttavia, nonostante lo scandalo di inizio stagione (tre campi sportivi per un motivo o per l’altro fuori uso e la T&G costretta a giocare in un quarto impianto, a Polignano), la sperimentazione sta funzionando. E chissà che non diventi un progetto pilota da esportare in altre realtà.

Il Bitonto ha militato in Eccellenza
Il Bitonto ha militato in Eccellenza

Abbiamo accennato all’impiantistica. Molto croce e poco delizia dei nostri cantoni. Gioia del Colle, Giovinazzo e Triggiano, centri urbani di indubbia importanza, hanno il “Principe di Piemonte”, il “Raffaele De Pergola” e il “Pasquale Martucci” fuori uso. Stesso discorso vale per lo “Stadium” di Casamassima, lo “Scianni Ruggieri” di Alberobello e il “Torino 49” di Putignano. L’inadeguatezza del “Comunale” a Palo del Colle ha di fatto causato lo scioglimento del locale club.

La Quartieri Uniti Bari, ultima nel Girone A di Promozione
La Quartieri Uniti Bari, ultima nel Girone A di Promozione

Le punte di diamante della Terra di Bari sono il Gravina con la Serie D conquistata due mesi fa e il Monopoli con la squadra in LegaPro, e ovviamente “fuori classifica”.

Ecco il quadro completo della situazione

1 Acquaviva

PRIMA CATEGORIA – Atletico

0 Adelfia        NO

1 Alberobello

PROMOZIONE – Trulli & Grotte*

6 Altamura

ECCELLENZA – Team

PROMOZIONE – Fortis

PRIMA CATEGORIA – Ultrattivi

TERZA CATEGORIA – Peripatetico, Pro Calcio e CSD

4 Bari

SERIE B – ***

PRIMA CATEGORIA – Barium, Quartieri Uniti

SECONDA CATEGORIA – Ideale

TERZA CATEGORIA – Picone

0 Binetto        NO

1 Bitetto

PRIMA CATEGORIA – ASD

2 Bitonto

ECCELLENZA – US

PROMOZIONE – Omnia

1 Bitritto

PROMOZIONE – Virtus

1 Capurso

PRIMA CATEGORIA – Football Club

0 CasamassIma NO

0 Cassano NO

2 Castellana

PROMOZIONE – Trulli & Grotte*

TERZA CATEGORIA – 1928

1 Cellamare

TERZA CATEGORIA – New Team

3 Conversano

PRIMA CATEGORIA – Norba

SECONDA CATEGORIA – US

TERZA CATEGORIA – Kids Club

1 Corato

PROMOZIONE – Città****

1 Gioia

TERZA CATEGORIA – Partizan

1 Giovinazzo

PRIMA CATEGORIA – US

1 Gravina

SERIE D – FBC

1 Grumo

TERZA CATEGORIA – Grumese

1 Locorotondo

ECCELLENZA – Sudest

2 Modugno

PROMOZIONE – US

SECONDA CATEGORIA – Soccer**

2 Mola di Bari

ECCELLENZA – Atletico

TERZA CATEGORIA – Sporting

4 Molfetta

ECCELLENZA – Sportiva

PRIMA CATEGORIA – Borgorosso, Virtus

TERZA CATEGORIA – Fulgor

2 Monopoli

LEGAPRO – ***

TERZA CATEGORIA – Real

1 Noci

PRIMA CATEGORIA – Real

1 Noicattaro

SECONDA CATEGORIA – ASD

0 Palo del Colle NO

0 Poggiorsini NO

1 Polignano

PROMOZIONE – Polimnia

1 Putignano

PROMOZIONE – Trulli & Grotte*

1 Rutigliano

PROMOZIONE – Rutiglianese

0 Ruvo di Puglia  NO

1 Sammichele di Bari

TERZA CATEGORIA – Sporting Club

1 Sannicandro di Bari

SECONDA CATEGORIA – Real

1 Santeramo in Colle

TERZA CATEGORIA – Football Club

1 Terlizzi

PRIMA CATEGORIA – Città dei Fiori

0 Toritto        NO

0 Triggiano    NO

0 Turi             NO

0 Valenzano  NO

*squadra di un comprensorio di tre paesi;

**ha vinto il playoff del Girone B-Bari di Terza Categoria;

***squadre di campionati professionistici;

****ha vinto il playoff del Girone A di Prima Categoria.

Cordoba, l’uomo, il combattimento

La pagina dello Sport della "Gazzetta" in edicola  giovedì 5 maggio
La pagina dello Sport della “Gazzetta” in edicola giovedì 5 maggio

Seňor Ivan Ramiro Cordoba, Milan e Inter mancano al calcio europeo oggi?

Assolutamente sì, due squadre protagoniste per tanti anni nel calcio europeo pesano con la loro assenza. Ne risente l’Europa, ne risente l’Italia e soprattutto i tifosi.

Gonzalo Higuain sarebbe stato un osso duro anche per uno come Cordoba?

Ha dimostrato di essere un campione e sì, lo sarebbe stato. Un attaccante che ogni squadra vorrebbe avere.

Sono pochi i grandi campioni negli ultimi anni che hanno indossato per tanti anni, voglio dire per almeno un decennio, la stessa maglia. Sei uno di questi: c’è un’alchimia che si deve creare per resistere come te con un unico club?

Cordoba con la maglia dell'Inter dove ha giocato a lungo come difensore centrale
Cordoba con la maglia dell’Inter dove ha giocato a lungo come difensore centrale

Sono stato con l’Inter tredici stagioni, per l’esattezza dodici anni e mezzo. Sono pochi, è vero, i calciatori che resistono. Se tu vuoi veramente una cosa, quella maglia diventa il tuo obiettivo, devi essere in grado di andare al di là di un bel contratto, di tanti soldi, piuttosto che di raggiungere gli obiettivi più importanti con quella squadra, per fare una historia con quella squadra, con quei tifosi. Allora rimani finché riesci, sennò vai alla ricerca del miglior offerente. Io starò sempre con chi vuole rimanere in un posto perché ci sta bene.

Da sinistra, il prof. Vito Fascina, Rosella Santoro, Cordoba, Michele Salomone e Michele De Santis
Da sinistra, Vito Fascina, Rosella Santoro, Cordoba, Michele Salomone e Michele De Santis

Il calcio cambia in fretta. Forse è cambiato anche da quando lei ha smesso, in fondo pochissimo tempo fa.

Una trasformazione che è figlia della crisi. In Italia come in Europa. C’è meno possibilità di acquistare grandi campioni se non da parte di pochi grandi club.

Ogni tanto tuttavia accade che un Leicester vinca qualcosa di importante. Solo una fiaba?

Il calcio è lo sport più seguito al mondo proprio perché si scrivono queste fabulas, come dite voi?, favole, ecco. Penso al Crotone, penso al Benevento.

Non ci sono più i Cordoba e gli Zanetti di una volta…

Cordoba tra l'assessore comunale Fiorenza Carbonara e il sindaco Michelke De Santis
Cordoba tra l’assessore comunale Fiorenza Carbonara e il sindaco Michelke De Santis

Non sono d’accordo. Ci sono, bisogna solo cercarli. Giocatori che possono fare altrettanto bene. Dev’essere all’interno della società che si deve essere in grado di capire chi possa restare da protagonista, anche se magari con grande umiltà.

Inter-Udinese di poche settimane fa, ventidue calciatori stranieri in campo. Fa un certo effetto anche a uno che viene, per dirla con Papa Francesco, dalla Fine del mondo.

Non credo che sia la prima volta.

gazzetta cordoba - 1Quindi non è un evento negativo?

È negativo che non ci siano italiani. Vedete, secondo me il problema non è che ci siano tanti stranieri. Quello che non va è che ai giovani non viene data la opportunità giusta. Ma, attenzione, questo non c’entra con il numero degli stranieri.

L’Inter ha di fatto chiuso un ciclo nel 2010. Quando ne aprirà un altro?

Io penso che abbia cominciato a gettare le basi per un grande futuro. Quest’anno è stato importante per sapere quali sono i giocatori che possono rappresentare questa base per tornare a vincere.

Quando e come si potrà risolvere il dilemma sulla assegnazione dello scudetto 2006.

Mai.

In che senso?

Per noi è già risolto: noi cinque scudetti li abbiamo vinti dal 2006 al 2010. Gli altri se ne faranno una ragione. Per noi questo è, come dire, il senso della giustizia.

Il 5 maggio di quattordici anni fa?

(Sorride, cerca le parole, rovista nei ricordi amari, tra le lacrime disperate di Ronaldo in panchina dopo la sostituzione). Non lo dimenticherò mai. Non bisogna dimenticare mai certe situazioni per non ripetere gli stessi errori. Ma devo dire che er l’80% fu colpa nostra, per il resto ci fecero arrivare a Roma con la Lazio con le gambe tagliate.

Calciopoli?

Giocavamo, lottavamo, ma non vincevamo mai, c’era come una barriera. Poi abbiamo capito perché.

Le è piaciuto Polignano?

Molto. Un posto fantastico. Ecco, fra tanti posti che ho girato, mi dispiace non aver avuto la possibilità di conoscere questo ma credo tanti altri posti, in Puglia e non solo. Quando giravo con l’Inter ero molto concentrato sulla partita e basta.

combattere da uomoIl libro?

I calciatori vivono sempre di fretta, si lasciano tutto dietro, c’è sempre una prossima partita da giocare, un gol da segnare, una telefonata da fare o che deve arrivare per questo o quell’ingaggio. Il libro ha fatto fermare il tempo. Mi piacerebbe che questo effetto lo facesse anche sugli altri, specie sui ragazzi: qui ce ne sono tanti.

A proposito, nel libro parla molto del suo rapporto con la scuola.

Non sono uno che lancia messaggi, non sono un profeta: quello che è accaduto a me mi ha insegnato che è fondamentale fare tesoro della scuola, qualunque cosa i ragazzi vogliano fare.

Mourinho è il migliore?

Non per niente lo chiamano Special One. È un motivatore unico.

La chiamò il Manchester City.

Moratti mi chiamò e mi disse che se mi avesse ceduto, Mourinho l’avrebbe ammazzato.

Tornerà a fare il dirigente?

Non lo so.

Magari con la Nazionale.

Oggi è un sogno. Ma mi piacerebbe, non subito, magari più in là.

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cordoba manifestoCombattere da uomo è il titolo del libro che Ivan Ramiro Cordoba ha scritto a quattro mani con il giornalista Edoardo Caldara. Pubblicato da Mondadori Electa (180 pp, €17), è stato presentato a Cellamare, in una delle sale del palazzo baronale, ancora in corso di ristrutturazione, nell’ambito della rassegna letteraria Il libro possibile-winter, di cui è direttore artistico Rosella Santoro. Ancora una volta l’insegnante del liceso scientifico Cartesio ha fatto centro con l’accoppiata libro e personaggio. Affollatissimo il locale e la terrazza dove era stato montato un maxi-televisore. Cordoba è stato intervistato da Michele Salomone, con interventi di alcuni ragazzi del liceo Cartesio, del prof. Vito Fascina, del sindaco di Cellamare, Michele De Santis e della preside dell’istituto di Triggiano Maria Morisco.

Cordoba, colombiano, 40 anni ad agosto, ha il passaporto italiano. Ha giocato con l’Inter dal 2000 al 2012 ed è stato tra i protagonisti del quadriennio d’oro, con Mancini e Mourinho, chiusosi con il triplete del 2010. Nazionale colombiano, per due anni, dopo il ritiro dal calcio giocato, è stato team manager della squadra di Massimo Moratti. La fine del rapporto con il club del biscione non è stato indolore.

ALTAMURA-BARLETTA 2-0, LA TEAM VA AI PLAYOFF NAZIONALI

ALTAMURA, DOMENICA 1° MAGGIO 2016

STADIO TONINO D’ANGELO

ECCELLENZA, FINALE PLAYOFF

TEAM ALTAMURA-BARLETTA 1922 2-0

ALTAMURA: Spadavecchia, Natale, Triozzi, Candito, Grazioso, Diagnè, Di Senso, Berardi, Del Core (39′ st Dispoto), Logrieco (35′ st Visconti), Lenoci (30′ st Mancini). A disp. Dascalu, Dammacco, Caldarola, Curci. All. Panarelli.

BARLETTA: Di Candia, Di Pinto, Zingrillo (23′ st Cormio), Monteleone, Monopoli, D’Ambrosio (23′ st Rizzo), Cantatore, Vicentin (25′ st Sguera), Moscelli, Loiodice. A disp. Diouf, Piazzolla, Rizzi, Fabiano. All. Pizzulli.

ARBITRO: Caldera di Como.

NOTE: giornata autunnale, terreno di gioco allentato; al 26′ st espulso Moscelli per fallo a palla lontana.

RETI: st 9′ Berardi, 38′ Del Core.

D'Ambrosio, giovane laterale del Barletta: sui suoi piedi e sulla sua testa le palle gol adriatiche nel corso del primo tempo
D’Ambrosio, giovane laterale del Barletta: sui suoi piedi e sulla sua testa le palle gol adriatiche nel corso del primo tempo

La finale meno logica – perché, a parere degli esperti e dei futurologi di professione, doveva esserci il Casarano e si doveva giocare al “Capozza” – e il finale più logico. Perché ha vinto la squadra che aveva concluso alle spalle del Gravina, e a soli 4 punti; perché è stata la squadra più continua, sempre dopo i cugini murgiani; perché dopo il pesante lifting di dicembre, ha saputo rischiare tutto, ricostruendo parte della dirigenza (con Dammacco e Mari) e gran parte del roster.

Operazione siffatta l’ha compiuta il Barletta. Se si vuole ancora più importante, con una stagione da affrontare con due pesanti fardelli: quelli del retaggio della rovinosa caduta dalla LegaPro e della stagione da affrontare senza la disponibilità del “Cosimo Puttilli” (e senza che fosse possibile utilizzare il “Manzi-Chiapulin”).

Il lavoro fatto da Gigi Panarelli e Massimo Pizzulli è stato notevole, in tali contesti. Panarelli è il quarto allenatore dell’Altamura, dopo Longo, Columbo e Fino. Viene dallo spogliatoio (aveva giocato all’andata, a novembre, 2-1 per la Team), ed è alla prima esperienza da allenatore. Buona esperienza invece per l’ex centrocampista bitontino, reduce dalle esperienze a Cerignola, Bitonto e Trani, che ha resistito per l’intera stagione.

Il prologo della sfida non è tra i migliori: le autorità vietano la presenza dei tifosi barlettani al D’Angelo. Quella gradinata vuota è desolante. Vabbè, le tifoserie hanno le loro colpe, ma troppe volte a pagare è il calcio e i suoi tifosi migliori, che sono la stragrande maggioranza.

Gigi Panarelli, 40 anni, è il quarto allenatore della Team in una stagione che ha vissuto a lungo come calciatore
Gigi Panarelli, 40 anni, è il quarto allenatore della Team in una stagione che ha vissuto a lungo come calciatore

Ci sono poco meno di tremila persone all’impianto in viale delle Mura Megalitiche. La tifoseria murgiana è straordinaria, risponde al meglio, al suono di “Nu sim u Jaltamur”, Noi siamo l’Altamura, riaffermazione di orgoglio cittadino.

Pizzulli e Panarelli hanno tutti disponibili, tranne Peppe Lacarra, che esaurisce la lunga squalifica. Sui due tecnici pesano le scelte: lasciare in panchina gente come Visconti e Sguera, Rizzi e Curci non dev’essere facile. Ma l’obbligo di schierare i tre juniores è stringente. E allora il quarantenne coach di Taranto schiera davanti a Spadavecchia gli under Natale e Triozzi esterni, Cannito e Grazioso centrali; la mediana è composta da Diagnè e Berardi, con Di Senso e Logrieco sulle fasce a sostenere Lenoci, schierato a sorpresa in attacco, e Del Core. Dall’altra parte, Pizzulli dà fiducia a Di Candia tra i pali (il colored Diouf è un under), con Di Pinto e Di Carlo terzini, Gigi Monopoli e Gianni Montrone (Mo-Mo) sono i centrali; a centrocampo Zingrillo è il mediano faticatore, il molfettese Ciccio Cantatore è il regista, in prima linea Moscelli agisce un po’alla Dybala, D’Ambrosio e Loiodice a correre sulle corsie esterne, l’argentino Vicentin a fare il centro-boa.

Primo tempo sostanzialmente equilibrato. Lenoci mette spesso in difficoltà il suo dirimpettaio, Del Core riesce ad anticipare spesso Mo-Mo creando superiorità. Ma al pericolo creato proprio da Lenoci e alla palla-gol costruita sull’asse Del Core-Logrieco (clamorosa traversa dell’ex Bisceglie con Di Candia battuto), fa da contraltare la doppia opportunità creata dagli ospiti e sprecata da D’Ambrosio, che colpisce male di testa su cross di Loiodice e non riesce a colpire bene per il tap-in sulla palla mandata sulla traversa da una imperfetta respinta di Spadavecchia sul tracciante in diagonale di Vicentin.

Scendono in campo gli stessi ventidue anche dopo l’intervallo. Chi si attende il rush barlettano ritrova un cauto predominio dei padroni di casa. L’equilibrio si rompe al 9’ della ripresa: punizione di Di Senso da posizione laterale, doppia respinta di Di Candia, mucchio selvaggio nei pressi della linea del gol, colpo di testa di Berardi e, tra una vistosa trattenuta a Grazioso e un’ostruzione dello stesso difensore sul portiere, la palla finisce in rete in mezzo a una selva di mani alzate. Se l’abbia toccata l’ex stopper del Mola o meno ha poca importanza, quel che conta è che Caldera dica che tutto è regolare.

Barletta accusa il colpo. Moscelli perde la testa e colpisce un avversario a palla lontana. L’arbitro lombardo, invitato dal suo assistente n°2, mostra il rosso all’ex Noicattaro. Pizzulli inserisce Sguera e Rizzo contemporaneamente, prova a rimescolare le carte, ma il carburante, quello per le gambe e quello per il cervello, è in via d’esaurimento. Resta quello per il cuore, ma non basta. Di Senso e Visconti – splendido l’assist del tank locorotondese entrato da poco, illuminano per Del Core (Pizzulli lamenterà una spinta a Di Pinto per liberarsi sul cross) che non ha difficoltà a insaccare di piatto destro.

A quel punto il destino è compiuto. Un’altra murgiana proverà a solcare i mari della Serie D. Ma prima di arrivarci dovrà viaggiare prima in Basilicata e poi in Campania o in Sicilia. Un viaggio ancora molto lungo e pericoloso. Anche se nel ribollente catino del D’Angelo l’impressione è che non ce ne sia per nessuno, lucani, campani o siculi che siano.

CALCIO A CINQUE, PLAYOFF DI SERIE B / LA VIRTUS RUTIGLIANO-NOICATTARO ELIMINA IL ROSSANO CALABRO

VIRTUS RUTIGLIANO NOICATTARO-REAL ROGIT ROSSANO C. 4-1

VIRTUS: 1 Vallarelli, 2 A. Rotondo, 3 Campagna, 4 Gasparro, 5 P.Rotondo, 7 Dell’Olio, 8 Bonde, 10 Ferdinelli, 16 Di Ciaula, 18 Lopez, 20 Vittorio. All. Chiaffarato.

REAL ROGIT: 4 Campana, 5 Metallo, 7 Urio, 8 Cofone, 9 Ferraro, 10 Caminero, 11 Amodeo, 12 Zamirton, 22 Sindoni, 28 Di Pinto. All. Tuoro.

ARBITRI: Galasso di Avellino e Crocifoglio di Napoli; cronometrista Doronzo di Barletta.

RETI: 2’20” P.Rotondo, 14’ Bonde, 18’17” aut. Urio, 19’15” Dell’Olio, 19’50” Cofone.

Il terzo tempo al PalaPertini di Noicattaro, al termine di Virtus-Real Rogit
Il terzo tempo al PalaPertini di Noicattaro, al termine di Virtus-Real Rogit (la foto è mia)

NOICATTARO – Ancora una vittoria per la Virtus: il 4-1 al Real Rogit fa il paio con il 5-2 di gara-1, a Rossano Calabro. Il primo turno dei playoff della Serie B è in archivio.

Francesco Chiaffarto parte Diciaula, Lopez, Dell’Olio, Bonde e P.Rotondo. Dall’altra parte, Tuori schiera Zamirton Castiglioni tra i pali, Metallo, Ferraro, Cofone e Urio come start-five.

La pagina dello Sport barese della Gazzetta in edicola stamattina con la preview di gara.2 del playoff di Serie B
La pagina dello Sport barese della Gazzetta in edicola stamattina con la preview di gara.2 del playoff di Serie B

Ci mette poco più di 2’ il Rutigliano-Noicattaro a sistemare le cose. Ed è, come di consueto Paolo Rotondo a far capire chi è il più forte tra pugliesi e calabresi: contropiede e shoot di punta che Zamirton non vede. Il Real prova a dare efficacia alla manovra, ma Alessandro Ferraro e Mario Cofone finiscono invischiati nella ragnatela tessuta da Dario Lopez e compagni. Campagna sbaglia sotto porta a chiudere una splendida combinazione tra Rotondo e Ferdinelli, ma è il danese Jakob Bonde-Jensen a chiudere 120” di tourbillon: prima Paolo Rotondo colpisce la faccia inferiore della traversa, quindi Roberto Ferdinelli chiama l’estremo calabrese alla prodezza e poi arriva il punto del giovane nordico. Il tecnico di Conversano con le sue scelte tattiche disorienta il collega calabrese, il Real non riesce a scovare pertugi nelle maglie strette della fase difensiva barese.

Paolo Rotondo, capitano e bomber della Virtus, a segno anche al PalaPertini di Noicattaro dopo la doppietta a Rossano Calabro
Paolo Rotondo, capitano e bomber della Virtus, a segno anche al PalaPertini di Noicattaro dopo la doppietta a Rossano Calabro (la foto è mia, scattata al termine del derby Noicattaro-Capurso)

Il finale della prima frazione di gara registra conferma che anche alla dea bendata piace l’uva da tavola: due deviazioni fortunate lanciano a quota 4 i padroni di casa: quella di Henrique Marcelo Urio è decisiva sulla punizione dello spagnolo Lopez; quella di Cofone aiuta Dell’Olio nella traiettoria del suo diagonale. Non cambia più di tanto il gol realizzato sul finire: si rivelerà, alla fine, il punto della bandiera per i bianconeri.

La ripresa è giocata al piccolo trotto. Tuoro prova la superiorità numerica giocando senza portiere, con Urio a dare il cambio a Zamirton, ma i rischi sono terribili (Paolo Rotondo sfiora il palo a porta vuota con un pallonetto dal limite dell’area di Giuseppe Di Ciaula, le opportunità create pochissime. Nell’ultimo quarto di gara entrano anche Gasparro e Vittorio e il giovanotto prima, Andrea Rotondo e Campagna poi sfiorano la quinta segnatura.

Si va in Sicilia, dunque. a cercare gloria e il pass per il terzo turno. Sabato infatti la Virtus affronterà il Cefalù: i palermitani hanno rimontato lo svantaggio di Canosa e seppellito di gol gli ofantini, 11-5 dopo il 3-2 in Puglia. Si giocherà l’andata a Termini Imerese, il ritorno, il 7 maggio, a Noicattaro.

Sisto insiste. Pubblicato anche il cd

L’articolo pubblicato il 18 aprile 2016

L'articolo apparso sul supplemento Sport + in edicola con la Gazzetta di ieri
L’articolo apparso sul supplemento Sport + in edicola con la Gazzetta di ieri

Silvio Sisto jr. ha colpito ancora. Salutato da decine di migliaia di visualizzazioni su facebook, ecco il nuovo tormentone, con tanto di slogan in perfetto slang barese: “U sa’, achiut”, “lo sai, chiudi”, nel senso di taci, sta’ zitto. Sisto viene dal calcio e al calcio ha dedicato la sua nuova canzone. Al Bari. Anzi alla Bari. Il video è stato girato al San Nicola. Parole, musica e immagini che rischiano di diventare il nuovo inno della squadra biancorossa. Anche se, a dire il vero, più che la squadra, è la tifoseria la prim’attrice di video e rap-song.

Sisto ha giocato tra i dilettanti fino all’anno scorso. Per questo tutti lo conoscono come “il bomber”. Il Carbonara è stata la sua ultima squadra. Ora, tra il suo lavoro dietro il banco di salumaio e la sua fervente attività per promuovere la canzone (ieri sera è stato ospite di una delle maggiori emittenti cittadine, Canale 100), non ha più tempo per il calcio giocato. Anche perché il suo Carbonara non esiste più, svanito nelle nebbie di un’impiantistica sempre deficitaria: il “Leo Dell’Acqua” non ha le omologazioni necessarie, il “Rana” è privato ed ha costi insostenibili per un club come quello che fino allo scorso anno era stato guidato da Beppe Magrone.

Silvio Sisto, a bordo della suo suv
Silvio Sisto, a bordo della suo suv

Dunque, Silvio prova a far gol con la musica. <Alla gente piace il mio modo di fare. Perché sono così, non faccio lo strafottente, anche se guido una Q5 e spesso parcheggio in modo strano; anche se a furia di girare video con il mio smartphone, mi becco qualche multa di troppo>, ci disse più di un anno fa nel corso di un’intervista.

Per girare il video, che spopola tra le migliaia di tifosi e che piace tantissimo a quasi tutti i calciatori di Camplone, si è avvalso della collaborazione della fidanzata Tiziana Poliseno, a cui è affidata la parte, diciamo così, melodica, e ai rapper baresi Giuseppe Lassandro, in arte “Il mago”, e Davide Di Salvia, alias Gotik.

Il testo parla di tornelli, di fratelli salernitani, di borghetti, di sciarpe, di onorare la città, di non mollare, di frasi come “la squadra siamo noi e non i giocatori: loro vanno via, noi restiamo”, ma soprattutto di “una sola squadra nella mia testa”. La Bari.

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L’articolo pubblicato il 23 gennaio 2015

L'intervista del 26 gennaio 2015
L’intervista del 26 gennaio 2015

Al netto delle analisi sociologiche (e antropologiche), Silvio Sisto è un fenomeno. Stacca dall’allenamento, si avvicina al bloc-notes portandosi appresso i suoi venticinque anni, il suo metro e ottantacinque e i suoi novanta chili scarsi. E dice, tuttodunfiato: <Il mister mi ha dato solo dieci minuti. Sai, è uno che s’incazza, è nuovo, non voglio deluderlo. Ho giocato con tuo fratello, a Triggiano. Me lo saluti? Hai visto il mio profilo? Su facebook sono quasi cinquemila. Sì, io sono quello di “Usàa, akiud”. Sono quello di “Scusa se insisto, sono Silvio Sisto”>. E con questo?

Arrivano le prime risate dei compagni di Carbonara. Flash, nella serata uggiosa di allenamento, sulla terra battuta del “Leo Dell’Acqua”, il campo inadatto alla Prima Categoria, il grande rimpianto del calcio come espressione di una fetta di città che vuole farsi paese. Dice un collega di Silvio, mentre prova a palleggiare: <Ehi, giornalista, guarda che quello non sa parlare, più o meno sa cantare e qualche volta fa anche un gol>. Goliardia.

Silvio Sisto non sarà un comiziante, ma lui, “il bomber”, è diventato un fenomeno mediatico. Gli i-like arrivano a migliaia, il contatore del gruppo pubblico su fb segna in effetti quasi cinquemila fan. I ragazzi di Bari, e non solo l’umanità metropolitana, canticchiano la rap-song che ha ottenuto oltre ventimila visualizzazioni con Youtube. E il cd ha venduto tremila copie.

Il cd? <Vedi, io invento come si dice?…> Modi di dire. <Bravo. E “Usàa, akiud” (letteralmente, “lo sai, chiudi, basta, spicciala”, ndr) è uno di questi, il più famoso, di gran lunga meglio di “Scusa se insisto, sono Silvio Sisto”>. E allora? <Beh, due amici, i rapper Celaclù e Crash (Luca Tedeschi e Antonio Carra, ndr), hanno pensato di costruirci sopra una canzone. Un’esperienza straordinaria. Ed è incredibile il successo che stiamo avendo>.

Nel solco della street-music, la canzone è una serie di istantanee della Bari di oggi. Una città che vuol diventare metropoli anche sotto questo aspetto. Ci sono i gol del bomber, le auto che piacciono al bomber, una onnipresente rete metallica che sembra dividere i tre protagonisti dal mondo della normalità, persino una finta rapina al supermercato di Silvio sventata dalla musica. La chiusura è affidata a uno smunto babbo natale molto in là con gli anni che ripete fino alla noia il motto “lo sai, chiudi”, in perfetto slang barese.

<Alla gente piace il mio modo di fare. Perché sono così, non faccio lo strafottente, anche se guido una Q5 e spesso parcheggio in modo strano, anche se a furia di girare video con il mio smartphone, mi becco qualche multa di troppo. E qui, al Carbonara, mi vogliono tutti bene, perché il calcio è l’altra parte della mia vita>.

A proposito, qui aspettano i tuoi gol per la salvezza. <Sono un attaccante fuori dalle regole, lo sanno tutti: faccio il lavoro sporco, faccio salire la squadra, mi prendo i calci dei difensori centrali>. Se poi, uno così, deve pure fare i gol…

Capurso finisce in gloria: Canosa battuto 6-5

Il calcio d'inizio
Il calcio d’inizio

PALASPORT DI VALENZANO, 2 APRILE 2016

CALCIO A CINQUE, CAMPIONATO DI SERIE B, GIRONE F

 

CAPURSO-CANOSA 6-5

La Futsal Capurso prima dell'ultimo impegno di campionato (foto Pellicola)
La Futsal Capurso prima dell’ultimo impegno di campionato (foto Pellicola)

CAPURSO: 2 Marco Squeo, 3 Biacino, 4 Dammacco, 5 De Mola, 7 Taccogna, 8 Garofalo, 10 Mazzilli, 11 Satalino, 12 Massimo Squeo, 15 Fortunato, 18 Ragone (p), 22 Ragno (p). All. Squillace.

L'Apulia Food Canosa prima del match di Valenzano (foto Pellicola)
L’Apulia Food Canosa prima del match di Valenzano (foto Pellicola)

CANOSA: G. Leone, 2 Masotina, 3 Quirant Pitù, 4 Lattanzio, 5 Caputo, 6 Di Gennaro, 7 Bizzoca, 8 Patruno, 9 Calamita, 10 Galindo Pozo, 11 Verderosa, 12 V. Leone. All. Trallo.

ARBITRI: Panichella di Campobasso e Ponzano di Termnoli.

RETI: 38” Mazzilli, 4’12” Mazzilli, 5’47” Garofalo, 6’07” Mazzilli, 14’20” De Mola, 19’47” Massimo Squeo; st 3’38” Calamita, 10’42” Quirant, 17’05” Di Gennaro, 19’40” Caputo, 19’48” Quirant.

NOTE: ammoniti Mazzilli e De Mola.

VALENZANO – Finisce in gloria. Capurso batte la terza in classifica ma resta quarta ed è Canosa, come già stabilito dalle puntate precedenti, ad andare ai playoff. La medaglia di ottone sarebbe anche bona per andare agli spareggi, ma i punti racimolati dalla Futsal sono pochi rispetto alle pari livello degli altri gironi. Quindi, nulla da fare. Basta la soddisfazione.

Canosa senza due dei suoi latinos, lo spagnolo Rueda e il brasiliano Zago. Ci sono i playoff, meglio essere prudenti. Gigi Trallo, già punto di riferimento del calcio canosino dagli anni Novanta in poi, schiera come quintetto iniziale Giuseppe Leone tra i pali, Calamita, Bizzoca, Quirant e Galindo Pozo.. Lo start-five di Savio Squillace , che non dispone di Sardella e del portiere Frisone, replica con Ragone in porta, Marco Squeo, che presto s’infortunerà a una caviglia, Garofalo, Taccogna e Mazzilli.

Vito Taccogna (foto Pellicola)
Vito Taccogna (foto Pellicola)

L’avversario sembra essere rimasto sull’Ofanto, Capurso serve il poker in poco più di sei minuti: Taccogna e Mazzilli confezionano un bel contropiede poco dopo il fischio degli arbitri molisani, poi il capitano realizza su corner di Garofalo, il quale infilza Leone su altra azione d’angolo, quindi il capitano chiude con un diagonale. Sembra un happening. Trallo alterna i blocchi, il Canosa pare svegliarsi, colpisce una traversa con Pitù e si mangia un gl con Bizzoca. Ma intanto De Mola colpisce ancora. La tensione strisciante (un dato di tutta la stagione: peccato) emerge con i locali che esauriscono il bonus di falli. Squillace manda in campo anche lo juniores Fortunato (nella ripresa entrerà Dammacco), allo scadere arriva il sesto gol: con il portiere ospite in attacco (bravissimo Ragone proprio sulla conclusione di Leone), Massimo Squeo spinge in rete un tiro lungo di Biacino. Nel frattempo Bizzoca, sempre lui, s’era mangiato un gol fatto.

Gol che il Canosa trova nella ripresa. Quando è tutt’un’altra partita. Capurso è già partito per le vacanze, Bizzoca “salva” su Quirant, a difesa dei pali capursesi c’è Ragno. Anche Trallo manda in campo il secondo portiere, l’altro Leone, Giuseppe, che si fa notare per la palese pinguedine e l’attitudine al gioco e al tiro. Non male neppure tra i pali: le conclusioni dei capursesi, pur mancando del quid dell’irresistibilità, sono tutte intercettate, in un modo o nell’altro. Dopo il gol di Calamita, all’avvio del terzo quarto segna anche Pitù. Sul finire, con il Capurso sparito (Taccogna cerca disperatamente il gol non trovandolo anche per sfortuna), Canosa s’avvicina ma non pareggia: De Mola perde palla e Di Gennaro fa festa. Nel minuto finale vanno a rete anche Caputo e ancora Pitù. Non c’è più tempo. Canosa va in Sicilia, Capurso pensa alla prossima stagione. Ancora in B.